Il Cardinale Sandri chiede una pace “sicura e stabile” in Medio Oriente
Jul 04, 2008
Nell'annuale celebrazione eucaristica de “L'Oeuvre d'Orient”.
PARIGI, venerdì, 4 luglio 2008 (ZENIT.org).- Una pace “sicura e stabile” in tutto il Medio Oriente è l'auspicio espresso dal Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, al termine dell'annuale celebrazione eucaristica de “L'Oeuvre d'Orient” nella Cattedrale di Notre-Dame di Parigi.
“L'Oeuvre”, fondata da alcuni docenti laici dell'università della Sorbona di Parigi e riconosciuta come opera ecclesiastica da Papa Pio IX nel 1858, è un'associazione di assistenza e beneficenza che ha l'obiettivo di aiutare le Chiese e i cristiani d'Oriente.
“Solo la pace tanto attesa – ha affermato il Cardinale secondo quanto riporta “L'Osservatore Romano” – potrà assicurare ai cristiani, presenti in quelle terre fin dagli inizi della evangelizzazione, di continuare a vivere come singoli e come comunità nella professione della fede in Gesù”.
Riconoscendo che a volte “forse siamo tentati dalla stanchezza, dopo avere presentato al Signore innumerevoli volte questa intenzione”, il porporato ha esortato a ricordare “la povera vedova evangelica, che ricorreva fiduciosa al Signore con la sua preghiera” e i tanti “esempi biblici di insistenti suppliche accolte da Dio”.
Hanno partecipato alla celebrazione il Cardinale André Vingt-Trois, Arcivescovo di Parigi e ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Francia e sprovvisti di ordinario del proprio rito; l'Arcivescovo Fortunato Baldelli, nunzio apostolico; monsignor Claude Bressolette, vicario generale per i fedeli di rito orientale in Francia; monsignor Philip Brizard, direttore de “L'Oeuvre d'Orient”.
Il Cardinale Sandri ha sottolineato “il debito dottrinale che tutta la Chiesa riconosce ai padri, ai dottori, ai teologi, ai monaci e ai santi figli delle Chiese orientali, che hanno forgiato in docilità allo Spirito Santo le più antiche tradizioni liturgiche, spirituali e disciplinari a gloria della Santa e indivisa Trinità”.
“In compagnia dell'Oriente l'Occidente deve sempre camminare nella professione della fede trinitaria per servire l'uomo contemporaneo e rendergli noto il suo destino eterno”.
L'annuncio fondamentale per cui “Dio è amore”, ha proseguito, deve diventare oggi una convinzione, ma questa “viene solo dallo Spirito di Cristo” e “va implorata come dono dall'Alto”.
“Convincere il mondo d'oggi che l'amore e la vita costituiscono il senso di tutta la vicenda umana e della storia universale: questa è la sfida cristiana!”, ha esclamato.
Il compito, ammette, non è facile “nell'attuale contesto culturale che non raramente è affascinato dal nulla e dal non senso” e in “una cultura che si fa prepotente, incidendo con la sua delusione circa il futuro sulla accoglienza della vita e sull'educazione delle giovani generazioni e intaccando la certezza che ogni verità, e che la verità in se stessa possa avere fondamento anche eterno”.
“Non è forse la carità la più convincente parola di cui ha bisogno anche il nostro tempo?”, ha chiesto.
“Sì – ha risposto –, con la forza dello Spirito di Cristo, dobbiamo annunciare e confermare con personale partecipazione alla missione della Chiesa, che 'Dio è amore'”.
Per il Cardinale, “L'Oeuvre d'Orient”, “sensibile al mosaico variegato delle tradizioni orientali”, è un esempio in questo senso, sostenendo “la fedeltà dei cristiani d'Oriente al proprio patrimonio, privilegiando nei suoi interventi il campo educativo, assistenziale e sociale, pastorale e culturale” ed essendo “opportunamente attenta alla dimensione ecumenica e interreligiosa, lavorando in stretta collaborazione con i venerati patriarchi e gli altri pastori, come pure con le diverse famiglie religiose”.
“In una parola – ha concluso –, 'L'Oeuvre d'Orient' dà efficace testimonianza che 'Dio è amore'”, e per questo “suscita ovunque simpatia e sostegno”.