I cattolici non hanno la verità tutta intera
May 15, 2005
Nell'omelia per il venticinquestimo anniversario dell'episcopato il Cardinale di Milano entra in conflitto con la critica di Ratzinger.
(aprile online.info, 11/05/2005) E’ particolarmente istruttivo leggere (lo si poteva fare ieri sull’Unità) l’omelia che il cardinal Carlo Maria Martini ha tenuto nel Duomo di Milano in occasione del venticinquesimo anniversario del suo episcopato. Martini parte dalla prima lettura della messa, tratta dagli Atti degli Apostoli, nella quale si profetizza la seconda venuta di Cristo, per svolgere un ragionamento che entra palesemente in conflitto con la critica ratzingeriana del relativismo.
Il futuro Benedetto XVI, nell’omelia della messa Pro Romano Pontifice si era scagliato, come ricorda lo stesso Martini, contro la tendenza a considerare sullo stesso piano tutti i sistemi valoriali, tutte le ideologie, tutte le religioni. Il discorso di Ratzinger non era, quindi, solo morale, anzi. Soprattutto prendeva spunto dal magistero di Giovanni Paolo II che, in Fides et Ratio, muoveva dal rifiuto del relativismo per dimostrare che, una volta persi dei punti certi e incontrovertibili (come sono, ad esempio, gli articoli di fede), tutto è permesso e, quindi, non si pone logicamente alcun freno al dominio degli istinti e della malvagità. Un ragionamento che faceva dire al pontefice polacco che le ideologie che hanno insanguinato il ‘900 erano entrambe figlie (certo degeneri) dello stesso relativismo e, dunque, dell’Illuminismo che ne è padre.
Martini non rifiuta tout court la critica al relativismo. Ma aggiunge che esiste anche un relativismo cristiano, pienamente inserito nella tradizione cattolica. Solo nell’ultimo giorno, dice in sostanza Martini, sapremo la verità. Tutto ciò che è oggi è per ciò stesso parziale, incompleto, transeunte. Martini non lo dice, ma potremmo includere in questa caducità persino la dottrina della fede di cui Ratzinger è il custode. La stessa tradizione, che per la chiesa cattolica è fonte di verità, è il risultato della sovrapposizione di idee, di culture, di ricerca. Il cristianesimo di San Pietro non è quello di San Paolo. E quello di San Paolo non è il cristianesimo di oggi.
Quanti cattolici potrebbero credere che l’Apostolo di Tarso aveva suggerito che i vescovi fossero sposato e buoni padri di famiglia? E come è stato possibile riabilitare Galileo Galilei se non rivedendo la tradizione, che all’epoca interpretava tutto ciò che era scritto nella Bibbia non come metafora ma come verità immediata?
La revisione della tradizione, infatti, è pienamente ammessa nella stessa dottrina cattolica, anche se, per una questione più di immagine che di sostanza, si tende a presentare il pensiero della chiesa come unico e coerente. In realtà, però, la chiesa cattolica ha preso spunto dalle parole di Cristo sullo Spirito Santo (“Egli vi guiderà alla verità tutta intera”) per giustificare sia la tradizione come fonte di verità (lo Spirito, infatti, agisce attraverso il magistero ecclesiale) sia la sua revisione (arrivare alla verità è un processo, non è qualcosa data per sempre).
Insomma, Martini pare ammonire il nuovo pontefice ricordandogli che tutto ciò che oggi dice sulla fede e sulla morale domani potrebbe cambiare. E, così, invita alla prudenza, a giudicare le cose nella loro dimensione, a non anticipare, oggi, in terra, il giudizio finale che solo Cristo potrà dare. Solo allora, dice Martini, conosceremo il criterio ultimo e definitivo per giudicare la Storia. Per ora neppure il papa ha la verità tutta intera.