Javier Cardinal Lozano Barragán Javier Cardinal Lozano Barragán
Function:
President of Pastoral Assistance to Health Care Workers, Roman Curia
Title:
Cardinal Deacon of St. Michael the Archangel
Birthdate:
Jan 26, 1933
Country:
Mexico
Elevated:
Oct 21, 2003
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian Messaggio per la Giornata Mondiale della Vista 2006
Oct 05, 2006
Pubblichiamo di seguito il messaggio scritto dal Cardinale Javier Lozano Barragán, Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, in occasione della IX Giornata Mondiale della Vista (12 ottobre 2006) sul tema: “Low Vision and Refractive Error” (“Ipovisione e difetti rifrattivi”).

1. In occasione della Prossima celebrazione della Giornata Mondiale della vista che sarà celebrata il 12 ottobre 2006, sono molto lieto di rivolgere un affettuoso e fervido saluto a tutte le persone colpite dalle malattie e disabilità visive, a coloro che li assistono e li curano, così come ai membri delle diverse associazioni e organizzazioni da anni impegnate nella lotta contro le malattie e alle infezioni responsabili della cecità. Voglio assicurare a tutti la mia personale vicinanza e preghiera.

2. L’annuale Giornata Mondiale della Vista è ormai diventata per molti un appuntamento irrinunciabile. Ciò è dovuto sicuramente alla carica di solidarietà e di speranza che riesce a suscitare e a trasmettere. Infatti, le notizie che giungono da più parti sulla base dei dati dell’Organizzazione Mondiale della sanità sono assai confortanti. Il riuscito lancio e l’accoglienza entusiasta della campagna Vision 2020: il diritto alla vista, che si prefigge di mobilitare le risorse umane e materiali disponibili al fine di sradicare le cause della cecità prevedibile entro il 2020, è un segnale molto promettente. Lo è ancora di più il dato statistico che rileva nel biennio 2000-2002 un numero di persone colpite dalla cecità o dalla riduzione della vista inferiore alle previsioni fatte negli anni precedenti, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Tutto questo è una ulteriore conferma di quanto la consapevolezza del pericolo e la prevenzione delle malattie che minacciano e deturpano la vista siano un’arma indispensabile nella lotta contro la cecità prevedibile e, quindi, evitabile.

3. Accanto a questi dati positivi, ce ne sono, però, altri che presentano più ombre che luci. Infatti, secondo le stesse fonti OMS, è in netta progressione la cecità imputabile all’allungamento della vita e/o alle malattie riconducibili agli stili di vita nei paesi economicamente sviluppati o emergenti. Tale dato mette a dura prova i sistemi sanitari esistenti colti impreparati a fronteggiare l’emergenza. Inoltre, anche il buon risultato registrato per quanto riguarda la cecità prevedibile non è né definitivo né al sicuro: il numero delle persone colpite è ancora molto alto e, soprattutto, la povertà è sempre diffusa in molte e vaste aree del mondo: il 90% dei 37 milioni di cechi e dei 124 milioni d’ipovedenti recensiti nel mondo sono concentrati nei paesi poveri. Tale situazione complica ancora di più l’ammodernamento dei sistemi sanitari di base: un compito del tutto immane. Donde la necessità di raddoppiare gli sforzi non solo di sensibilizzazione ma anche di generosa ed efficace solidarietà al fine di condurre in porto senza intralci il programma Vision 2020.

4. In questo generoso impegno, la Chiesa nel suo insieme e il Pontificio Consiglio per la Pastorale della salute in modo particolare non resteranno certo a guardare. Come ho avuto modo di ricordarlo nel mio indirizzo in occasione del Simposio Internazionale sulla “Riabilitazione visiva e l’abilità visiva (Roma 11/3/2005), «… la Chiesa ha sempre ritenuto l’assistenza agli infermi, sia medica che spirituale, come parte integrante della sua missione evangelizzatrice. » A questo riguardo, il mandato del Signore è ineccepibile. Nell’invio dei suoi discepoli in missione, Gesù raccomandò loro: «predicate che il regno dei Cieli è vicino. … Guarite gli infermi …» (Mt 10,7-8 e //). Per questo motivo, Giovanni Paolo II, nella sua omelia in occasione del Giubileo degli Ammalati e degli Operatori sanitari nel 2000, disse: «Non è consentito “passare oltre” di fronte a chi è provato dalla malattia. Occorre piuttosto fermarsi, chinarsi sulla sua infermità, condividerla generosamente, alleviandone i pesi e le difficoltà» (Insegn. XXIII/1, 2000, p.170). L’appello a debellare la cecità prevedibile rientra quindi nella prospettiva evangelica, poiché quando i credenti in Cristo si impegnano in simile lotta, partecipano alla stessa missione salvifica del loro Signore. Nei Vangeli, in effetti, vi sono riportati degli incontri avvenuti tra Gesù e alcune persone colpite dalla cecità in cerca di guarigione. Ai due ciechi che gli chiedevano di riavere la vista Gesù chiese: «Credete voi che io possa fare questo? » Alla loro risposta affermativa e dopo aver toccato loro gli occhi, disse loro: «Sia fatto a voi secondo la vostra fede». Con ciò riacquistarono la vista ( Mt 9,27-31). In un altro episodio avvenuto presso Gerico, quando un cieco fu zittito mentre si rivolgeva a gran voce a Gesù chiedendogli di aver pietà di lui, il Signore si fermò, lo fece avvicinare e gli chiese: «Che vuoi che io faccia per te? » Alla richiesta: «Signore, che io riabbia la vista», Gesù rispose: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato. » (Lc 18, 39-42). Ciò che rende profondamente unico il contatto di Gesù con le persone in difficoltà è la sua capacità di immedesimarsi con loro, di dedicare loro tutta la sua attenzione al fine di aprire il loro problema «ad una prospettiva di soluzione, illuminata dall’annuncio gioioso della salvezza definitiva» (Giovanni Paolo II, Ai Partecipanti all’Incontro organizzato dal Movimento Apostolico Cechi, in Inseg. XVII/2, 1994, p.1041). Il Signore Gesù, nel guarire coloro che ricorrono a Lui, non solo li sana nel loro corpo, nella loro anima e nel loro spirito, ma anche li restituisce al loro ambiente sociale, togliendoli da ogni forma di emarginazione. Non è forse quello che è richiesto ai discepoli di Cristo anche oggi?

5. Il Pontificio Consiglio, che si fa vicino a tutte le persone prive della vista a causa delle malattie che ingenerano la cecità, non può non rivolgere una parola augurale a tutti coloro che soffrono d’una altra forma di cecità, quella dello spirito, in una società nella quale si vedono soltanto i beni materiali, affinché anche loro aprano gli occhi e vedano aldilà di questi interessi immediati, si aprano a Dio e ai fratelli bisognosi e, solidalmente, si prendano cura dei malati della vista fisica come un segno di viva fratellanza.

6. Nel concludere il presente messaggio, voglio spendere una parola di ringraziamento, di incoraggiamento nonché di sollecitudine ai professionisti, alle Associazioni e Organizzazioni, alle Comunità e alle Istituzioni che dedicano le loro competenze e il loro affetto alla cura delle persone provate dalle disabilità visive come alla loro assistenza. Mentre affido alla Santissima Vergine Maria, “Salus Infirmorum”, la riuscita della Giornata Mondiale della Vista 2006, invoco la Benedizione del Signore sulle vostre persone. Possa Iddio misericordioso rendere abbondanti e proficui i frutti dei vostri incessanti sforzi.

+ Javier Card. Lozano Barragán
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