Il segreto delle istituzioni caritative cattoliche
Jun 26, 2008
Il Cardinale Cordes sui primi Esercizi Spirituali per i responsabili di questi enti.
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 25 giugno 2008 (ZENIT.org).- Il segreto delle istituzioni caritative cattoliche non sta nelle loro risorse umane, ma nella fonte del loro amore, spiega il Cardinale Paul Josef Cordes.
Il Presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum è arrivato a questa conclusione nel tracciare a ZENIT un bilancio del primo ciclo di Esercizi Spirituali che l'organismo vaticano ha convocato dal 1° al 6 giugno 2008 per i responsabili delle Caritas diocesane e nazionali del continente americano.
Al ritiro, condotto da padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap., Predicatore della Casa Pontificia, hanno partecipato anche alcune organizzazioni caritative cattoliche operanti sul medesimo territorio, come la Società di San Vincenzo de' Paoli.
Secondo quanto ha fatto sapere Cor Unum, "questa iniziativa è diretta applicazione della prima Enciclica del Papa Benedetto XVI, Deus Caritas est, e vuole essere uno stimolo ad approfondire la formazione spirituale di tutti coloro che operano in favore degli organismi cattolici di aiuto e di assistenza".
Per la prima volta, i responsabili di alcune istituzioni caritative della Chiesa si sono riuniti in un ritiro continentale per meditare e pregare. In quei giorni si sono verificate delle emergenze mondiali, come la crisi dei prezzi degli alimenti che affama le popolazioni dei paesi in via di sviluppo. Non è stata una perdita di tempo?
Cardinale Cordes: Effettivamente, potrebbe sembrare così, almeno a livello pratico. Credo tuttavia che un servizio migliore a favore dei poveri si possa fare solo quando le persone che si dedicano alle attività caritative hanno un profondo e solido radicamento in Cristo e nella vita ecclesiale.
Questo incontro è stato un forte investimento: l'efficacia dell'azione caritativa della Chiesa non dipende, come afferma Benedetto XVI nella sua Enciclica Deus Caritas est, soltanto dalla professionalità o quantità degli interventi. Ciò che caratterizza l'intervento caritativo è il suo inserimento nella vita stessa della Chiesa, il fatto che porta agli uomini un messaggio di speranza e di amore, l'amore di Dio proprio per i più sofferenti. Questo rende l'aiuto un atto di Carità come inteso dalla Sacra Scrittura.
Il Santo Padre afferma che una attività di aiuto cristiano deve essere in primo luogo professionale ed efficiente, ma che questo da solo non basta. E' proprio intorno a questo punto, il "non basta", che abbiamo voluto organizzare questi Esercizi Spirituali a Guadalajara. Abbiamo potuto costatare che, nonostante le Diocesi in qualche modo tengano già conto anche dell'aspetto spirituale, le persone hanno una grande sete di incontri di questo genere. Uno dei partecipanti, al termine degli Esercizi, mi ha detto: "Eminenza, ritorno alla mia diocesi, al mio lavoro, come ricaricato, e con un grande e rinnovato desiderio di continuare a servire, ad aiutare il prossimo, così come ci chiede la Chiesa".
La Chiesa Cattolica è definita da molti “l'ONG più grande del mondo”. E' d'accordo con questa definizione? Qual è la differenza tra la Chiesa e un'altra ONG?
Cardinale Cordes: Padre Cantalamessa, OFM Cap., Predicatore della Casa Pontificia, che ha guidato il ritiro con le sue conferenze, ha affrontato spesso questo argomento. La carità più grande consiste nell'aiutare il nostro prossimo offrendogli, insieme all'aiuto concreto, anche il bene più grande, più ineffabile: Cristo stesso. La Chiesa è chiamata quindi ad assistere i poveri, i bisognosi, le persone colpite da calamità nei loro bisogni materiali; ma insieme a questo, chi opera come cristiano – cioè partendo dalla sua fede – è chiamato a portare l'amore che Dio come Padre ha per ciascun uomo, specialmente per coloro che si trovano nella sofferenza.
Le ONG sono abituate a riflettere sui problemi del mondo, come le catastrofi, la fame, la siccità, le migrazioni, la guerra, per poter affrontare soprattutto politicamente e tecnicamente queste sfide. Prediligendo gli aspetti pratici e organizzativi degli interventi, si perde facilmente quello spirituale profondo. Dal punto di vista quantitativo e con categorie puramente sociologiche, possiamo certamente confermare che la Chiesa Cattolica è la più grande ONG del mondo, ma questo "primato" ci interessa poco. La Chiesa vuole essere un segno, rendere visibile il fatto che nessuna persona è mai uscita dallo sguardo paterno di Dio anche se colpita da una miseria distruttiva, terribile e disumanizzante. E, non meno importante, annunciare che esiste una vita eterna.
A parte questo, c'è un secondo argomento; la grande forza della Chiesa si trova nel fatto che spesso coloro che operano in essa vivono "incarnati", radicati, nelle realtà concrete, nel loro territorio: sono presenti, provengono da quelle stesse situazioni di sofferenza, le conoscono "di persona"; e soprattutto, una grande forza è che la maggior parte dei volontari offrono il loro aiuto gratuitamente. Si impegnano già prima dell'arrivo di fondi o strumenti da parte di altri.
Il Papa ha mandato un messaggio ai partecipanti per invitarli ad intensificare la loro amicizia con Cristo. Rivolgendosi ai responsabili di grandi istituzioni di aiuto, sembrerebbe che il suo messaggio non affronti la loro specificità, l'aiuto, lo sviluppo... Condivide questo giudizio?
Cardinale Cordes: Una spinta pastorale non deve tanto sottolineare le qualità già praticate dagli ascoltatori; piuttosto, alcuni aspetti a volte dati per scontati e che devono invece essere rinvigoriti, rinforzati. Il Papa pensa che, per meglio affrontare i problemi reali, serva come fondamento e punto di partenza l'amicizia con Cristo. E' questa amicizia che rende l'operatore della carità un Buon Samaritano, a modello e sull'esempio di Cristo.
Padre Raniero Cantalamessa ha detto che la Chiesa non solo deve lavorare con i poveri, ma deve essere povera. Cosa significa e come vede lei questo invito?
Cardinale Cordes: Padre Cantalamessa, che è andato veramente al cuore del problema, ha sottolineato come sia importante il modo in cui la Chiesa si pone nell'aiutare i poveri. A questo proposito, ha posto come esempio la Beata Madre Teresa di Calcutta. La Chiesa si rende credibile nel modo in cui si pone di fronte alle varie povertà. E' significativo l'aneddoto tante volte citato di quel giornalista che, visitando la Casa dei Moribondi a Kalighat, dopo aver visto il lavoro delle suore che accudivano i sofferenti, esclamò: "Io non farei questo nemmeno per un milione di dollari!", al che la Madre rispose: "Neppure io!". Madre Teresa aveva capito, nel suo carisma di aiuto ai più disgraziati, che in ciascun povero incontrato noi stiamo servendo Cristo. Di fronte al povero, a Cristo stesso, se non mi presento povero, non si tratterà di vera Carità.
Ci sono state delle reazioni da parte dei partecipanti di questa nuova esperienza?
Cardinale Cordes: Sì, tante testimonianze di contentezza e di gratitudine. Stiamo preparando ora una pubblicazione nelle diverse lingue con alcune esperienze, come ricordo per i partecipanti. Inoltre, alcuni partecipanti hanno già messo in agenda di riportare questi esercizi nelle loro Diocesi, d'accordo con il Vescovo locale.
E' la prima volta che un organismo della Santa Sede organizza un incontro di queste caratteristiche. Ce ne saranno altri?
Cardinale Cordes: Ce lo auguriamo, vista l'allegria e l'entusiasmo sperimentato, vissuto e riferito dai partecipanti. Di cuore, sinceramente, spero che questa esperienza possa ripetersi anche negli altri continenti.