Non c’è giustizia senza amore, afferma il Cardinal Martino
Jan 30, 2006
Intervenendo questo mercoledì nella Sala Stampa della Santa Sede per presentare la prima lettera enciclica di Benedetto XVI, “Deus caritas est”, il Cardinale Renato Raffaele Martino ha affermato che “non c'è nessun ordinamento statale giusto che possa rendere superfluo il servizio dell’amore”.
CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 25 gennaio 2006 (ZENIT.org).- “Lo Stato che vuole provvedere a tutto, che assorbe tutto in sé, diventa in definitiva un’istanza burocratica che non può assicurare l’essenziale di cui l’uomo sofferente – ogni uomo – ha bisogno: l’amorevole dedizione personale”, ha aggiunto il Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace .
Secondo il Cardinale, “l’utopia cristiana dell’amore, l’amore – caritas – sarà sempre necessario, anche nella società più giusta”.
Il porporato ha quindi spiegato che è necessario “non uno Stato che regoli e domini tutto è ciò che ci occorre, ma invece uno Stato che generosamente riconosca e sostenga, nella linea del principio di sussidiarietà, le iniziative che sorgono dalle diverse forze sociali e uniscono spontaneità e vicinanza agli uomini bisognosi di aiuto”.
“La Chiesa è una di queste forze vive – ha osservato il presidente del dicastero vaticano –: in essa pulsa la dinamica dell'amore suscitato dallo Spirito di Cristo. Questo amore non offre agli uomini solamente un aiuto materiale, ma anche ristoro e cura dell'anima, un aiuto spesso più necessario del sostegno materiale"
In merito alla “Deus caritas est”, il Cardinal Martino ha constatato che si tratta di un’enciclica programmatica. “Ricordando che Dio è carità, il Santo Padre invita tutti ad andare al centro della fede cristiana: all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”, ha commentato.
Quanto al “compito della Chiesa per la costruzione di un giusto ordine sociale”, il presidente di Giustizia e Pace ha ribadito l’impegno a “risvegliare le forze spirituali e morali”.
La missione dei fedeli laici è quindi il servizio “segno ed espressione della carità, che si manifesta nella vita familiare, culturale, lavorativa, economica, politica”.
In risposta ad una domanda che faceva riferimento alla denuncia del marxismo riportata al numero 27 dell’enciclica, il Cardinal Martino ha spiegato che “il marxismo condannava le azioni della Chiesa in favore dei poveri perché il sogno era quello di una società giusta dove tutti potessero avere il proprio”.
“Si trattava di un sistema dove ogni autonomia personale era in funzione dello Stato padrone. Un sogno con tutte le pretese del marxismo che si è rivelato un programma irrealizzabile, e che ora è svanito”.
Al contrario, ha ricordato il porporato, “ho viaggiato per tutto il mondo ed ho visto quanti volontari, quanti missionari e missionarie hanno dedicato la loro vita alla testimonianza della carità e dell’amore, in risposta ad una chiamata e questa chiamata è quella del Signore”.