"Serve legalità nel lavoro"
Apr 27, 2007
Accorato appello per il rispetto delle regole che salvano vite umane nel messaggio scritto in occasione della Festa del 1 maggio.
(La Stampa, 26/4/2007) «In questa giornata non posso non comunicare la mia sofferenza per il numero di lavoratori che ogni anno muoiono sul posto di lavoro a causa della mancanza del rispetto delle regole di sicurezza. È necessario fare ogni sforzo perchè siano poste le condizioni di giustizia e di legalità capaci di rendere i luoghi di lavoro privi di pericoli per la vita delle persone».
Ad affermarlo è il vescovo di Torino, il cardinale Severino Poletto nel messaggio scritto in occasione della Festa del 1 maggio. Il cardinale Poletto esprime, quindi, «solidarietà ai lavoratori delle aziende del nostro territorio che stanno soffrendo la crisi dovuta anche ad una profonda trasformazione di cui siamo coscienti, ma che bisogna cercare di non far pesare soltanto sulle spalle dei più deboli». In particolare, scrive ancora il vescovo di Torino, «penso ai 1500 dipendenti della Bertone che in questi giorni vivono un periodo di grande preoccupazione. Auspico - aggiunge - che la solidarietà vissuta fra i lavoratori possa essere realizzata anche fra le imprese nel momento in cui si manifesta una crisi per cui i più deboli si sentono sostenuti dai più forti»
«Come pastore della Chiesa Torinese - aggiunge il cardinale Poletto - sono lieto che quest’anno la Festa del Lavoro viva la manifestazione nazionale proprio nella nostra amata città , così ricca di esempi di solidarietà e di inventiva nell’ambito non solo industriale. Come ho affermato nel mio messaggio in occasione della Santa Pasqua, le questioni riguardanti il lavoro continuano a starmi particolarmente a cuore - prosegue - e sento che costituiscono, per tante persone e per le loro famiglie, causa di preoccupazione e di speranza».
Nel suo messaggio il vescovo di Torino non tralascia i temi del precariato e della flessibilità: «penso, quindi, - dice, infatti, il cardinale Poletto - all’importanza che per tutte le famiglie ha sempre avuto la certezza di un lavoro come strumento per garantire il proprio futuro ed è per questo motivo che guardo con attenzione al fenomeno del precariato come frutto malato di un mercato del lavoro che non tiene conto della necessità, per ogni persona, di un certo grado di stabilità nelle diverse dimensioni della vita». Ed ancora «in un tempo di profonde trasformazioni, quale è il nostro, la flessibilità deve essere certamente considerata una componente importante del cambiamento in atto, da rendere però compatibile non solo con l’organizzazione del lavoro, ma anche con l’intera vita sociale nelle sue varie componenti personali e comunitarie.
Credo, quindi, che ripartire dal lavoro, secondo lo spirito della giornata del 1° Maggio, - conclude il vescovo di Torino - possa voler dire innanzitutto ripartire dai lavoratori, dalla persona umana in tutte le sue dimensioni, individuale e sociale, con particolare riferimento alla famiglia come luogo in cui s’impara l’esercizio della solidarietà e del sacrificio. Il mio augurio e la mia preghiera sono che questo evento, così significativo per il nostro paese e per la nostra città , sia vissuto come momento di partecipazione e di speranza, nella giustizia e nella pace»