Vangelo in difficoltà nel Vecchio Continente colpa di «un ateismo a forma di religione»
Mar 17, 2006
È l'Europa «la nuova terra di missione», poiché «mentre la Chiesa cresce in tutto il mondo, in Europa diminuisce».
(Il Tempo, 11 marzo 2006) E non è improbabile che tra un po' di anni in Europa vi saranno missionari africani o sudamericani, e sarà così invertita la prassi che nei secoli passati ha sempre visto missionari europei partire alla «conquista» dei nuovi mondi e mai viceversa.
È quanto ha detto ieri il cardinale arcivescovo di Colonia, Joachim Meisner, intervenendo presso la Pontificia Università Urbaniana al convegno internazionale promosso dalla congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, sui quaranta anni del decreto conciliare «Ad gentes» relativo all'attività missionaria della Chiesa. Meisner — che è oggi uno dei porporati coi quali Benedetto XVI si confida maggiormente soprattutto circa le questioni inerenti la crisi della fede che investe oramai in modo preoccupante l'Europa intera — ha voluto parlare senza nascondere le difficoltà che vive l'annuncio del vangelo nel vecchio continente:
«I paesi una volta considerati terra di missione — ha spiegato Meisner parlando di quei paesi nei quali storicamente la Chiesa ha inviato il maggior numero di missionari — si sono trasformati in chiese locali sicure di sé, che da parte loro diventano attivamente missionarie» riuscendo anche a sostenersi a vicenda. «Se il lavoro missionario per secoli è stato una via a senso unico dai popoli europei ad altri popoli — ha detto ancora Meisner — oggi fra le chiese esiste uno scambio sempre maggiore». Ma perché il cattolicesimo arretra in Europa? Perché laddove un tempo esistevano terre ricche di monasteri e conventi, oggi vi sono chiese vuote e ignoranza circa la fede cattolica?
«I paesi dell'Est — ha spiegato Meisner — per molto tempo si sono trovati sotto il dominio comunista e sono in parte ancora sotto tale influsso: qui i cristiani per decenni sono stati oppressi massicciamente e quindi sono nettamente in minoranza». Mentre «gli abitanti delle regioni occidentali — ha proseguito il porporato — godono dal dopoguerra della libertà, ma si trovano esposti ad altri influssi, che in parte non sono meno pericolosi per la vita del cristianesimo». In particolare, secondo il cardinale tedesco che l'estate passata aveva ospitato nella sua diocesi la prima Giornata Mondiale dei Giovani dell'era Ratzinger, la crisi della fede che sta investendo l'Europa e in generale tutto l'Occidente, è dovuta a quello che lui ha definito un «ateismo a forma di religione». Si è persa la fede «nel Dio personale e trinitario» e ognuno dice di credere vagamente in un Dio che però, nella pratica, dista e di parecchio dal Dio cristiano.
E oggi il cardina Martino ha sfumato i toni della sua dichiarazione sull’insegnamentod el Corano nelle scuole. Il Vaticano ricorda che quella era «l’opinione personale di un cardinale, magari condivisibile ma non rappresenta la Santa Sede» e che comunque la questione dell'insegnamento della religione «è di competenza della Chiesa italiana». Alcuni vescovi osservano, invece, che l'ora di religione islamica implica una trattativa tra lo Stato e l'Islam italiano ma che questo finora, come dimostra l'assenza di una Intesa, non ha trovato una espressione rappresentativa di tutte le sue anime. E il cardinal Martino corregge: «La disponibilità all'insegnamento della religione islamica negli ordinamenti scolastici va fatta con quella prudente valutazione che comporta, da parte della comunità islamica, il rispetto e la valorizzazione del cristianesimo e dei valori che, ad esso ispirati, hanno dato forma alla cultura del mondo occidentale».