Come vive il Santo Padre questi momenti difficili di ricovero ospedaliero
Feb 05, 2005
Come sta vivendo Giovanni Paolo II questi momenti in cui a causa dell’influenza è stato ricoverato d’urgenza in ospedale? Qual è il suo rapporto con la sofferenza e la malattia? A queste domande risponde, in un’intervista concessa a ZENIT, il cardinal Javier Lozano Barragán.
ROMA – (Zenit, 04 febbraio h.09.35) - Il porporato messicano è Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, organismo vaticano creato da questo Papa per permettere alla Chiesa di testimoniare di fronte al mondo, con più chiarezza ed entusiasmo, la dimensione cristiana del dolore e della malattia. Il Cardinale ha concesso l’intervista a mezzogiorno di questo mercoledì nel suo ufficio in via della Conciliazione, vicino al fiume Tevere, poco dopo che Joaquín Navarro-Valls, portavoce della Santa Sede, aveva rivelato che la salute del Santo Padre rientrava nei parametri “della normalità”.
- L’attenzione dei media di tutto il mondo, com’è comprensibile, è tutta concentrata in queste ore sullo stato di salute di Giovanni Paolo II. Come sta vivendo questi momenti il Papa?
Cardinal Lozano: In base ai bollettini medici, quello che è successo non ci preoccupa in modo particolare. Se vi è stata una qualche complicazione questa notte ed hanno pensato che fosse conveniente portarlo all’ospedale Gemelli è perché lì hanno tutti i mezzi per assisterlo nella maniera migliore. E’ una forte influenza che ha anche conseguenze gastriche, e per i problemi respiratori che provoca hanno pensato che potesse essere meglio ricoverarlo in ospedale perché non sopraggiungessero complicazioni. Fino ad ora, ribadisco, fino ad ora non vi è alcun motivo di speciale preoccupazione. Ad ogni modo, tuttavia, il Papa è malato e ha 84 anni. Se ci concentriamo solo sull’aspetto fisico, ci rendiamo conto che la salute peggiora, perché le cellule si deteriorano in ognuno di noi man mano che invecchiamo. E non c’è dubbio che giungano ad un punto finale. E’ evidente. Noi Cristiani, però, in primo luogo il Papa, andiamo oltre una mentalità meccanicista, biologista, meramente fisica. Di fronte ai problemi più pressanti dell’esistenza, che chi ha coraggio si pone, sorge la domanda, “perché la sofferenza?”. “Perché la morte?”.
- E qual è la risposta che Giovanni Paolo II dà a questa domanda?
Cardinal Lozano:La risposta non è assolutamente un’ideologia, di nessun tipo, né quelle che negano la morte – che sono ridicole – né quelle che parlano di una attitudine stoica – che sono sciocche –.Tutti sanno che la peggior cosa che ci possa accadere è morire. E che sicuramente moriremo. L’unica soluzione è allora qualcosa di meraviglioso: è un fatto storico, accaduto e che mantiene una sua attualità assoluta, è Cristo morto e risorto. Il Papa ha usato un’espressione molto bella nell’enciclica “Salvifici doloris” (11 febbraio 1984), ripresa poi nella lettera “Novo Millennio Ineunte” (6 gennaio 2001), quando afferma che Cristo sulla Croce aveva da una parte il volto, e tutto il suo essere, sofferente, e dall’altro lato, glorioso. Le due dimensioni vanno unite, poiché Cristo nella Croce non ha smesso di essere Dio ed era sicuro della Sua resurrezione. Soffriva e allo stesso tempo era gioioso.
- Crede che il Papa stia vivendo in questi momenti questi due aspetti?
Cardinal Lozano:Sicuramente. Il Papa, però, non dice: “Voglio imitare Cristo, che era sofferente e glorioso”. No, porta dentro di sé – come può farlo chiunque di noi attraverso il Battesimo e gli altri Sacramenti – Cristo sofferente e glorioso. E allora non si tratta di imitare questa condotta di Gesù, poiché non avremmo le forze per farlo, sarebbe qualcosa di assurdo, ma di lasciar fare a Cristo con la sua onnipotenza divina perché ci sostenga al massimo e ci dia il massimo della felicità. E’ un paradosso che si realizza solo attraverso l’onnipotenza di Cristo. E’ ciò che si chiama la “nuova creazione” . Dio non fa il mondo dal nulla, ma dentro di me, dal nulla colpevole, vale a dire con il peccato originale, con i miei peccati, la mia cattiveria, il mio essere malato di tutti i mali del mondo. In quel momento si sperimenta nel più profondo la redenzione, la vera redenzione. Questa redenzione significa allegria e felicità, perché nella mia morte c’è il massimo della vita, la nuova creazione attraverso l’amore dello Spirito Santo. Lo Spirito che aleggiava sulle acque all’inizio, nella confusione iniziale, fa sì che sorga il “cosmos”, l’ordine. E da questa confusione, che significa dolore, malattia, morte, tenebre, lo Spirito con la sua luce, il suo amore e la sua consolazione massima fa sorgere la nuova creazione, che è la resurrezione ed è l’allegria e la felicità di chi soffre. In questo senso il Papa è l’immagine di Cristo sofferente e glorioso.
- Crede, quindi, che il mondo possa vedere in questo Papa un altro Cristo, “alter Christus”, com’ è il sacerdote quando celebra i sacramenti?
Cardinal Lozano:Sì, però nel Papa questo avviene in maniera speciale. Cristo è il principio e il fondamento della Chiesa, la roccia, e il Papa, Giovanni Paolo II, è questo fondamento visibile. Per questo in lui risalta in maniera forte la sua esperienza dolorosa e gloriosa. Egli è posto a confermare, a fortificare la nostra sofferenza e la nostra gioia. E’ la sua funzione. E noi che lo aiutiamo dobbiamo partecipare con lui, in particolare da questo Pontificio Consiglio che egli ha istituito con questo obiettivo: offrire una testimonianza di Cristo, morto e resuscitato, in particolare di fronte ai sofferenti e ai malati.
- In qualità di Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della salute, che suggerimento darebbe ai Cristiani che stanno seguendo da vicino le notizie sul Papa?
Cardinal Lozano:Direi loro che è una cosa molto positiva interessarsi alla salute del Papa, ma che sappiano interpretare ciò che vuol dire la vita del Papa dentro la vita di ciascuno di noi. Vale a dire che ciascuno di noi, in quanto Cristiano, si senta come Cristo, sofferente e glorioso allo stesso tempo. Cioè, che ci convinciamo dell’enorme errore dell’“etica” della salute moderna che confonde la salute con il benessere. La salute è invece felicità, armonia e non propriamente benessere.