Missione ed evangelizzazione, sfide della Chiesa di oggi
Jul 25, 2008
Il porporato interviene alla Conferenza di Lambeth.
CANTERBURY, mercoledì, 23 luglio 2008 (ZENIT.org).- "Missione, Giustizia sociale ed Evangelizzazione" sono stati i temi affrontati affrontati questo martedì dal Cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, nel corso dei lavori della Conferenza di Lambeth, l'incontro decennale di tutti i Vescovi anglicani del mondo, in svolgimento a Canterbury (Inghilterra) dal 16 luglio al 3 agosto.
Secondo il porporato, riporta l'agenzia Fides, esiste uno stretto rapporto "tra la missione di annunciare la Buona Novella e la necessità di essere attenti alle necessità dei nostri fratelli riguardanti gli aspetti sociali e della giustizia".
Per questo motivo, è necessario tradurre l'amore verso Dio in opere d'amore nei confronti del prossimo.
Gesù, ha spiegato il Cardinale, ha dato ai suoi discepoli la missione di rinnovare la terra annunciando il messaggio di salvezza.
"Ha voluto che la sua Chiesa fosse dinamica, non statica, e trasformi l'umanità dall'interno, essendo sale della terra e luce del mondo e lievito nella pasta, per preparare l'avvento di una nuova creazione".
"Per un discepolo di Cristo quindi, predicare il Vangelo non è una opzione ma un comando del Signore", ha aggiunto.
Per il Cardinale, "il mandato missionario ci fa entrare nella profondità del cuore di Dio, che vuole che tutti gli uomini, le donne e i bambini siano salvi e giungano alla conoscenza della Verità. Un cristiano quindi deve considerarsi in missione per proclamare la sacra persona e la missione salvifica di Gesù Cristo in tutti i tempi e senza compromessi, e per diffondere i valori del Vangelo in ogni cuore, in ogni casa, in ogni cultura".
Se in passato le tradizionali aree di evangelizzazione erano "il cuore dell'uomo e la casa, la sanità e l'educazione, i malati e gli anziani", ha proseguito, al giorno d'oggi "non possiamo ignorare i nuovi orizzonti che devono essere illuminati dalla luce di Cristo".
Tra questi, ha citato soprattutto i mass media, il mondo della scienza e della tecnologia, quello delle comunicazioni politiche e sociali e dei rifugiati e migranti.
In questo contesto, il Cardinale ha incoraggiato i Vescovi ad agire: "fedeli alla nostra missione dobbiamo essere attivi e non solamente reattivi, leggendo i segni dei tempi e progettando i nostri impegni missionari, fermamente convinti che Colui che ha nelle sue mani il destino dell'umanità ha promesso di essere con i suoi discepoli fino alla fine dei tempi".
Come nei primi tempi dell'era cristiana i pagani erano attratti dalla fede soprattutto vedendo il comportamento dei cristiani, ha osservato, anche oggi il mondo ha bisogno della "testimonianza credibile dei cristiani, che vivono nel mondo, con le sue gioie e dolori, speranze e tribolazioni, ma non sono del mondo".
Per questo motivo, i Vescovi devono incoraggiare i fedeli "a dare testimonianza della speranza che è in loro", mostrando "la bellezza della fede cristiana senza vergogne o compromessi".
Allo stesso modo, possono offrire un importante contributo alla causa dell'evangelizzazione l'inculturazione e il dialogo interreligioso.
La prima, ha ricordato, "è il processo attraverso il quale il messaggio del Vangelo viene incarnato nelle culture e nei contesti locali".
"Purtroppo una delle grandi tragedie dei nostri tempi è il divorzio tra fede e cultura - ha lamentato -. I Vescovi devono quindi incoraggiare le iniziative che hanno per obiettivo l'armonica fusione di fede e cultura attraverso l'arte, la musica, la danza e la liturgia".
Quanto al dialogo interreligioso, il Cardinale Dias ha affermato che "il patrimonio spirituale delle tradizioni religiose non cristiane è un invito a dialogare, non solo in quelle cose che esse hanno in comune con la cultura cristiana, ma anche nelle loro differenze".
Il dialogo, constata, "non è mai un tentativo di imporre il nostro punto di vista agli altri, perché in questo modo il dialogo diventerebbe una forma di dominazione spirituale e culturale, e nemmeno significa abbandonare le nostre convinzioni"; "significa invece, mantenendo ferme le cose in cui crediamo, ascoltare rispettosamente gli altri per discernere tutto ciò che vi è di buono e santo, tutto quello che favorisce la pace e la cooperazione".
Sottolineando la dimensione ecumenica dell'evangelizzazione, il Prefetto del dicastero vaticano ha concluso osservando che l'evangelizzazione "è prerogativa unica dello Spirito Santo, che ha bisogno di canali attraverso cui possa fluire".
"Questo sarà possibile nella misura in cui vi sarà unità e coesione tra i membri della Chiesa, tra loro e i loro pastori, e, soprattutto, tra gli stessi pastori, sia all'interno delle loro comunità come con le altre Confessioni cristiane".
Lambeth Update: A Catholic Cardinal speaks the Truth in Love
Jul 24, 2008
Ivan Cardinal Dias is the kind of leader which the Church needs as we begin this Third Christian Millennium. He spoke the truth in love to our Anglican Friends.
CHESAPEAKE, VA (Catholic Online, 7/24/2008) - Damien Thompson of the Daily Telegraph and the Catholic Herald of London is one of the most accurate journalists covering the unfolding events in the Anglican Communion.
In his daily report entitled “Holy Smoke”, published online for Wednesday, July 23, he wrote the following:
“A senior Vatican Cardinal visiting the Lambeth Conference has delivered an incredible rebuff to its 650 Anglican bishops, telling them they are heading towards "spiritual Alzheimer's" and "ecclesial Parkinson's".
“The comments by Cardinal Ivan Dias, Prefect of the Congregation for Evangelization, must count as one of the rudest things a Vatican prelate has said to Anglicans since the dawn of the ecumenical era.
“It can mean only one thing: Rome - and therefore the Pope - has given up on the Anglican Communion. Here is the quote, from Cardinal Dias's address to the conference yesterday evening:
"Much is spoken today of diseases like Alzheimer's and Parkinson's. By analogy, their symptoms can, at times, be found even in our own Christian communities. For example, when we live myopically in the fleeting present, oblivious of our past heritage and apostolic traditions, we could well be suffering from spiritual Alzheimer's. And when we behave in a disorderly manner, going whimsically our own way without any co-ordination with the head or the other members of our community, it could be ecclesial Parkinson's."
Diaz is one of those Cardinals who favors welcoming traditionalist Anglicans into the Catholic Church. I reckon that liberals will be deeply insulted by his barbs - not least on grounds of political correctness - but that traditionalists will be nodding their heads in agreement.”
Thompsons’ report is only one of multiple reports concerning this extraordinary address given by Ivan Cardinal Dias, the Prefect of the Congregation for the Evangelization of Peoples (Propaganda Fide) at the Lambeth conference.
Here are some further selected words from this powerful, prophetic and deeply honest address given to brothers and sisters in Christ who are facing the promotion of heresy in their ranks.
It was given by a member of the Vatican Congregation charged with ensuring that the true faith is proclaimed and who is generally concerned for their own well being:
“The spiritual combat, described in the Books of Genesis and Revelation, has continued unabated all down the ages. St Paul described it in very vivid terms:
“We are not contending against flesh and blood, but against principalities and powers, against the world rulers of this present darkness, against the spiritual hosts of wickedness in the heavenly places” (Eph 6:12).
“This combat rages fiercely even today, aided and abetted by well-known secret sects, Satanic groups and New Age movements, to mention but a few, and reveals many ugly heads of the hideous anti-God monster: among them are notoriously secularism, which seeks to build a Godless society; spiritual indifference, which is insensitive to transcendental values; and relativism, which is contrary to the permanent tenets of the Gospel.
“All of these seek to efface any reference to God or to things supernatural, and to supplant it with mundane values and behavior patterns which purposely ignore the transcendental and the divine.
“Far from satisfying the deep yearnings of the human heart, they foster a culture of death, be it physical or moral, spiritual or psychological. Examples of this culture are abortions (or the slaughter of innocent unborn children), divorces (which kill sacred marriage bonds blessed by God), materialism and moral aberrations (which suffocate the joy of living and lead often to profound psychic depression), economic, social and political injustices (which crush human rights), violence, suicides, murders, and the like, all of which abound today and militate against the mind of Christ, who came that “all may have life, and have it in abundance” (Jn 10:10).
“Two vital institutions of the human society are particularly vulnerable to such a culture of death: the family and the youth. These must, therefore, receive the special attention, guidance and support of those whom the Holy Spirit has placed as shepherds of the flock entrusted to their pastoral care.”
Ivan Cardinal Dias is the kind of leader which the Church needs as we begin this Third Christian Millennium. This is a new missionary age and the most loving thing which the Shepherds of the Church can do for the faithful is to speak the truth in love.
Conférence de Lambeth : Intervention du cardinal Ivan Dias
Jul 24, 2008
Cité du Vatican, le 24 juillet 2008 - E.S.M. - A la Conférence de Lambeth, le Cardinal Ivan Dias parle des sujets suivants: « Mission, Justice Sociale, Evangélisation » : aujourd’hui, le monde a besoin de personnes qui témoignent de « la beauté de la foi chrétienne, sans hontes et sans compromis ».
Dans le cadre des travaux de la « Conférence de Lambeth », la rencontre décennale de tous les Evêques anglicans du monde qui se tient à Cantorbéry en Angleterre du 16 juillet au 3 août, le Cardinal Ivan Dias, Préfet de la Congrégation pour l’Evangélisation des Peuples, a été invité à prendre la parole le 22 juillet, sur le thème suivant : « Mission, Justice Sociale, Evangélisation »
L’intervention du Cardinal Dias est partie du mandat de Jésus concernant l’évangélisation, et le Cardinal a souligné combien cette question était particulièrement appropriée « en cette Année où nous commémorons le bimillénaire de la naissance du grand évangélisateur, qui s’est converti de Saul le persécuteur des chrétiens, pour devenir Paul l’Apôtre des Nations ». Citant le discours de Jésus à la synagogue de Nazareth où il parle de sa mission en paraphrasant le prophète Isaïe (cf. Luc 4, 18-19), le Cardinal Dias a déclaré que nous pouvions voir le rapport étroit qui existe « entre la Mission d’annoncer la Bonne Nouvelle et la nécessité d’être attentifs aux besoins de nos frères, concernant les aspects sociaux et la justice ». Cela veut dire traduire l’amour envers Dieu en oeuvres d’amour envers le prochain : c’est cela l’essence du Commandement Nouveau de l’amour que Jésus nous a laissé, et sur lequel nous seront jugés au dernier jour. »
Jésus a confié à ses disciples la Mission de renouveler la face de la terre en annonçant le Message du salut à toute l’humanité. « Il a voulu que son Eglise soit dynamique et non statique, et qu’elle transforme l’humanité de l’intérieur, en étant le sel de la terre, la lumière du monde, et le levain dans la pâte, pour préparer l’avènement d’une nouvelle création… Pour un disciple du Christ, prêcher l’Evangile n’est donc pas une option mais un commandement du Seigneur ». Le Cardinal a montré combien l’urgence d’annoncer l’Evangile était actuelle aujourd’hui, tout comme il y a deux mille ans, même si certains ont déclaré naïvement que « Dieu était mort ». Après avoir rappelé l’unicité de Jésus-Christ et l’universalité de son salut, le Cardinal Dias a déclaré : « Le mandat missionnaire nous fait entrer dans la profondeur du Cœur de Dieu, qui veut que tous les hommes, toutes les femmes et tous les enfants soient sauvés et parviennent à la connaissance de la Vérité. Un chrétien doit donc considérer qu’il a une mission pour proclamer la Personne sacrée et la Mission salvifique de Jésus-Christ, dans tous les temps et sans compromis, et pour répandre les valeurs de l’Evangile dans tous les cœurs, dans toutes les maisons, et dans toutes les cultures ».
Le Cardinal Dias a parlé ensuite des problèmes actuels de l’évangélisation : « Si, dans le passé, les domaines traditionnels d’évangélisation étaient le cœur de l’homme et la maison, la santé et l’éducation, les malades et les personnes âgées, nous ne pouvons ignorer les nouveaux horizons qui doivent être éclairés par la Lumière du Christ ». Parmi les modernes « Aréopages » - rappelant la prédication de Saint Paul à l’Aréopage d’Athènes - qui ont besoin d’être évangélisés aujourd’hui, il y a surtout les moyens de communication de masse, le monde de la science et de la technologie, des communications sociales et des politiques, des réfugiés et des migrants, et bien d’autres encore.
« Il y a donc la vaste gamme des cultures et des religions non-chrétiennes, qui exercent une influence profonde sur le manière de penser et sur le style de vie de leurs fidèles. Cette mosaïque de cultures et de religions est rendue plus complexe encore par les questions qui se posent sur l’identité de l’homme et sur le but de sa vie. Dans notre monde postmoderne, bien souvent, les réponses à ces questions ignorent la dimension transcendante de la vie, et cherchent à rendre Dieu sans importance. Dans le monde occidental, qui, en prenant ses distances de ses racines et de ses traditions chrétiennes a créé un contexte de confusion morale, et les principes et les valeurs chrétiennes, morales et éthiques sont menacés de toutes parts ». Devant ce contexte mondiale, le Cardinal a demandé aux Evêques à ne pas être des spectateurs passifs : « Fidèles à notre mission, nous devons être actifs et non pas seulement en réaction, en lisant les signes des temps, et en préparant nos engagements missionnaires, fermement convaincus que Celui qui a dans ses mains la destinée de l’humanité a promis d’être avec ses disciples jusqu’à la fin des temps ».
De nos jours, parmi les voies de l’évangélisation, le Cardinal a indiqué tout d’abord le caractère exemplaire de la vie chrétienne. Aux premiers temps de l’ère chrétienne, les païens étaient attirés par la foi, en voyant surtout l’attitude des chrétiens, leur manière de vivre. Le monde a encore besoin aujourd’hui du « témoignage crédible des chrétiens qui vivent dans le monde, avec ses joies et ses peines, ses espérances et ses tribulations, mais qui ne sont pas du, monde ». Aussi les Evêques doivent-ils inviter les fidèles à “donner le témoignage de l’espérance qui est en eux », parce que le monde a besoin de personnes comme le Cardinal Newman, Chesterton, Lewis, Hilaire Belloc, et de nombreux autres qui ont témoigné brillamment de « la beauté de la foi chrétienne, sans hontes et sans compromis ».
Deux autres voies peuvent contribuer à la cause de l’évangélisation : l’inculturation et le dialogue interreligieux. « L’inculturation est le processus par lequel le Message de l’Evangile est incarné dans les cultures et dans les contextes locaux. Malheureusement, une des deux grandes tragédies de notre temps, est le divorce entre la foi et la culture. Les Evêques doivent donc encourager les initiatives qui ont pour objectif la fusion harmonieuse de la foi et de la culture, par le moyen de l’art, de la musique, de la danse et de la liturgie ».
A propos du dialogue interreligieux, le Cardinal Dias a rappelé que, même dans les autres traditions religieuses et culturelles il y a des éléments authentiques, bons et saints. « Le patrimoine spirituel des traditions religieuses non chrétiennes est une invitation à dialoguer, non seulement dans les choses qu’elles ont en commun avec la culture chrétienne, mais aussi dans les leurs différences. Le dialogue, en effet, n’est jamais une tentative pour imposer notre point de vue aux autres, parce que, de cette manière, le dialogue deviendrait une forme de domination spirituelle et culturelle, ce qui, ne veut dire en rien abandonner nos convictions. Cela veut dire en revanche, en maintenant fermes les choses dans lesquelles nous croyons, écouter respectueusement les autres, pour discerner ce qu’il y a de bon et de sain, tout ce qui favorise la paix et la coopération ». Le Cardinal a rappelé ensuite les différentes formes de dialogue au plan interreligieux – de vie, d’idées, d’expériences – et a invité à savoir prendre dans les religions non chrétiennes ces valeurs qui peuvent être une point de départ valable pour un dialogue interreligieux fructueux.
Le Cardinal a parlé ensuite de la dimension œcuménique de l’évangélisation : « L’Evangélisation est une prérogative unique du Saint-Esprit, qui a besoin de canaux par lesquels elle peut s’écouler. Cela sera possible dans la mesure où existeront l’unité et la cohésion entre les membres de l’Eglise, entre eux et leurs pasteurs, et, surtout, entre les pasteurs eux-mêmes, au sein de leurs communautés, et avec les autres Confessions chrétiennes. Quand on agit dans l’unité d’intentions et de cœur, l’engagement missionnaire en est renforcé ; mais quand la diversité dégénère dans la division, elle devient un contre-témoignage qui compromet sérieusement leur image et les tentatives d’annoncer la Bonne Nouvelle de Jésus. »
Pour terminer, le Cardinal Dias a invité à regarder vers Marie, l’Etoile de la Nouvelle Evangélisation, qui peut être le modèle pour les chrétiens, le point de référence pour le dialogue interreligieux, et un guide pour les Evêques dans leur ministère de discernement.
No podemos ignorar los nuevos horizontes que deben ser iluminados por la luz de Cristo
Jul 23, 2008
Intervención del cardenal Dias en la Conferencia de Lambeth, que reúne a los obispos anglicanos cada 10 años.
Miércoles, 23 jul (RV).- El tema del testimonio cristiano ha estado en el centro de la intervención del cardenal Ivan Dias, prefecto de la Congregación para la Evangelización de los Pueblos, en la Conferencia de Lambeth que tiene lugar cada diez años y que reúne a todos los obispos anglicanos del mundo y se desarrolla en Canterbury. El purpurado se detuvo también en los desafíos de la evangelización.
“Si en el pasado las áreas tradicionales de evangelización eran el corazón del hombre y la casa, la sanidad, la educación, los enfermos y los ancianos no podemos ignorar los nuevos horizontes que deben ser iluminados por la luz de Cristo”.
Entre los modernos “areópagos” que tiene necesidad de ser evangelizados -añadió el purpurado- están sobre todo los medios de comunicación, el mundo de la ciencia y de la tecnología, de las comunicaciones políticas sociales, de los refugiados y migrantes, ect.
Sobre el diálogo interreligioso -según ha indicado la agencia FIDES- el cardenal Dias confirmó que también en las otras tradiciones religiosas y culturales existen elementos auténticos buenos y santos. “El patrimonio espiritual de las tradiciones religiosas no cristianas es una invitación a dialogar no solamente sobre aquellas cosas que tienen en común con la cultura cristiana, sino también sobre sus diferencias.
Dialogar significa, manteniéndose con firmeza en las cosas que creemos, escuchar respetuosamente a los demás para discernir todo lo que hay de bueno y de santo, todo lo que favorece la paz y la cooperación”.
El cardenal ha ilustrado asimismo la dimensión ecuménica de la evangelización: “la Evangelización es una prerrogativa única del Espíritu Santo que tiene necesidad de canales por los cuales pueda fluir. Esto será posible en la medida en que habrá unidad y cohesión entre los miembros de la Iglesia, entre ellos y sus pastores, y, sobre todo entre los mismos pastores, tanto dentro de sus comunidades como con otras confesiones cristianas”.
Hay que subrayar que en un mensaje a la Conferencia de Lambeth, el patriarca de Moscú y de todas las Rusias, Alexio II, recuerda la enorme responsabilidad de “elegir entre normas morales bíblicas y las tendencias que consideran el pecado y el permisivismo general como manifestaciones de amor y tolerancia”. El patriarca, que se ha referido al tema de la homosexualidad en el centro de los debates de la iglesia anglicana, desea también que sea posible continuar manteniendo las relaciones entre las iglesias que enviaron representadas en Lambeth.
También el arzobispo ortodoxo de Atenas y de toda Grecia Jerónimo, ha deseado que “en ocasión del Año paulino, la comunión anglicana “reflexione sobre el grado en la que permanece fiel o se haya desviado de las enseñanzas y de los principios paulinos”.
Bénédiction Apostolique du Cardinal Ivan Dias, au nom du Pape Benoît XVI
May 27, 2008
Rome, le 27 mai 2008 - E.S.M. - « Que Dieu bénisse la Chine »: Bénédiction Apostolique donnée par le Cardinal Ivan Dias, au nom du Pape Benoît XVI, au terme de la cérémonie pour la Journée de Prière pour l’Église de Chine
« Que Dieu bénisse la Chine »: Bénédiction Apostolique donnée par le Cardinal Ivan Dias, au nom du Pape Benoît XVI, au terme de la cérémonie pour la Journée de Prière pour l’Église de Chine
« Tian Zhuu Jiang Fu Zhong Guo (Dieu bénisse la Chine) » : c’est ainsi que le Cardinal Ivan Dias, Préfet de la Congrégation pour l’Évangélisation des Peuples, a terminé son homélie de la Messe célébrée le samedi 24 mai à l’occasion de la Journée de prière pour l’Église de Chine. La cérémonie a eu lieu dans la Basilique de Sainte Marie Majeure, appelée par le Cardinal lui-même, « la Mère de tous les Sanctuaires mariaux ».
La Messe solennelle concélébrée de Rome a été la réponse aux indications du Pape Benoît XVI dans la Lettre aux catholiques chinois du 30 juin 2007. En outre, les catholiques chinois fêtent le 24 mai la Sainte Vierge sous le vocable de Marie « Secours des Chrétiens », vénérée au sanctuaire marial de Sheshan, dans le Diocèse de Shanghai. Mille personnes environ, catholiques ou non, chinois, italiens et d’autres Pays, ont observé une minute de silence pour rappeler les victimes du tremblement de terre du Sichuan ; les cloches de la Basilique ont sonné pendant la prière des fidèles. Les fidèles chinois venus de Prato, de Florence, de Naples, de Milan, de Trévise etc., avec des fidèles italiens et ceux de Rome, ont assisté, avec les séminaristes du Collège Urbain à la Messe concélébrée par environ 80 prêtres chinois et italiens. La liturgie a été célébrée en chinois et en italien avec les chants chinois.
Le Cardinal Dias a souligné les fruits recueillis un an après la Lettre du Pape, et en particulier l’unité entre les catholiques chinois, la proximité et les gestes d’amitié entre le Saint-Siège et la Chine, comme le concert qui « a été un beau geste des autorités chinoises envers le Saint-Père. Et le Saint-Père a eu une pensée reconnaissante pour la population chinoise. Après le tremblement de terre, le Pape a manifesté sa grande sensibilité, lors de l’audience générale aussitôt après la tragédie, en encourageant les sauveteurs et les survivants, et en lançant un appel au monde entier pour qu’il aide la population chinoise touchée par le séisme. Ensuite, le Saint-Père a écrit en personne la Prière à Notre-Dame de Sheshan, et a insisté pour que nous aussi, aujourd’hui, nous célébrions cette Messe. Dans l’homélie, le Cardinal Dias a également déclaré : « Au Paradis, il n’y aura pas de distinction entre catholiques souterrains et catholiques officiels… Le Pape apprécie la fidélité des catholiques chinois ».
Le Cardinal a souligné en outre l’importance de s’unir à l’attitude de la Sainte Vierge comme elle est représentée dans la statue de Notre-Dame de Sheshan, quand elle lève son Fils et le présente au monde. Le Cardinal Dias a terminé son homélie en langue chinoise.
Le responsable du Bureau de l’Immigration de la Conférence Épiscopale Italienne, a pris à son tour la parole à la fin de la Messe. Il a exprimé la solidarité et le salut chaleureux du Responsable du Bureau et des catholiques italiens. Il a exprimé en outre la pleine disponibilité de la part de l’Église italienne à aider les fidèles chinois qui vivent en Italie, mais aussi ceux qui sont en Chine. Enfin, le Cardinal Ivan Dias, a donné la Bénédiction Apostolique au nom du Pape Benoît XVI.
En Chine, plus de mille fidèles de Pékin et de nombreuses autres parties de la Chine se sont rendus au Sanctuaire marial de Hou Sang Yu, ou dans d’autres Sanctuaires proches de leurs diocèses, pour vivre cette Journée de Prière en communion avec l’Église universelle.
Cardinal Dias tells Chinese Catholics the Pope blesses them all, wants to see them united
May 25, 2008
For the first time official and underground Catholics are gathered together in public in response to a plea by Benedict XVI to pray for the Church in China and its mission. Chinese Catholics from Hong Kong, Singapore and Taiwan are present at the event. The Martyrs are remembered.
Rome (AsiaNews, 05/24/2008) – The first gathering of Chinese Catholics in Italy received the greetings and blessing of the Pope through Card Ivan Dias, prefect for Congregation for the Evangelisation of Peoples. The occasion was the World Day of Prayer for the Church in China, which the Pope set for the day Chinese Catholics celebrate Mary, Help for Christians, who is venerated at the Sheshan shrine, near Shanghai.
Cardinal Dias led the Mass in Rome’s Saint Mary Major Basilica along with hundreds of priests from the official and unofficial Church, as well as from other nationalities. He stressed that the unity expressed today by the Chinese is an important fruit of Benedict XVI’s work.
Often, under the pressure of the regime’s propaganda, Catholics from the official Church are afraid to publicly show their attachment to the Pope, concerned they might be accused of being anti-patriotic. By contrast underground Catholics tend to be intransigent towards official Catholics. But for the cardinal “in heaven there will be no official or underground Catholics because we shall all be children of God. And for the Pope this unity should also be seen on this earth.”
The prelate referred to the “suffering of the past”, calling on everyone to forgive past wrongs. He also highlighted recent signs of thawing relations between China and the Vatican like the 7 May concert by the Beijing Philharmonic Orchestra which “offered by government authorities to the Holy Father” as well as the Pontiff’s appeal and prayers for the victims and survivors of the Sichuan earthquake.
Conducted with solemnity, the ceremony included songs in Chinese and prayers in Italian and Chinese. The presence of hundreds of Catholics friends of China and overseas Chinese, including some from Hong Kong, Singapore and Taiwan, marked the religious and non-political nature of the event.
Groups of Chinese immigrants came by bus or train from Milan, Treviso, Prato, Florence and Naples. Upon their arrival in Rome at dawn some visited St Peter’s Basilica and the Colosseum to remember Christian martyrs of every epoch, including those of China.
In the universal prayer during the Eucharist, prayers were recited for the Pope and Chinese authorities, but it was decided that no prayers should be said for the faithful in prison.
During the canon the “martyrs, especially those of China” were remembered.
At the end of the service the assembly recited the prayer Benedict XVI wrote for our Lady of Sheshan. Cardinal Dias reminded everyone present that today in all the churches of the world these words were recited in prayer, urging them to be united and undertake the evangelisation of China and of Chinese immigrant communities in Italy.
Visite Apostolique en Éthiopie et à Djibouti du Cardinal Ivan Dias
Apr 30, 2008
Rome, le 30 avril 2008 - E.S.M. - Visite Apostolique en Éthiopie et à Djibouti du Cardinal Ivan Dias, envoyé spécial du Saint-Père Benoît XVI, pour la clôture des Cérémonies et des Célébrations à l’occasion du Nouveau Millénaire Chrétien, qui se termine par le Congrès Eucharistique National
Le Cardinal Ivan Dias, Préfet de la Congrégation pour l’Évangélisation des Peuples, se rendra en visite en Éthiopie, où, comme Envoyé Spécial du Pape Benoît XVI, il conclura à Addis-Abeba, le dimanche 4 mai, les Célébrations pour le Nouveau Millénaire Chrétien, qui se termine par le Congrès Eucharistique National. Pendant ce voyage, le Cardinal Dias visitera le Vicariat Apostolique de Meki et le Diocèse de Djibouti.
Le programme de la visite du Cardinal Dias prévoit son arrivée à Addis-Abeba le 1° mai. Il rendra ensuite visite au Président de la République S.Exc. M. Ato Girma Woldeghiorghis, et au Patriarche d’Éthiopie, Sa Sainteté Abba Paulos. La première rencontre avec les fidèles aura lieu dans la Cathédrale catholique d’Addis-Abeba. Le vendredi 2 mai, le Cardinal Dias célèbrera la Messe dans la Cathédrale d’Addis-Abeba, à laquelle assisteront en particulier les personnes consacrées appartenant aux Congrégations et Instituts de vie apostolique présents en Éthiopie. Dans l’après-midi, il rencontrera les séminaristes, les professeurs et les formateurs de l’Institut de Philosophie et de Théologie « St. Francis », puis ce sera la visite au Siège provisoire de l’Université Catholique d’Éthiopie « St. Thomas Aquinas » (ECUSTA), et au Centre dirigé par les Religieuses Missionnaires de la Charité, à Asco, pour les enfants séropositifs orphelins.
Le samedi 3 mai, il visitera le Vicariat Apostolique de Meki ; il célèbrera la Messe dans la cathédrale, il rencontrera le Vicaire Apostolique, les prêtres, les religieux et les religieuses, les laïcs, puis il visitera plusieurs Institutions dirigées par l’Église
Le dimanche 4 mai, à 9 heures, le Cardinal Dias assistera à la Messe solennelle concélébrée, qui marquera la clôture du Congrès Eucharistique National, dans l’église paroissiale “Mary Help of Christians”, dirigée par les Salésiens, à Mekanissa, Addis-Abeba. La liturgie, en rite oriental, sera présidée par S. Exc. Mgr Berhaneyesus D. Souraphiel, Archevêque métropolite d’Addis Abeba et Président de l’Assemblée des Évêques d’Éthiopie. Le Cardinal Dias prononcera l’homélie. Dans l’après-midi, le Cardinal rencontrera les Evêques pour un échange de vues sur la situation, sur les problèmes de l’Eglise Catholique en Éthiopie.
Le lundi 5 mai sera consacré à la visite à l’Église de Djibouti. Le Cardinal Ivan Dias, après la visite de courtoisie rendue au Président de la République, S. Exc. M. Ismail Omar Guelleh, présidera la Messe solennelle concélébrée dans la Cathédrale de Djibouti, récemment restaurée. Il assistera aussi à une réception à l’occasion du 3° anniversaire de l’élection du Pape Benoît XVI. Le mardi 6 mai, le Cardinal Dias quittera Djibouti pour Addis-Abeba, et, dans la soirée, il retournera à Rome. (S.L.)
VATICAN - Lettre du Pape Benoît XVI au Cardinal Ivan Dias, Envoyé Spécial aux Cérémonies pour le Nouveau Millénaire Chrétien en Éthiopie, à l’occasion du Congrès eucharistique National
Le 1° mars 2008, le Pape Benoît XVI a nommé le Cardinal Ivan Dias, Préfet de la Congrégation pour l’Évangélisation des Peuples, comme Son envoyé Spécial aux Cérémonies pour le Nouveau Millénaire Chrétien en Éthiopie ; les cérémonies auront lieu à Addis-Abeba du 2 au 4 mai 2008, à l’occasion du Congrès Eucharistique National éthiopien. Envoyé Spécial, le Cardinal sera accompagné d’une Mission composée de l’Abbé Tsegaye Kenini, de l’Archidiocèse de Addis-Abeba, ancien Secrétaire Général de l’ « Ethiopian Catholic Secretariate » ; du Père Tesfaye Tadesse, M.C.C.J., Supérieur Provincial des Missionnaires Comboniens en Éthiopie et Président de la Conférence des Supérieurs Majeurs des Religieux d’Éthiopie. A l’occasion de la nomination comme envoyé Spécial, le Saint-Père a envoyé une Lettre rédigée en latin au Cardinal Ivan Dias, qui porte la date du 27 mars 2008, et a été rendue publique le 26 avril. (S.L.)
Mary Inspires Believers to Fight Evil, Says Cardinal
Dec 13, 2007
Papal Envoy Opens Jubilee Year in Lourdes.
LOURDES, France, DEC. 11, 2007 (Zenit.org).- The papal envoy sent to open the jubilee year of the Marian apparitions in Lourdes said that Mary inspires an attitude of "permanent battle" for good against the forces of evil.
Cardinal Ivan Dias, prefect of the Vatican Congregation for Evangelization of People, opened the jubilee celebrations in France on Saturday, feast of the Immaculate Conception, the title with which Mary introduced herself when she appeared to Bernadette Soubirous in 1858.
The cardinal said that the struggle between the forces of good and evil "began at the beginning of human history, and will continue until the end."
Cardinal Dias said that today "this battle is even bloodier than in Bernadette's time."
"The world finds itself terribly deceived in the spiral of relativism that desires to create a society without God, a relativism that erodes the permanent and unchangeable values of the Gospel; and of religious indifference that remains unconcerned before the higher good of things relating to God and the Church," he added.
But, he said "a mother has bent down from heaven, concerned for her sons who live in sin, far from Christ." The cardinal said Mary enters into world history, which marks "the hostilities between her and the devil, as described in Genesis and Revelation."
"The Virgin is weaving a network of her spiritual sons and daughters in order to launch a strong offensive against the deadly forces and to prepare for the final victory of her divine son Jesus Christ," stressed Cardinal Dias.
The weapons are "conversion of heart, a great devotion to the holy Eucharist, daily recitation of the rosary, constant prayer without hypocrisy, and accepting sufferings for the salvation of the world," he affirmed. "The final victory will be God's."
L'Osservatore Romano noted that for a moment during the celebrations, "around 4:15 p.m. [...] thanks to an international radio connection, everyone prayed to Mary together with the Pope."
Inaugurazione dell’anno accademico 2007/2008
Oct 10, 2007
Omelia di Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Ivan Dias alla celebrazione Eucaristica di inaugurazione dell’anno accademico 2007/2008 della Pontificia Università Urbaniana
Romani 12,9-21 ; Luca 10,25-37.
Cari fratelli e sorelle, con gioia iniziamo l’anno accademico dell’Università Urbaniana stringendoci attorno alla mensa del Signore, lui che è l’unico vero maestro e Signore della nostra vita. Veniamo da tanti paesi, che rappresentano mondi e culture diverse. Tuttavia siamo parte di un’unica famiglia senza confini, in cui quanto ci potrebbe separare si compone nella comunione con il Signore e nell’ascolto fedele della sua parola. Molti di voi portano forse con sé le ferite dei vostri popoli, quelle della guerra, delle malattie, di condizioni materiali difficili, talvolta persino della persecuzione. Non siamo qui per dimenticare o per fuggire da situazioni complicate, bensì per prepararci a tornare nei nostri paesi e nelle situazioni da cui veniamo come missionari, uomini e donne colti e santi che non vivono per se stessi, ma per il Signore che è morto e risorto per noi.
Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci aiuta a comprendere il senso della vita cristiana ed anche del nostro essere qui. Quel dottore della legge aveva una domanda vera: come ereditare la vita eterna? Conosceva i comandamenti, come Gesù stesso riconosce, e si sentiva giusto, sicuro del suo amore per Dio, ma era ancora incerto su quello per il prossimo, come rivela la domanda rivolta al Signore: “Chi è il mio prossimo?” Forse siamo troppo sicuri anche noi del nostro amore. Infatti, siamo qui proprio perché vogliamo seguire il Signore. Eppure la risposta di Gesù ci interroga nel profondo in un mondo di uomini e donne che sono più simili al sacerdote e al levita che al samaritano, Il Vangelo non si sofferma a descrivere quell’uomo assalito dai briganti. Non dice se era ricco o povero, buono o cattivo, intelligente o ignorante. Era uno come tanti, come quelli che incontriamo o abbiamo incontrato anche noi nella nostra vita o per le strade di questa città.
Viene sorpreso su una strada deserta, derubato, picchiato a morte e lasciato lì. Passa un sacerdote, poi un levita, infine un samaritano. I primi due hanno fretta, devono correre al tempio, sono uomini religiosi, non hanno tempo da perdere con quel poveraccio. Poi passa un samaritano, uno che non c’entrava niente con quell’uomo. Se quel poveraccio era uno della Giudea, la distanza tra i due era accentuata dall’inimicizia esistente tra giudei e samaritani. Eppure proprio un estraneo si ferma. Perché? Quale è la differenza tra i primi due e il samaritano? Tutti e tre camminano sulla stessa strada e vedono quell’uomo. I primi due passano oltre, mentre il terzo, quando lo vede, ne ha compassione e si ferma. Cari fratelli e sorelle, la compassione fa la differenza, perché essa avvicina, colma le distanze, sconfigge la paura e i pregiudizi, insegna a prendersi cura di chi giace nel bisogno. Nei Vangeli sinottici la compassione è un sentimento tipico di Gesù. Per questo i Padri della Chiesa videro nel Buon Samaritano il Signore stesso, che si piega sulle ferite dell’umanità come guaritore e salvatore.
Il Vangelo ci interroga in un mondo in cui la distanza con i poveri è diventata un abisso, in cui la paura porta al fastidio, al disprezzo e persino alla violenza nei loro confronti. La compassione è il tratto distintivo del cristiano. Essa avvicina e insegna a compiere quei gesti semplici e concreti di solidarietà. La compassione è la via all’amore per il prossimo, che, come abbiamo visto nella parabola, passa attraverso la cura di quel poveraccio. È significativo che la domanda finale del Signore al dottore della legge ribalta quella iniziale, Il dottore della legge aveva chiesto chi fosse il suo prossimo. Gesù risponde: “Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?” Per conoscere il prossimo bisogna farsi prossimi degli altri, a cominciare da coloro che si trovano nel bisogno. Il discepolo è colui che si fa prossimo alle ferite dei bisognosi, che non ha paura di vivere nella compassione e obbedisce all’invito di Gesù, senza i distinguo del mondo in cui viviamo: “Va, e anche tu fa lo stesso”.
Ci si potrebbe chiedere che c’entra questo brano evangelico con il nostro essere qui in una istituzione accademica, che ci chiede innanzitutto di essere bravi docenti e ottimi studenti.
Cari amici, senza l’amore per gli altri, soprattutto per i poveri, ogni scienza è inutile. Se non viviamo per il Signore e per gli altri, il nostro è tempo perso. L’apostolo Paolo, uomo di grande cultura e non certo di poca fede, in quel bel brano della lettera ai Romani, dopo averci istruiti sul senso e sulla novità della salvezza in Cristo, esorta a una vita nella carità, e termina le sue parole con quell’invito emblematico: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male”. Queste parole contengono una grande sapienza, che ci aiuta a riscoprire la forza e la straordinarietà della vita cristiana, ci rafforza nella necessità di entrare con lo studio nella conoscenza dei misteri divini per condurre la nostra battaglia per il bene con l’intelligenza di una ragione nutrita dalla fede e dalla carità. Siamo in un mondo dove tutto sembra diventare provvisorio, persino le scelte di vita, in cui tutto viene messo in discussione e l’uomo si sente padrone assoluto della vita e della morte. Perciò, rimaniamo ancorati al Signore, rafforziamo la nostra conoscenza di lui, amiamolo come egli ci ha amati, amiamo tuffi senza distinzione, per diventare annunciatori instancabili del Vangelo. Diventiamo missionari dell’amare di Dio, donne e uomini saggi e santi al servizio di Dio e dell’umanità. Che la Vergine Maria, Madre di Dio, ci aiuti ad accogliere con obbedienza la voce del Figlio, perché anche noi cresciamo in sapienza e grazia davanti a Dio e agli uomini!
Le Président Dos Santos reçoit le Cardinal catholique
Jul 22, 2007
Le Président angolais, José Eduardo dos Santos, à Luanda, le préfet de la Congrégation pour l'Evangélisation des peuples, le Cardinal Ivan Dias, en visite pastorale en Angola, depuis mercredi dernier.
Angola Press Agency (Luanda, 16 Juillet 2007) Un jour après son arrivée, le cardinal Ivan Dias a transmis un message "cordial et de salutation" du Pape Benoît XVI, au peuple angolais, au cours d'une audience lui concédée par le Premier ministre en exercice, João Baptista Kussumua.
Durante son séjour en Angola, le Prélât catholique présidera l'ouverture, vendredi prochain, à Luanda, de la Conférence de l'Association Inter-Régionale des Evêques de l'Afrique australe (IMBISA).
Pour cette rencontre de quatre jours, le chef de l'Etat, rappelle-t-il, a été invité à participer à son ouverture, au cours d'une audience qu'il a concédé, en Mars dernier, à une délégation des Evêques de la Conférence Episcopale d'Angola et São Tomé (CEAST).
Pope`s Envoy Urges Catholic Faithful to Preach the Gospel
Jul 18, 2007
The prefect of the Congregation for the Evangelisation of Peoples, Cardinal Ivan Dias Wednesday in Lubango city urged the Catholic faithful to preach the Gospel mainly to non-Christians and those who for any reason gave up Christianity.
Lubango, 18/07/2007 (Angop) – The prefect of the Congregation for the Evangelisation of Peoples, Cardinal Ivan Dias Wednesday in Lubango city urged the Catholic faithful to preach the Gospel mainly to non-Christians and those who for any reason gave up Christianity.
Speaking during a mass at Sé Cathedral of Lubango, Ivan Dias affirmed that this is every Christians’ mission, according to Jesus Christ`s order "go across the world and announce the gospel to all creatures".
The Cardinal, who also greeted and blessed believers of the archdiocese on the behalf of Pope Benedict XVI, also appealed to the faithful to display spiritual values.
He also called for the matrimonial life, protecting the life at every stage (no to abortion), seeking Priesthood, love to thy neighbour mainly for the poor and marginalised people.
After homily, the priest met with Catholic missionaries of Lubango Diocese.
Accompanied by the apostolic nuncio, Ângelo Beccio and the archbishop of Benguela Don Óscar Braga, the Cardinal held a courtesy meeting with the acting governor, Adriano da Silva upon his arrival in Huila.
The Pope`s envoy was expected back in Luanda this Wednesday.
Le Chef de l`Etat angolais a reçu le Cardinal Ivan Dias
Jul 17, 2007
Le Chef de l`Etat José Eduardo dos Santos recevant en audience le Cardinal Ivan Dias.
(angolapress-angop.ao) Luanda, 16/07 - Le Président de la République, José Eduardo dos Santos a reçu lundi en audience, à Luanda, le préfet de la Congrégation pour l`Evangélisation des Peuples, le Cardinal Ivan Dias.
Le cardinal préfet n`a fait aucune déclaration à la presse à l`issue de son audience au Palais présidentiel.
Un jour après son arrivée dans la capitale angolaise, le cardinal Ivan Dias a transmis un message du Pape Benoît XVI, au peuple angolais, au cours d`une audience que lui a accordée le premier ministre en exercice, João Baptista Kussumua.
Durante son séjour angolais, le Prélât catholique présidera vendredi prochain la cérémonie d`ouverture de la Conférence de l`Association Interrégionale des Evêques de l`Afrique Australe (IMBISA).
Top Vatican Official to Make Pastoral Visit
Jul 14, 2007
The Prefect of the Congregation for the Evangelisation of Peoples, Cardinal Ivan Dias, will make a pastoral visit to Angola from 11 to 23 July.
Catholic Information Service for Africa (Nairobi, 10 July 2007) According to an itinerary published by FIDES, Cardinal Dias will have a meeting on Friday in the capital Luanda with missionaries serving in Luanda, Viana and Caxito. On Saturday, he will travel to the enclave of Cabinda to preside over mass at the cathedral and visit the Catholic mission at Landana.
On Sunday he will go to Uije to preside over mass concelebrated by the bishops of the Catholic Bishops' Conference of Angola and Sao Tomé and take part in celebrations to mark the 40th anniversary of the creation of the diocese.
When he visits Huambo, next Tuesday, Cardinal Dias will have meetings with the governor, missionaries and with major seminarians. He will then go to Lubango to preside over a mass for the ten years of the Angolan Institute of Religious Sciences.
On July 20, in Luanda, Cardinal Dias will open the Inter-Regional Meeting of Bishops of Southern Africa IMBISA, which includes the Catholic bishops of Angola and Sao Tomé, Botswana, Lesotho, Mozambique, Namibia, South Africa, Swaziland and Zimbabwe.
Rome Cardinal Transmits Pope's Message to Angolan People
Jul 13, 2007
A "cordial and greeting" message from Pope Benedict XVI to the Angolan people, was handed over this Thursday, here, by the prefect of the Congregation's for Peoples Evangelisation, cardinal Ivan Dias, to the acting prime minister, João Baptista Kussumua.
Angola Press Agency (Luanda, July 12, 2007) During a special audience, the envoy of Benedict XVI said that he also transmitted blessings sent by the Holy Father to Angolans and well wishes for Angola's prosperity.
Ivan Dias is in the country since Wednesday, in a 13-day pastoral visit, in which he will open on July 20, a conference of the Southern African Inter Regional Bishops Association (IMBISA) and, two days after, the appointment of the first Bishop of Caxito's Diocese, António Jaka.
The prefect of the congregation for Peoples Evangelisation will also visit the dioceses of Luanda, Cabinda, Benguela and Malanje, the archdioceses of Huambo and Lubango, and will meet with bishops of Angola and Sao Tome's Episcopal Conference.
Le message de Grignion de Montfort aux prêtres du XXIe s.
Jun 11, 2007
« La nouvelle évangélisation, grand défi du nouveau millénaire »
ROME, Lundi 28 mai 2007 (ZENIT.org) – « Saint Louis Marie Grignion de Montfort nous montre comment connaître, aimer, et servir Notre Seigneur en ayant Marie comme mère, modèle, et guide », affirme le cardinal Ivan Dias, qui a présenté ce « raccourci » pour la sainteté des prêtres du XXIe s.
Le « Traité sur la vraie dévotion à Marie », écrit par Saint Louis-Marie Grignion de Montfort (1673-1716) début 1700, bien qu’il soit adressé à tous les chrétiens en général, peut être appliqué de manière particulière aux prêtres, pour qu’ils « soient saints » selon le désir exprimé par le pape Jean-Paul II, et qu’ils soient prêtres « selon le Sacré Cœur de Jésus », a affirmé le cardinal Ivan Dias, préfet de la congrégation pour l’Evangélisation des peuples, qui soulignait l’importance du « Traité » dans sa vie sacerdotale, au cours d’une intervention à Dublin, le 24 mai, dans le cadre d’un séminaire sur « La nouvelle évangélisation : prêtres et laïcs - Le grand défi du nouveau millénaire ».
Le cardinal Dias a confié que dans le petit volume providentiellement acquis dans une librairie de Bombay, il a connu le secret que Saint Louis Marie Grignion de Montfort révélait, « un raccourci pour la sainteté » : « le secret est Marie, le chef d’œuvre de la création de Dieu. Louis de Montfort nous montre comment connaître, aimer, et servir Notre Seigneur avec Marie pour mère, modèle et guide. Ce livre est un trésor inestimable ». Dans le Traité, dont la lecture a été recommandée par de nombreux pontifes, Saint Louis Marie Grignion de Montfort « présente une image vivante de la Bienheureuse Vierge Marie très importante dans son rapport avec les prêtres ».
Le préfet de la Congrégation pour l’Evangélisation des peuples a réfléchi à partir des trois principales dimensions de la vocation sacerdotale : un appel à la sainteté, un appel au service, un appel au combat spirituel. « Saint Louis-Marie nous enseigne comment Marie peut assumer un rôle essentiel dans chacun d’eux » a dit le cardinal. La sainteté consiste à aimer Dieu par-dessus tout de tout notre cœur, de toute notre âme, et de tout notre esprit. Pour atteindre cet objectif, Grignion de Montfort invite à se consacrer complètement à Jésus à travers Marie, dans un « esclavage d’amour ». Un esclavage qui certainement ne dégrade pas la personne humaine, mais l’ennoblit et élève la dignité humaine ».
La Vierge Marie constitue un exemple à suivre : « Elle s’est remise totalement à Dieu comme sa créature sans rien garder pour elle-même. Son existence entière a été tournée uniquement vers Dieu. De cette façon la Bienheureuse Vierge Marie nous enseigne à nous prêtres à nous garder de nous mettre sur un piédestal ou à prendre pour nous-même la gloire due seulement à Dieu. Un prêtre doit constamment se rappeler à soi-même que sa vocation sacerdotale est un don libre à Dieu, non à cause de mérites personnels, de talents, ou d’objectifs atteints, mais pour sa sanctification et pour construire le peuple de Dieu ».
Concernant le thème de l’humble service de l’amour qui caractérise la vocation sacerdotale, le cardinal Dias a rappelé qu’à l’école de spiritualité de Montfort, « un prêtre qui se consacre comme esclave de l’amour ne peut jamais considérer comme sa propriété personnelle aucune chose qu’il possède : sa position et ses talents, ses biens matériels, les personnes confiées à ses soins pastoraux. Toute chose lui a été donnée seulement pour être administrée ». Quand l’Archange Gabriel s’est éloigné de Marie après l’Annonciation, Marie ne s’est pas complu de la nouvelle dignité dont elle avait été investie, d’être la Mère de Dieu, « mais alla en hâte aider sa cousine Elisabeth qui, à un âge avancé, attendait un enfant ». Aux noces de Cana, tandis que tous festoyaient pendant le banquet, Marie s’aperçut des jarres de vin qui étaient vides et convainquit Jésus d’accomplir son premier miracle.
« Pour Marie, être créature du Seigneur signifie sortir et aller à la rencontre des besoins des autres, et elle continue à faire cela aujourd’hui encore, de son trône du ciel. Marie nous enseigne… à mettre notre temps et nos talents au service de Dieu et de notre prochain ». Le cardinal a ensuite cité plusieurs épisodes évangéliques de la vie du Christ, liés au service, qui constituent un exemple valable pour le déroulement du ministère sacerdotal.
La troisième considération du cardinal Dias, liée à la vocation sacerdotale, concerne le combat spirituel. La lutte contre le mal a commencé dans le jardin d’Eden, au début de l’histoire humaine. Déjà Dieu voulut que Marie entrât en scène et y restât jusqu’à la fin des temps. Dans les plus de deux mille ans de l’histoire de l’Eglise, le combat entre les forces du bien et du mal s’est déroulé avec une intensité variable, dans l’Eglise en général et chez les individus. Les saints en particulier ont expérimenté cet affrontement plus pleinement, par des persécutions, des souffrances, des difficultés de tout genre. « De nombreuses personnes, y compris les prêtres, préfèrent vivre une vie médiocre pour ne pas être assaillis par Lucifer et par ses démons - a affirmé le Cardinal Dias. Montfort compris très vite cette bataille, et lui-même eut beaucoup à souffrir à cause des astuces du Malin ». L’antidote à toutes les tentations du Malin (richesse, succès, pouvoir) est la pauvreté d’esprit, qui signifie détachement de tout ce qui nous éloigne de Dieu, et surtout l’humilité, qui intériorise le cœur de Dieu et le fait regarder vers les pauvres et les humbles. C’est précisément ce que Montfort propose dans la consécration à Jésus à travers Marie, affirmait le cardinal préfet.
Le cardinal Dias a ensuite rappelé les apparitions de la Vierge à Sainte Catherine Labouré et la signification de la Médaille miraculeuse, en qui la Vierge est représentée en train d’écraser avec le pied la tête du serpent, le diable. « La plus grande humiliation de Lucifer - a affirmé le cardinal, est d’être écrasé par la Bienheureuse Vierge Marie, un être purement humain appartenant à une catégorie inférieure à celle des anges : Elle l’a écrasé non seulement parce qu’elle est la Mère de Dieu, mais à cause de son humilité, qui est le coup de marteau avec lequel elle a écrasé l’orgueil invétéré de Lucifer ».
Le Cardinal Dias a conclu son intervention en rappelant qu’à l’époque où nous vivons, l’appel sublime au sacerdoce implique de devenir « des hommes de Dieu et des hommes pour les autres », et « dans le Traité sur la vraie dévotion à Marie nous avons un secret qui peut nous aider nous prêtres à porter en avant de façon efficace ces défis de notre vocation sacerdotale, de sorte qu’ils soient bien acceptés aux yeux de Dieu. Le secret est Marie, à travers qui Saint Louis Marie Grignion de Montfort nous appelle à nous consacrer comme esclaves de l’amour de Jésus ».
« L’évangélisation dans le contexte du pluralisme religieux »
Mar 13, 2007
La faculté de Missiologie a 75 ans.
ROME, Lundi 12 mars 2007 (ZENIT.org) – Dans les différentes traditions religieuses présentes dans le monde, « les chrétiens doivent chercher à découvrir l’action de l’Esprit Saint », souligne le cardinal indien Dias.
« L’évangélisation dans le contexte du pluralisme religieux » : le cardinal Ivan Dias a en effet abordé ce thème, le 8 mars, lors d’une conférence à l’Université grégorienne pour le 75e anniversaire de la fondation de la Faculté de missiologie. Compte-rendu de l’agence Fides.
Le séminaire avait pour thème : « La mission évangélisatrice de l’Eglise au début du troisième millénaire ».
Après le salut du recteur de l’Université, le P. Gianfranco Ghirlanda, le doyen de la Faculté de missiologie, le P. Adam Wolanin a retracé le chemin des 75 ans en soulignant l’actualité de l’institution.
Pour sa part, le cardinal Ivan Dias, préfet de la congrégation pour l’Evangélisation des peuples, a souligné : « Depuis ses débuts l’Eglise a dû relever le défi de prêcher la Bonne Nouvelle de Jésus-Christ au milieu d’une variété de traditions religieuses, en commençant par la religion juive, dans laquelle le christianisme est né, puis avec les confessions existantes dans les nations où allaient les chrétiens - a mis en évidence le cardinal. Cependant l’évangélisation est un défi particulier à l’époque moderne, étant donné que nous vivons dans une époque où des personnes de religions différentes se rencontrent et interagissent plus qu’à n’importe quelle autre période de l’histoire humaine ».
Rappelant l’enseignement du Concile sur les rapports entre l’Eglise et les religions non chrétiennes, le cardinal Dias a souligné que devant le vaste éventail des traditions religieuses présentes dans le monde, « les chrétiens doivent chercher à découvrir l’action de l’Esprit Saint - c'est-à-dire les semences de vérité comme a voulu les appeler le Concile Vatican II - et les conduire, sans aucun complexe de supériorité, à la pleine connaissance de la vérité en Jésus-Christ ».
De même les chrétiens peuvent retrouver dans les religions non chrétiennes certaines valeurs de leur foi que parfois il ont oublié ou négligé, comme le jeûne rigoureux, la prière fréquente, l’ascétisme… Il faut cependant être attentif : « Sous prétexte de ne pas mettre d’obstacle au dialogue interreligieux, certains vont jusqu’à mettre Jésus, qui est vrai Dieu et vrai homme, sur le même plan que les fondateurs, parfois mythologiques, d’autres religions. Une telle attitude contredit le mandat de Notre Seigneur de prêcher l’évangile et de faire des disciples dans le monde entier… C’est notre devoir de faire mûrir les semences du Verbe afin qu’elles trouvent leur plénitude dans le Christ ».
Le préfet du dicastère missionnaire s’est ensuite arrêté sur le rapport entre évangélisation et dialogue interreligieux : « L’Esprit Saint est le protagoniste principal de l’évangélisation… le dialogue interreligieux est un moyen indirect d’évangélisation, par lequel les chrétiens présentent leur identité et sont attentifs aux convictions religieuses de leurs interlocuteurs non chrétiens. Il s’agit d’exposer ou de proposer leur foi, sans vouloir l’imposer à personne ».
Parmi les différentes formes de dialogue interreligieux, le cardinal Dias a cité : le dialogue de la vie, « dans lequel les personnes s’efforcent de vivre dans un esprit d’ouverture et de cordialité à l’égard de leur prochain » ; le dialogue des œuvres, auquel collaborent des chrétiens et des croyants d’autres confessions ; le dialogue des échanges théologiques et le dialogue de l’expérience religieuse, « dans lequel les personnes, enracinées dans leurs traditions religieuses, partagent les richesses spirituelles, par exemple la prière et la contemplation ».
Le cardinal Dias a enrichi le rapport de quelques expériences vécues pendant son ministère pastoral en Inde, confirmant l’efficacité du dialogue interreligieux dans les modalités présentées. Enfin le préfet de la Congrégation pour l’évangélisation des peuples a rappelé que le dialogue « se fonde sur l’espérance et sur la charité, et portera des fruits dans l’Esprit », qu’en outre les autres religions constituent un défi positif pour l’Eglise : elles la stimulent en effet à reconnaître les signes de la présence du Christ et de l’action de l’Esprit et à approfondir leur identité.
De là l’esprit qui doit animer le dialogue dans le contexte de la mission : « L’interlocuteur doit être cohérent avec ses traditions et ses convictions religieuses, et ouvert pour comprendre celles de l’autre, sans dissimulation ou fermeture, mais avec vérité, humilité, loyauté, en sachant que le dialogue peut enrichir chacun. Il ne doit y avoir aucune abdication ni irénisme, mais un témoignage réciproque pour un progrès commun sur le chemin de la recherche et de l’expérience religieuse, et en même temps pour dépasser les préjugés, les intolérances, les malentendus. Le dialogue tend à la purification et à la conversion intérieure qui, si elle est poursuivie avec docilité à l’Esprit, sera spirituellement fructueuse ».
Nigeria 'll be great — PONTIF
Feb 20, 2007
Catholic Pontiff, Pope Benedict XVI yesterday hailed Nigeria’s acceptance of Christian evangelism saying the country had the potentials and ability to provide leadership in the much needed missionaries of the world.
(Vanguard, February 20, 2007) ENUGU — The Pope observed that even in the face of scarce resources, the people had lived in unity and had gone about their services with little or no reward, stressing that with such selfless spirit, the country was capable of providing leadership to the world.
In a homily delivered in Enugu during a concelebrated High Mass by the Vatican’s Director of Evangelism, Ivan Cardinal Dias at the 25th anniversary of the visit of the late Pope John Paul II to Nigeria, however, challenged Nigerians to be “steadfast and trust in God always”.
According to him, most countries of the world had undergone various transformations but stated that such transformations had been positive depending on how well and meticulous the people had devoted themselves to it.
He said he was confident that Nigeria would be “great” going by the fact that the biggest seminary in the world, The Bigard Memorial Seminary, Enugu is located in Nigeria, adding that Nigeria would soon be in a position of being the major provider of the much needed missionaries for evangelical work throughout the world.
He urged Nigerians particularly the people of the Eastern region not to relent in their belief and worship of God and imbibe the habit of loving one another no matter the circumstance. He added that it was vital for any progress in life and development.
The Catholic Pontiff paid tribute to the Former Bishop of Enugu, Late Bishop Godfrey Mary Okoye who founded the Daughters of Divine Love, an organization evangelizing in every nook and cranny of the world, stressing that the contribution of the Centre had impacted positively to the world.
The acceptance of the message of Christianity by the people of the region, he said, had put them in the forefront of spreading the message not only in Nigeria but also in the whole world.
The Pope further recognized the potentials of the people of the region in the affinity to vocations and urged them to continue in that direction as they would in no distant future reap from their sweat.
Mensaje a los niños de España del cardenal Ivan Dias, prefecto de la Congregación para la Evangelización de los Pueblos
Jan 27, 2007
Queridos niños y niñas,
Estoy muy contento de saber que el próximo día 28 de enero celebraréis la Jornada Nacional de la Infancia Misionera, con el lema «Ponte en camino… eres misionero».
(VERITAS, 26/01/2007) Madrid - El mensaje de este año hace referencia a los infatigables pies de los mensajeros del Evangelio, aquellos muy afortunados hombres y mujeres que el Señor ha puesto en camino para ir al encuentro de todos. Son misioneros, son «apóstoles» que anuncian el amor de Dios con el testimonio de su vida y con la sinceridad de su palabra.
Sí, queridos amigos, los misioneros nos dan un gran ejemplo y nos invitan a «salir» de nosotros mismos, nos ayudan a abrir los ojos de nuestro corazón y a escuchar la voz de Dios, nos animan a ir hacia todos aquellos que no conocen o se han olvidado del maravilloso amor de Jesucristo, nuestro hermano, Señor y Salvador.
España es un país que siempre ha dado una respuesta generosa a las exigencias de la evangelización. Hoy en día son muchos los sacerdotes, religiosos, y misioneros laicos españoles que dan la vida por Jesús en los territorios de misión. Vuestras oraciones y vuestra participación en las iniciativas de la Obra de la Santa Infancia, contribuirán a sostener su vocación y su misión. Ellos os necesitan.
Como Prefecto de la Congregación para la Evangelización de los Pueblos pido a Dios que os bendiga abundantemente. El Papa Benedicto XVI conoce muy bien las actividades de la Infancia Misionera. Él reza todos los días por los niños y niñas del mundo, especialmente por aquellos que son víctimas de la guerra, del hambre y de la violencia.
Me uno a las oraciones del Santo Padre y pido que, con alegría y sin desánimo, también vosotros anunciéis el Evangelio de Jesús a vuestras familias, a vuestros amigos y a todos aquellos que necesitan conocer el gozoso anuncio de la salvación.
Ruego a la Santísima Virgen María, Estrella de la Evangelización, que os proteja y os haga crecer en gracia y en sabiduría ante Dios y ante los hombres.
Roma, 22 de enero de 2007
IVAN CARDENAL DIAS
Prefecto de la Congregación para la Evangelización de los Pueblos
Der heilige Franz Xaver, Vorbild für die Mission
Dec 05, 2006
Der Präfekt der Kongregation für die Evangelisierung der Völker, Kardinal Ivan Dias, bekräftigte am ersten Adventsonntag, dass der heilige Franz Xaver ein leuchtendes Vorbild für den modernen Missionar sei.
ROM, 5. Dezember 2006 (ZENIT.org).- Der Gedenktag des großen Asienmissionars (1506-1552) wird jedes Jahr am 3. Dezember begangen.
„Der Missionar ist ein einfacher Mensch, der so spricht wie eine Mutter zu ihren Kindern, Gott und die Muttergottes aus ganzem Herzen liebt und den Samen so tief einpflanzt, dass die Früchte auch nach 250 Jahren noch bewundert werden können“, erklärte der Kurienkardinal während der Eucharistiefeier in der römischen Kirche „del Gesú“.
Kardinal Dias wies in seiner Predigt, deren Inhalt von der Nachrichtenagentur „Fides“ verbreitet wurde, auf die Bedeutung der Göttlichen Vorsehung im Leben des heiligen Schutzpatrons der Missionen hin, der in Japan noch vor der Erfüllung seiner missionarischen Ziele schwer erkrankt war und schließlich sterben musste. In diesem Zusammenhang erinnerte Kardinal Dias auch an die Verfolgungen und das Martyrium der Katholiken in diesem asiatischen Land.
Er verwies auf die Tatsache, dass nach dem Tod von Franz Xaver 250 Jahre verstreichen sollten, ehe der Papst einen Apostolischen Delegaten nach Japan entsandte. Das Marienbild, das er ihm mitgegeben habe, werde noch heute in Nagasaki verehrt.
Der Apostolische Delegat sei nach seiner Ankunft gefragt worden, ob er vom „Mann mit dem weißen Gewand“, als vom Papst in Rom komme, ob er verheiratet sei und ob er die Gottesmutter verehre. Nachdem er auf diese drei Fragen geantwortet hatte, sei der Delegat als echter Vertreter der Kirche akzeptiert worden.
« La formation missionnaire, priorité des priorités »
Nov 17, 2006
Premier congrès missionnaire d’Afrique occidentale
ROME, Jeudi 16 novembre 2006 (ZENIT.org) – « La formation missionnaire du personnel apostolique constitue la priorité des priorités », affirme le message du cardinal Ivan Dias, préfet de la congrégation romaine pour l’Evangélisation des Peuples, à l’occasion du premier congrès missionnaire d’Afrique occidentale, qui s’est ouvert hier au Burkina Faso, à Ouagadougou, et se terminera le 19 novembre.
Une lecture de l’agence vaticane Fides qui publie sur son site le texte intégral en français du message du cardinal Dias (www.evangelizatio.org).
C’est en effet le premier congrès missionnaire organisé par la Conférence épiscopale régionale de l’Afrique occidentale francophone (CERAO). Le cardinal Dias a adressé son message aux organisateurs et aux participants de cet événement « d’une grande importance ecclésiale ».
Au nom de la congrégation, le cardinal salue fraternellement Mgr Théodore Adrien Sarr, archevêque de Dakar et président de la CERAO, Mgr Philippe Ouédraogo, président de la conférence épiscopale de Burkina Faso et du Niger et président de la Commission épiscopale pour les Missions et les POM de la CERAO, et Mgr Jean-Marie Compaoré qui a offert l’hospitalité de l’archidiocèse de Ouagadougou.
Le congrès a pour thème : « Soyez mes témoins jusqu’aux extrémités de la terre, pour porter ma parole et rassembler les enfants de Dieu dispersés ».
Il doit aborder les questions de la vocation missionnaire des Eglises particulières de cette région de l’Afrique.
« Vous pouvez offrir votre généreuse contribution à l’évangélisation de votre continent et du monde, écrit le cardinal Dias, à partir de la très riche expérience de vos communautés chrétiennes, suscitant de manière concrète et féconde un engagement renouvelé pour la mission Ad Gentes ».
Le cardinal Dias souligne l’importance de ce congrès, qu’il salue « avec joie et espérance ».
Notons qu’il se déroule quelques semaines avant le congrès missionnaire continental de Dar-es-Salaam, sur la lancée des grandes épopées missionnaires du XIXe siècle et de l’Assemblée du synode des évêques pour l’Afrique de 1994.
Le cardinal souligne que les synodes diocésains et nationaux témoignent du « dynamisme missionnaire des Eglises locales » représentées au congrès : « Vous ne vous réunissez pas pour inventer des programmes et des plans pastoraux, mais pour vous renouveler et rénover votre façon d’être, de vivre et de témoigner de l’Evangile ».
Citant le message de Benoît XVI pour la Journée missionnaire mondiale d’octobre 2006, le cardinal Dias rappelle que « l’amour de Dieu pour chaque personne constitue le cœur de l’expérience et de l’annonce de l’Evangile, et tous ceux qui l’accueillent en deviennent à leur tour des témoins ».
« A l’homme faible, soumis au pouvoir de la mort, de la souffrance et du péché, Dieu, riche en miséricorde, offre la vie éternelle afin que tous les hommes soient sauvés et arrivent à la plénitude de la vérité » poursuit le Message, qui souligne les étapes essentielles de l’initiation à la foi, exprimées dans le catéchuménat, qui scandent le long parcours de notre « être » dans le Christ afin que le Christ soit formé en nous (cf Gal 4,19). C’est en suivant ces étapes de catéchuménat que les Communautés ecclésiales de la région africaine sont nées et se sont formées.
Les travaux du congrès permettront de réaliser une histoire panoramique de la mission et de prendre en considération certains éléments importants qui sont en jeu : la prière personnelle et communautaire, la formation missionnaire, l’animation missionnaire et la coopération missionnaire.
« Pour la congrégation pour l’Evangélisation des Peuples, écrit le cardinal Dias, la formation missionnaire du personnel apostolique constitue la priorité des priorités. L’esprit missionnaire ne peut pas progresser si les Evêques, les prêtres, les religieux et les laïcs ne prennent pas davantage conscience que l’annonce du message évangélique est profondément inscrite dans leur vocation de consacrés ».
La priorité de l’animation missionnaire vient de la conviction que l’Eglise est née de l’Evangile, vit de l’Evangile et doit annoncer l’Evangile du Salut, affirme encore le préfet du dicastère missionnaire. Renouvelant son encouragement pour toute initiative qui réveille l’esprit missionnaire et suscite des vocations missionnaires dans la région, le cardinal Dias conclut son message en invoquant la bénédiction divine sur les travaux du congrès, qu’il confie à la sollicitude maternelle de Marie, Reine des Apôtres et Mère de l’Eglise.
Il Cardinal Dias propone all’Università Urbaniana di “vivere alla scuola dell'unico maestro”
Nov 01, 2006
Presiedendo la Messa di invocazione dello Spirito Santo all’inaugurazione dell’anno accademico
ROMA, martedì, 17 ottobre 2006 (ZENIT.org).- Evitare “la gloria effimera di questo mondo” e mettere in pratica il Vangelo d’amore di Gesù, vivendo alla sua scuola, quella dell’“unico maestro”: è la proposta del prefetto del dicastero missionario nel nuovo anno accademico della Pontificia Università Urbaniana.
Nominato di recente alla guida della Congregazione vaticana per l’Evangelizzazione dei Popoli, il Cardinale Ivan Dias ha presieduto per la prima volta, come gran cancelliere dell’istituzione, l’inaugurazione del corso con la celebrazione della Santa Messa il 12 ottobre.
Durante la celebrazione eucaristica, è stato proclamato il Vangelo di Giovanni (13, 1-17), che inizia dicendo: “Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”.
E’ così che Gesù “vuole indicarci che l'unica vittoria sul male e sulla morte è l'amore”, ha detto il porporato indiano nella sua omelia.
“La generosità non è sempre la caratteristica della vita di ogni giorno”, per paura “di perdere la prosperità e il benessere”, ha constatato il Cardinale; “sembra che amare fino all'estremo privi di qualcosa di essenziale. Si ha timore di distaccarsi da se stessi, di rinunciare a qualcosa di proprio, fossero le cose, il tempo, le abitudini, i sentimenti e i pensieri, le convinzioni”.
“Nella vita di oggi si cerca spesso un'altra grandezza, fosse quella del ruolo, del possesso, del potere sugli altri, dell'importanza, dei riconoscimenti”, ha aggiunto.
Gesù, invece, “si avvicina alla nostra paura di perderci e di dare”; “Gesù sofferente, povero, si china su di noi per purificarci dall'arroganza dell'amore per noi stessi”, ha sottolineato.
“La nostra grandezza – ha detto il presidente del dicastero missionario al corpo accademico dell’Urbaniana – è essere come lui e con lui. Questa è anche la nostra felicità: una vita vissuta nell'amore”.
“Non seguiamo le facili illusioni di un mondo che continua a dirci ‘salva te stesso’ – ha esortato –. Mettiamo in pratica questo Vangelo di amore, di benevolenza, di compassione, per continuare la nostra lotta contro le potenze del male facendo il bene, perché dalla nostra vita, qui all'Università e ovunque siamo e saremo, possano sgorgare energie di amore e di bene per noi e per il mondo intero”.
“Che nessuno di noi insegua la gloria effimera di questo mondo, ma nell'abbassamento”, che non è “servilismo”, “possiamo indicare a tutti il segreto della vita cristiana, che non basta studiare sui libri o nelle aule”, “ma che bisogna vivere alla scuola dell'unico maestro, il Signore Gesù Cristo”, ha concluso.
La Pontificia Università Urbaniana, le cui origini risalgono al 1627, fa parte del dicastero missionario. Le sue funzioni di ricerca e insegnamento si sviluppano nell’ambito del sistema educativo della Santa Sede regolato dalla Congregazione vaticana per l’Educazione Cattolica.
L’Università ha legami accademici con numerosi seminari e istituti – circa cento con 11.000 studenti – di Filosofia, Teologia, Missiologia e Diritto Canonico presenti nei cinque continenti.
Il numero degli studenti immatricolati all’Urbaniana è di circa 1.400 provenienti da oltre cento Paesi; i docenti sono 200, un terzo dei quali non italiani.
L’universalità caratterizza la Pontificia Università Urbaniana nel contesto delle altre università pontificie romane. Ciò si esprime non solo nel numero dei Paesi di origine di studenti e professori – e delle istituzioni collegate –, ma soprattutto nell’attenzione allo studio delle culture e delle grandi religioni mondiali con cui la Chiesa cattolica entra in relazione nel suo impegno missionario “ad gentes”.
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