Der Vatikan hat vor einer wachsenden Zahl von Übergriffen auf Christen vor allem in Asien gewarnt. Mancherorts seien sie sogar legitim. Das beklagte der Präfekt der vatikanischen Ostkirchenkongregation, Kardinal Sandri in einem Zeitungsinterview. Das Recht der Christen, ihren Glauben auszuüben, müsse geschützt werden. Sandri wies außerdem auf die Situation von Christen im Irak hin. Ein Großteil der Christen sei bereits vor ständiger Bedrohung aus dem Land geflohen. Nur noch 450.000 Chaldäer und Angehörige anderer Kirchen seien im Irak geblieben
Indien: Kardinal zu Besuch
Nov 06, 2008
Während der südliche Bundesstaat Kerala die erste Heilige Indiens feiert, hat an diesem Mittwoch Kardinal Leonardo Sandri eine Indienreise angetreten. Der Präfekt der Ostkirchenkongregation nimmt am Sonntag an der Feier für Schwester Alfonsa von der Unbefleckten Empfängnis teil. Sandri hatte erklärt, er sehe seine Reise auch im Sinn der Hoffnung auf ein Ende der Gewaltakte an Christen, die Indien seit einigen Monaten erlebt.
Il cardinale Sandri in India dal 5 all'11 novembre per partecipare ai festeggiamenti per la proclamazione della prima Santa indiana
Nov 02, 2008
Il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, si recherà in India dal 5 all'11 novembre per partecipare ai festeggiamenti della comunità cristiana del Paese per la proclamazione, il 12 ottobre scorso, della prima Santa indiana: si tratta della religiosa clarissa Alfonsa dell'Immacolata Concezione, morta a soli 36 anni nel 1946 dopo una vita di grandi sofferenze. "Sento che il Signore - diceva Sant'Alfonsa - mi ha destinata ad essere un sacrificio di sofferenza. Il giorno in cui non ho sofferto è un giorno perduto per me". Ma asoltiamo il cardinale Leonardo Sandri, intervistato a pochi giorni dalla partenza da Romilda Ferrauto:
R. – Per me è una grande gioia unirmi ai festeggiamenti locali che avranno luogo a Ernakulam e nella zona dell'arcidiocesi, per celebrare questa nuova santa nel suo luogo d’origine. E’ quindi una grande festa per l’India, ma in particolare per la Chiesa siro-malabarese è una grande gioia avere dato all’India la prima santa, esempio di vita spirituale – senz’altro – ma soprattutto di vita di amore e di carità verso i poveri. E’ un segno, anche, della vitalità, della ricchezza prorompente della Chiesa siro-malabarese, non soltanto per il numero delle vocazioni sacerdotali, religiose e di vita consacrata, sia maschili che femminili, ma anche per l'impegno e la testimonianza di laici e di laiche. La nuova santa indiana è il segno di questa crescita.
D. – Una crescita che si manifesta anche con delle istituzioni molto prestigiose, le scuole, l’educazione: la Chiesa è molto presente anche nella società locale …
R. – Certo, le congregazioni religiose femminili e maschili operano in tutti quegli ambiti che si occupano di promozione umana, religiosa e dell'educazione. La scuola cattolica è aperta a tutti, specialmente ai più bisognosi: la scuola cattolica offre questo servizio anche agli appartenenti a tutte le altre religioni ed è esempio di convivenza che dovrebbe essere modello di vita in questo Paese, l’India, così segnato da grandi personalità che si sono distinte nell’impegno per la pace, per l’intesa tra gli uomini, per il dialogo, per il servizio ai più poveri.
D. – Purtroppo, eminenza, nessuno ignora che questa convivenza, questo dialogo, in questo momento sono messi a dura prova: soprattutto i cristiani soffrono. Lei con quale spirito si reca in India e cosa spera che la sua presenza possa portare?
R. – Mi hanno spiegato che nella zona del Kerala la convivenza respinge la violenza. Purtroppo, in altre regioni dell’India i cristiani hanno sofferto persecuzioni, le loro case sono state bruciate e sono stati uccisi, anche, per il solo fatto di essere cristiani. Noi deploriamo questa violenza e speriamo che la grande anima indiana, che è un’anima di convivenza pacifica tra tutte le religioni, superi questo momento, che sia abbandonata ogni persecuzione, che siano rispettati i diritti della persona umana, soprattutto il diritto alla libertà religiosa; e che queste morti, il sacrificio di questi cristiani, siano per la Chiesa in India uno sprone per una dedizione ancora maggiore al servizio alla nazione, al servizio di tutti gli indiani, pur essendo stata essa vittima di ingiustizia. La Chiesa prega, è vicina alle vittime, è vicina ai cristiani perseguitati insieme con il Papa, con Benedetto XVI. Io spero di portare con la mia persona un messaggio di amicizia, di grande cordialità verso tutti, nella speranza che questi episodi possano essere superati e che tutti sappiano che i cristiani non vogliono soltanto vivere la loro fede cristiana, la loro fede cattolica, ma vogliono anche contribuire al progresso e al benessere di tutta la nazione.
La visita del cardinale Sandri in Armenia
Oct 30, 2008
Procedere insieme con entusiasmo ed efficacia sulla via dell’unità di tutti i cristiani: questo l’auspicio espresso dal cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, in visita in Armenia nei giorni scorsi. Il porporato ha guidato una delegazione della Santa Sede che si è recata nel Paese in occasione della consacrazione del “santo myron”, l’olio del crisma per le celebrazioni sacramentali: un appuntamento che raccoglie, ogni sette anni, nell’ultima domenica di settembre, gli armeni di tutto il mondo. A presiedere il rito, che si è svolto a Yerevan, nella storica cattedrale di Santa Etchmiadzin, è stato il Patriarca Karekin II, Catholicos supremo di tutti gli armeni. Presenti anche il Patriarca ecumenico Bartolomeo I, i metropoliti ed i vescovi del sinodo della Chiesa armena, i rappresentanti di tutte le Chiese e comunità cristiane, e numerose autorità dello Stato, tra cui il presidente della Repubblica armena, Serzh Sargsyan. La visita del cardinale Sandri ha visto anche l’omaggio al Memoriale del sacrificio del popolo armeno: qui, Karekin II, il porporato e gli altri delegati hanno pronunciato una preghiera per i cristiani fedeli a Cristo fino al dono supremo della vita. Visitando il vicino museo, inoltre, il cardinale Sandri ha potuto vedere l’originale della supplica autografa di Benedetto XV, indirizzata all’imperatore ottomano a favore delle vittime. Inoltre, sempre a Yerevan, si è svolta una celebrazione ecumenica nella nuova cattedrale, in cui sono custodite le reliquie di San Gregorio l’Illuminatore, colui che, nel 301, convertì al cristianesimo il popolo armeno. I sacri resti di San Gregorio armeno provengono dall’omonima chiesa di Napoli e furono recate in dono nel Paese da Giovanni Paolo II. In un clima di grande cordialità, il cardinale Sandri ha portato ai pastori e ai fedeli armeni il saluto e l’augurio orante di Benedetto XVI, esprimendo apprezzamento per la testimonianza cristiana offerta nel corso dei secoli e per la missione ecclesiale in atto in tutto il mondo. La delegazione della Santa Sede è stata poi ricevuta dal Catholicos, che ha confermato tutta la sua rispettosa e fraterna considerazione per il Papa e la Chiesa cattolica. Dal suo canto, il prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali ha ringraziato per la recente visita in Vaticano e alla stessa Congregazione compiuta da Karekin II, presentando il nuovo trittico del Pontificato quale dono personale di Benedetto XVI al Catholicos. Insieme ai due Patriarchi e agli altri delegati ecumenici, il cardinale Sandri è stato poi ricevuto dal presidente della Repubblica armena. Un altro momento di preghiera si è svolto, inoltre, nella parrocchia della capitale: qui, il porporato ha avuto modo di incontrare i sacerdoti, i religiosi e le religiose e di confrontarsi con loro sulla situazione ecclesiale locale, con particolare riferimento alla condizione minoritaria, alla dispersione sul territorio delle piccole comunità, all'esiguità degli operatori pastorali e alla necessità di luoghi per il culto e le attività comunitarie. Una situazione però, è emerso, che non ferma la generosa missione della Chiesa cattolica armena. Successivamente, il cardinale Sandri ha rivolto parole di incoraggiamento nell’impegno cristiano, vocazionale e culturale, ai giovani seminaristi del Centro dei padri mechitaristi, ovvero i religiosi cattolici fondati dall’abate Mechitar nel XVIII secolo, per incrementare la spiritualità e la cultura dell’Armenia cristiana. Il viaggio del cardinale Sandri si è quindi concluso con la celebrazione della Messa nella cappella delle suore di Madre Teresa di Calcutta, definita dal porporato “una piccola cattedrale dell’amore”. Sulla scia della beata, la struttura accoglie, infatti, bambini disabili, senza alcuna distinzione di appartenenza religiosa.
Il cardinale Sandri guida una delegazione della Santa Sede in Armenia
Oct 28, 2008
Un invito a procedere insieme
sulla strada dell'unità
Grande festa a Yerevan e a Santa Etchmiadzin, la sede madre della Chiesa apostolica armena, poco lontana dalla capitale, per la consacrazione del "santo myron", l'olio del crisma per le celebrazioni sacramentali. Il singolare appuntamento raccoglie ogni sette anni, nell'ultima domenica di settembre, dedicata alla santa Croce, gli armeni di tutto il mondo. La Chiesa e la nazione si ritrovano per riconoscere le comuni radici storiche, i tratti della medesima identità spirituale, i caratteri di una tradizione religiosa incomparabile e di una cultura segnata profondamente dal cristianesimo. La liturgia suggestiva e solenne, ma sobria nei segni e nel canto, è scaturita anche dall'esperienza del martirio per Cristo che ha accompagnato l'intera storia armena. Di tale patrimonio è custode la Chiesa armena, memore dell'apporto che solo le origini possono offrire nella progettazione del futuro. Tali inizi risalgono all'anno 301, allorché il vescovo Gregorio, chiamato l'Illuminatore a motivo della luce evangelica generosamente diffusa, condusse al battesimo quello che divenne il primo popolo cristiano della storia.
A presiedere il rito il Patriarca Karekin ii, Catholicos supremo di tutti gli armeni, nell'area all'aperto allestita in occasione della visita compiuta da Giovanni Paolo II nel 2001 presso l'antica cattedrale patriarcale. "Nella sede madre di Santa Etchmiadzin, con l'orante partecipazione dei figli e delle figlie della nostra nazione sparsi nel mondo, noi benediciamo il santo myron secondo le parole di nostro Signore" ha detto il Catholicos all'omelia prima di implorare lo Spirito di Cristo sul santo olio quale "segno della celeste purificazione" e di immergere nella mistura contenuta nell'artistica anfora d'argento le reliquie della Croce, della lancia del Redentore e della destra di Gregorio l'Illuminatore. Il "santo myron" sarebbe poi stato consegnato ai singoli vescovi per le rispettive comunità quale segno di comunione nell'unico Spirito con l'intera Chiesa armena, comprendente la santa sede di Cilicia, e i patriarcati di Gerusalemme e Costantinopoli. Alla celebrazione hanno partecipato il presidente della Repubblica armena, Serzh Sargsyan, con le alte cariche dello Stato e il corpo diplomatico; il Patriarca ecumenico Bartolomeo i, i metropoliti e i vescovi che compongono il sinodo della Chiesa armena apostolica, i rappresentanti di tutte le Chiese e comunità cristiane.
Il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, come rappresentante di Benedetto XVI, ha guidato la delegazione della Santa Sede, composta dal nunzio apostolico in Georgia, in Armenia e in Azerbaigian, l'arcivescovo Claudio Gugerotti, dal vescovo Vartan Achkarian, inviato personale del Patriarca armeno cattolico Nerses Bedros xix, e dall'ordinario per i cattolici armeni dell'intera Europa Orientale, l'arcivescovo Nechan Karakéhéyan, dai monsignori Maurizio Malvestiti, della Congregazione per le Chiese Orientali, Johan Jozef Bonny, del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, e Rolandas Makrickas, della nunziatura apostolica in Armenia.
Le intense giornate sono state aperte a Yerevan presso il Memoriale del sacrificio del popolo armeno, dove arde il fuoco dell'onore e della gratitudine per quanti rimasero fedeli al credo apostolico nelle tribolazioni del secolo ventesimo. Dopo il Catholicos, il cardinale prefetto e gli altri delegati hanno pronunciato una preghiera per i cristiani fedeli al loro Maestro fino al dono supremo della vita. Nella visita all'attiguo museo, che raccoglie testimonianze di alto significato storico, il cardinale Sandri ha potuto vedere l'originale della supplica, con autografo di Benedetto xv, indirizzata all'imperatore ottomano a favore delle vittime. Sempre a Yerevan, si è svolta una celebrazione ecumenica nella nuova cattedrale, dove sono custodite le reliquie dell'Illuminatore degli armeni, provenienti dalla chiesa di San Gregorio armeno a Napoli e recate in dono da Giovanni Paolo II. I rappresentanti delle Chiese si sono alternati nella proclamazione della Parola di Dio e delle preghiere, prima dell'intervento, segnato dallo spirito di fraternità ecumenica, del Catholicos armeno e del Patriarca ecumenico. La divina liturgia domenicale si è svolta in tutto lo splendore del rito armeno all'interno della storica cattedrale di Santa Etchmiadzin, con notevole partecipazione di fedeli. Ovunque il cardinale Sandri è stato accolto con cordialità quale inviato del Papa e a tutti ha recato il saluto e l'augurio orante di Benedetto XVI per i pastori e i fedeli armeni, esprimendo apprezzamento per la testimonianza cristiana offerta lungo i secoli e per la missione ecclesiale in atto nel mondo intero. E auspicando di procedere insieme con entusiasmo ed efficacia sulla via dell'unità di tutti i cristiani. La delegazione della Santa Sede è stata poi ricevuta dal Catholicos, che ha confermato tutta la sua rispettosa e fraterna considerazione per il Papa e la Chiesa cattolica. Il cardinale Sandri ha risposto con uguale cordialità, ringraziando per la recente visita in Vaticano e alla stessa Congregazione per le Chiese Orientali compiuta da Karekin ii e presentando il nuovo trittico del Pontificato quale dono personale di Benedetto XVI al Catholicos. Insieme ai due Patriarchi e agli altri delegati ecumenici, il cardinale Sandri è stato poi ricevuto dal presidente della Repubblica di Armenia.
In tutti i momenti ufficiali, il porporato è stato sempre accompagnato dal rappresentante pontificio e dai vescovi cattolici Achkarian e Karakéhéyan, coi i quali ha poi incontrato la comunità cattolica per assicurare a tutti la sollecitudine del Papa. Nella parrocchia della capitale, guidata da padre Bedros, si è svolto un momento di preghiera, seguito dal ritrovo conviviale con sacerdoti, religiosi e religiose, e dal confronto col cardinale sulla locale situazione ecclesiale. La condizione minoritaria, la dispersione sul vasto territorio di piccole comunità, l'esiguità degli operatori pastorali e la penuria di mezzi, in particolare la necessità di luoghi per il culto e le attività comunitarie, non fermano la generosa missione della Chiesa cattolica armena. Presso il centro dei padri mechitaristi, i religiosi cattolici fondati dall'abate Mechitar nel XVIii secolo per custodire e incrementare la spiritualità e la cultura dell'Armenia cristiana, hanno avuto luogo la preghiera e l'intrattenimento offerto dal gruppo di seminaristi alla delegazione della Santa Sede e agli studenti del collegio mechitarista di Buenos Aires in visita scolastica. Ai giovani il cardinale ha rivolto parole di cordiale incoraggiamento nell'impegno cristiano, vocazionale e culturale. Erano presenti l'abate generale dei mechitaristi di Venezia, con i confratelli monaci.
Il viaggio in Armenia si è concluso con la messa celebrata nella cappella delle suore di madre Teresa di Calcutta, "piccola cattedrale dell'amore", come l'ha definita il cardinale Sandri. Nello spirito della beata missionaria della carità, la struttura accoglie bambini portatori di handicap senza distinzione di appartenenza religiosa. Circondati dalla cura di tante persone, i piccoli ospiti stanno diventando un vero riferimento di evangelica solidarietà, che molto potrà incidere sul futuro ecclesiale ed ecumenico.
Kurienkardinal Sandri zur Bischofssynode
Oct 22, 2008
Kardinal Leonardo SANDRI, Präfekt der Kongregation für die orientalischen Kirchen (VATIKANSTADT)
Ich danke dem Herrn und der Kirche für die mächtige Rückkehr zum Wort Gottes dank des Impulses vom Zweiten Vatikanum. Es hat sich um eine biblische Erneuerung in Übereinstimmung mit der lebenspendenden Tradition der Kirche gehandelt. Die Erneuerung dauert an und kann von der Synode wirksame Impulse erhalten.
Ich danke dem Heiligen Vater für diese Einberufung, die uns zu kollegialer Jüngerschaft hinsichtlich des Heiligen Wortes verpflichtet. Indem sie uns zu Hörern und Jüngern Christi, der in der Kirche spricht, macht (Ipse loquitur dum sacrae Scripturae in Ecclesia leguntur...SC 7), geben wir das höchste Beispiel unseres Seins als “christliche Hirten”: das Wort Gottes ist das Tor des Evangeliums, durch welches man in den Schafsstall eintritt. Wer nicht durch dieses Tor eintritt, ist ein Dieb, kein Hirte (vgl. Joh 10,2).
So sagen wir Gott und der Kirche Dank für Dei Verbum, dessen Tiefe und Aktualität wir erkennen. Im Instrumentum laboris finden wir wertvolle Hinweise. Man wünschte sich jedoch im Schlussdokument einen roten Faden, nach dem sich der Inhalt schnell aufschlüsselt.
2. Es ist in der Treue zum Wort der beständige persönliche und gemeinschaftliche Einsatz zugunsten jeder biblischen Initiative im akademischen Bereich zu ermutigen, ebenso wie im Bereich der normalen katholischen Ausbildung. Aus der täglichen Pastoral soll ein Akt des Gehorsams gegenüber dem Wort werden. Das Wort Gottes wird uns immer zum Sakrament, insbesondere zur Eucharistie führen, aus der die kirchliche Gemeinschaft hervorgeht. Im Hinblick auf den täglichen Gehorsam möchte ich die Wichtigkeit der Vertiefung und der persönlichen Annäherung an das Wort Gottes nach der liturgischen Verkündigung hervorheben.
3. Die Priorität der biblischen Bildung aller Kategorien des Gottesvolkes wird bekräftigt. Das hervorstechende Kriterium bei der Annäherung an biblische Wissenschaften sollte jedoch sein, dass diese nicht mit ihrer manchmal überzogenen Kritik den Sinn eine existentiellen Begegnung mit Christus wegnehmen. Es ist deshalb vor allem in der Homilie der Eifer der Hirten unerlässlich, und um nicht die prophetische Macht des Gotteswortes zu tilgen, darauf zu bestehen, dass es niemals zum Anlass weltlicher oder persönlicher Diskussionen werde und es der höchste Moment des Gehorsams dem Wort gegenüber seitens der Prediger des Wortes ist. Die Ausbildung im Priesterseminar und die normale Fortbildung des Klerus und von uns Bischöfen bleiben eine Priorität und sollen von einer biblischen Spiritualität des Gebets unterstützt werden. In ihr geschieht jeden Tag mehr unser Suchen und Finden Christi und in Ihm der Brüder, die wir täglichen mit uns zum Gehorsam des Glaubens führen müssen.
4. Der betende Blick wird uns helfen das richtige Gleichgewicht zu finden in der Betrachtung des Erwähltseins des neuen und alten Israels, und des Mysteriums des Rufs aller Völker. So bereitet sich das Wort Gottes den ökumenischen unter interreligiösen Weg, hin zu einem kulturellen Dialog mit jenen, die sich in keiner Religion wiederfinden.
Der Hauptweg um diesen schweren und dringenden Anforderungen unserer heutigen Zeit zu genügen, ist der Dienst am Menschen und seiner Würde, an der Freiheit und dem Frieden. Es ist auch heute in der Lage aus dem Chaos des post-modernen Denkens, mit seinem schweren relativistischen und nihilistischen Druck, den guten Boden einer Menschlichkeit hervorzuholen, die aus der Schrift das Denken Christi schöpfend, liebt, hofft und für eine solidarische Zukunft arbeitet. Angesichts der Vorstöße der Sekten, die auf allen Kontinenten unaufhaltsam scheinen und in besonderem Maße in Europa und Amerika tätig sind, wird das Wort Gottes der Welle der Verwirrung Einhalt gebieten und wieder bessere Perspektiven bilden.
5. Die Ostkirchen waren imstande, weit vom Denken Christi entfernte Kulturen zu evangelisieren und wunderbare theologische, spirituelle und liturgische Traditionen zu entwickeln, die von den treuen Jüngern bis hin zum Martyrium gelebt wurden. Ich huldige jenen, die dem Wort Gottes treu bleiben, vor allem im Osten, in den dunkelsten Widrigkeiten der Gegenwart und sicherlich fordere ich die Synodenväter auf zu beten wie Brüder und wie Hirten für die Gegenwart und die Zukunft des christlichen Ostens. Danke.
El cardenal Leonardo Sandri visitó a los obispos
Sept 02, 2008
Los obispos reunidos en la 150º Comisión Permanente del Episcopado, que se desarrolla en la sede de Suipacha 1034, recibieron hoy la visita del cardenal argentino Leonardo Sandri, prefecto de la Congregación para las Iglesias Orientales.
Buenos Aires, 19 Ago. 08 (AICA) Luego de saludar a cada uno de los presentes, el purpurado que actúa desde hace años en la Santa Sede manifestó el aprecio que siente por los obispos argentinos, y compartió con ellos las actividades que realizó en estos días de visita al país.
En tanto, el arzobispo de Buenos Aires y presidente de la Conferencia Episcopal Argentina, cardenal Jorge Mario Bergoglio, expresó en nombre de los obispos, la satisfacción por su presencia.
El cardenal Sandri fue la “voz” de Juan Pablo II durante sus últimos años de pontificado y fue, además, quien anunció al mundo su muerte el 2 de abril de 2005.
Temario
Además de preparar el temario de la 96ª Asamblea Plenaria que se llevará a cabo en noviembre venidero y en la que se renovarán las autoridades y la composición de las diversas comisiones de la Conferencia Episcopal, la Comisión Permanente tratará diversos temas eclesiales y sociales.
La reunión comenzó con un intercambio pastoral, espacio en el que los obispos expondrán la actividad que se desarrolla en sus ámbitos eclesiales y regionales.
“Camino al Bicentenario” es uno de los puntos que figura en el temario de esta reunión de la Comisión Permanente, y hace referencia a la conmemoración de los 200 años del primer gobierno patrio, que se celebrará el 25 de mayo de 2010.
Otros puntos de la agenda serán un “Informe del Barómetro de la deuda social”, e informes y propuestas de las siguientes Comisiones: Comisión Episcopal de Liturgia, que preside monseñor Alfonso Delgado, arzobispo de San Juan de Cuyo; Comisión Episcopal de Ministerios, que preside monseñor Carlos María Franzini, obispo de Rafaela; el Consejo de Asuntos Económicos, presidido por monseñor José María Arancibia, arzobispo de Mendoza, que ofrecerá un informe de los 10 años de la reforma económica en la Iglesia; la Comisión Episcopal para el Apostolado de los Laicos y la Pastoral Familiar, que preside monseñor Juan Rubén Martínez, obispo de Posadas, la que presentará el Reglamento del DEPLAI (Departamento de Laicos) y hará también la presentación del Consejo Federal de Laicos.
Por último los obispos escucharán un informe de la Comisión Nacional de Justicia y Paz, que preside Eduardo Serantes y cuyo asesor nacional es monseñor Jorge Casaretto, obispo de San Isidro.+
Pour les chrétiens du Moyen Orient, appel du card. Sandri
Jul 10, 2008
Préfet de la congrégation pour les Eglises orientales.
ROME, Mardi 8 juillet 2008 (ZENIT.org) - Le cardinal Leonardo Sandri, préfet de la congrégation pour les Eglises orientales, lance un appel pour aider les chrétiens à rester au Moyen Orient, dans les colonnes de l'hebdomadaire italien de Trente, « Vita Trentina ».
Le cardinal Sandri demande aux catholiques « prière et solidarité » pour aider les chrétiens du Moyen Orient qui doivent « fuir la terre où ils sont nés ».
« Récemment, j'ai visité Israël, la Palestine, et la Jordanie, explique le cardinal Sandri. J'ai rencontré les patriarches et les évêques de la région, surtout les pasteurs du Liban et de l'Irak ».
Le préfet a lancé un appel « à la responsabilité civile et au respect des libertés fondamentales de la personne, et de la liberté religieuse ».
« Le Moyen Orient, fait-il observer, est la grande espérance et la grande préoccupation de Benoît XVI et de l'Eglise, espérance jusqu'à ce que la fréquentation œcuménique et avec les autres religions puisse offrir des expériences et des orientations pour le dialogue que nous devons réaliser partout ».
Il Cardinale Sandri chiede una pace “sicura e stabile” in Medio Oriente
Jul 04, 2008
Nell'annuale celebrazione eucaristica de “L'Oeuvre d'Orient”.
PARIGI, venerdì, 4 luglio 2008 (ZENIT.org).- Una pace “sicura e stabile” in tutto il Medio Oriente è l'auspicio espresso dal Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, al termine dell'annuale celebrazione eucaristica de “L'Oeuvre d'Orient” nella Cattedrale di Notre-Dame di Parigi.
“L'Oeuvre”, fondata da alcuni docenti laici dell'università della Sorbona di Parigi e riconosciuta come opera ecclesiastica da Papa Pio IX nel 1858, è un'associazione di assistenza e beneficenza che ha l'obiettivo di aiutare le Chiese e i cristiani d'Oriente.
“Solo la pace tanto attesa – ha affermato il Cardinale secondo quanto riporta “L'Osservatore Romano” – potrà assicurare ai cristiani, presenti in quelle terre fin dagli inizi della evangelizzazione, di continuare a vivere come singoli e come comunità nella professione della fede in Gesù”.
Riconoscendo che a volte “forse siamo tentati dalla stanchezza, dopo avere presentato al Signore innumerevoli volte questa intenzione”, il porporato ha esortato a ricordare “la povera vedova evangelica, che ricorreva fiduciosa al Signore con la sua preghiera” e i tanti “esempi biblici di insistenti suppliche accolte da Dio”.
Hanno partecipato alla celebrazione il Cardinale André Vingt-Trois, Arcivescovo di Parigi e ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Francia e sprovvisti di ordinario del proprio rito; l'Arcivescovo Fortunato Baldelli, nunzio apostolico; monsignor Claude Bressolette, vicario generale per i fedeli di rito orientale in Francia; monsignor Philip Brizard, direttore de “L'Oeuvre d'Orient”.
Il Cardinale Sandri ha sottolineato “il debito dottrinale che tutta la Chiesa riconosce ai padri, ai dottori, ai teologi, ai monaci e ai santi figli delle Chiese orientali, che hanno forgiato in docilità allo Spirito Santo le più antiche tradizioni liturgiche, spirituali e disciplinari a gloria della Santa e indivisa Trinità”.
“In compagnia dell'Oriente l'Occidente deve sempre camminare nella professione della fede trinitaria per servire l'uomo contemporaneo e rendergli noto il suo destino eterno”.
L'annuncio fondamentale per cui “Dio è amore”, ha proseguito, deve diventare oggi una convinzione, ma questa “viene solo dallo Spirito di Cristo” e “va implorata come dono dall'Alto”.
“Convincere il mondo d'oggi che l'amore e la vita costituiscono il senso di tutta la vicenda umana e della storia universale: questa è la sfida cristiana!”, ha esclamato.
Il compito, ammette, non è facile “nell'attuale contesto culturale che non raramente è affascinato dal nulla e dal non senso” e in “una cultura che si fa prepotente, incidendo con la sua delusione circa il futuro sulla accoglienza della vita e sull'educazione delle giovani generazioni e intaccando la certezza che ogni verità, e che la verità in se stessa possa avere fondamento anche eterno”.
“Non è forse la carità la più convincente parola di cui ha bisogno anche il nostro tempo?”, ha chiesto.
“Sì – ha risposto –, con la forza dello Spirito di Cristo, dobbiamo annunciare e confermare con personale partecipazione alla missione della Chiesa, che 'Dio è amore'”.
Per il Cardinale, “L'Oeuvre d'Orient”, “sensibile al mosaico variegato delle tradizioni orientali”, è un esempio in questo senso, sostenendo “la fedeltà dei cristiani d'Oriente al proprio patrimonio, privilegiando nei suoi interventi il campo educativo, assistenziale e sociale, pastorale e culturale” ed essendo “opportunamente attenta alla dimensione ecumenica e interreligiosa, lavorando in stretta collaborazione con i venerati patriarchi e gli altri pastori, come pure con le diverse famiglie religiose”.
“In una parola – ha concluso –, 'L'Oeuvre d'Orient' dà efficace testimonianza che 'Dio è amore'”, e per questo “suscita ovunque simpatia e sostegno”.
Les rapports du Saint-Siège avec le Moyen-Orient sous la conduite du cardinal Leonardo Sandri
Jul 02, 2008
Rome, le 02 juillet 2008 - E.S.M. - Le pape Benoît XVI a dit, à l’occasion de l’Angélus du 16 mars dernier, que le peuple irakien « depuis cinq ans subit les conséquences d’une guerre qui a détruit sa vie civile et sociale ».
La Congrégation pour les Églises orientales
Les chrétiens risquent de disparaître de l’Irak
Le cardinal Leonardo Sandri dresse un bilan de la première année passée à la tête du dicastère Vatican qui s’occupe des communautés catholiques des différents rites orientaux. Les lumières et les ombres qui viennent de la Terre Sainte et du Moyen-Orient, de l’Est de l’Europe, de l’Inde et de la diaspora.
Interview du cardinal Leonardo Sandri par Gianni Cardinale
Le cardinal Leonardo Sandri, 64 ans, né à Buenos Aires, en Argentine, de parents émigrés d’Ala, une petite ville de la province de Trente, est désormais depuis un an le préfet de la Congrégation pour les Églises orientales. Il était précédemment, depuis 2000, substitut pour les Affaires générales de la Secrétairerie d’État. C’est dans cette charge qu’il a annoncé place Saint-Pierre, le soir du 2 avril 2005, la mort de Jean Paul II. Benoît XVI l’a créé cardinal dans le consistoire du 24 novembre dernier. Gianni Cardinale l’a interviewé sur cette première année d’activité à la tête du dicastère Vatican qui s’occupe des Églises catholiques des différents rites orientaux. L’entretien ne peut pas ne pas commencer par la fin dramatique de l’archevêque de Mossoul des chaldéens, Paulos Faraj Rahho, enlevé le 29 février 2008, un vendredi de Carême, et retrouvé mort le 13 mars suivant.
Éminence, a-t-on fini par comprendre comment est mort l’archevêque Rahho ?
LEONARDO SANDRI : Tout n’est pas encore clair. Il est évident, en tout cas, que la mort de Mgr Rahho est la conséquence directe ou indirecte – peu importe – de son enlèvement. Et il s’agit d’une mort qui est venue après qu’il avait dirigé le pieux exercice du Chemin de Croix. Une mort qui semble avoir les caractéristiques d’un véritable martyre. (Ndlr : Le 17 mars 2008, le Pape Benoît XVI a célébré et prononcé une homélie lors de la messe d'intention pour S.Exc. Mgr Paulos Faraj Rahho - (homélie))
A-t-il été enlevé par des bandits ou par des terroristes ?
SANDRI: On ne sait pas très bien. Même si, d’après les informations qui nous sont parvenues du nonce, du patriarche et des évêques chaldéens, il semblerait que ce soit plutôt le fait de bandits qui agissent dans le chaos irakien à des fins d’extorsion, pour obtenir une rançon. Quoiqu’il en soit, qu’il s’agisse de bandits ou de terroristes, le résultat est le même: les chrétiens, les catholiques, sont frappés et sont des victimes récurrentes dans l’Irak d’aujourd’hui. Avec cette conséquence que nos frères dans la foi risquent de disparaître dans un territoire où, depuis le temps des apôtres, ils ont toujours été présents.
Cette situation est-elle le fruit du chaos d’après la guerre ou pensez-vous qu’il existe un dessein précis visant à chasser les chrétiens d’Irak?
SANDRI: Je ne crois pas qu’il y ait un dessein explicite, une stratégie précise, mais il semble clair qu’en Irak la discrimination à l’égard des chrétiens, des catholiques, augmente. Et ceux-ci, de façon compréhensible, par instinct de conservation, se sentent obligés d’émigrer de la terre de leurs pères.
Cette situation est-elle le fruit de la guerre qui a mené à la chute du régime de Saddam Hussein ou du fondamentalisme islamique ?
SANDRI: Le pape Benoît XVI a dit, à l’occasion de l’Angélus du 16 mars dernier, que le peuple irakien « depuis cinq ans subit les conséquences d’une guerre qui a détruit sa vie civile et sociale ». Certainement la situation que la guerre a créée risque de faire disparaître le pusillus grex des chrétiens. Et si, Dieu nous en garde, cela devait arriver, disparaîtrait alors la réalité multi-religieuse et multiculturelle qui a toujours caractérisé l’Irak.
Au total, “ne vivait-on pas mieux quand on vivait moins bien” ?
SANDRI: Il y a des gens qui disent que les chrétiens vivaient mieux sous Saddam Hussein. C’était bien sûr un régime dictatorial qui ne respectait pas certains des droits fondamentaux de l’homme, surtout quand il s’agissait des opposants. Mais on ne peut nier que, durant ce régime, l’Église pouvait, par exemple, mener normalement sa vie liturgique et qu’elle n’avait pas à craindre pour la vie de ses pasteurs, comme c’est malheureusement le cas aujourd’hui.
Les autorités politiques irakiennes et les forces d’occupation ont-elles quelque responsabilité dans le manque de sécurité des chrétiens en Irak ?
SANDRI: C’est un fait que les autorités ne réussissent apparemment pas à garantir aux chrétiens, mais pas non plus aux musulmans, le minimum de sécurité indispensable pour une vie normale. Il y a eu de petits signaux d’un retour à la normalité. On m’a dit qu’a même été organisé un championnat de football. Mais les dernières nouvelles n’annoncent rien de bon.
Vous étiez parmi les plus étroits collaborateurs de Jean Paul II, qui a fait tout son possible pour conjurer le début de la guerre en Irak, en 2003… SANDRI: Je me rappelle très bien son appel dramatique, poignant, à la fin d’un Angélus. Il y a cinq ans aussi, c’était justement le 16 mars, quand on dit que les coïncidences. Improvisant et parlant librement il a dit que lui, qui était âgé, avait vécu la guerre, qu’il savait ce qu’elle comportait et que, pour cette raison, il faisait appel aux gouvernants plus jeunes en criant non à la guerre qui allait être déclenchée. Il n’a malheureusement pas été écouté. Les gouvernants en ont décidé autrement. En toute bonne foi, j’ose espérer. Si tant est qu’il existe une guerre faite en toute bonne foi.
Comment avez-vous accueilli les condoléances présentées par la Maison Blanche à l’occasion de la mort de l’archevêque Rahho ?
SANDRI: Comme un acte formel de politesse diplomatique. Malheureusement, il y a aussi beaucoup de soldats américains qui meurent.
Vous faisiez allusion tout à l’heure au problème des enlèvements effectués pour obtenir une rançon. Y a-t-il une politique du Saint-Siège à cet égard ?
SANDRI: Le Saint-Siège s’en remet aux communautés locales, qui font tout ce qu’elles peuvent pour sauver la vie des otages et qui, parfois, doivent accepter ces négociations honteuses.
Et que pensez-vous de l’idée de créer une enclave chrétienne dans ce que l’on appelle la plaine de Ninive ?
SANDRI: Ce n’est pas, selon moi, une bonne idée de créer pour les chrétiens un ghetto qui, de plus, ne leur garantirait pas la sécurité.
Pensez-vous vous rendre en Irak ?
SANDRI: C’est mon grand désir. Mais le patriarche, le cardinal Delly, a lui-même déconseillé ce voyage dans la situation actuelle. Je ne pourrais pas visiter librement les églises, les lieux et les villes où vivent encore beaucoup de frères dans la foi. J’espère vraiment que se réaliseront au plus vite les conditions qui me permettront de faire cette visite.
Ces derniers mois, le patriarche maronite Nasrallah Pierre Sfeir a lancé à plusieurs reprises un cri d’alarme au sujet du sort des chrétiens du Liban…
SANDRI: J’ai lu cela. Le Liban est – et j’espère que l’on pourra continuer à utiliser ce verbe au présent – un exemple de pays relativement prospère, dans lequel les chrétiens ont encore aujourd’hui, numériquement et politiquement parlant, un rôle important. Le Liban est en effet le seul pays de cette région où, selon la Constitution, le président doit être chrétien. De ce pays aussi les chrétiens continuent à s’enfuir.
Une autre situation délicate pour les chrétiens est celle de la Terre Sainte… SANDRI: J’y suis allé en visite pendant une semaine, il n’y a pas très longtemps. Je dois dire qu’à Jérusalem, à Nazareth et à Bethléem la situation semblait tranquille. Il y avait, Dieu merci, beaucoup de pèlerins. Et c’est un bon signe. Certes, le fait de devoir traverser le mur pour aller à Bethléem brise le cœur. Sans compter que, à cent cinquante kilomètres, à Gaza, des enfants mouraient sous les raids israéliens effectués en riposte au lancement des roquettes palestiniennes. Une tragédie qui nous a fait implorer, dans les prières récitées à Jérusalem, une paix durable entre les deux peuples.
Qu’est-ce qui rend difficile la vie des chrétiens en Terre Sainte ?
SANDRI: D’une part, une certaine absence de coordination avec certains secteurs de la communauté musulmane et, de l’autre, un certain nombre de problèmes juridiques non résolus avec les autorités de l’État israélien – je pense aux visas accordés au compte goutte aux prêtres et à l’hypothèse que les exemptions fiscales acquises dans le passé soient supprimées pour les institutions ecclésiastiques. Tout cela peut, de fait, étouffer les chrétiens et rendre leur présence impossible sur la terre de Jésus. Les autorités devraient faire preuve d’un peu de bonne volonté car les œuvres accomplies par les chrétiens ne profitent pas seulement à l’Église mais à toute la société et favorisent un climat de paix.
Le tableau que vous peignez de la présence chrétienne au Proche-Orient est plutôt désolant. Y a-t-il quelque lueur d’espoir ?
SANDRI: En effet, du point de vue humain, les choses sont ainsi. Mais nous mettons notre confiance dans le Seigneur avec le grand espoir qu’il écoutera nos prières. Et nous invitons tous les chrétiens du monde à prier toujours intensément le Seigneur pour la paix et le bien-être des chrétiens et des non-chrétiens de la Terre Sainte et de tout le Moyen-Orient. Et nous espérons aussi que tous les gouvernants de ce monde seront en quelque manière touchés par ces prières.
Éminence, changeons de sujet. Votre dicastère s’occupe aussi des catholiques de rite byzantin qui se trouvent en Europe orientale. Dans ce cadre, l’Église gréco-catholique d’Ukraine joue un rôle important, en raison de son histoire et de son poids. Récemment aussi, durant la visite ad limina, le leader de cette Église, le cardinal Lubomyr Husar, a demandé que soit finalement institué le patriarcat catholique de Kiev-Halyc qui a actuellement le rang d’archevêché majeur. Quelque chose est-il prévu en ce sens ?
SANDRI: Le cardinal Husar qui a présenté cette demande est bien conscient de toutes les conséquences négatives que pourrait avoir une décision en ce sens. Conséquences sur le plan du dialogue œcuménique, veux-je dire, qui pourraient être un nouvel obstacle à la pleine unité. Jean Paul II, déjà, avait dit que l’Église gréco-catholique d’Ukraine méritait le patriarcat mais que ce geste ne pourrait être accompli qu’en plein accord avec les sentiments de nos frères orthodoxes et non contre eux. Le temps dira si et quand cela sera possible. Je crois que le cardinal Husar est pleinement conscient de cela. A cette occasion le Saint-Père Benoît XVI a rappelé aux évêques grecs-catholiques ukrainiens reçus en visite ad limina, l'œcuménisme de l'amour, qui découle directement du commandement nouveau laissé par Jésus à ses disciples
Votre dicastère s’occupe aussi d’une autre réalité importante, celle des Églises orientales implantées en Asie, en Inde en particulier, les Églises syro-malabares et syro-malankares…
SANDRI: Il s’agit de deux Églises très vivantes et en forte croissance numérique. Elles sont pleines de vocations et d’initiatives pastorales pour lesquelles elles demandent notre soutien financier. Un soutien que malheureusement nous ne pouvons parfois donner qu’en partie parce que nos ressources sont limitées.
Mais ces Églises ont parfois des rapports difficiles avec l’Église catholique de rite latin… SANDRI: Je ne peux nier qu’il y ait des problèmes. Les difficultés sont liées au fait que désormais beaucoup des fidèles de ces Églises se sont déplacés et sont sortis de leurs territoires, qui sont ceux du sud-ouest du Subcontinent indien. Nous espérons cependant que tous ces problèmes pourront se résoudre de façon satisfaisante pour tous. À ce sujet, il me paraît positivement significatif qu’ait été depuis peu élu comme président de tous les évêques indiens le cardinal Varkey Vithayathil, qui est l’archevêque majeur des syro-malabars.
Durant son récent voyage aux États-Unis, le Pape, s’adressant aux évêques locaux, a aussi fait allusion à de nombreux diocèses de rite byzantin et oriental qui se trouvent dans ce pays… SANDRI: C’est une très belle chose que le Pape ait fait cette allusion. Il n’y a pas moins de dix-sept diocèses de ce type aux États-Unis. La plupart d’entre elles sont des diocèses de l’Église gréco-catholique d’Ukraine et de Ruthénie, mais il y a aussi les éparchies de catholiques melkites, chaldéens, arméniens, maronites, roumains, syriens et syro-malabars. Ils sont le résultat d’une importante vague migratoire qui, comme nous l’avons vu, ne s’arrête pas. Ces Églises ont encore une grande vitalité, même si les problèmes ne manquent pas. Elles connaissent, par exemple, une certaine assimilation, qui peut entraîner pour elles la perte de leurs particularités.
Les Églises catholiques de rite oriental ont aussi un clergé qui est marié. Est-ce la même chose pour les diocèses de ces Églises qui se trouvent dans ce que l’on appelle la diaspora ?
SANDRI: La discipline actuellement en vigueur prévoit que le clergé ne puisse être marié que dans les territoires originaires des patriarcats et des Églises catholiques de rite oriental et non dans les diocèses de la diaspora. Il peut y avoir des exceptions particulières, mais la règle est celle que je viens de dire. Mais je voudrais, à ce propos, faire remarquer un phénomène dont m’ont parlé, entre autres, les responsables du Conseil pontifical pour la Promotion de l’Unité des Chrétiens.
Lequel ?
SANDRI: Il y a, même dans les Églises orthodoxes, une forte redécouverte de l’importance et de la grandeur du célibat ecclésiastique. Il n’est pas du tout question d’abolir le mariage des prêtres dans nos Églises catholiques de rite oriental ou dans les Églises orthodoxes, mais on note que le célibat est toujours davantage apprécié, soit pour certains aspects pratiques soit pour la profonde valeur théologique – une plus grande ressemblance au Christ – qui le sous-tend. Il faut aussi rappeler que, dans les Églises orthodoxes qui ne sont pas en pleine communion avec Rome, les évêques sont toujours choisis parmi le clergé célibataire, normalement parmi les moines.
Éminence, une dernière question, peut-être un peu provocatrice. Dans l’avenir, dans le cas d’une pleine union des Églises orthodoxes et orientales avec Rome, y aura-t-il place pour la Congrégation que vous présidez ?
SANDRI: Les Églises catholiques de rite byzantin peuvent et doivent être un pont pour la pleine unité avec nos frères orthodoxes. Nous connaissons la volonté de Dieu que l’Église soit visiblement une. Mais nous ne savons pas quand ni comment elle le sera. Je dis en plaisantant: par bonheur, il arrivera peut-être un jour où ce dicastère ou bien le Conseil pour la Promotion de l’Unité des Chrétiens ne seront plus nécessaires. Laissons la décision entre les mains du bon Dieu.
“No puede haber una religión que lleve a la violencia ciega”
Jun 18, 2008
El arzobispo Leonardo Sandri, que mañana será cardenal, elogia al Papa.
(lanacion.com.ar, 23 de noviembre de 2007) ROMA.– “Un día, saliendo del hospital, Juan Pablo II estaba temblando. Yo me saqué mi impermeable que tenía, y se lo puse... Por supuesto, todavía lo conservo”.
El arzobispo Leonardo Sandri, que mañana será creado cardenal por Benedicto XVI, junto con el arzobispo emérito de Paraná, Estanislao Karlic, tiene recuerdos muy vívidos de Juan Pablo II. Nombrado por él sustituto de la Secretaría de Estado –el tercer puesto más importante de la Curia romana–, en septiembre de 2000, vivió muy de cerca aquella triste etapa de ocaso, en la que “era difícil navegar en las aguas del Vaticano”.
Con una larga trayectoria en la Curia romana, que conoce como nadie, el flamante cardenal comparó en una entrevista con La Nacion a los dos pontífices de quien fue estrecho colaborador, y opinó que Benedicto XVI no cometió ningún traspié en Ratisbona, cuando en septiembre de 2006 pronunció en un discurso académico una frase que inflamó el mundo islámico. “No puede haber una religión que lleve a una violencia ciega”, dijo, en sintonía con ese mensaje.
Sostuvo, además, que la familia es uno de los principales desafíos de la Iglesia y que hoy no hay pautas para los jóvenes, precisamente porque la familia se ha disgregado.
La imagen de Sandri, que fue un estrecho colaborador del ex secretario de Estado Angelo Sodano, recorrió el mundo cuando le tocó ser “la voz” de Karol Wojtyla, “que siempre mantuvo una luz en sus ojos”. Desde julio último, pasó a ser prefecto de la prestigiosa Congregación para las Iglesias Orientales.
–Me imagino que tendrá muchísimos recuerdos de Juan Pablo II ¿pero cuál es el más fuerte?
-De Juan Pablo II tengo muchísimos recuerdos. Yo llegué como sustituto en el Jubileo del año 2000. El empezaba a declinar, y asistí un poco a toda esa evolución del bastón a la silla de ruedas, de la silla de ruedas a la pérdida de la palabra, de la voz... Y recuerdo por ejemplo cuando yo leía y él reafirmaba con unos golpes de la mano lo que yo leía, de forma que me hacía sentir que estaba siguiendo lo que yo leía... Y yo estaba leyendo lo que él tenía que haber dicho: una situación para mí muy difícil porque ¿quién era yo para leer? Después, en fin, pobrecito, poco a poco fue declinando, pero siempre mantuvo una luz en sus ojos: siempre me llamó la atención esta mirada incluso cuando hablábamos con él. El estaba más bien callado, escuchaba, y al final daba su última palabra. Pero recuerdo cuando estaba en el hospital Gemelli en el último período, yo rezaba el Angelus y leía el discurso de los domingos y él me miraba por televisión. Tengo la foto en que está el Papa mirándome por televisión a mí, y se hace la señal de la cruz cuando yo doy la bendición... Después un día, saliendo del hospital estaba temblando, yo me saqué mi impermeable que tenía, y se lo puse: lo conservo todavía por supuesto. Ahí ya hacía un poco de frío, y después vino el fin...
-Y usted anunció en la Plaza de San Pedro su muerte...
-Sí, me llamaron enseguida para que fuera a la Plaza a anunciar la muerte. Después subí a verlo al Papa, todavía estaba en acción el electrocardiograma final, pero él ya estaba muerto, con los brazos abiertos, casi como entregado. A propósito de la lectura de los discursos, me acuerdo que algunas veces me tocó leer los discursos del Papa siendo celebrante principal Benedicto XVI cuando era todavía cardenal Ratzinger. Entonces él me miraba y me decía “ah, la voz del Papa”, y yo le decía “bueno, pero usted es el verbo”... En fin, tengo un recuerdo más bien otoñal de la vida de Juan Pablo II, porque ya estaba terminando. Y había todo un ambiente en el cual algunos estaban inquietos por esta situación de la salud del Papa: era un momento difícil para nevagar en las aguas del Vaticano.
-Usted vivío este complejo período de ocaso de Juan Pablo II, y después el inicio del pontificado de Benedicto XVI. Obviamente se trata de dos hombres totalmente distintos: ¿usted qué diferencias pudo notar?
-Yo noto por ejemplo que Benedicto es muy personal: cuando él quiere decir algo habla con uno. Y se hablaba personalmente. Quizás Juan Pablo era más comunitario, le gustaba tener gente en los almuerzos, en las cenas, donde se trataban las cuestiones, se consultaba. Con Benedicto XVI es más el trato individual y personal, y el poder recibir de él sus directivas e indicaciones, y por supuesto con una gran sabiduría. Pero también Juan Pablo II en ese sentido tenía un fuego que lo distinguía.
-La maquinaria del Vaticano, que es una de las más aceitadas, pareciera que con Benedicto XVI, que fue criticado por cometer algunos errores o traspiés, como el de Ratisbona, no ha funcionado tan bien. ¿Usted cómo la juzga?
-Yo creo que lo de Ratisbona es providencial, y lo considero al revés de lo que consideran algunos que fue un traspié. Fue una situación que creó después un cierto resquemor, pero que pone sobre el tapete un problema fundamental, que es que no puede haber una religión que nos lleve a una actitud de violencia ciega. Y eso lo reconocen también nuestros hermanos musulmanes. De manera que el haber puesto en el foco este punto me parece fundamental. El Papa sabemos bien que es un maestro, es un teólogo, es una mente pensante y por lo tanto da indicaciones y señaliza un camino por el que hay seguir de esa manera, con su magisterio.
-Y cuando en Brasil, en mayo último, afirmó que la evangelización de América latina “no suspuso una alienación ni una imposición de una cultura extraña”?
-Lo que pasa es que el haber dicho lo que dijo en Brasil no significa que olvidara que hubo también sombras en esa tarea evangelizadora.
-¿Puede ser que Benedicto XVI consulte menos que Juan Pablo II, como usted decía antes?
-No, no es que consulte menos, sino que él es una persona que cuando trata los asuntos los trata personalmente. Por supuesto que el Papa requiere los votos y los pareceres de todas las personas indicadas, y no es que el otro gobernara colegialmente y éste no, no es eso, sino que uno puede hablar con él directamente. Con Juan Pablo II, al menos en mi experiencia, cuando él ya estaba en esa situación era más difícil...
-¿Qué significa para usted ser creado cardenal?
-Tiene una dimensión personal porque uno tiene una trayectoria en su vida, pero siempre está cuestionado por Jesucristo. ¿Qué sos vos delante de él? ¿Quién soy yo? Y por lo tanto esta inmensa distinción que me hace el Papa, más que un honor lo tomo como un compromiso para configurarme mejor y más a lo que deba ser mi discipulado como sacerdote, como obispo y como cristiano.
-¿Para la Argentina qué significa?
-Para la Argentina creo que el impacto de mi nombramiento es más bien tibio, puede ser quizás como este sol otoñal magnífico que tenemos en Roma, porque yo hace muchos años que no estoy en la Argentina. Por supuesto que mi cardenalato es un poco el cardenalato de todos los que me conocieron desde el seminario, aparte de mi familia, los profesores, los compañeros, los que son sacerdotes, los que dejaron, los obispos que conocí. Yo vine a Roma en el año 1970, volví siempre por vacaciones o por visitar a la familia, pero no volví a vivir más a la Argentina. Por eso ahora también hay muchos sacerdotes que yo no conozco, y por eso digo que puede ser un impacto más bien tibio, no como pudo ser el del venerado cardenal Karlic o el venerado cardenal Mejía, que siguen tan activos en sus ochentas, y por supuesto el que pudo haber sido el del cardenal Bergoglio. Bergoglio, entre paréntesis, fue mi prefecto en el seminario, así que tenemos un largo conocimiento hace mucho tiempo y una gran amistad también.
-¿Para usted cuál es hoy el principal desafío de la Iglesia católica?
-Hay muchos desafíos, no hay uno solo. Pero yo creo que es muy importante la cuestión de la familia. Porque en general hoy en día no hay pautas para los jóvenes porque se ha disgregado la familia. Es una de las causas, no digo que sea la única. Pero para que nuestra vida sea feliz tenemos que tener un sentido. Por supuesto que la vida es lo que es, con tantas situaciones difíciles y problemas. Pero el haberse desmoronado un poco lo que era la familia tradicional, con todos los defectos que podía tener, ha creado una situación de desorientación y por eso creo que éste es uno de los desafíos principales de la Iglesia católica.
-¿Cómo nació su vocación?
-Yo tenía desde chico una cercanía con los sacerdotes en la parroquia; era monaguillo, iba mucho a misa, y se me ocurrió decir desde chico “quiero ser sacerdote” y uno de los sacerdotes fue el que me dijo “bueno, entrá al seminario”. Yo hice toda mi vida desde chico en el seminario, y soy una especie de extraterrestre con las pautas de hoy en día. Mi familia además era cristiana, venían de Trento, en el norte de Italia, con ese catolicismo que podemos llamar más bien riguroso que hay y había en muchas familias argentinas. En este ambiente entré al seminario y mi vocación fue creciendo. No fue una vocación tipo San Pablo que me tiró del caballo en el camino, sino fue una vocación más bien tipo de Samuel, que servía en el Templo.
-Usted participará en el próximo cónclave, y es joven: ¿se imagina papa?
-Nooo, ni se me pasa por la cabeza, esa es una locura... Primero, como siempre digo yo, que Dios nos conserve por muchos años, porque puedo morir mucho antes que el Papa... Estas son cosas tan contingentes que ni siquiera hay que pensarlas.
Cardinal Sandri, que les martyrs irakiens puissent devenir germes de paix
Apr 11, 2008
Rome, le 11 avril 2008 - E.S.M. - Au trentième jour de la mort de Mgr Paulos Faraj Rahho, archevêque de Mossoul des Chaldéens, le cardinal Leonardo Sandri, préfet de la Congrégation pour les Églises orientales, a célébré une messe ce matin en la Basilique Saint Pierre.
Au trentième jour de la mort de Mgr Paulos Faraj Rahho, archevêque de Mossoul des Chaldéens, le cardinal Leonardo Sandri, préfet de la Congrégation pour les Églises orientales, a célébré une messe ce matin en la Basilique Saint Pierre au cours de laquelle il a prié pour la paix en Irak et prononcé des paroles d’encouragement pour les chrétiens du Moyen-Orient qui vivent dans des conditions très difficiles. L’archevêque, on s’en souvient, avait été enlevé le 29 févier dernier lors d’une embuscade qui a coûté la vie aux trois personnes qui l’accompagnaient. Le corps sans vie de l’évêque avait été retrouvé le 13 mars. L'on se souvient que le pape Benoît XVI a célébré le 17 mars une messe d'intention pour S.Exc. Mgr Paulos Faraj Rahho.
“Que la mort de monseigneur Rahho et de tous les martyrs irakiens puisse faire germer la paix à tous les niveaux” a déclaré le cardinal Leonardo Sandri, préfet de la Congrégation pour les Églises Orientales, lors de la messe de suffrage pour l’archevêque chaldéen de Mossoul, Paulos Faraj Rahho, et toutes les victimes de la guerre en Irak, célébrée ce matin au Vatican.
“Rahho, dont la vie a été enlevée par des mains et des coeurs violents, a semé la Parole de Dieu. Maintenant nous sommes remplis d’espoir pour la récolte qui se prépare” a dit le cardinal Sandri, rappelant que “la souffrance d’aujourd’hui prépare les fruits de la réconciliation dans la communauté ecclésiale et dans tout l’Irak”.
Après la prière pour le repos de l’âme de Mgr Rahho et de toutes les victimes de la guerre en Irak, le cardinal Sandri a demandé au Seigneur le don de la paix pour les Irakiens et tout spécialement pour les chrétiens qui, en Irak, en Terre Sainte et dans d’autres régions du monde, souffrent à cause de leur foi.
Au terme du rite, le procureur chaldéen prés le Saint-Siège, Mgr Philip Najim, a lu une lettre de remerciement du patriarche chaldéen de Bagdad, le cardinal Emmanuel Delly III, qui invoque “la paix et la tranquillité pour l’Irak tant aimé”. La messe, présidée par Sandri, a été concélébrée par les cardinaux Jean-Louis Tauran, président du Conseil pontifical pour le Dialogue interreligieux, et Bernard Francis Law, cardinal américain et archiprêtre de la basilique Sainte-Marie-Majeure de Rome.
Preghiera e pellegrinaggi per aiutare i cristiani in Medio Oriente
Feb 21, 2008
Interviene al convegno organizzato sul tema dalla Comunità di Sant'Egidio.
ROMA, mercoledì, 20 febbraio 2008 (ZENIT.org).- La preghiera e i pellegrinaggi sono modi efficaci per aiutare i cristiani in Medio Oriente, ha osservato questo mercoledì il Cardinale Leonardo Sandri.
Il porporato argentino è intervenuto al convegno "I cristiani in Medio Oriente tra futuro, tradizione e Islam", organizzato a Roma dalla Comunità di Sant'Egidio.
L'obiettivo dell'incontro è stato quello di analizzare la drammatica situazione dei cristiani che vivono in quella regione, cercando di rimetterla al centro dell'attenzione della comunità internazionale.
"Creare una comunione di preghiera ma anche incentivare i pellegrinaggi per far sentire la vicinanza di tutte le Chiese occidentali" è la proposta del Cardinale per sostenere i cristiani mediorientali, riporta l'agenzia SIR dell'episcopato italiano.
"Occorre lavorare attraverso i media per far conoscere la sofferenza dei cristiani in Oriente e la loro condizione di martirio", ha aggiunto il prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali.
"Non parlo di persecuzione; ci sono leggi che proteggono la libertà religiosa ma c'è chi cade nella trappola della violenza".
I cristiani, ha ricordato il Cardinale, "sono una minoranza cui è difficile vivere la propria fede anche a causa dei conflitti".
"Pregare è un modo per difendersi - ha osservato -. Ma serve anche sensibilizzare le autorità dei nostri Paesi perché agiscano a favore di una pace stabile".
"Facciamo notare a chi opera nel dialogo e nei negoziati che esiste una reciprocità - ha esortato -. Come in Occidente siamo aperti ci sia apertura anche per i nostri cristiani".
“Dire San Marone vuole dire Libano”
Feb 14, 2008
Per la festa del Santo Patrono dei Maroniti.
ROMA, mercoledì, 13 febbraio 2008 (ZENIT.org).- “Dire San Marone vuole dire Libano. Elogiare San Marone è riconoscere la grandezza e le possibilità anche attuali del Libano”. E’ quello che ha detto il Cardinal Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, durante la celebrazione della festa di San Marone, Patrono della Chiesa maronita e dei libanesi.
“I Maroniti – ha detto il 9 febbraio il porporato – , ovunque siano, si fermano per questa ricorrenza e celebrano la divina liturgia per attingere forza dall’amore di Cristo. Si fermano per riaffermare che nel nome glorioso di San Marone si trova uno dei piu alti simboli dell’identità stessa del popolo libanese”.
Rivolgendo un pensiero alla crisi attraversata da questo Paese, il Cardinale ha poi aggiunto: “Ci ritroviamo con la stessa gioia e con la stessa proccupazione a pregare per il Libano perché viva sempre nella liberta e nella pace, perche si ricompongano presto la concordia interna, la completa sovranità, il ripristino delle piene funzioni delle alte istituzioni dello Stato”.
Il Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali ha poi ricordato le parole del Santo Padre davanti al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, il 7 gennaio scorso, il quale aveva invitato i responsabili della vita pubblica a mettere da parte “gli interessi particolari” per “impegnarsi sul cammino del dialogo e della riconciliazione”.
“Solo in questa maniera il Paese potrà progredire nella stabilità ed essere nuovamente un esempio di convivialità fra le comunità – ha sottolineato –. Solo su queste prospettive il Paese potrà progredire ed essere nuovamente un esempio di convivialita”.
Dopo la messa nella sede del patriarcato maronita a Roma, il Cardinal Sandri ha fatto giungere attraverso ZENIT un saluto al Cardinale Nasrallah Sfeir, Patriarca della Chiesa Maronita, e al popolo libanese.
“Il Libano – ha detto – grazie ai Maroniti ha contribuito a intavolare un dialogo molto cordiale e fruttifero con gli arabi di tutti gli altri Paesi, con i musulmani e le altre Chiese”.
Il Cardinale ha poi detto di pregare perché il Libano “trovi le strade della riconciliazione e possa di nuovo rifare tutte le sue istituzioni e cosi contribuire al bene del paese”.
“Con il Papa – ha poi concluso – preghiamo per il Libano, chiediamo al Signore per intercessione di San Marone pace e prosperita per tutti i suoi abitanti”.
Maroniti, siate protagonisti della risurrezione del Libano
Jan 22, 2008
A conclusione dei 300 anni della presenza a Roma dell’Ordine Maronita.
ROMA, lunedì, 21 gennaio 2008 (ZENIT.org).- “Rimanete fedeli al Santo Padre quale perenne vanto della Chiesa maronita; aiutate il cammino delle Chiese orientali ad essere al servizio dell’unità dei cristiani”, ha detto domenica il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientale.
L'invito rivolto dal porporato ai religiosi dell’Ordine Maronita della Beata Vergine Maria è risuonato nella Basilica Papale di Santa Maria Maggiore a Roma.
Il presule ha infatti presieduto la concelebrazione eucaristica in occasione della chiusura del terzo centenario della presenza a Roma dell’Ordine Maronita Mariamita, accompagnato dal Cardinale Bernard Francis Law, Arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore, e dal Superiore Generale dell’Ordine, l’Abate Semaan Abou Abdo.
All’inizio della celebrazione, l’Abate Abou Abdo ha rivolto una parola di benvenuto e di ringraziamento al nuovo Cardinale Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nonché al Prefetto emerito, il Cardinale Moussa Daoud, all’ambasciatore del Libano presso la Santa Sede, il signor Naji Abi Assi, e all’ambasciatore presso il Quirinale, il signor Melhem Mistou.
Successivamente, ha rivolto il pensiero alla situazione in Libano dicendo: “Celebriamo il sacrificio eucaristico mentre il nostro Paese, il Libano, soccombe sotto il peso delle difficoltà economiche, politiche e sociali”.
L’Abate ha quindi invitato l’assemblea a pregare il Signore affinché illumini le menti dei responsabili politici ed ha auspicato l'elezione di un nuovo Presidente capace di mettere in risalto “la specificità del Libano come simbolo di convivenza tra le religioni e le culture diverse”.
Infine, dopo aver rivolto un “sentito ringraziamento ai responsabili dello Stato italiano e agli amici che facilitano l’esistenza dell’Ordine in Italia”, ha elevato una lode al Signore, “che è l’unico capace di dare significato alla nostra vita, e colui che rimarrà con noi fino alla fine dei tempi”.
Nella sua omelia il Cardinale Leonardo Sandri si è soffermato sul senso di ringraziamento che deve riempire questa celebrazione giubilare per le grandi cose che il Signore ha fatto per l’Ordine Maronita Mariamita.
Il porporato ha quindi auspicando che sia “Maria stessa a porre sulle labbra e nei cuori il canto della lode a Dio”.
“Insieme alla famiglia mariamita qui raccolta col suo Padre Generale, eleviamo a Dio il cantico di Maria: l’anima mia, l’anima di tutto l’Ordine e di tutta la Chiesa magnifica il Signore”, ha detto.
Il Cardinale ha ringraziato inoltre l’Ordine per il servizio che svolge in tutti i luoghi dove è presente: Libano, Italia, Stati Uniti, Argentina, Paraguay ed Egitto.
Parlando del carisma della spiritualità mariamita, il Presule ha detto: “La vostra vita comunitaria nell’amore per il Cristo obbediente, casto e povero è continuamente fecondato dall’incontro con Maria”; “quale dono potevate donare alla Chiesa se non questa vostra fedeltà alla vita religiosa, alla vita sulle orme del Signore?”.
In seguito, il porporato ha esortato i religiosi a rafforzare la contemplazione che deve tenere il primato nella vita religiosa: “La vostra patrona vi chiede prima di tutto la contemplazione. Abitate sempre, almeno con il cuore, nel tempio del Signore. Siate come Maria intenti a custodire la parola del suo Figlio Gesù”.
“Dalla contemplazione scaturirà il giusto cammino – ha continuato –, quello della carità, che non distoglie dalla contemplazione, ma la approfondisce”.
“Dal giusto cammino – ha spiegato inoltre – sgorga il grazie, il Magnificat, quale testimonianza dell’amore di Dio al mondo”.
Maria è, infatti, da imitare come “assoluto modello di quella contemplazione” nella quale soltanto crescono la vita consacrata e la vita evangelica.
Parlando poi della situazione libanese li ha incitati a svolgere un ruolo attivo nella risurrezione del Paese.
“Sostenete il cammino del vostro caro Paese, il Libano”, per il quale “risuonano le parole di Cristo a Lazzaro: ‘Lazzaro vieni fuori dal sepolcro’; Libano vieni fuori da questa situazione”, “e poi alzati e cammina come perno di pace e vita cristiana nel Medio Oriente”, ha detto il Cardinale.
Non è mancato poi un augurio per la pace in Medio Oriente: “La preghiera per la pace attraverso le mani di Maria si estende dal Libano alla terra del Signore, all’Iraq e a tutta la regione quale seme di pace. La Theotokos interceda per la pace per il Libano e per tutta la terra”.
“Preghiamo che i maroniti siano anche loro protagonisti di questa risurrezione del Libano”, ha concluso.
La concelebrazione eucaristica è stata seguita da un recital del NDU Choir, il Coro della Notre Dame University in Libano, dal titolo “Gloria al Giusto”.
Il Coro è stato fondato nell’anno 1993 da padre Khalil Rahme O.M.M. ed è diretto dallo stesso. È composto in parte da professionisti, come la cantante di opera libanese Aida Tomb (Ronza), e da studenti della scuola di musica della stessa Notre Dame University.
Il Coro di NDU ha vinto la medaglia d’oro, e il primo premio per la categoria Adulti, nella terza competizione internazionale per cori che ha avuto luogo a Laval, in Quebec, nel 2007.
Il Natale in Terra Santa, una chiamata alla riconciliazione
Dec 25, 2007
La riflessione del Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali.
CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 24 dicembre 2007 (ZENIT.org).- I popoli della Terra Santa "a Natale sono coinvolti nella irresistibile chiamata alla riconciliazione che costruisce la irrinunciabile speranza dell'umanità", afferma il Cardinale Leonardo Sandri.
In una intervista a “L'Osservatore Romano” (24-25 dicembre 2007) il neo porporato, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ha rivolto un appello alla comunità cattolica mondiale a “impegnarsi a coltivare la fantasia della carità cristiana perché risuoni sempre l'annuncio del Natale che partì dalla Terra Santa".
"La Chiesa cattolica - ha sottolineato - è erede di una speciale responsabilità verso quanti oggi abitano in Terra Santa, perché fin dagli inizi della Redenzione ha vissuto insieme alla grande famiglia di tutti i cristiani sulle tracce del passaggio storico del suo Signore".
La Terra Santa “è la priorità per la Chiesa cattolica e per i cristiani, come è quella ecumenica e interreligiosa”, perché “luogo di convocazione sulle orme stesse di Dio” e perché gioca “un ruolo centrale per l'intera area mediorientale”, ha aggiunto.
Anzi, ha continuato, “l'intera umanità guarda a quella Terra, avvertendo di avere con essa profondi legami”.
Il vero problema di questa regione è che “la mancanza di una pace stabile genera immense problematiche sociali e politiche, rendendo grave la penuria di posti di lavoro, di abitazioni, di educazione e di assistenza”.
La piaga che ne consegue è appunto l'emigrazione, soprattutto di cristiani, che “ha assunto un impeto preoccupante”: “noi rischiamo di vedere sparire dai luoghi santi della redenzione le 'pietre vive', i fedeli e i pastori che vi celebrino i misteri di Cristo”, ha avvertito il Cardinale Sandri.
A questo proposito, ha indicato, “con realismo dobbiamo affermare che il futuro della Terra Santa è inseparabile dalle istituzioni religiose operanti sul territorio e dai legami di solidarietà che esse riescono ad instaurare col mondo intero”.
Inoltre, sarà possibile spazzare via “l'oscurità del presente [...] se adempiremo tutti al 'dovere' di sostenerli in ogni modo, spiritualmente e materialmente”.
“Come afferma il Papa nella recente enciclica dedicata alla speranza, si può vivere, nonostante tutto, diversamente, perché la vita nuova è stata inaugurata per sempre da Cristo ed egli può cambiare il corso della storia umana”, ha poi concluso.
Leonardo Sandri, nuevo cardenal argentino
Nov 17, 2007
El sábado 24 de noviembre Benedicto XVI presidirá el segundo Consistorio de su pontificado en el que creará 23 nuevos cardenales entre los cuales al arzobispo argentino Leonardo Sandri, de 63 años, quien desde junio pasado es prefecto de la Congregación para las Iglesias Orientales. Antes había sido sustituto para los Asuntos Generales de la Secretaría de Estado.
Buenos Aires, 16 Nov. 07 (AICA) - Monseñor Sandri fue quien dio al mundo la noticia de la muerte de Juan Pablo II en la noche del 2 de abril de 2005 en la plaza de San Pedro, y era el que leía los discursos que Karol Wojtyla no lograba leer a causa de su enfermedad.
Datos biográficos
Nacido en Buenos Aires (Argentina), el 18 de noviembre de 1943, en el seno de una familia de origen italiano, cursó sus estudios filosóficos en el Seminario Metropolitano de Buenos Aires (Villa Devoto) y los teológicos en la Facultad de Teología de la Pontificia Universidad Católica Argentina Santa María de los Buenos Aires, donde obtuvo la licenciatura en Sagrada Teología.
Fue ordenado sacerdote el 2 de diciembre de 1967 por el entonces arzobispo coadjutor a cargo del gobierno pastoral.de la arquidiócesis de Buenos Aires, monseñor Juan Carlos Aramburu, en la iglesia de la Inmaculada Concepción, del Seminario Metropolitano.
Tras su ordenación fue designado vicario parroquial en Nuestra Señora del Carmen de Villa Urquiza, donde se desempeñó hasta 1969, año en que fue trasladado a la Curia Metropolitana como secretario privado de monseñor Aramburu. Simultáneamente se desempeñó como capellán 2º del Colegio Casa de Jesús.
Al descubrir en él especiales aptitudes para servir a la Iglesia universal, en 1970 el arzobispo Aramburu lo envió a Roma donde obtuvo el doctorado en Derecho Canónico en la Pontificia Universidad Gregoriana, primero como alumno del Colegio Pío Latino Americano y después, a partir de 1971, como alumno de la Pontificia Academia Eclesiástica, instituto donde se forman los futuros nuncios apostólicos.
Al servicio de la Santa Sede
Entró al servicio diplomático de la Santa Sede en 1974, y prestó sus servicios en las nunciaturas de Madagascar y de Mauricio (más la isla Reunión y las Islas Comoras). En 1977 fue trasladado a la Secretaría de Estado donde permaneció hasta 1989.
Desde 1989 hasta 1991, fue consejero en la nunciatura apostólica en los Estados Unidos, donde acompañó a los nuncios Pío Laghi y Agostino Cacciavillan, ambos actualmente cardenales.
En calidad de Observador Permanente Adjunto de la Santa Sede ante la Organización de Estados Americanos (OEA), participó en las asambleas generales de 1990 en Asunción (Paraguay) y de 1991 en Santiago de Chile.
El 26 de agosto de 1991 fue nombrado regente de la Prefectura de la Casa Pontificia, y el 2 de abril de 1992 Juan Pablo II lo nombró Asesor para los Asuntos Generales de la Secretaría de Estado.
El 22 de julio de 1997 el Santo Padre lo designó arzobispo titular de Cittanova y nuncio apostólico en Venezuela. La consagración episcopal se realizó el 11 de octubre de 1997 en la basílica de San Pedro, en una celebración que presidió el Secretario de Estado cardenal Angelo Sodano, con la participación del arzobispo emérito de Buenos Aires, cardenal Juan Carlos Aramburu y del sustituto de la Secretaría de Estado, monseñor Giovanni Battista Re.
El 1 de marzo de 2000 fue nombrado nuncio apostólico en México.
El 16 de septiembre de 2000, Juan Pablo II lo designó sustituto para los Asuntos Generales de la Secretaría de Estado, donde junto al cardenal Sodano desempeñó un papel de suma importancia en el gobierno de la Iglesia.
El sábado 9 de junio de 2007 Benedicto XVI lo nombró prefecto de la Congregación para las Iglesias Orientales.
Desde el año 1977 monseñor Sandri cumple funciones en la Santa Sede para cuatro Papas (Pablo VI, Juan Pablo I, Juan Pablo II y Benedicto XVI) y para cuatro Secretarios de Estado (los cardenales Jean Villot, Agostino Casaroli, Angelo Sodano y Tarcisio Bertone).
Además del español, el inminente cardenal Sandri habla italiano, francés, inglés y alemán.
L’Arcivescovo argentino Leonardo Sandri sarà Cardinale
Oct 18, 2007
Prefetto della Congregazione vaticana per le Chiese Orientali.
CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 17 ottobre 2007 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha incluso l’Arcivescovo argentino Leonardo Sandri, 63 anni, prefetto della Congregazione vaticana per le Chiese Orientali, tra i 23 futuri Cardinali che creerà il 24 novembre.
Fino al giugno scorso, il presule era stato Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato.
Il Papa ha annunciato la sua futura creazione a Cardinale al termine dell’udienza generale di questo mercoledì.
E' stato l’Arcivescovo Sandri a dare al mondo la notizia della morte di Giovanni Paolo II la sera del 2 aprile 2005, in piazza San Pietro in Vaticano, e a leggere in pubblico i testi che Papa Karol Wojtyla non riusciva più a pronunciare a causa della sua malattia.
Monsignor Sandri è nato a Buenos Aires (Argentina) il 18 novembre 1943 in una famiglia di origine italiana. È stato ordinato sacerdote il 2 dicembre 1967, incardinato nell’Arcidiocesi di Buenos Aires. Ha conseguito la Licenza in Teologia (Università Cattolica Argentina) e la laurea in Diritto Canonico (Pontificia Università Gregoriana).
È entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede nel 1974, prestando la propria opera presso la Rappresentanza Pontificia in Madagascar e successivamente, dal 1977 al 1989, presso la Segreteria di Stato; dal 1989 al 1991 ha svolto il suo servizio come Consigliere presso la Nunziatura Apostolica negli Stati Uniti d’America e l’Organizzazione degli Stati Americani.
Il 22 agosto 1991 è stato nominato Reggente della Prefettura della Casa Pontificia; il 2 aprile 1992 Assessore per gli Affari Generali della Segreteria di Stato.
Il 22 luglio 1997 è stato nominato Nunzio Apostolico in Venezuela ed eletto Arcivescovo titolare di Cittanova. Ha ricevuto la consacrazione episcopale l’11 ottobre dello stesso anno. Il 1° marzo 2000 è stato nominato Nunzio Apostolico in Messico, il 16 settembre 2000 Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato.
Conosce l’italiano, il francese, l’inglese e il tedesco.