In diocesi: «Edificato da testimonianze esemplari»
Sept 20, 2009
L'incontro del cardinale Vallini con il clero nella basilica di San Giovanni. Al centro i temi dell'Anno sacerdotale e della verifica pastorale, «una grazia che può portare molti frutti spirituali» di Angelo Zema
L’Anno sacerdotale e la verifica pastorale sono stati i temi al centro dell’incontro diocesano del clero presieduto nella mattina di lunedì 14 settembre dal cardinale vicario Agostino Vallini nella basilica di San Giovanni in Laterano. Un appuntamento tradizionale, aperto dal saluto al nuovo vicario capitolare della cattedrale di Roma, il vescovo Luca Brandolini, già ausiliare di Roma, appena arrivato in basilica dopo la lunga esperienza alla guida della diocesi di Sora-Aquino-Pontecorvo.
Il cardinale Vallini, rivolgendosi alle centinaia di presenti, tra sacerdoti e diaconi permanenti, ha insistito sulla necessità di «curare di più la qualità della nostra vita di fede». Da alimentare con «quelle tradizionali e sempre valide forme di vita spirituale che hanno formato i santi: la meditazione della Parola di Dio, l’attenta e devota celebrazione dell’Eucaristia quotidiana, la confessione frequente, la devozione alla Madonna, le buone letture, la direzione spirituale, vissute in spazi di silenzio e di quiete interiore». La testimonianza dei sacerdoti, infatti, «può diventare una provocazione della presenza di Dio nella storia. Da come viviamo e operiamo nell’accogliere, nel prodigarci alla gente, nel consolare gli afflitti, gli smarriti, i “nessuno” della città anonima, che valgono niente agli occhi dei più – ha detto il cardinale – traspare qualcosa di straordinario che rinvia a Dio e al suo amore, di cui noi siamo i segni visibili».
«Abbiamo bisogno anzitutto – ha sottolineato – di difenderci, per quanto è possibile, dal ritmo frenetico del “fare”». Inculcato da «una miriade di messaggi di superficie che propagandano senza sosta un modello di vita protesa alla fruizione di beni materiali», messaggi che «rendono più difficile ogni forma di introspezione e di approfondimento».
Per l’Anno sacerdotale non saranno programmate iniziative straordinarie, ma saranno valorizzate quelle esistenti, con un maggiore impulso agli incontri di settore, ai ritiri di prefettura e agli esercizi spirituali offerti dalla diocesi, e il rilancio della formazione permanente.
Il cardinale ha ringraziato il Signore per questo primo anno di ministero a Roma, «faticoso», ma ricco anche di consolazioni spirituali e pastorali. A cominciare dall’ordinazione episcopale di monsignor Di Tora e di monsignor Marciante e dai 19 nuovi sacerdoti ordinati in maggio dal Santo Padre. E ancora, è motivo di gioia l’incontro personale con molti sacerdoti, negli incontri di settore, nel Consiglio dei prefetti e in quello presbiterale, nelle parrocchie visitate (una sessantina), in Vicariato, nelle mattine del mercoledì. «Sono rimasto edificato da testimonianze esemplari, ho apprezzato la franchezza del dialogo, la fiducia che mi avete concesso». Il cardinale ha invitato a un maggiore impegno per le vocazioni: «Dovremmo fare di più, proporre di più il Vangelo della chiamata». Importante sarà il ruolo del Seminario Minore, «che non deve essere considerato un’istituzione superata».
Quanto alla verifica pastorale su Eucaristia e testimonianza della carità, il cardinale Vallini l’ha indicata come «una grazia che può portare molti frutti spirituali» e ha definito «opportunità preziose» le assemblee di verifica che prenderanno il via da ottobre. Ha poi proposto alcune riflessioni di teologia sul sacerdozio in rapporto alla celebrazione dell’Eucaristia, rimarcando che «la nostra presidenza eucaristica e la nostra catechesi eucaristica devono mirare a che i fedeli scoprano e vivano l’esercizio del loro sacerdozio comune».
Priorità va data alla formazione per gli animatori liturgici, i lettori, il coro, i ministranti, puntando alla crescita della spiritualità e all’educazione al silenzio. «Si fugga – ha esortato il vicario di Roma – il “formalismo liturgico” o il “ritualismo” che soffocano la vera liturgia, come pure la sciatteria, la meccanica ripetitività, le Messe di venti minuti, per curare una celebrazione che impegna, che attrae e prende il cuore e la mente». Una raccomandazione è stata rivolta ai sacerdoti sull’omelia. «Le nostre omelie dovrebbero essere la risonanza della Parola di Dio meditata, pregata. Quanto più saremo amici della Parola, tanto più sapremo offrirla ai fedeli».