Ivan Cardinal Dias Ivan Cardinal Dias
Function:
Prefect of Propaganda Fidei, Roman Curia
Title:
Cardinal Priest of Spirito Santo alla Ferratella
Birthdate:
Apr 14, 1936
Country:
India
Elevated:
Feb 21, 2001
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian Il Cardinal Dias propone all’Università Urbaniana di “vivere alla scuola dell'unico maestro”
Nov 01, 2006
Presiedendo la Messa di invocazione dello Spirito Santo all’inaugurazione dell’anno accademico

ROMA, martedì, 17 ottobre 2006 (ZENIT.org).- Evitare “la gloria effimera di questo mondo” e mettere in pratica il Vangelo d’amore di Gesù, vivendo alla sua scuola, quella dell’“unico maestro”: è la proposta del prefetto del dicastero missionario nel nuovo anno accademico della Pontificia Università Urbaniana.

Nominato di recente alla guida della Congregazione vaticana per l’Evangelizzazione dei Popoli, il Cardinale Ivan Dias ha presieduto per la prima volta, come gran cancelliere dell’istituzione, l’inaugurazione del corso con la celebrazione della Santa Messa il 12 ottobre.

Durante la celebrazione eucaristica, è stato proclamato il Vangelo di Giovanni (13, 1-17), che inizia dicendo: “Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”.

E’ così che Gesù “vuole indicarci che l'unica vittoria sul male e sulla morte è l'amore”, ha detto il porporato indiano nella sua omelia.

“La generosità non è sempre la caratteristica della vita di ogni giorno”, per paura “di perdere la prosperità e il benessere”, ha constatato il Cardinale; “sembra che amare fino all'estremo privi di qualcosa di essenziale. Si ha timore di distaccarsi da se stessi, di rinunciare a qualcosa di proprio, fossero le cose, il tempo, le abitudini, i sentimenti e i pensieri, le convinzioni”.

“Nella vita di oggi si cerca spesso un'altra grandezza, fosse quella del ruolo, del possesso, del potere sugli altri, dell'importanza, dei riconoscimenti”, ha aggiunto.

Gesù, invece, “si avvicina alla nostra paura di perderci e di dare”; “Gesù sofferente, povero, si china su di noi per purificarci dall'arroganza dell'amore per noi stessi”, ha sottolineato.

“La nostra grandezza – ha detto il presidente del dicastero missionario al corpo accademico dell’Urbaniana – è essere come lui e con lui. Questa è anche la nostra felicità: una vita vissuta nell'amore”.

“Non seguiamo le facili illusioni di un mondo che continua a dirci ‘salva te stesso’ – ha esortato –. Mettiamo in pratica questo Vangelo di amore, di benevolenza, di compassione, per continuare la nostra lotta contro le potenze del male facendo il bene, perché dalla nostra vita, qui all'Università e ovunque siamo e saremo, possano sgorgare energie di amore e di bene per noi e per il mondo intero”.

“Che nessuno di noi insegua la gloria effimera di questo mondo, ma nell'abbassamento”, che non è “servilismo”, “possiamo indicare a tutti il segreto della vita cristiana, che non basta studiare sui libri o nelle aule”, “ma che bisogna vivere alla scuola dell'unico maestro, il Signore Gesù Cristo”, ha concluso.

La Pontificia Università Urbaniana, le cui origini risalgono al 1627, fa parte del dicastero missionario. Le sue funzioni di ricerca e insegnamento si sviluppano nell’ambito del sistema educativo della Santa Sede regolato dalla Congregazione vaticana per l’Educazione Cattolica.

L’Università ha legami accademici con numerosi seminari e istituti – circa cento con 11.000 studenti – di Filosofia, Teologia, Missiologia e Diritto Canonico presenti nei cinque continenti.

Il numero degli studenti immatricolati all’Urbaniana è di circa 1.400 provenienti da oltre cento Paesi; i docenti sono 200, un terzo dei quali non italiani.

L’universalità caratterizza la Pontificia Università Urbaniana nel contesto delle altre università pontificie romane. Ciò si esprime non solo nel numero dei Paesi di origine di studenti e professori – e delle istituzioni collegate –, ma soprattutto nell’attenzione allo studio delle culture e delle grandi religioni mondiali con cui la Chiesa cattolica entra in relazione nel suo impegno missionario “ad gentes”.
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