Bagnasco: "Genova, ritorna giovane"
Jun 26, 2008
Nella festa di San Giovanni il cardinale esorta la città a uno scatto d´orgoglio.
(Espresso, 25 giugno 2008) GENOVA ha bisogno di «ringiovanire, non solo nel dono dei figli, e quanto ne ha bisogno, delle famiglie, del lavoro, ma anche nella fiducia». Nella festa di San Giovanni, patrono di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco esorta la città ad uno scatto di orgoglio e di coraggio per riprendere in mano il suo destino e costruire un futuro all´insegna dei valori e del bene comune. E´ un tema sul quale l´arcivescovo di Genova insiste ormai da tempo e ieri ha approfittato della ricorrenza del patrono per dare una nuova scrollata ad una città che sembra sempre più ripiegata su stessa, rassegnata ad un invecchiamento inarrestabile. E´ proprio dal punto di vista demografico che il cardinale prende spunto ricordando le parole di papa Benedetto XVI ai giovani genovesi in piazza Matteotti, in occasione della visita dello scorso maggio. Il Pontefice aveva sottolineato che «essere giovane implica essere buono e generoso», ma, e questo lo ha aggiunto ieri Bagnasco, «a volte si incontrano giovani di anni ma vecchi di anima perché sembrano vivere avvolti su stessi».
Genova deve quindi ringiovanire, in primo luogo di età, con «il dono dei figli» e qui traspare l´invito ai genovesi a mettere al mondo più figli, ma anche a essere giovane nell´animo, a non farsi spaventare dalle difficoltà, che pure sono tante. L´analisi impietosa arriva nel pomeriggio, nel corso della processione, che si snoda lungo via San Lorenzo fino al porto antico, quando la voce che guida la preghiera elenca i tanti «problemi che affliggono Genova: la forte denatalità e la poca stima della vita, la solitudine degli anziani e al sofferenza dei poveri, l´ansia di chi non trova il lavoro e di chi il lavoro lo ha perso, egoismi e conflittualità che creano tensioni personali e sociali, la fatica a vivere i rapporti tra popoli e culture nella logica della solidarietà». Sono parole che non vengono pronunciate direttamente da Bagnasco, ma sono state comunque supervisionate dal cardinale e portano la sua firma indiretta. In poche righe ci sono tutti i mali di Genova, ma sulla scia di una storia ormai consolidata la chiesa genovese invita ancora una volta a reagire e guardare al futuro con fiducia. A conclusione della processione in cattedrale Bagnasco cita letteralmente le parole che Papa Benedetto XVI ha indirizzato ai genovesi nell´omelia di piazza della Vittoria, quando il Pontefice ha esortato i genovesi a guardare «al futuro con fiducia», a cercare «di costruirlo insieme, evitando faziosità e particolarismi, anteponendo ai pur legittimi interessi particolari il bene comune».
E´ questa la ricetta della chiesa per dare una svolta alla città, la «fiducia»un concetto sul quale il cardinale già in passato ha invitato i genovesi e le istituzioni a lavorare e che ieri ha sottolineato ancora, sia nell´omelia del mattino che in processione al pomeriggio, quando ha parlato di fronte alle autorità della città, rappresentate dal vicepresidente della Regione Massimiliano Costa, dal vicesindaco Paolo Pissarello, dal presidente della Provincia Alessandro Repetto, dal Prefetto Anna Maria Cancellieri e dai vertici delle istituzioni militari. A loro si rivolge in particolare il cardinale quando parla di «un modello di società solidale, dove il bene comune non è sentito come un attentato al bene particolare, ma al contrario, è avvertito come bene proprio anche se chiede qualche personale sacrifico e qualche limitazione», ma allo stesso tempo nel mirino ci sono i genovesi, con la loro tendenza a dividersi sempre su tutto e su tutti, mentre, ed è ancora Bagnasco che parla, «la società non è lotta dei più forti», ma «nasce dalla comunione, che supera da una parte la mera globalizzazione sociale, dove tutto e frutto di meccanico accostamento, e dall´altro l´individualismo, dove il particolare pretende di essere il criterio della convivenza e del giudizio».