Renato Raffaele Cardinal Martino Renato Raffaele Cardinal Martino
Function:
President of Justice and Peace, Roman Curia
Title:
Cardinal Deacon of St. Francis of  Paola ai Monti
Birthdate:
Nov 23, 1932
Country:
Italy
Elevated:
Oct 21, 2003
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian La pace ha bisogno di uomini “pacifici e pacificatori”
Feb 08, 2006
La pace “non sarà mai solo frutto di funzionamenti strutturali o di meccanismi giuridici e politici”, ma ha bisogno di uomini “pacifici e pacificatori”, ha affermato il Cardinale Renato R. Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 30 gennaio 2006 (ZENIT.org).- La distinzione che traccia tra “pacifici, pacifisti, pacificatori” permette al porporato di giungere alle suddetta conclusione, come si deduce dal capitolo finale del libro che ha pubblicato recentemente con il titolo “Pace e guerra” (Edizioni Cantagalli, Siena, 2005).

Pacifico

“La pace è un patrimonio della persona, una sua qualità etica e spirituale”, per cui istituzioni o trattati internazionali – ad esempio – non sono primariamente “pacifici”: “pacifico è prima di tutto l’uomo, ogni singola persona capace, per dono di Dio e per virtù propria, di vivere un rapporto non conflittuale con se stesso e con gli altri”, ha spiegato il Cardinal Martino.

Per questo, la pace è “la ricchezza umana propria degli uomini di pace, dei ‘pacifici’”, e non possono mai esserci strutture di pace “senza uomini di pace, persone pacifiche”, ha aggiunto.

“Troppo spesso, in passato, ci si è illusi che dei meccanismi o dei processi strutturali garantissero un mondo di pace senza più bisogno di uomini pacifici”, ha osservato.

Anche se accordi internazionali, organismi, ecc., sono risorse importanti per la pace, sono tuttavia “secondarie ed indirette”, perché “la ‘principale’ risorsa sono gli uomini di pace, i pacifici”, ha ribadito.

“L’uomo di pace semina la pace attorno a sé”, “è pacifico sempre e in ogni occasione della vita, in quanto la pace appartiene al suo essere”, ha sottolineato.

Pacifismo, rischio di tradire l’obiettivo della pace

“Pacifista è, invece, chi si mobilita per la pace e ne fa un progetto sociale e politico”, ha proseguito il Cardinal Martino.

Anche se “il pacifismo è una cosa buona”, “può anche degenerare”, ha avvertito: “trae tutti i propri frutti positivi solo se è portato avanti da uomini di pace”, di modo che “si può dire che il pacifismo dipenda dall’essere pacifici”.

“Il pacifismo senza protagonisti pacifici rischia addirittura di tradire lo scopo della pace. Può diventare una ideologia, manichea nei suoi giudizi e perfino intollerante. Insensibile alla complessità delle situazioni…”, ha sottolineato.

Come scrive il porporato, “il pacifismo non si accontenta di testimoniare, vuole convincere, acquisire consenso, tradursi in proposta vincente e, quindi, anche di potere”.

Per questo motivo, anche se “il pacifismo è utile perché diffonde una passione per la pace”, “ha bisogno di essere continuamente emendato, ricondotto alle sue ragioni più profonde, ossia alla pace che alberga nei cuori degli uomini pacifici”, segnala.

Dal punto di vista storico, il porporato constata che il pacifismo “ha avuto tanto più successo quanto più è riuscito a incarnarsi in uomini pacifici”: “è riuscito a mobilitare le coscienze e a ottenere anche concreti risultati politici proprio perché i suoi protagonisti hanno saputo guidare il movimento pacifista mediante le loro qualità di uomini pacifici”.

Pacificatore

Rispetto al fatto che nel pacifismo militante esista “una volontà di possedere la pace e di imporla”, il Cardinal Martino ha affermato che “la sapienza del realismo cristiano sa bene che la pace è un dono di Dio prima che una conquista umana, sa anche che la pace piena non è cosa di questo mondo e, quindi, con pazienza, cerca di essere conquistato dalla pace piuttosto che conquistarla”.

“Non si diventa ‘operatori di pace’ se non ci si è resi capaci di accogliere la pace dentro di noi”, ha riconosciuto.

“Eccoci, così, al pacificatore. Egli trae alimento dal suo essere un uomo di pace per collegarsi ad altri uomini di pace e, come tali, inserirsi dentro le situazioni storiche di conflitto per portare parole, atteggiamenti e soluzioni di pace”, ha proseguito.

“Se quello del pacifico è un modo di essere e il pacifismo un processo”, essere pacificatore implica azione. Quanto “il pacifismo può essere utopistico e astratto”, “l’azione pacificatrice è concreta e realistica”; se “il pacifismo semplifica, giudica e talvolta condanna”, “l’azione pacificatrice vuole invece capire la complessità, aiutare a crescere, proporre soluzioni migliorative, convertire alla pace convertendosi ad essa”.

“Se il pacifismo è guidato spesso dall’ideologia e percorre un progetto politico, il pacificatore, o ‘operatore di pace’, è guidato prima di tutto dall’amore, perché, come scriveva Agostino, ‘Avere la pace significa amare’”, sottolinea il porporato.

La pace, dono di Dio

Martino ha anche affermato che “la distinzione tra le tre espressioni – pacifico, pacifista, pacificatore – trova alimento nel primato della pace dono di Dio rispetto alla pace conquista dell’uomo”.

“Senza questa distinzione di due piani complementari non si capirebbe perché mai i primi pacificatori sono gli uomini di preghiera – ammette –. Né si capirebbero le due grandi iniziative di preghiera proposte dal Santo Padre e attuate ad Assisi nel 1986 e il 24 gennaio 2002”.

“La pace è prima di tutto un dono di Dio – ha insistito il porporato –: ‘Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi’ (Gv 14,27). La consapevolezza che gli uomini da soli non sanno darsela pone in crisi il pacifismo ideologico e apre lo spazio per i pacifici e pacificatori”.

Per questo “c’è bisogno di uomini pacifici e pacificatori perché la pace non sarà mai solo frutto di funzionamenti strutturali o di meccanismi giuridici e politici. Una pace ‘impersonale’, frutto di logiche indipendenti dalla persona, è una contraddizione in termini”, ha concluso.

[Per gentile concessione dell’editore, l’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân (www.vanthuanobservatory.org) pone integralmente a disposizione dell’internauta – in italiano e in inglese – il capitolo finale del libro del Cardinal Martino]
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