Renato Raffaele Cardinal Martino Renato Raffaele Cardinal Martino
Function:
President of Justice and Peace, Roman Curia
Title:
Cardinal Deacon of St. Francis of  Paola ai Monti
Birthdate:
Nov 23, 1932
Country:
Italy
Elevated:
Oct 21, 2003
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian Il Cardinal Martino fa un bilancio del suo primo viaggio in Russia
Dec 16, 2005
Pubblichiamo di seguito il testo integrale – pervenuto alla redazione di ZENIT – dell’intervista rilasciata il 1° dicembre dal Cardinale Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia della Pace, al settimanale cattolico russo “Svet Evangelia” (Luce del Vangelo), il cui editore è il dottor Victor Khroul, al termine del suo primo viaggio in Russia.

Sua Eminenza, in questo periodo Lei si trova a viaggiare in tutto il mondo. La voce della Chiesa è ascoltata nella società moderna? Viene presa sul serio nella vita sociale? Cosa dovrebbe fare la Chiesa Cattolica per attirare l’attenzione della società secolarizzata sui valori cristiani?

Cardinal Renato Martino: A questo proposito, vorrei osservare che la dottrina della Chiesa, anche rispetto alla sfera sociale, trova tanto più risonanza, quanto più si incarna nella vita delle singole Chiese locali, delle comunità parrocchiali, delle organizzazioni caritative... È sempre stato così, fin dagli inizi della Chiesa, e la nostra epoca non fa eccezione. La situazione odierna è caratterizzata, a parer mio, da un crescente bisogno di testimonianza cristiana con la propria vita, e non solo (o non tanto) attraverso parole e gesti clamorosi. Mi sembra che oggi più che mai sia necessaria un’attenzione all’inculturazione, un apporto il più possibile personale all’opera di testimonianza della fede cristiana, un apporto fattivo da realizzare in consonanza con il Vangelo e il magistero della Chiesa, con l’attenzione a proporli e viverli in un linguaggio comprensibile e accogliente per la cultura in cui viviamo.

Si è parlato molto di un urgente bisogno di una comune testimonianza e professione di fede di tutti i cristiani – cattolici, ortodossi, protestanti – su diversi livelli. Potrebbe fornire alcuni esempi di qualche attività di successo sotto questo punto di vista provenienti dalle diversi parti del mondo?

Cardinal Renato Martino: Ad esempio, nella maggior parte dei paesi europei esistono commissioni permanenti di coordinamento tra le diverse confessioni, che contribuiscono a realizzare un gran numero di progetti: Vorrei sottolineare, in particolare, che nel Consiglio mondiale delle Chiese, la Chiesa cattolica collabora proprio nella Commissione “Giustizia e Pace”, mentre in tutte le altre riveste solo un ruolo di osservatore. Come esempio concreto posso citarle con piacere il consiglio caritativo interconfessionale esistente a San Pietroburgo – così mi hanno detto – da oltre dieci anni, e che riunisce rappresentanti delle comunità ortodossa, cattolica e protestante della città. Dal punto di vista delle prospettive di una fattiva collaborazione con la Chiesa ortodossa russa, sono stato molto contento dell’incontro avuto in questi giorni con il metropolita Kirill, Presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca: abbiamo discusso vari problemi riguardanti l’integrazione europea, la necessità di riscoprire le comuni radici cristiane, i processi di secolarizzazione attuali ecc., trovando una profonda sintonia e programmando delle iniziative concrete, da realizzarsi in comune.

Esiste una Commissione congiunta cattolico-ortodossa per lo studio dei casi “negativi” al fine di risolvere le tensioni esistenti nelle nostre relazioni in Russia. Non converrebbe averne un’altra – per questioni “positive” – per la cooperazione nelle aree dove non esistono conflitti: attività sociali, educazione, opere di carità, mass-media, etc.?

Cardinal Renato Martino: Mi sembra un’ottima cosa che tale commissione esista, che possa serenamente discutere tutti i casi problematici che insorgano e prendere tempestivamente le misure per superarli. Penso che, nella misura in cui la sua attività si evolverà con successo, non ci sarebbe da meravigliarsi se si trasformasse gradualmente nel tipo di struttura “di cooperazione” a cui Lei accenna nella sua domanda. Del resto, per amore di giustizia, ho saputo qui a Mosca che nella sua ultima sessione di lavoro si è proposto di portare anche degli esempi positivi di fruttuosa collaborazione, in modo da sostenere tali iniziative e proporle come modello di azione laddove un atteggiamento di questo genere manca ancora. Mi sembra, che molto dipenda sempre anche da noi; non credo di sbagliare dicendo che, dopo un lungo periodo di incresciose incomprensioni (di cui generalmente è sempre sbagliato accusare solo ed esclusivamente una parte), ci troviamo all’inizio di una fase di collaborazione più fruttuosa nelle sfere da Lei citate. Man mano che si cammina, la strada si fa più chiara. Anche adesso sta progressivamente chiarendosi che siamo in movimento, e che insieme siamo in grado di raggiungere risultati migliori che non se restiamo isolati.

Vede qualche ostacolo alla comune testimonianza cristiana in Russia?

Cardinal Renato Martino: Mi sembra di poter dire che l’ostacolo più grave – per quanto sia triste constatarlo – nella maggior parte dei casi siamo proprio noi. Chi è tutto proteso agli ideali della carità,dell’amore fraterno, chi esercita le virtù della pazienza e dell’umiltà, prima o poi “sarà compreso dal proprio fratello”. È una profonda verità sia per quanto riguarda le relazioni tra le singole persone, sia nelle relazioni tra organismi più vasti quali sono a vario livello le comunità religiose. Non dimentichiamo la promessa del Salvatore: “Dove due o tre si riuniranno in nome mio, io sarò in mezzo a loro”. Se anche noi, seguendo l’esortazione di san Paolo, “ci tratteremo con dolcezza e ci ammoniremo rispettosamente a vicenda” (Rom 12,10), questo atteggiamento prima o poi non potrà non portare i suoi frutti.

Quale tipo di cooperazione cattolico-ortodossa è possibile in Russia? Ne ha discusso ieri durante il suo incontro con il Metropolita Kirill?

Cardinal Renato Martino: Bisogna pensare a delle forme di lavoro comune che possano essere non solo accettabili, ma anche auspicabili per entrambe le parti. Qui è possibile scegliere dinamicamente tra molte varianti che siano applicabili alla situazione russa, e che quindi nella maggior parte dei casi vanno valutate proprio qui, in loco. Esiste poi anche un altro livello del problema, la comune testimonianza che possiamo rendere, ad esempio, nel contesto europeo. Sebbene questi livelli siano collegati in modo abbastanza stretto fra loro, non vanno confusi, se vogliamo raggiungere risultati reali e concreti, e non limitarci soltanto a pie dichiarazioni. A tutti i livelli, comunque, la cosa principale mi sembra il fatto che noi siamo realmente interessati a sviluppare le nostre relazioni, ad incrementare la reciproca comprensione, che prima o poi, nella misura della nostra perseveranza e decisione, si trasformerà in amicizia e carità, come vuole da noi il Signore. Come dicevo prima, proprio questo è stato il contenuto del colloquio con il metropolita Kirill, e spero vivamente di poter cominciare presto, insieme al mio Dicastero, un fattivo lavoro di collaborazione.

Quali sono i principali risultati di questo incontro? Come mai né il Presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici Russi né il Vescovo Ordinario [monsignor Tadeusz Kondrusiewicz, ndr] sono stati invitati a prendervi parte, sebbene il Direttore della “Caritas” della Russia abbia invece ricevuto l’invito?

Cardinal Renato Martino: Come ho già detto, siamo all’inizio di una nuova e – spero – lunga fase di cammino comune. Mi sembra che il primo e più importante risultato consista nel fatto si sia stato espresso vicendevolmente un interessamento a percorrere insieme una strada comune. Mi sembra una cosa non da poco, e credo che altri successivi passi non si faranno attendere.

Sono un po’ sorpreso dalla nota di risentimento che mi sembra di notare nella sua domanda. Mi scusi, se ho sbagliato. A me sembra che dovremmo essere tutti contenti dei risultati positivi raggiunti, che sarebbe strano far dipendere esclusivamente da esigenze di protocollo. Mi sembra che il novero dei partecipanti a questo primo e – ripeto – abbastanza fecondo incontro, sia stato quello ottimale dal punto di vista delle problematiche in questione e del livello della loro trattazione, riferendomi a quel “distinguo” tra i vari livelli a cui ho già accennato prima. Vorrei ricordare infine che l’arcivescovo Kondrusiewicz non era a Mosca, e ha incaricato padre Aleksandr Petshik di rappresentarlo.

Qual è, a suo avviso, il tipo ottimale di divulgazione in Russia della Dottrina sociale cattolica? Crede che sia utile tenere in considerazione anche il documento sulla Dottrina sociale ortodossa, pubblicato nel 2000?

Cardinal Renato Martino: Uno degli scopi della mia visita in Russia era proprio quello di contribuire a far conoscere la dottrina sociale cattolica. È importantissimo che ora molte persone interessate a queste problematiche possano conoscerle meglio leggendone un condensato attraverso il “Compendio” in traduzione russa. Siamo felici che quanti sono interessati possano e vogliano utilizzare l’esperienza della Chiesa cattolica per risolvere i problemi sociali odierni in uno spirito cristiano. Ma questo è semplicemente uno degli strumenti. L’altro, come ho detto prima, consiste nel tradurre la dottrina della Chiesa nella vita dei singoli fedeli, delle singole comunità cattoliche, perché “non si può nascondere una città posta sul monte”. Questo secondo strumento è quello che avete a disposizione voi, cattolici della Russia. Solo la vostra vita e il vostro lavoro può creare delle forme concrete di testimonianza.

Eccetto l’appartenenza dell’Arcivescovo Kondrusiewicz al Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, in Russia non esiste nessun’altra istituzione (commissione a livello nazionale e locale) per la Giustizia e la Pace. Ritiene necessaria una attività di questo tipo? Con cosa converrebbe iniziare?

Cardinal Renato Martino: Credo che qui in Russia potrà essere conveniente ed efficace qualunque tipo di attività che sia rispondente ai bisogni della Chiesa e della società, e che trovi una forma ottimale di realizzazione, anche tenendo conto degli interessi della collaborazione interconfessionale. È solo la prima volta che mi trovo in Russia, mi risulta difficile dare dei consigli pratici. Credo però che la dottrina della Chiesa, assunta nella sua interezza e unitamente alla carità evangelica, possano consigliare la strada migliore da seguire a questo proposito.

I sacerdoti cattolici dovrebbero visitare gli ospedali, le carceri, i reparti militari, la polizia e le altre istituzioni sociali in Russia dove i cattolici potrebbero aver bisogno della loro cura pastorale? Noi abbiamo alcune cappelle cattoliche nelle prigioni, e i sacerdoti, nominati cappellani dal Vescovo, vanno spesso incontro a difficoltà nel tentativo di mettervi piede. In che modo è possibile risolvere tali problemi?

Cardinal Renato Martino: A parer mio, problemi come la possibilità di visitare carceri, reparti militari ecc. da parte di sacerdoti cattolici, non possono essere valutati se non nel contesto generale delle relazioni esistenti. Singoli casi di insuccesso evidentemente potranno prodursi anche in futuro, ma sarebbe un errore basare solo su di essi le prospettive delle nostre relazioni. Tra l’altro, proprio a questo proposito potrebbe risultare utile l’attività della commissione mista che menzionava precedentemente. Forse i cattolici in Russia non sono tanto numerosi da rendersi necessaria, ad esempio, l’istituzione di chiese per loro nelle prigioni. E probabilmente una decina di cappellani militari potrebbe bastare per lavorare nelle sia pur sconfinate pianure russe. Ma – ripeto – a parer mio occorrerebbe risolvere ogni singolo caso a partire dalla legislazione vigente nel paese e dalle relazioni personali, che vanno costruite e sviluppate ovunque, localmente, in uno spirito di amore cristiano. Non si può creare un’atmosfera di simpatia e di fiducia con un atto normativo, bisogna dedicarle la vita intera.

Quali sono le sue impressioni generali al termine della sua prima visita in Russia?

Cardinal Renato Martino: Le impressioni che ho ricavato sono moltissime, difficile elencarle tutte, tanto più che questa mia prima visita in Russia realizza un profondo desiderio che avevo da tempo. Sono impressioni molto positive, e spero che avrò la possibilità di allietare con esse anche Sua santità Papa Benedetto XVI, che riserva un’attenzione primaria ai temi della riconciliazione e della cooperazione cristiana nel proprio ministero di Primate della Chiesa cattolica.

Le saremmo grati di comunicare ai nostri lettori tutto ciò che Sua Eminenza volesse dire (o scrivere) loro nel tempo di Avvento che precede il Natale.

Cardinal Renato Martino: Voglio cogliere l’occasione per fare a tutti i lettori di “Svet Evangelija” gli auguri per l’ormai prossima festa di Natale, auspicando che il tempo di preparazione a questo stupefacente, gioioso evento porti molto frutto spirituale. La dottrina sociale della Chiesa, di cui abbiamo parlato a lungo in questi giorni, non esiste per se stessa, ma si incarna continuamente in espressioni di amore, di compassione e di giustizia, e dipende da ciascuno di noi quanto queste parole si tradurranno in vita, contribuendo alla realizzazione della pace, dell’amore e della salvezza per il mondo, di cui noi cristiani abbiamo la responsabilità.
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