Inviati del Vaticano a Pechino per colloqui segreti
Jun 21, 2006
Alcuni prelati inviati dal Vaticano si sono recati a Pechino per colloqui a porte chiuse sulla normalizzazione dei rapporti, nonostante le tensioni sulla nomina di due vescovi in Cina senza l'approvazione della Santa Sede, ha detto oggi il più alto rappresentante ecclesiastico a Hong Kong.
HONG KONG (Reuters, 19 giugno 2006) - "I colloqui hanno riguardato... l'interezza della relazione tra la Santa Sede e il governo cinese e i milioni di fedeli" ha detto il cardinale Joseph Zen Ze-kiun.
"E' una questione importante e non dovrebbe essere legata in maniera ristretta ad alcuni sacerdoti perseguitati" ha detto Zen in un'intervista a Reuters.
Zen non ha specificato se gli inviati abbiano già lasciato Pechino, e si è rifiutato di fornire dettagli sui colloqui.
Pechino non ha rapporti diplomatici col Vaticano dal 1951, due anni dopo la presa del potere da parte del partito comunista.
Il governo cinese ammette soltanto che i cattolici facciano parte di organizzazioni ecclesiali sostenute dallo Stato, che riconoscono il Papa come punto di riferimento spirituale ma non come guida effettiva della Chiesa cattolica.
Il Vaticano stima che circa 8 milioni di cattolici cinesi appartengano a "chiese sotterranee" non riconosciute dal governo, rispetto ai circa 5 milioni che fanno parte della chiesa controllata dallo Stato.
Nel 2004, in Cina c'erano 120 vescovi, 74 dei quali appartenevano alla chiesa di Stato, secondo il centro studi dello Spirito Santo di Hong Kong, che monitora la chiesa cinese.
Le tensioni fra Pechino e il Vaticano si sono accese a maggio, dopo che la chiesa di Stato ha nominato due vescovi privi dell'approvazione papale. Papa Benedetto XVI ha definito le nomine "una grave violazione della libertà religiosa", e Zen ha detto che il Vaticano dovrebbe interrompere il dialogo con la Cina se ce ne saranno altre.
Zen ha detto lo scorso mese al quotidiano cattolico parigino "La Croix" che la Chiesa non è in una posizione negoziale debole, perché la Cina vuole ristabilire le relazioni diplomatiche con il Vaticano per isolare Taiwan e rafforzare la propria politica religiosa interna.
"Spero che ormai anche il governo riconosca che è stato troppo" ha detto a Reuters, riferendosi alle nomine non autorizzate dal Vaticano.