“We Build” al Cardinale di Torino, Monsignor Severino Poletto
Apr 15, 2005
A monsignor Severino Poletto, cardinale di Torino, il Kiwanis Club di Casale Monferrato, presieduto da Costantino Mazzucco, conferirà il “We Build 2003”, premio prestigioso istituito negli anni Venti e negli Usa considerato uno dei più importanti riconoscimenti, in questi decenni assegnato a diversi presidenti degli States.
(Kiwanis, 2003) La decisione è stata assunta dal Consiglio Direttivo del Kiwanis Club di Casale Monferrato e al cardinale Poletto il “We Build” sarà consegnato sabato 5 luglio nella chiesa di San Domenico. Alla cerimonia, che si protrarrà alla Filarmonica (un prestigioso circolo casalese) con la conviviale e un concerto, presenzierà il dr. Ezio Barasolo, Governatore per il Distretto Italia del Kiwanis International. Inoltre la conviviale – come del resto da alcuni anni - assumerà anche un significato particolare, comunitario, poiché interverranno coloro che sono nati, come il cardinale Poletto, nel 1933.
La motivazione del “We Build” al cardinale Severino Poletto per cui – sottolinea il presidente Costantino Mazzucco – ha dato il suo alto consiglio e la sua collaborazione mons. Germano Zaccheo, vescovo di Casale Monferrato e giornalista, è riassumibile in una battuta: persona fra le persone, prima come vice parroco e poi come parroco della chiesa di un popoloso quartiere dell’oltreponte casalese, egli è diventato riferimento insostituibile per tutto il Monferrato. Questo inalterato slancio pastorale, che a Torino ha ispirato suoi scritti fondamentali per tutta la regione, ha fatto di Poletto, anche nel capoluogo subalpino, un protagonista di primo piano della vita della città dell’automobile. E questo è stato toccato con mano dall’intera popolazione nei momenti più acuti della crisi della Fiat che si sono intrecciati con la scomparsa di Gianni Agnelli. Le pastorali di Severino Poletto riservano molto spazio all’etica della vita e dei rapporti nell’ambito della Comunità, della famiglia e dei giovani.
Severino Poletto, pur di origine veneta e giunto con la famiglia nel Monferrato quando era un bambino, è considerato a tutti gli effetti casalese doc. Quando era parroco a Casale, pur precisando di non essere stato “un prete operaio”, per cogliere appieno i problemi della sua gente si fece assumere in una fabbrica e operò, fianco a fianco, con gli operai, in reparti dove la durezza del lavoro era cosa di tutti i giorni. Queste sue scelte hanno lasciato a Casale e nel Monferrato un segno indelebile.