Mario Francesco Cardinal Pompedda † Mario Francesco Cardinal Pompedda †
Function:
Prefect Emeritus of Apostolic Signatura, Roman Curia
Title:
Cardinal Deacon of Annunciazione della BVM a Via Ardeatina
Birthdate:
Apr 18, 1929
Country:
Italy
Elevated:
Feb 21, 2001
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian Chi era il cardinale Pompedda?
Oct 20, 2006
Benedetto XVI celebra il 20 ottobre 2006, alle 17, nella basilica vaticana le esequie in memoria del cardinale sardo Francesco Pompedda, morto 77 in seguito a un ictus.

(Nuova Agenzia Radicale, 19-10-2006) Insigne giurista e conoscitore del diritto canonico, Pompedda è stato il principale estensore delle norme per la Sede Vacante e per l'elezione di un nuovo papa emanate da papa Wojtyla e che hanno avuto la prima applicazione il 19 aprile 2005 con l'elezione di Benedetto XVI al secolo cardinale Joeph Ratzinger, l'ottavo papa tedesco della chiesa cattolica.

Pompedda è stato colui che ha contribuito all'espansione internazionale del Sovrano Ordine Militare Costantiniano del quale era il ''protettore ''. A tal fine egli ha fatto cadere antichi tabu': ha chiamato a presentare un dotto studio sui suoi statuti nientemeno che Alceste Santini, ex vaticanista de ''L'Unita'' e che ora scrive per ''Il Mattino'' di Napoli.

Il cardinale Pompedda in vita è stato anche al centro di ''boatos'' in parte teleguidati. Gli veniva attribuita una storia extraconiugale con una nobildonna sarda da lui sposata, regolare moglie e madre di due figli; chi l'ha conosciuta assicura molto bella e dotata di un carattere fiero.

Pompedda era stato indicato in via del tutto informale come l'autore del ''diario '', tenuto durante le quattro sedute del Conclave dal quale e' uscito Bendetto XVI e utilizzate dal vaticanista del TG2 Lucio Brunelli per un articolo nel periodico di geo-politica ''Limes'', che ha suscitato molte polemiche e che soltanto gli storici tra alcuni secoli potranno verificare se in sintonia o meno con le fonti vaticane su quel Conclave che allora saranno accessibili.

Porporato amante della buona tavola, capace di ascolto, sovraesposto nell' ultimo biennio perche' non avendo più incarichi di responsabilita' diretta dopo aver lasciato il tribunale della Segnatura Apostolica era sovente avvicinato dai giornalisti per alcune sue valutazioni divergenti da quelle portate avanti dal cardinale Camillo Ruini e' probabile che sia sostituito come ''protettore'' dell' Ordine Costantiniano dal campano cardinale Renato Raffaele Martino, attualmente alla guida di Iustitia e Pax e del pontificio consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti.
Italian Muore a 77 anni, il Cardinale Pompedda, Prefetto emerito del Tribunale della Segnatura Apostolica
Oct 18, 2006
“Insigne giurista” e “solerte collaboratore della Santa Sede”, ricorda il Papa.

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 18 ottobre 2006 (ZENIT.org).- Nella notte tra martedì e mercoledì è scomparso al Policlinico Agostino Gemelli di Roma dopo una lunga malattia, all’età di 77 anni, il Cardinale Mario Francesco Pompedda, che fu Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica dal 1999 al 2004.

In un telegramma di cordoglio fatto recapitare alla Comunità diocesana di Ozieri, in Sardegna, Benedetto XVI ricorda l’ “illustre figlio” di questa terra ed esprime “profonda partecipazione al lutto che colpisce quanti conobbero e stimarono il compianto porporato”.

Nel messaggio, il Papa, elevando preghiere di suffragio per l’anima del porporato, ne ricorda la figura di “insigne giurista”, che per tanti anni è stato un “solerte collaboratore della Santa Sede (…) rendendo ovunque una apprezzata testimonianza di zelo sacerdotale e di fedeltà al Vangelo”.

Il Cardinale Mario Francesco Pompedda è nato il 18 aprile 1929 a Ozieri, in Sardegna. Ha compiuto gli studi ginnasiali nel Seminario arcivescovile di Sassari e gli studi liceali filosofici nel Seminario regionale di Cagliari.

A Roma, quale alunno dell'Almo Collegio Capranica, ha conseguito presso la Pontificia Università Gregoriana la laurea in teologia e presso il Pontificio Istituto Biblico la licenza in Sacra Scrittura.
Successivamente ha ottenuto la laurea “in utroque iure” presso la Pontificia Università Lateranense, nonché il titolo di Avvocato Rotale presso lo “Studium Sacrae Romanae Rotae”.

È stato ordinato sacerdote il 23 dicembre 1951 nella Basilica di San Pietro in Vaticano, e incardinato nel Clero vaticano (oggi Clero romano).

È entrato al servizio della Santa Sede, presso il Tribunale della Rota Romana nel 1955. L'11 settembre 1993 è stato nominato da Giovanni Paolo II Decano del medesimo Tribunale e, nel successivo mese di novembre, Presidente della Corte d'Appello dello Stato della Città del Vaticano.

Eletto Arcivescovo titolare di Bisarcio il 29 novembre 1997, ha ricevuto l'ordinazione episcopale il 6 gennaio 1998, nella Basilica di San Pietro, da Giovanni Paolo II.

Il 16 novembre 1999 è stato nominato dal Papa Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Nello stesso giorno è divenuto quindi Presidente della Corte di Cassazione dello Stato della Città del Vaticano.

Da Giovanni Paolo II è stato creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001, Diacono dell’Annunciazione della B.V.M. a Via Ardeatina .

Secondo quanto affermato in una nota dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, venerdì 20 ottobre 2006 alle ore 17:00, nella Basilica Vaticana, avranno luogo le Esequie del Cardinale Mario Francesco Pompedda, presiedute da Benedetto XVI.

Con la scomparsa di questo porporato (con facoltà di voto in un possibile Conclave), il Collegio Cardinalizio risulta ora formato da 187 membri, 115 dei quali elettori e 72 non elettori (perché hanno compiuto ottan’tanni d’età).
Italian Zapatero diserta la messa: «Atto di eccessivo laicismo»
Jul 12, 2006
Così il cardinale Mario Pompedda, giurista della Curia romana, giudica l'assenza del premier Josè Luis Zapatero alla messa che Bendetto XVI celebrerà a conclusione del V Congresso internazionale delle famiglie.

(La Stampa, 8/7/2006) VALENCIA. Un atto di eccessivo laicismo»: così il cardinale Mario Pompedda, giurista della Curia romana, giudica, in un'intervista al 'Corriere della serà, l'assenza del premier Josè Luis Zapatero alla messa che Bendetto XVI celebrerà a Valencia, in Spagna, a conclusione del V Congresso internazionale delle famiglie.

«Compiendo un atto di presenza a una celebrazione papale - afferma - si adempie ad un dovere di ospitalità e cortesia e non si compie certo un atto di culto. Così almeno quella presenza l'hanno sempre intesa i governanti di tutto il mondo, compreso quello musulmano e tardo-comunista».

Magari alcuni, prosegue, potevano anche avere l'intenzione di strumentalizzare a proprio favore il sentimento religioso, «ma prevaleva, di fronte ai loro popoli, la presa d'atto dell'importanza dell'avvenimento. Questa presa d'atto avevano forse il diritto di aspettarsela anche i cattolici spagnoli». In questa assenza, ribadisce Pompedda, «io ci vedo solo un atto di eccessivo laicismo. Più che di laicità parlerei di un laicismo piuttosto oscuro e oscurantista».

Commentando la politica del premier spagnolo, il cardinale vi intravede «un movimento di rottura con la morale basata sui principi della legge naturale e con la tradizione cristiana della Spagna. Basta porre mente alla questione dell'insegnamento religioso nelle scuole - osserva - benchè laico, uno Stato non può non prendere atto della rilevanza culturale che la religione cristiana ha avuto e ha nella storia della Spagna.

Negarsi a una valorizzazione di questo patrimonio vuol dire chiudere gli occhi sulla realtà del passato e del presente». Analizzando, infine, le cause del successo della politica di Zapatero nella cattolica Spagna, Pompedda ipotizza che «forse al fondo c'è una reazione a una situazione precedente percepita da molti come di privilegio per la struttura ecclesiastica.

Forse oggi lo Stato è, in parte, rappresentato e gestito da componenti della società che fino a ieri avevano mal compreso o subito il ruolo della Chiesa, vedendovi un'indebita intromissione», conclude.
Italian Non c'è dialogo senza reciprocità
Mar 17, 2006
E' stato chiaro sin da subito che le dichiarazioni del cardinale Martino sull'insegnamento dell'Islam nelle scuole esprimevano una posizione personale, anche se molti media nazionali hanno voluto identificarla con la posizione ufficiale della Santa Sede.

(ragionpolitica.it, 13 marzo 2006) A conferma di ciò, leggiamo oggi su Repubblica un'intervista al cardinale Mario Francesco Pompedda, giurista e già Prefetto della Segnatura Apostolica, che tenta di chiarire i termini delle questioni che ruotano attorno alla proposta di inserire un'ora di religione islamica nelle scuole pubbliche.

Seguendo una linea espressa, ancora di recente, dal rettore della Lateranense, monsignor Rino Fisichella, Pompedda afferma che «il dialogo senza reciprocità è una parola vuota». In concreto, ciò significa che occorre «esigere che i diritti che assicuriamo in Italia siano assicurati anche nei Paesi arabi. In altre parole, se qui apriamo una scuola islamica o assicuriamo agli alunni musulmani l'insegnamento della loro fede, lo stesso deve essere garantito in una nostra scuola nei territori islamici». Se un minimo di reciprocità non è garantito, dunque, appare quanto meno poco avveduto - dal punto di vista culturale come da quello politico - dare il via libera ad un provvedimento che, di là dalla semplice ora di religione musulmana, trascinerebbe inevitabilmente con sé una serie rilevante di problemi sociali e giuridici di non facile soluzione, non ultimo quello della rimodulazione del Concordato tra Chiesa Cattolica e Stato italiano.

Il Concordato infatti - come ha ricordato qualche giorno fa il professor Giorgio Rumi durante la trasmissione radiofonica Baobab - ha garantito la pace religiosa nel nostro Paese, dando vita ad un equilibrio apprezzabile che trova origine nel reciproco riconoscimento istituzionale di Chiesa e Stato, alla luce della loro collaborazione - e non contrapposizione - fondata sul ruolo storico, morale, culturale che il Cattolicesimo ha svolto e svolge in Italia. Ora, se venisse introdotta l'«ora di Islam» nelle scuole pubbliche, ciò avrebbe inevitabilmente ricadute anche sul Concordato, che regola - tra le altre cose - anche l'insegnamento della religione cattolica negli istituti statali. Se a ciò si aggiunge la mancanza di reciprocità segnalata da Pompedda, ci troveremmo di fronte alla curiosa situazione per cui lo Stato italiano dovrebbe abbandonare la certezza del Concordato con la Chiesa Cattolica, che ha dato e continua a dare buoni frutti, da molti punti vista, per entrambe le parti, e percorrere la via dell'incertezza di un nuovo Concordato con l'Islam nostrano. Tenendo conto della molteplicità delle comunità e delle organizzazioni islamiche in Italia, non riconducibili ad una individuabile istituzione gerarchica de iure, appare chiaro che, allo stato attuale delle cose, è quanto meno sconsigliabile dare il via all'insegnamento dell'Islam nelle nostre scuole.

Inoltre, come ha sottolineato ancora il cardinal Pompedda nella sua intervista a Repubblica, bisogna «evitare che dall'esterno entri nelle nostre scuole un insegnamento ispirato a pericolosi fondamentalismi». Se anche si decidesse di introdurre un'«ora di Islam», a chi ne verrebbe affidato l'insegnamento? A docenti di religione già in ruolo? A nuovi professori provenienti dalle comunità musulmane? A imam delle moschee? Anche in questo caso, per regolare questi aspetti, sarebbe necessario un Concordato che, come abbiamo visto, risulta di controversa se non impossibile fattibilità, considerata la mancanza di una istituzione gerarchica musulmana paragonabile a quella della Chiesa Cattolica.

Dire no all'insegnamento dell'Islam nelle scuole pubbliche sulla base di questi argomenti (reciprocità e Concordato) non è - come hanno sostenuto alcuni - una limitazione alla libertà religiosa, che è e rimane un principio vivo e vitale della nostra democrazia; tanto meno è un'offesa al sentimento religioso, di cui nessuno nega l'importanza e la centralità per la vita della persona. «Vivere la dimensione religiosa - afferma ancora Pompedda - è un diritto che va garantito a tutti. Io dico solo che ci vuole senso di responsabilità: siamo sicuri che attraverso questo insegnamento non si introducano subdolamente radicalismi ed estremismi?». Una domanda che va presa sul serio, e che non può essere liquidata coi soliti dogmi politically correct con cui si pensa di poter risolvere - o meglio dissolvere - le questioni spinose legate al nostro rapporto con l'Islam.
German Kardinal warnt vor Ausdruck "Clash of civilisations"
Mar 15, 2006
Von einem „Zusammenstoß der Kulturen“ zu sprechen, ist mit Gefahren verbunden.

(Radio Vatikan, 13.03.06) Das glaubt Kardinal Francesco Pompedda, emeritierter Präfekt des vatikanischen Obersten Gerichtshofs der Apostolischen Signatur. Jeder „Zusammenstoß“ würde dem Dialog zwischen den Kulturen und Religionen ein Ende setzen, sagte der Kirchenrechtler der in Rom erscheinenden Zeitung „La Repubblica“. Pompedda zeigte sich besorgt über Bemühungen, die christliche Identität als dem Islam entgegengerichtet zu definieren. Das würde bedeuten, „zu einem `Heiligen Krieg` zurückzukehren – und allein das Wort ist ein Fluch“, so der italienische Kardinal wörtlich. Im Dialog mit dem Islam besteht Pompedda auf drei Säulen: Gegenseitigkeit, Verweigerung eines „Zusammenstoßes der Kulturen“ und Notwendigkeit eines gelebten Glaubens, der sich nicht auf die Ausrufung von Werten reduziere.
English Former top canonist says divorce is not sinful
Jan 30, 2006
Divorce is not a sin, and in some circumstances it is even a valid course of action, an outspoken former Vatican official has told an Italian newspaper.

(cathnews.com, 16 Jan 2006) "In itself, divorce is not a sin, and in certain cases it could even be recommended, to resolve patrimonial or civil problems," Cardinal Mario Francesco Pompedda told the daily La Stampa.

Catholic World News reports that until his retirement in May 2004 at the age of 75, Cardinal Pompedda was the Vatican's top judicial official, as prefect of the supreme tribunal of the Apostolic Signatura.

With his remarks to La Stampa Cardinal Pompedda came to the support of Spanish Jesuits who had recently suggested that the Church should allow Catholics who are divorced and remarried to receive Communion.

The Italian prelate had been asked to comment on an article that appeared in a Spanish Jesuit journal in December, in which Fr Eduardo Lopez Azpitarte argued that Catholics who encounter marital difficulties are often treated harshly by the Church. The Jesuit author argued that divorce is not a sin, and that Catholics who divorce and remarry are not excommunicated.

Cardinal Pompedda supported that view. The cardinal- speaking with some authority, since he had once been the Vatican's top canon-law official- said that there is no provision in canon law requiring the excommunication of someone who remarries despite an earlier valid union. He argued that "the principle of the indissolubility of marriage does not prevent us from regarding divorce as licit."

Although the Church does not recognise divorce, the cardinal said, the Code of Canon Law does allow for the separation of married couples. In some cases, he continued, there are legal complications that "simple separation cannot resolve." Those cases justify civil divorce, he concluded.

The question of whether Catholics should be allowed to receive Communion after divorce and remarriage has prompted some intense debate in recent years. The Vatican has consistently answered in the negative, upholding the traditional teaching that a valid marriage can never be set aside, and a second union is therefore adulterous. In October, after a lively discussion of the issue, the Synod of Bishops affirmed the existing norm, barring remarried Catholics from the Eucharist.
Italian «Divorziare non è peccato»
Jan 21, 2006
«Divorziare non è peccato tanto è vero che negli Stati Uniti i coniugi cattolici, prima di ricorrere al tribunale civile per il divorzio, chiedono un’autorizzazione alla Chiesa. E i vescovi non autorizzerebbero mai una cosa di per sé illecita».

(La Stampa 13 Gennaio 2006) Ad aprire la Curia al dialogo con i gesuiti spagnoli che si appellano al Vaticano per ottenere la comunione ai divorziati risposati è il cardinale Mario Francesco Pompedda, prefetto emerito del Supremo Tribunale della Segnatura apostolica (la Cassazione d’Oltretevere), voce autorevole del Sacro Collegio e giurista di fiducia della Santa Sede.

I gesuiti aprono clamorosamente ai divorziati. E’ vero, come sostengono, che la persona divorziata, per il solo fatto di essere tale, non si trova in una situazione di irregolarità?

«Il divorzio in sé non è un peccato, anzi in certi casi può quasi essere consigliabile per risolvere alcuni problemi di natura patrimoniale e civilistica tra le parti. Aspetti che la semplice separazione non risolve. Il divorzio pieno non è dato dalla Chiesa ma nel Codice di diritto canonico ci sono pure delle norme che prevedono processi di separazione dei coniugi. Non è la stessa cosa del divorzio in senso stretto, però è evidentemente è un segno importante. E’ la dimostrazione che anche la Chiesa riconosce che in alcuni casi si può pronunziare separazione fra le parti».

I gesuiti spagnoli denunciano che nella Chiesa i divorziati non sono trattati con la misericordia del Vangelo ma piuttosto con scarsa considerazione, con mancanza di comprensione e con un eccesso di durezza. Che cosa replica?

«Il loro discorso ha un fondamento, ma rischia di scivolare nell’equivoco. Hanno ragione a dire che i divorziati risposati non sono scomunicati. Non c’è nessun canone che dica che chi si risposa civilmente nonostante un matrimonio valido va incontro alla scomunica. La loro unione illegale una volta veniva definita concubinato, ora non più. Tra i delitti che secondo il codice di diritto canonico comportano la sospensione e la scomunica “latae sentantiae” figura l’aborto procurato ma non le nozze civili contratte dopo il divorzio civile. Insomma il principio dell’indissolubilità del matrimonio non impedisce di considerare lecito il divorzio».

Quali evoluzioni prevede in questo tema così controverso?

«E’ possibile che la disciplina ecclesiastica che regolamenta la dichiarazione di nullità del matrimonio venga agevolata, facilitata, adattata alle circostanze odierne. Ciò riguarda l’aspetto processuale, la soluzione. Numerosi casi di matrimoni sono oggettivamente nulli ma è difficile provarlo. Codice alla mano, esiste la possibilità di venire incontro a queste situazioni».

Con gli annullamenti matrimoniali «per autocertificazione»?

«Sì. Le dichiarazioni dei coniugi possono diventare prova contro la validità del matrimonio purché siano accompagnate da un insieme di indizi che ne dimostrino la perfetta credibilità. Quindi, in virtù delle innovazioni introdotte dal vigente Codice di diritto canonico, si potrebbe arrivare a dichiarare nullo un matrimonio senza che ci siano testimoni o altre prove ma sulla base delle sole dichiarazioni delle parti. E’ una strada nuova che si può percorrere».

Un’interpretazione “elastica” di ciò che già esiste, non uno stravolgimento della dottrina, dunque...

«Esatto. Tanto più che riconoscere valore alle dichiarazioni delle parti ha precedenti importanti nella storia della Chiesa. Peraltro concordo con i gesuiti spagnoli che due persone cattoliche che divorziano non commettono nessun peccato.

Bisogna intendersi su un fatto. Si tratta semplicemente di attribuire effetto civile di non consistenza a un vincolo coniugale e sacramentale che pur rimane ».

Secondo i gesuiti spagnoli anche sull’omosessualità «il discorso va rivisto». Qual è il suo parere?

«La tendenza omosessuale non è di per sé immorale. Immorale è il soggiacere a questa tendenza. L’omosessualità è una situazione naturalmente anomala: maschio e femmina nella prima pagina della Genesi vengono descritti come complementari. Però per chi non avverte una tendenza che lo indirizza verso l’altro sesso, non si può parlare di immoralità vera e propria. Una persona per essere considerata immorale deve perseguire volontariamente questa tendenza. In ciò ha senso, come fanno i gesuiti spagnoli, discutere del modo cristiano di vivere l’omosessualità».
Italian Bene non parlare di Pacs
Dec 16, 2005
Non mi convincono i passaggi sull’«intenzionalità» e sul «riconoscimento giuridico» della coppia. Rischiano di far rientrare dalla finestra la simulazione di contratto matrimoniale che si era cacciata dalla porta

(Corriere della Sera, 06 dicembre 2005) CITTÀ DEL VATICANO - Il cardinale giurista Mario Francesco Pompedda esprime «di primo acchito» un apprezzamento e tre riserve sugli «orientamenti» raggiunti nel seminario dell’Unione in merito alle «unioni di fatto». L’apprezzamento riguarda l’impegno a non parlare «né di Pacs né di contratti». Le riserve si appuntano sulle espressioni «riconoscimento giuridico», sull’elemento dell’«intenzionalità» che dovrebbe qualificare le unioni da prendere in esame e sull’estensione della proposta alle unioni omosessuali. Eminenza, i partecipanti al seminario assicurano che il programma dell’Unione non userà le parole «Pacs» e «contratto»...

«Questa prudenza terminologica è apprezzabile. Tanto è giusto, a mio parere, porre la questione del riconoscimento dei diritti e dei doveri della coppia di fatto, altrettanto è giusta la preoccupazione di non equipararla al matrimonio o di non creare un presupposto che preluda all’equiparazione. Le parole "patto" e "contratto" sono tipiche dell’istituto matrimoniale e dunque basterebbero da sole a configurare quantomeno una simulazione, se non un’equiparazione».

Vi sarebbe tuttavia - a quanto si apprende - il «riconoscimento giuridico» della relazione...

«Qui non sono d’accordo. Ritengo che si debbano riconoscere diritti e doveri derivanti da una situazione di fatto, ma non la forma di relazione che vi è implicata. Ovviamente occorre conoscere con esattezza che cosa viene proposto, ma la presenza di quell’espressione mi appare quantomeno rischiosa, nel senso che potrebbe prestarsi a un’interpretazione estensiva, che farebbe rientrare dalla finestra quella simulazione del contratto matrimoniale che si era cacciata dalla porta».

Le unioni di fatto destinatarie del provvedimento dovrebbero essere caratterizzate da «stabilità e intenzionalità»...

«L’elemento della stabilità mi pare ovvio e accettabile: soltanto un prolungamento nel tempo di queste unioni può dar luogo a diritti e doveri. Quello dell’intenzionalità invece lo vedo con sospetto, perché è tipico del matrimonio e dunque ci vedo, di nuovo, una premessa che può portare a simulare le nozze».

Che dice dell’estensione del provvedimento alle coppie omosessuali?

«Non posso non essere contrario. Penso che sia del tutto illegittimo porle sullo stesso piano delle coppie eterosessuali, trattandone con lo stesso provvedimento, o adottando la stessa terminologia. Con la coppia eterosessuale abbiamo un’unione "coniugale", che domani potrebbe dar luogo a un matrimonio vero e proprio, il che non può avvenire con la coppia omosessuale».
English It's not automatic sin to vote for pro-abortion candidate
Oct 15, 2005
A leading expert on church law said Catholics are not necessarily sinning if they vote for a candidate who supports legal abortion.

VATICAN CITY (CNS, Oct-6-2005) -- Cardinal Mario Pompedda, the retired head of the Apostolic Signature, the Vatican's supreme court, said Catholics might find sufficient reasons to consider such a candidate a "lesser evil" in a field of imperfect choices.

The cardinal made the remarks in an interview published Oct. 6 by the Rome newspaper La Repubblica, following a discussion at the Synod of Bishops on the question of Communion, politics and human life issues.

Cardinal Pompedda said that while the church punishes the act of procuring abortion with automatic excommunication voting for a candidate who supports legal abortion is an indirect act that should be viewed differently.

"I would be cautious in applying the word 'sin,' which implies intentionality. It would be more accurate to speak of risk or imprudence," he said.

"Of course, whoever votes for a 'pro-abortion' candidate assumes a responsibility, but it does not necessarily involve sin as an immediate consequence," he said.

The cardinal said a Catholic voter might choose such a pro-abortion candidate as a "lesser evil, when there are no candidates who respond more fully to his scale of values. He might choose him, let's say, for other aspects of his (political) program that the voter supports."

Catholics who do vote for such a politician might carry out their own pro-life responsibilities in other ways, for example, by working against abortion through political or cultural initiatives, he said.

Cardinal Pompedda said voters typically choose candidates for a variety of reasons.

"I think that rarely or never is there a candidate who presents himself solely on the basis of his support for abortion. And I think it's very unlikely that a voter would vote for him solely for this reason," he said.

Cardinal Pompedda echoed two points made in 2004 by Cardinal Joseph Ratzinger, now Pope Benedict XVI, in a memo to U.S. bishops:

-- A Catholic who deliberately voted for a candidate precisely because of the candidate's pro-abortion (or pro-euthanasia) stand would be guilty of "formal cooperation in evil."

-- When a Catholic does not share a candidate's stand in favor of abortion but votes for that candidate for other reasons, it is considered "remote material cooperation," which is permitted when there are proportionate reasons.

Cardinal Pompedda's interview came as church officials at the Vatican and in Italy were reacting to the announcement that the northern Italian region of Piedmont would begin distributing the abortion pill RU-486. The Vatican newspaper, L'Osservatore Romano, condemned the move and said use of the pill was "really and truly murder."

Cardinal Pompedda said the church was right to condemn all forms of abortion, but he said he would not call abortion "murder," because of respect for language.

"Murder refers to man, while here the reference is to the embryo. Law and morality have always distinguished between murder, infanticide and abortion. Should we suddenly erase this distinction?" he said.

He said he thought the church could fully defend the human embryo's right to life without artificially dramatizing the differences with those who think differently.

"I've also heard the killing of embryos compared with the Shoah. But I would invite people to use more moderate language. Isn't it enough to say 'abortion'?" he said.
French Conditions à la pleine communion avec les traditionalistes de la Fraternité St-Pie X
Oct 07, 2005
La pleine communion avec les lefebvristes pourra être atteinte seulement si la Fraternité St-Pie X "se soumet à l'autorité légitime du pape" et reconnaît les résolutions adoptées par le Concile Vatican II "comme des actes doctrinaux". Cette ferme mise au point a été faite par le cardinal Mario Francesco Pompedda.

Rome, 30 août 2005 (Apic) Le cardinal Pompedda, préfet émérite du Tribunal suprême de la signature apostolique, était interrogé par La Stampa le 30 août 2005, au lendemain de la rencontre entre Benoît XVI et Mgr Bernard Fellay, supérieur général de la Fraternité St-Pie X.

"La pleine communion avec les lefebvristes pourra seulement être atteinte si la Fraternité St-Pie X se soumet à l'autorité légitime du pape, reconnaît les résolutions adoptées par le Concile Vatican II comme des actes doctrinaux de renouveau et d'ouverture de l'Eglise au monde", a déclaré le cardinal Pompedda. "La validité des élections papales advenues depuis la mort de Pie XII jusqu'à aujourd'hui" doit être également reconnue. En effet, la Fraternité schismatique met en cause "les élections papales de Jean XXIII, Paul VI et Jean Paul II (…) parlant (…) de siège vacant continu commencé avec la mort de Pie XII".

La messe en latin n'est pas le vrai problème

"Si ces points sont acceptés, alors la messe en latin ne sera plus un problème, d'autant que Jean Paul II l'a déjà concédée", ajoute le cardinal italien. La Fraternité St-Pie X demande la libéralisation de la messe selon le rite dit de "saint Pie V" comme condition pour le dialogue avec l'Eglise catholique. Pour le cardinal Pompedda, "le vrai problème n'est pas la messe en latin", puisqu'"elle existe déjà". En revanche, "une des prémices auxquelles on ne peut renoncer est que la Fraternité sorte de cette attitude de condamnation du Concile Vatican II, comme ce qu'elle a fait jusqu'ici".

Interrogé sur la rencontre entre Benoît XVI et Mgr Fellay, dont les échos ont été positifs, le préfet émérite du Tribunal de la Signature apostolique a répondu qu'il ne parlerait "pas d'un climat nouveau entre les deux parties, d'autant que ce n'est pas le Saint-Siège qui a créé la rupture et, par conséquent, a rompu les rapports". "Je parlerais plutôt d'un climat qui peut indubitablement ouvrir à l'espoir que la Fraternité puisse vraiment faire des pas lui permettant d'être insérée dans l'Eglise catholique", a-t-il affirmé.

Concernant les quatre évêques illégalement ordonnés en 1988 par Mgr Lefebvre et excommuniés par Jean Paul II, le cardinal Pompedda a expliqué que "ces quatre monseigneurs furent ordonnés validement, parce que Lefebvre était un évêque, mais illégitimement parce que sans l'accord du pape".

"C'est une question sur laquelle seule le pape peut intervenir", a-t-il alors précisé. Quoi qu'il en soit pour leur réintégration dans l'Eglise catholique, il est fondamental qu'il y ait de leur part la proclamation d'obéissance au pontife, a-t-il estimé.
Italian Sì ad unione di fatto ma diverse da famiglia
Oct 07, 2005
Per il cardinale l'importante è non equiparare le unioni di fatto ai matrimoni

(13 settembre 2005, APC) Roma, - "Unione di fatto è un fatto. E dai fatti nascono generalmente diritti e doveri". Il Cardinale Mario Francesco Pompedda, uno dei massimi giuristi d'Oltretevere, apre ai Pacs.

Il porporato, in un' intervista rilasciata al Tg2, interviene sul dibattito riguardante il riconoscimento dei diritti civili delle coppie di fatto.

"Che lo Stato ignori completamente questo non mi sembra opportuno, non mi sembra fattibile e concepibile, nè secondo diritto", ha aggiunto sostenendo indirettamente che non esiste una inconciliabilità radicale tra la dottrina cattolica e strumenti normativi che riconoscano queste realtà.

"Non direi - risponde in proposito - in base a che cosa? Il pericolo sta in una equiparazione di fatto: una legge che le metta sullo stesso piano la famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna è da evitare, perché crea equivoci. E, creando equivoci, si hanno inconvenienti gravissimi".

Parole che sembrano soccorrere il cattolico professor Romano Prodi ieri attaccato pesantemente dall'Osservatore romano che, in un articolo, titolava: "Alla ricerca dei voti lacerando la famiglia".
Italian "La Chiesa non può accettare i Pacs perchè sono un matrimonio simulato"
Aug 16, 2005
"I cosiddetti Pacs, non sono altro che un matrimonio simulato ed è per questa ragione che la Chiesa vi si oppone sul piano dei principi. Non è mio costume scendere nell'agone politico.

Roma, 22 lug. 2005 - (Adnkronos) - Mi limito ad affermare che le unioni tra omosessuali o regolate dai Pacs secondo il modello francese non sono altro che un matrimonio simulato che la Chiesa non può accettare dal punto di vista morale". Lo ha dichiarato il Prefetto del Tribunale della Signatura Apostolica, cardinale Francesco Maria Pompedda, in un'intervista con "Il Mattino", criticando la posizione di apertura verso i Pacs assunta dal leader dell'Unione Romano Prodi.

"Conosco bene quanto avvenuto in Spagna, Canada e in altri Paesi - ha aggiunto il cardinale giurista Pompedda - e che cosa sono i Pacs in Francia. Ma la Chiesa rimane legata al principio secondo cui il matrimonio avviene soltanto tra uomo e donna nel rispetto della loro diversità e insieme, nel potenziamento della loro reciprocità". "Delle soluzioni vanno trovate, ma -ha aggiunto- non equiparando la convivenza della coppia omosessuale con quella eterosessuale. Ciò non toglie che, sul piano pastorale, la Chiesa debba favorire la comprensione e il rispetto per chi vive esperienze come l'omosessualità e la transessualità".
Italian Il cardinale Pompedda fa autogol e contrattacca
Apr 16, 2005
Martedì 8 febbraio, alla presentazione in Vaticano dell'istruzione "Dignitatis Connubii" sulle norme da osservarsi nelle cause matrimoniali, troneggiava il cardinale Julian Herranz, presidente del pontificio consiglio per i testi legislativi. Mancava invece il capo dell'istanza vaticana più appropriata all'oggetto, il supremo tribunale della segnatura apostolica.

(blog.espressonline.it, 15 Febr 2005) Il retroscena di questa assenza l'ha bene ricostruito il vaticanista americano John L. Allen nella sua Newsletter "The Word from Rome" dell'11 febbraio.

Fino a pochi mesi fa il prefetto della segnatura era il cardinale Francesco Pompedda. E questi aveva predisposto delle modifiche decisamente lassiste ad alcune norme delle cause matrimoniali.

Una di queste modifiche, ad esempio, considerava prova sufficiente di nullità la dichiarazione di uno solo dei coniugi, senza testimonianze o prove ulteriori.

Incautamente, il cardinale Pompedda dava già per acquisite, vantandole in pubblico, queste e altre sue innovazioni.

Ma in curia non erano affatto tutti d'accordo con lui. Il documento fu bloccato; il cardinale Pompedda fu defenestrato dalla carica appena compì i 75 anni; e tutto tornò nelle mani del cardinale Herranz, che tolse di mezzo le contestate modifiche.

Da pensionato, Pompedda non ha comunque cessato di fare da battitore libero. In un'intervista sul "Corriere della Sera" del 1 febbraio ha bocciato come "un machiavello" e "una specie di sotterfugio" l'astensione dal voto ai referendum sulla legge 40, caldeggiata dal presidente della Cei, il cardinale Camillo Ruini.
English Cardinal visits 'smiling' pope
Apr 07, 2005
Pope John Paul II, lying in a large bed covered in white blankets at the centre of the room, smiled serenely and tried but failed to speak, Cardinal Mario Francesco Pompedda was quoted as saying on Saturday, recounting a brief meeting with the pope the day before.

(news24.com, 02/04/2005) Rome - The pope, who was lying propped up by pillows, opened his eyes and looked straight at the Italian cardinal when his private secretary announced his presence.

"I was captured by the beauty of this smiling look. He clearly wanted for me understand that he recognised me," Pompedda was quoted as saying in Saturday's La Repubblica.

"I realised that he wanted to greet me and that he was struggling to say even just a few words, but he was not able to," Pompedda said after the visit at midday on Friday.

Pompedda said he could not see any pain in the face of the pope, who suffered heart failure and septic shock on Thursday. The Vatican has said that the pope is close to death.

None of his usual wheeze

"He didn't show any signs of pain. Even though his breathing clearly shows suffering, it has none of the usual wheeze," Pompedda said, adding that two nurses were next to the 84-year-old pontiff administering his medication.

A nun and his private secretary, Archibishop Stanislaw Dziwisz, sat in armchairs facing the pope's bed, while his personal doctor, Renato Buzzonetti, remained outside, Pompedda told daily Il Giornale. Pompedda said the pope had several tubes and drips attached to him.

The 75-year-old said he knelt by the pope's bed, touched his arm, and "quietly told him what was in my heart".

"I said 'Holy Father, I am here to tell you of my affection. We are all praying for you'."

The pope received several cardinals on Friday after the Vatican announced that he had been given the last rites, a communion administered to those approaching death.

Pompedda told Il Giornale that he had not been invited to see the pope, but went to the Apostolic Palace for more information on the pope's condition and was invited by Dziwisz into the pope's room.
French Témoignage du cardinal Pompedda
Apr 04, 2005
Le cardinal Pompedda a raconté samedi 2 avril à la presse sa dernière rencontre avec Jean-Paul II vendredi 1er avril

(Agence France Presse, 02-04-2005) Jean Paul II est installé dans un grand lit tout recouvert de blanc placé pratiquement au milieu de sa chambre à coucher, a raconté samedi 2 avril le cardinal italien Mario Francesco Pompedda aux quotidiens la Repubblica et Il Giornale. Le prélat a précisé avoir été admis à voir Jean Paul II vendredi 1er avril vers midi.

"Le lit du pape était pratiquement au milieu de la grande chambre. Un grand lit recouvert de couvertures blanches. Tout était blanc", a-t-il expliqué. "Le pape reposait adossé à des coussins, un peu tourné sur le flanc droit. Son secrétaire (Mgr Stanislaw Dziwisz, ndlr) et une soeur étaient assis sur des fauteuils face à lui", a-t-il ajouté.

Des appareils supportant des perfusions autour desquels s'affairaient deux infirmiers étaient placés sur les côtés du lit, a-t-il précisé. "Le secrétaire m'a présenté "Saint Père, c'est le cardinal Pompedda" et il a tourné les yeux vers moi. Il avait les yeux un peu fermés, mais il n'était pas endormi et lorsque mon nom a été prononcé, il les a ouvert", a-t-il raconté.

"J'ai été saisi par la beauté de ce regard souriant. Il voulait clairement que je comprenne qu'il me reconnaissait (...) J'ai vu qu'il voulait me saluer et qu'il s'efforçait de me dire quelque chose, mais il n'a pas réussi à le faire", a-t-il précisé. "Il ne montrait aucun signe de souffrance, même si sa respiration était difficile. Mais il ne râlait pas. Je n'ai pas eu le sentiment de voir un agonisant", a-t-il affirmé.
French L'Eglise peut accepter un pape grabataire et muet s'il a conservé toute sa tête
Feb 05, 2005
Même hospitalisé et dans l'incapacité de parler, le pape Jean Paul II reste le chef de l'Eglise et continue de la gouverner, affirment les responsables du Vatican, en réponse aux spéculations sur une démission.

CITE DU VATICAN, 4 fév 2005 (AFP) - "Même à partir d'un lit d'hôpital, il est possible pour celui qui gouverne l'Eglise d'exprimer sa volonté et de donner des ordres et des dispositions", a affirmé vendredi le cardinal italien Mario Francesco Pompedda, 75 ans, ancien "ministre de la Justice" du Vatican et grand expert en droit canonique.

Jean Paul II "pourrait continuer à être pape, c'est-à-dire à exercer sa juridiction universelle sur l'Eglise, exprimant sa propre volonté par écrit ou par des gestes", a-t-il ajouté dans un entretien au quotidien „Il Giornale“.

Le code de droit canon prévoit une "renonciation faite librement et dûment manifestée" et envisage que le souverain pontife puisse être déclaré inapte à gouverner.

La question de l'empêchement n'a toutefois pas été tranchée, notamment les critères pour déclarer cet état et l'autorité pour le prononcer.

Le pape peut être "totalement empêché" d'exercer sa mission sans pour autant être mort. Dans ce cas, le cardinal camerlingue est chargé des affaires courantes jusqu'au décès du souverain pontife, mais plus aucune des décisions de la seule compétence du pape ne peut être prise.

Seul le pape est en droit de nommer, de publier des documents ou de trancher sur des questions morales.

"Jean Paul II apparaît souffrant et quasiment prisonnier d'un corps qui ne répond plus à ses ordres, mais il est clair et évident (...) qu'il est conscient de l'autorité qu'il continue d'exercer", assure le cardinal Pompedda
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