Molte potenzialità del Vaticano II devono essere ancora sfruttate
Dec 15, 2005
Secondo il Cardinale Roberto Tucci, che ha partecipato come teologo al Concilio Vaticano II, la grande assemblea convocata da Giovanni XXIII non ha ancora visto sfruttate appieno tutte le sue potenzialità.
CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 9 dicembre 2005 (ZENIT.org).- “Siamo ancora lungi dall’aver realizzato pienamente l’applicazione del Concilio – ha riconosciuto il porporato ai microfoni della “Radio Vaticana” –. Forse ancora non ne abbiamo ricavato tutte le potenzialità”.
Nella storia della Chiesa, del resto, “la ricezione, cioè l’accoglimento nella vita concreta della Chiesa, dei risultati di un Concilio è sempre durata decenni e decenni”.
Ricordando il discorso di Giovanni XXIII all’inizio del Concilio, il Cardinal Tucci, che è Presidente del Comitato di gestione della “Radio Vaticana”, ha affermato di essere rimasto particolarmente impressionato dalla forza delle prime parole del discorso papale, “Gaudet Mater Ecclesia, ‘La Madre Chiesa che si rallegra’”.
Nella sua allocuzione, ha infatti spiegato, “il Papa diceva chiaramente che non si aspettava un Concilio di condanne e preferiva il discorso della misericordia piuttosto che quello della condanna”.
Un elemento fondamentale ricordato dal porporato è poi il carattere pastorale proposto dal Pontefice alle decisioni del Concilio con la frase: “Altra cosa è infatti il deposito stesso della fede, vale a dire le verità contenute nella nostra dottrina, e altra cosa è la forma con cui quelle vengono enunciate, conservando ad esse tuttavia lo stesso senso e la stessa portata”.
“Bisogna attribuire molta importanza a questa forma e se sarà necessario bisognerà insistere con pazienza nella sua elaborazione e si dovrà ricorrere ad un modo di presentare le cose che più corrisponde al Magistero il cui carattere è preminentemente pastorale”, aggiungeva Giovanni XXIII.
Secondo Tucci, i Padri conciliari non erano consapevoli del fatto di vivere un momento storico: “Se uno esamina, come feci io con l’aiuto di padre Caprile, i vota, cioè i desideri manifestati dai Vescovi che erano stati interrogati per ordine di Papa Giovanni XXIII, perché dicessero quali erano le loro aspettative per quanto riguardava il Concilio, non si aveva un quadro, diciamo, di rinnovamento così spinto come poi è risultato invece nel Concilio”.
“C’è voluto un po’ di tempo”, ha osservato, sostenendo che “tutta la prima sessione, il primo periodo conciliare è servito, per così dire, al formarsi, piano piano, di una maggioranza favorevole ad un forte rinnovamento nella fedeltà, ma nella continuità, una continuità che fosse sviluppo”.
Oggi, a 40 anni di distanza, per il Cardinale il Concilio è stato un avvenimento “capitale”.
“E’ stato molto importante per la Chiesa Cattolica, per così dire, rivedere il volto della Chiesa alla luce del movimento biblico, quello ecumenico, quello in favore della libertà religiosa, che già esistevano ed erano fortemente affermati nella vita della Chiesa cattolica e portare il frutto di questi movimenti a livello del Magistero della Chiesa per un rinnovamento dell’autocoscienza della Chiesa di fronte ai grandi problemi del mondo moderno, ai grandi problemi della proclamazione del messaggio evangelico al mondo di oggi”.
Il Concilio Vaticano II è stato dunque “un enorme sforzo del Magistero della Chiesa nella sua forma più solenne, quella del Concilio Ecumenico, di operare un aggiornamento, come si soleva dire, un rinnovamento della presentazione della Chiesa in modo pastorale e più corrispondente alla maturazione teologica che c’era stata nei decenni precedenti e più corrispondente alle attese del mondo stesso”.
Tra i tanti documenti fondamentali derivati dal Concilio, il porporato ha ricordato in modo particolare “il documento sulla Parola di Dio, Dei Verbum”, per l’importanza del “primato della Parola, primato della Sacra Scrittura, ma soprattutto primato di Cristo come la vera Parola di Dio”.
Tucci non ha tuttavia dimenticato “i documenti più innovativi”, come la Lumen Gentium, soprattutto per quanto riguarda la “salvezza di coloro che non sono cristiani, la salvezza anche dei non credenti”, o la Nostra Aetate “sul dialogo con le altre religioni, in modo particolare sul dialogo con gli ebrei”.
Il Concilio, ha osservato poi, “ha sviluppato molto, nella continuità, la dottrina della Chiesa per quanto riguarda alcuni problemi, che ancora oggi creano difficoltà ad alcuni cristiani cattolici, che non si riconoscono in questi documenti”.
Di fronte alle voci che sosterrebbero la possibilità di un nuovo Concilio, il Cardinal Tucci ha concluso ritenendo che “sarebbe prematuro pensare ad un nuovo Concilio quando ancora c’è tanto da fare per l’assimilazione e la concretizzazione della dottrina conciliare del Vaticano II”.