Renato Raffaele Cardinal Martino Renato Raffaele Cardinal Martino
Function:
President of Justice and Peace, Roman Curia
Title:
Cardinal Deacon of St. Francis of  Paola ai Monti
Birthdate:
Nov 23, 1932
Country:
Italy
Elevated:
Oct 21, 2003
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Italian L’amore di Dio è “il fondamento della convivenza tra gli uomini”
May 25, 2006
La dimensione universale della carità sociale nella Enciclica Deus caritas est

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 18 maggio 2006 (ZENIT.org).- La verità sull’amore di Dio, che sta alla base dell’annuncio del cristianesimo, costituisce “il fondamento della convivenza tra gli uomini”, afferma il Cardinale Renato Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

“La verità accomuna perché fa uscire dal chiuso delle opinioni particolari. L’amore accomuna perché fa uscire dagli egoismi particolari. Sicché il cristianesimo è la religione della comunione e dell’unità del genere umano”, afferma il porporato nella prima di una serie di Riflessioni sull’ Enciclica Deus caritas est di Benedetto XVI (cfr. “L’Osservatore Romano”, 10 maggio 2006, pag. 4).

“La verità cristiana, però, non si limita a dare un senso architettonico, astratto, alla vita – avverte –. La verità cristiana fornisce anche e soprattutto un senso esistenziale, un’esperienza vitale di senso”.

“Dio è verità che ci viene incontro, che ci interpella, che ci incontra. E’ la verità come avvenimento di amore”.

Questo messaggio centrale della Deus caritas est, Dio è amore, è “il fondamento della convivenza tra gli uomini”. Esso infatti, ci “costituisce”, ci “convoca ad un impegno” ed “estende i legami di amore fino agli estremi confini della terra”.

“Il sentirsi interpellati dalla verità e lo scoprirsi amati sono esperienze che provocano nella persona il consolidamento della consapevolezza della propria dignità, e conseguentemente, la capacità di uscire da sé”, afferma il Cardinal Martino.

In particolare il porporato mette in luce nell’Enciclica tre precisi ambiti della carità che “fondano teologicamente la prodigiosa forza unificante della fede cristiana e la sua tensione a superare ogni barriera che separa gli uomini”: la creazione come atto d’amore; il matrimonio e la fedeltà come fatto sociale; l’amore di Dio e l’amore per il prossimo inscindibilmente uniti.

La creazione come atto d’amore

L’atto creativo di Dio è presente nell’Enciclica come “atto di amore disinteressato”: “il piano naturale è così già pervaso dalla carità”.

Già “scoprendosi ‘creato’ – e non frutto del caso o dei meccanismi naturali – l’uomo si sente amato”, ma in più Dio si “è chinato sull’uomo” e si è fatto carne, attraverso Gesù, svelando più in profondità il suo “disegno di amore per l’uomo”.

“Chi si sente amato riceve, quindi impara a dare – sostiene il Cardinal Martino –. Chi si sente amato sperimenta la fedeltà altrui nei propri confronti e si rende capace a sua volta di fedeltà verso gli altri”.

“L’amore di Dio svela all’uomo la sua immensa dignità e nello stesso tempo gli mostra la medesima dignità che alberga negli uomini, e lo invita quindi ad aprirsi a sua volta all’amore verso gli altri in una catena di riconoscimenti reciproci dal grande valore sociale e comunitario”.

Matrimonio e fedeltà

Un altro ambito illustrato nell’Enciclica di Benedetto XVI è quello che vede “l’incontro unificante tra Dio e Israele, tra Cristo e la Chiesa, tra uomo e donna”: si tratta del fidanzamento, del matrimonio, della fedeltà.

“L’assoluta fedeltà di Dio ad Israele abilita anche Israele ad un sì definitivo. La donazione di sé, se è autentica, è anche esclusiva e totale”, scrive il porporato.

“La carità, così, crea legami duraturi, perché fondati sulla gratuità, sul dono e sul perdono”. L’incarnazione di Cristo è infatti frutto di un “donarsi”, per questo “l’unico modo di unirsi è donarsi”.

“Il matrimonio tra Dio e Israele, come il matrimonio tra Cristo e la Chiesa e il matrimonio tra uomo e donna, hanno un alto carattere sociale”, tanto da poter dire che “la società si fonda sull’amore”, aggiunge il Cardinal Martino.

“La prassi del buon Samaritano”

Un terzo ambito indagato, ha continuato il Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, è “il comandamento dell’amore del prossimo”, la “prassi del buon Samaritano”.

Infatti, “lo sguardo dell’amore cristiano va oltre Israele, va oltre la Chiesa, va oltre la moglie e il marito”. Esso “va all’umanità intera, a quella già redenta e a quella storica, va ad ogni singola concreta persona e nel contempo a tutta l’umanità”.

Benedetto XVI scrive nella sua Enciclica che l’ “Amore di Dio è amore del prossimo” ed avverte: “Se il contatto con Dio manca del tutto nella mia vita, posso vedere nell’altro sempre soltanto l’altro e non riesco a riconoscere in lui l’immagine divina. Se però nella mia vita tralascio completamente l’attenzione per l’altro, volendo essere solamente pio e compiere i miei doveri religiosi, allora si inaridisce anche il rapporto con Dio” (n. 18).

Da qui si comprende facilmente come il primo e principale contributo che la Chiesa dà alla comunità degli uomini è “la carità, per la quale la stessa Chiesa vive in servizio al mondo”.

Il primo aiuto che la Chiesa offre per la maturazione dei valori da essa promossi è “la celebrazione e la testimonianza della carità attuata direttamente, con quelle attività caritative che sono proprie della Chiesa in quanto tale, e indirettamente, attraverso l’opera dei laici illuminati dalla Dottrina sociale della Chiesa”.

In sostanza, “la Chiesa promuove il vero sviluppo quando annuncia Cristo”, ha infine concluso.
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