Agostino Cardinal Vallini Agostino Cardinal Vallini
Function:
Vicar General of Rome and Archpriest of the Basilica di San Giovanni in Laterano
Title:
Birthdate:
Apr 17, 1940
Country:
Vatican
Elevated:
Mar 24, 2006
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Italian La presentazione del cardinale Vallini al testo "La Parola nelle parole"
Feb 23, 2009

Sono molto lieto di presentare le brevi riflessioni di Mons.
Lorenzo Leuzzi, direttore dell’Ufficio per la Pastorale Universitaria
della Diocesi di Roma, sul tema della XII Assemblea Ordinaria del
Sinodo dei Vescovi, da poco concluso.
L’occasione mi è particolarmente propizia per rinnovare al Santo
Padre la gratitudine della Chiesa di Roma per aver voluto porre allo
studio del Sinodo la Parola di Dio e per i suoi magistrali interventi,
opportunamente pubblicati in questo volume edito dalla Libreria
Editrice Vaticana.
Il titolo della presente pubblicazione La Parola nelle parole ben
sintetizza il tema sinodale e ricorda l’obiettivo sia teologico che
pastorale dei lavori, indicato dal Santo Padre nella celebrazione
eucaristica di apertura in questi termini: “Come rendere sempre più
efficace l’annuncio del Vangelo in questo nostro tempo”1. E’ la stessa
preoccupazione dell’Apostolo Paolo che, in quest’anno a lui dedicato,
tutta la Chiesa è chiamata a condividere con rinnovato slancio
missionario.
In tal senso il tema sinodale acquista una valenza storica la cui
portata è stata avvertita dai Padri sinodali e lascia ben sperare per il
futuro della pastorale della comunità ecclesiale nella società del terzo
millennio. Senza sminuire e tanto meno nascondere le difficoltà che
ha incontrato l’avvio di un organico progetto di nuova
evangelizzazione, tanto invocata dal servo di Dio Giovanni Paolo II, è
possibile, a pochi mesi dalla conclusione dell’assise sinodale,
confermare la lungimiranza di riportare nel vissuto concreto della
comunità cristiana la centralità della Parola di Dio.
Siamo ormai lontani dalle polemiche teologiche pre e postconciliari.
E’ finito il tempo delle contrapposizioni, talvolta animate da un sincero amore per il Vangelo, talaltra percorse da ricordi storici
fuori da ogni valutazione critica. E’ giunto il momento di portare a
compimento le indicazioni del Concilio Vaticano II che auspicava un
largo accesso dei fedeli alla Sacra Scrittura2. Un progetto ambizioso
che si è dovuto confrontare con le dinamiche, complesse e non sempre
di facile interpretazione, della storia contemporanea.
L’evangelizzazione tende per sua natura a proporre all’uomo concreto
l’incontro con il Dio vivente, il quale, come ha ricordato Benedetto
XVI nella sua prima Enciclica Deus caritas est, è avvenuto e avviene
con una Persona, che coinvolge il vissuto esistenziale dell’uomo, e
non con un’idea o un’etica.
Guardando al cammino della Chiesa si resta ammirati dalla forte
e coraggiosa testimonianza di una incrollabile convinzione: l’uomo
può incontrare Dio, può essere il suo interlocutore. Un annuncio che
oggi risuona provocatorio per l’uomo immerso nel divenire anonimo
della storia, fino ad annullarsi in essa. In realtà si tratta del vero
annuncio che l’uomo attende, perché gli rivela che è possibile
ricostruire l’unità con se stesso e con la famiglia umana.
L’uomo contemporaneo ha bisogno della Parola e non delle
parole, o meglio di quelle parole che aprono alla Parola, perché possa
vivere in pienezza la sua storicità. E’ la Parola, che dimora nella
Chiesa, che da essa è creata ed edificata, che ci rende capaci di
costruire la civiltà dell’amore.
Il Sinodo ha aperto orizzonti pastorali per prendere il largo nel
mare del mondo contemporaneo. Non si tratta di leggere o studiare la
Sacra Scrittura; di diffondere o distribuire la Bibbia. Non è questa la
novità di cui ha bisogno la Chiesa e il mondo. E’ invece necessaria
“una promozione pastorale robusta e credibile della conoscenza della
Sacra Scrittura, per annunciare, celebrare e vivere la Parola nella
comunità cristiana”3, in modo che il servizio della Parola diventi
centrale nella pastorale ordinaria di ogni comunità ecclesiale.
Certamente nella realizzazione di questo progetto un ruolo
importante compete ai teologi e agli studiosi delle scienze bibliche. Le
indicazioni del Santo Padre nel suo intervento del 14 ottobre sono, a
riguardo, una sorgente da cui attingere quella necessaria sapienza per
favorire nel popolo di Dio una rinnovata coscienza di Chiesa, che è il
presupposto di una vera diakonia della storia.
A tale proposito, pur senza entrare nel merito delle questioni
dottrinali, vorrei richiamare l’opportunità del sottotitolo della presente
pubblicazione: dal biblicismo al realismo della fede. Il Papa
Benedetto XVI più volte ha richiamato il pericolo che “l’incontro con
la Scrittura rischia di non essere un fatto di Chiesa” ed è, pertanto,
“esposto al soggettivismo e all’arbitrarietà”4. I tempi sono maturi per
ricostruire quell’unità tra esegesi e teologia, già proposta dalla
Costituzione Dogmatica Dei Verbum, e incoraggiata con afflato
pastorale dal Santo Padre. Ne sono testimonianza il messaggio dei
Padri sinodali al popolo di Dio e le 55 proposizioni presentate al Santo
Padre in vista della Esortazione apostolica postsinodale.
Non si attende un’unità di stampo meramente intellettuale
riservata ad un’elite del popolo di Dio; essa risponde ad un’esigenza
dell’evangelizzazione che, servendo la nuova situazione storica
dell’uomo, sollecita ogni comunità cristiana a “dialogare con le
culture del nostro tempo, mettendosi al servizio della verità e non
delle ideologie correnti e incrementando il dialogo che Dio vuole
avere con tutti gli uomini”5. La ricomposizione dell’unità tra esegesi e
teologia, animata dalla stessa passione missionaria dell’Apostolo
Paolo, sarà di grande aiuto per scoprire nelle parole della Scrittura
quella Parola che è il fondamento di tutta la realtà, sia cosmica che
storica. La Chiesa non può ridursi ad annunciare e a consegnare
all’uomo contemporaneo la sola Scrittura, anche con iniziative di alto
livello culturale, essa è chiamata a proporre quella novità storica che
fa del Vangelo la Parola di Dio, salvezza per il mondo.In questa prospettiva e in attesa delle indicazioni ulteriori del
Santo Padre, è possibile tracciare un itinerario concreto e operativo
per l’attività pastorale delle comunità cristiane. La riscoperta della
centralità della Parola susciterà il desiderio di una nuova familiarità,
anche quotidiana, con la Scrittura, suggerendo incontri e luoghi di
ascolto, ma soprattutto ogni comunità ecclesiale, parrocchia o altra
espressione aggregativa, è incoraggiata a promuovere in ogni forma e
con ogni metodo l’annuncio di questa verità essenziale: Dio continua a
parlare all’uomo e nella Chiesa questo dialogo si fa esperienza di luce
e di salvezza.
Alcune difficoltà pastorali incontrate in questi anni, come la crisi
della catechesi e l’incerta proposta del primo annuncio, potranno
essere superate con pazienza e costanza, maturando una nuova
coscienza biblica e pastorale. Il mondo attende l’annuncio della
Parola, e la Chiesa è il luogo in cui è possibile incontrarla. Questa è la
vita e la missione della Chiesa!
Tale rinnovamento missionario comporta un profonda revisione
dei percorsi formativi di educazione alla fede e, soprattutto, non potrà
prescindere dalla presenza di pastori che siano veri maestri della
Parola. Le comunità cristiane hanno bisogno di fare esperienza di vita
ecclesiale, nella quale i battezzati imparino a camminare nella vita
“pronti a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è
in loro (cf. 1Pt. 3,15), annunciando con gioia la Parola di Dio e
vivendo senza compromessi il Vangelo”6. Si apre così anche una
nuova stagione vocazionale, sia per le vocazioni al ministero ordinato
e di speciale consacrazione che per la crescita di laici cristiani, che,
“cercando il Regno di Dio trattando le cose temporali“7, sappiano
evangelizzare il mondo della cultura, del lavoro, dell’economia e della
politica.
Nell’invitare i lettori a far tesoro dell’insegnamento di Benedetto
XVI, desidero esprimere il mio compiacimento a Mons. Lorenzo
Leuzzi per la sollecitudine nella realizzazione della presente pubblicazione e per il suo stimolante apporto alla riflessione teologica
e pastorale, contribuendo in tale modo a suscitare nella Chiesa e nella
cultura contemporanea l’attenzione e l’approfondimento del tema e
delle indicazioni del Sinodo.
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