“Né disinteresse, né militanza ideologica; per la vita consacrata più spiritualità e formazione”
Nov 01, 2006
Si concluso questo venerdì il Seminario internazionale di studio sul tema “Vita consacrata e Dottrina Sociale della Chiesa”, organizzato dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e dei Religiosi/e promotori/trici, a livello internazionale, di Giustizia, Pace e Integrità del Creato (JPIC).
ROMA, domenica, 15 ottobre 2006 (ZENIT.org).- Nel discorso conclusivo, il presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, il Cardinale Renato Martino, dopo aver ringraziato per la testimonianza di amore e di carità dei consacrati e delle consacrate ha auspicato un cammino di maggiore spiritualità e formazione per superare i limiti del disinteresse delle realtà umane o della militanza ideologica in contrasto con la disciplina della Chiesa.
Secondo il porporato, da una parte “esiste una certa difficoltà di moltissimi religiosi e religiose a coltivare un qualsiasi rapporto con la realtà umana, che giunge fino a forme di preoccupante disinteresse”, dall’altra “ci sono forme di impegno e di coinvolgimento militante di alcuni religiosi e religiose nella realtà sociale che – mal interpretando le esigenze della radicalità evangelica – giungono ad esprimersi tramite comportamenti e riferimenti ideologici in contrasto con la dottrina e la disciplina della Chiesa”.
Il Compendio della Dottrina Sociale, ha sottolineato il porporato, esprime con sapiente equilibrio il fatto che, “mettendosi totalmente al servizio del mistero della carità di Cristo verso l’uomo e verso il mondo, i religiosi anticipano e mostrano nella loro vita alcuni tratti dell’umanità nuova che la dottrina sociale vuole propiziare”.
Per un equilibrato rapporto tra vita consacrata e promozione umana, il presidente di Giustizia e Pace ha proposto “un’adeguata formazione con l’utilizzo della dottrina sociale per come è stata recentemente proposta nel Compendio”.
“Ho l’impressione – ha rilevato il Cardinal Martino – che la maggior parte dei religiosi e delle religiose abbia un rapporto assai epidermico con la dottrina sociale, privandosi in questo modo anche di un minimo di concetti e di linguaggi per capire quello che avviene nel mondo”.
“Sono convinto che, dopo le convulsioni postconciliari, il riferimento formativo alla dottrina sociale e il suo utilizzo potrebbero incentivare il rinnovamento della vita consacrata. Si tratta di una proposta che potrebbe contribuire a far ritrovare alla vita consacrata nel suo rapporto con la promozione umana un punto di equilibrio salutare e promettente per il futuro”.
Dopo aver proposto “un investimento in spiritualità e in formazione”, il Cardinal Martino ha affermato: “Valga per tutti la testimonianza di Madre Teresa di Calcutta. In questo contesto, mi sembra giusto e doveroso rendere un grato omaggio a tantissimi religiosi e religiose, eroi nascosti dell’amore cristiano e fedelissimi servitori del Vangelo della carità”.
“Il mondo attuale, afflitto da una miriade di drammatici problemi – ha commentato il porporato –, per diventare più giusto e pacifico non ha bisogno di meno ma di più spiritualità”, e per questo “il più importante e urgente apostolato sociale che i religiosi e le religiose devono fare è quello di essere totalmente di Dio per poter evangelizzare il mondo su un punto preciso: annunciare al mondo sociale, economico e politico che senza Dio si costruisce contro l’uomo”.
Il presidente di Giustizia e Pace ha concluso sostenendo che “il dono totale di sé dei religiosi si offre alla riflessione comune anche come un segno emblematico e profetico della dottrina sociale”.
A questo riguardo, ha aggiunto, “mi sembra opportuno che si debba provvedere alla pubblicazione degli Atti di questo Seminario e alla compilazione di una Nota che illustri alcuni percorsi formativi per la vita consacrata a partire dalla dottrina sociale”.