Donato un defibrillatore al cardinal Tonini
Aug 06, 2008
Un defibrillatore Totem Elisir e’ stato donato al Cardinale Ersilio Tonini da Carlo Tavecchio, presidente della Lega Nazionale Calcio Dilettanti e vice-Presidente Vicario della FIGC e dalla Technostar, azienda ideatrice del Progetto.
(AGI) - Ravenna, 5 ago. - La donazione e’ avvenuta durante la tradizionale festa annuale del calcio organizzata a Castiglione di Cervia (Ravenna) da Alberto Mambelli, vicepresidente nazionale della Lega Nazionale Dilettanti. “La Vita e’ il bene piu’ prezioso, ci e’ stata donata e va tutelata con ogni mezzo”, ha dichiarato il 94enne cardinale Tonini. Il Totem Elisir sara’ collocato nella casa di riposo di Santa Teresa del Bambin Gesu’ a Ravenna.
Gia’ nel luglio scorso il presidente Tavecchio ha regalato 100 Totem elisir ai Comitati provinciali della Lnd. “I lutti che abbiamo purtroppo avuto negli ultimi anni nel calcio - ha ricordato Tavecchio - non sono campanelli d’allarme ma vere e proprie tragedie. Spesso l’arresto cardiaco e’ curabile solo se si e’ attrezzati ed organizzati e come Lega abbiamo ritenuto il Progetto Elisir un ottimo ed efficace strumento adatto allo scopo”. L’elemento piu’ importante del Progetto Elisir per combattere l’arresto cardiaco e’ il Totem Elisir composto da un defibrillatore e una struttura che lo contiene con le istruzioni all’uso. Pochi minuti per individuarlo usarlo e salvare una persona. L’arresto cardiaco e’ la prima causa di morte in Italia (70.000 persone, e molte di queste muoiono nei posti di lavoro o di svago). (AGI)
Il cardinal Tonini compie 94 anni
Jul 20, 2008
Nativo del piacentino è arcivescovo di Ravenna-Cervia dal 1975. La Messa celebrativa con autorità e tanti estimatori.
(emilianet.it) RAVENNA, 20 LUG. 2008 - "La vita va sempre e comunque apprezzata come dono di Dio": lo ha detto il cardinale Ersilio Tonini, arcivescovo emerito di Ravenna-Cervia celebrando oggi a Ravenna, una messa per i suoi 94 anni, in una chiesa gremita di fedeli. Il cardinale ha concelebrato questa mattina la messa delle 9,30 con don Matteo Solaroli, il direttore dell'Opera di Santa Teresa dove Tonini vive da anni.
Presenti tanti ospiti dell'Opera, numerosi sacerdoti, il prefetto Floriana De Sanctis, il sindaco Fabrizio Matteucci, il questore Giuseppe Gallucci, il senatore Vidmer Mercatali, il consigliere regionale Miro Fiammenghi. Nella sua omelia, dopo aver ricordato i suoi genitori, Tonini si è soffermato "sul valore della vita che va sempre e comunque apprezzata come dono di Dio". Il cardinale Ersilio Tonini è nato a Centovera di San Giorgio Piacentino, il 20 luglio 1914. Ordinato sacerdote nel 1937, è vescovo dal 1969 e dal 22 novembre 1975 arcivescovo di Ravenna-Cervia. Nel 1994 è stato fatto cardinale, per volere di Giovanni Paolo II. Nel 1991 fu tra i protagonisti di un programma televisivo condotto da Enzo Biagi, che gli valse notorietà tra il grande pubblico e la stima di molti addetti ai lavori come capace comunicatore. Doti sottolineate anche dal sindaco Matteucci, che gli ha portato il saluto della città. "La leadership del cardinal Tonini - ha detto Matteucci - va ben oltre la comunità cattolica e la nostra città perché unisce cultura e amore per l'uomo, intransigenza sui valori ma anche grande capacità di ascoltare e capire chi si pone su posizioni differenti dalle sue".
Ravenna: gli auguri di Giangrandi al cardinale Ersilio Tonini
Jul 18, 2008
In occasione del 94° compleanno di Sua Eminenza Ersilio Tonini, nato a Centovera di San Giorgio Piacentino (Piacenza), il 20 luglio 1914, il presidente della Provincia, Francesco Giangrandi, gli ha inviato il seguente messaggio d'auguri:
(romagnaoggi.it, 17 luglio 2008) RAVENNA - "Carissima Eminenza, mi permetta di inviarLe i più sentiti auguri di buon compleanno da parte di tutta la comunità provinciale, a cui aggiungo quelli miei personali.
Colgo l'occasione per testimoniarle l'affetto che la gente di questa terra, non solo di Ravenna, prova per il ‘suo' cardinale. Le siamo sempre vicini, caro Monsignore, e Le chiedo di continuare a esserci vicino, non solo come guida pastorale ma anche come punto riferimento su ogni aspetto della vita di questa comunità di cui Lei fa parte dal giorno in cui ha iniziato la sua missione di Arcivescovo di Ravenna.
Buon compleanno ancora, cardinale, e tanti auguri per tutti gli impegni che continua a portare avanti con energia, passione e intelligenza".
Il cardinale Tonini in ospedale: "Condizioni non preoccupanti"
Mar 10, 2008
Sarebbe stata una occlusione instestinale a provocare il ricovero all’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna del cardinale Ersilio Tonini (93 anni).
(romagnaoggi.it, 10.03.2008) Se le condizioni dovessero rimanere, come si spera, stazionarie, l’alto prelato ravennate verrà dimesso nel giro di poche ore e probabilmente già dal pomeriggio di lunedì. Venerdì i forti dolori addominali accusati dal porporato avevano fatto stare in apprensione, poi gli esami clinici hanno escluso gravi patologie.
Le condizioni di Tonini sono definite “non preoccupanti” anche dall’azienda sanitaria ravennate, che ha voluto tranquilizzare la popolazione con una nota ufficiale. Nei giorni scorsi Tonini ha ricevuto le visite dell’arcivescovo di Ravenna, monsignor Giuseppe Verucchi, e del sindaco Fabrizio Matteucci.
Migliorano le condizioni del Cardinal Tonini
Mar 10, 2008
Migliorano le condizioni di Ersilio Tonini, Arcivescovo Emerito di Ravenna-Cervia, nato nel 1914 a Centovera di Sangiorgio Piacentino e simbolicamente cittadino onorario della regione Emilia Romagna.
(tele1.iobloggo.com, 10 marzo 2008) Il Cardinal Tonini è ricoverato da venerdì al reparto di chirurgia dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna a seguito di una subocclusione intestinale.
Oggi il porporato sarà sottoposto ad ulteriori accertamenti precauzionali, data l’età, per una possibile dimissione nelle prossime 48 ore.
Canzoni su gay offendono etero e omosessuali
Feb 28, 2008
La Chiesa si rivolge agli omosessuali con "dolcezza, carita' e misericordia".
(AGI, 27 feb 2008) "Chi sbaglia nei confronti dei gay e' chi scrive racconti e canzonette per lucrare sulle loro disgrazie". Lo afferma il card. Ersilio Tonini, che ha trovato particolarmente di "'cattivo gusto" la presenza a Sanremo della canzone "Il mio amico", che tratta una storia tra omosessuali: "penso - dice in un'intervista a 'papanews.it' - che neppure ai gay piacerebbe e comunque non e' plausibile trasmetterla in un orario nel quale anche i bambini possono essere davanti alla tv". Tonini, che ha 93 anni, va a letto presto e non guarda il Festival, ma della canzone della Tatangelo si e' fatto un'idea precisa: "ritengo - spiega - che un tema cosi' scottante, cosi' delicato e tanto controverso come l'omosessualita' non possa essere oggetto di una canzonetta. Mi sembra assurdo, oltre che offensivo verso gli omosessuali stessi, fare di questa diversita' l'oggetto di un concorso televisivo". Secondo Tonini, la vicenda delle canzoni gay ha soprattutto motivazioni commerciali: "oggi - conclude - si sacrifica tutto sull'altare dell'audience, sia per rendere il prodotto piu' morboso, sia per riempirsi il portafogli ai danni di quella parte debole che si pretende, falsamente e con ipocrisia, di difendere".
Intervista al cardinal Ersilio Tonini
Jan 17, 2008
Riproponiamo l'intervista fatta da Filippo Baglini al Car. Tonini su temi semre attuali. Questa intervista è solo un estratto di un incontro durato oltre tre ore, ho dovuto per motivi giornalistici sintetizzare al massimo le risposte, ma non ho cambiato i concetti essenziali e la linea di pensiero del Cardinale.
(italoeuropeo.it, 12-01-2008) 1) Einstein una volta disse:”La scienza senza la religione è cieca, la religione senza la scienza è zoppa…”. E’ proprio così Eminenza?”
Si è proprio così. Il rischio attuale è ritenere che la scienza sia l’unico sapere, e questo è un grosso errore. Einstein come scienziato si rese conto che la scienza è uno dei tanti saperi, ma senza altre conoscenze la scienza sola non può farcela, è cieca. Essa è cieca non solo senza la religione, ma lo è anche senza l’etica e senza atri valori. La scienza oggi non è piu’ il puro sapere, ma ha la capacità di trasformare, progredire, quindi deve stare attenta quando parla di se stessa ed opera sul campo, c’è lo dimostra la storia recente. Basti pensare alle sciagure compiute nel nome della scienza, e ci si accorge che essa può essere cieca e barbarica. La questione è che tutti i valori hanno bisogno di stare in comunione tra di loro, per cui quando i valori si staccano diventano pericolosi e distruttivi. Edgar Moren scrisse una volta :” ..noi credevamo che la nostra trinità laica, Libertè, ègalitè e fraternitè, fosse garanzia si salvezza per il nostro futuro…invece ci siamo accorti che non era così una Libertè senza ègalitè e una ègalitè senza una fraternità non serve a nulla, e una Libertè unita ad un legalità ma senza fraternitè sono valori privi di senso”. E ancora nel libro di Maritainintitolato,(Distinguer pour unir ou Les degrés du savoir): Distinguere per unire con sottotitolo i gradi del sapere, viene proprio affrontato questo aspetto importate, non possiamo far fronte ai problemi di oggi se non abbiamo questo tipo di organizzazione, dove ogni sapere ha la sua funzione distinta, ma messi insieme offrono all’uomo delle enormi possibilità. Oggi viviamo un periodo straordinario, tante possibilità come in questo momento l’umanità non le ha mai avute, e questo accade grazie alla tecnica e alla scienza , ma una scienza che si crede onnipotente è una scienza cieca. La religione deve godere della scienza, l’uomo ha l’ordine nella bibbia di impadronirsi dell’universo delle cose, ma la religione ne deve curare la morale, essa è la misura sulle cose. Oggi i rapporti tra religione e scienza assumono un significato importate grazie anche ad un dialogo piu’ aperto, ed è per questo che l’uomo deve fermarsi a riflettere e a porsi delle domande prima di agire. La scienza si deve domandare quando opera sull’uomo chi è veramente questo essere vivente, e per far questo ha bisogno della religione.
2) Parliamo di fecondazione artificiale: Essa risulta essere una buona possibilità per una coppia che desidera andare incontro al desiderio di una famiglia. La Chiesa ha sempre sottolineato l’importanza che ha un nucleo familiare, cosa direbbe ad una coppia che vuole un figlio nato da una provetta?.
Un figlio è il frutto di un amore, e di un rapporto sessuale tra due persone che si vogliono bene. Stranamente la chiesa viene accusa di aver paura del sesso, ma in realtà non è proprio così. La chiesa considera l’intimità come un valore, che rappresenta la dignità dei due, in altre parole è nell’intimità che il sesso trova un suo vero significato. Invece quando la tecnica sostituisce la sessualità, viene meno il concetto della dignità del corpo umano. La chiesa viene sempre messa in mezzo come se fosse l’unica che deve affrontare i problemi di natura morale ma non è vero. La ragione umana si è sempre affaticata su questi temi importanti, ad incominciare dal codice di Hammurabi, e sui rapporti tra uomo e donna. La chiesa ci dice sia le verità della rivelazione del Cristo, ma anche le verità che corrispondono alla nostra ragione, dice San Tommaso: “ le verità della fede e quella della ragione sono due raggi della solita luce”. Prendiamo Kant che rappresenta la massima espressione della libertà del pensiero umano, parlando della sessualità dice, che è proprio nel rapporto intimo che la sessualità trova la sua destinazione, nel rapporto la donna non è solo uno strumento dell’uomo o viceversa, ma tutte e due si danno come finalità la creazione di una vita, quella di un figlio, che non è frutto di una “operazione meccanica”. La chiesa esalta la sessualità all’estremo purché ci sia intimità; ci sia l’amore. Le cose vanno viste in quest’ottica, allora l’esaltazione di un vita umana non è solo un limite, ma uno scopo, e assume un valore enorme.
3) Secondo Lei durante la crescita è giusto informare un bambino, nato da una fecondazione artificiale o è meglio tacere per sempre sulla questione?. Che problemi potrebbe incontrare rispetto agli altri ragazzi?.
Questo è un grosso problema, e richiede molta attenzione. Ci sono stati casi per esempio in Svezzia dove questo problema è esploso tra i ragazzi che a un certo punto della crescita hanno voluto sapere la verità e nacquero molti problemi e casi di divorzio. Nell’ Ottobre del 1984 sempre la Svezia fa una legge in virtù della quale sarà lecito che le cliniche applichino la tecnica della fecondazione artificiale, però, raggiunta la maggiore età i figli avranno diritto a sapere chi è il padre e la madre.
Non contenti nel 1987 fanno una legge più severa dove si dice che la fecondazione eterologa sarà riservata alle coppie regolarmente sposate o che stanno insieme da molto tempo. L’Inghilterra in quel periodo rimase ancora il paese più permissivo. Ma proprio l’anno scorso si viene a sapere che in Inghilterra ci sono circa18 mila ragazzi nati da fecondazione e che vanno a chiedere chi è il padre e la madre. E nacquero di nuovo dei seri problemi. Allora l’Inghilterra fa una legge secondo la quale la fecondazione eterologa potrà avvenire, ma i figli devono essere messi al corrente, è un loro diritto. Ma il problema non è risolto perché mai potremo capire fino in fondo cosa pensa davvero un figlio che si trova davanti un padre che in realtà non lo è. Un equivoco intorno all’origine di un essere umano, uno squilibrio di identità molto importate, che lo può segnare per sempre, padre e madre fanno parte dell’identità umana, te li porti dentro per tutta la tua esistenza, Ket Moran diceva : l’identità in me. Dare una padre che non è un padre è un violenza assoluta verso un figlio. E’ giusto che un figlio sappia ma è anche giusto essere consapevoli del rischio che si corre.
4) Parliamo di aborto: Le cronache ci portano alla realtà fatti talvolta sconcertanti, di giovani madri disperate che abortiscono, per paura, per mancanza di possibilità economiche o per ignoranza sul feto stesso credendo in certi casi che non sia una vita. Lei pensa che la Chiesa abbia fatto, o stia facendo qualcosa di veramente importante per impedire questa sconfitta sulla vita?.
La chiesa può operare in due direzioni. La prima è aiutare la famiglia, stargli vicino con un dialogo aprire le porte delle chiese e accogliere i problemi delle giovani madri. Aiutare le ragazze che saranno donne, facendo loro capire il dono meraviglioso che possiedono, cioè quello di dare origine a una vita e istruirle alla maternità. La donna per natura è molto più sensibile ai valori umani. La donna a un mondo interiore molto complicato e delicato, ed lì che bisogna intervenire. Bisogna far capire alle giovani donne l’importanza del miracolo che avviene nel loro grembo. La seconda cosa che la chiesa può fare è insegnare la carità verso i più bisognosi e i meno fortunati, ecco che ci rifacciamo all’insegnamento del vangelo. Ma credo che istruire le ragazza adolescenti sia molto importate, questo è l’operato che deve fare la chiesa con l’azione cattolica, educare affinché non ci siano come dice lei sconfitte sulla vita. La donna con l’aborto deve capire che in fondo distrugge se stesa per sempre, non si può abortire e rimanere tranquilli. Ho un episodio di una donna di 84 -85 anni che da più di venti anni era tormentata da un aborto fatto sessanta anni prima, non aveva pace, e in confessionale spesso dovevo incoraggiare questa creatura. Chi abortisce sà che sopprime una vita, e commette un errore. Il tormento prima o poi torna a battere sul cuore.
5) Penso sia d’accordo con me se sostengo che bisogna fare di tutto per salvaguardare e difendere una vita umana. Gesù diceva (Mat. 6,25) “ la vita vale più del cibo e il corpo più del vestito”. Allora, è meglio ricorrere a certe precauzioni come il profilattico o il contraccettivo, prima di abortire oppure di abbandonare una vita in un sacchetto, cosa ne pensa?.
E chiaro che c’è molta differenza tra i due, c’è un male maggiore e un male minore. Non c’è dubbio. Il primo si vede come un mal uso della sessualità, il secondo è la distruzione della vita , e questo è tutto un altro discorso. Sono due cose distinte pur essendo strettamente legate tra di loro. Ma va detto comunque che il primo non legittima certo il secondo che rimane comunque un crimine a tutti gli effetti.
6) Eminenza cambiamo argomento, parliamo di verità nella Chiesa. Molte persone negli ultimi tempi si trovano confusi riguardo alla nuova scoperta fatta sul vangelo secondo Giuda dove sta scritto che “fu Gesù a dirgli di tradire”. Questo in qualche modo ribalta l’ordinaria storia che la Chiesa ci ha fornito in questi secoli, attraverso i vangeli canonici. Aiuti le persone scettiche o le persone che sono nel dubbio. Quale è la verità?.
All’origine di tutta questa confusione, c’è molta disinformazione e ignoranza sul tema.
Già con San Ireneo verso la fine del secondo secolo, parlava già di questo vangelo di Giuda che poi non è altro che uno dei molti vangeli apocrifi che nel corso dei secoli hanno voluto inseguire e offuscare la verità. E c’è ne sono tanti, perché la figura di Gesù Cristo a impressionato il mondo intero. La chiesa ha sempre esaminato e studiato attentamente ogni scrittura vedendo se corrispondevano alle esperienze dirette degli apostoli. Alla fine ne hanno accettato quattro, quelli più vicini e fedeli alla vita di Gesù, seguendo delle opportune traduzioni e studi sulla carta di papiro. Nessun libro al mondo ha avuto tanta garanzia di autenticità quanto i vangeli. Un tempo i libri si scrivevano sul papiro con della cera e questi si chiamavano codici. Codice, la cui radice vuol dire ceppo, base di un tronco, cioè che è un testo che fà da fondamento per tutti gli altri e per la verità. Il vangelo è uno di questi. E nel corso della storia c’è chi è morto per difendere queste radici del verbo. Ma come oggi anche allora c’erano chi voleva infangare le verità imponendo l’ignoranza.
Il vangelo d Giuda è da tempo considerato un vangelo agnostico già alla fine del secondo secolo, dove il corpo umano è un corpo finto, quindi dove si distorge la verità.
7) Lo straordinario lavoro fatto da Giovanni Paolo II per avvicinare le religioni ad un dialogo comune ha raccolto i suoi frutti durante il funerale in Piazza San Pietro, dove i potenti della terra nemici e non, si sono stretti attorno al Santo Padre. Dunque Eminenza, un giorno potremmo avere un dialogo tra le religioni e quindi anche tra i popoli?.
Un dialogo tra le religioni oggi è diventato più facile, e con la mondializzazione della cultura molti muri sono stati abbattuti e si è dato vita a dialoghi molto seri e profondi tra le varie culture religiose.
Si è capito che un dialogo religioso è importate per la stabilità politico sociale di tutti i popoli.
Ma ancora ci sono dei fanatici religiosi che cercano di dividere la dove bisogna unire. Il terrorismo è diventato uno strumento di potere e la religione in quel mondo è uno strumento che da valore al potere. Questo è un rischio enorme. La Cina è ancora un osso duro ma la chiesa sta aprendo un dialogo cristiano. La Russia credo che con questo papa sia più favorevole ad un dialogo, perché al di là della figura di Giovanni Paolo II che hanno sempre rispettato, vedevano in lui un polacco, e sappiamo tutti i rapporti secolari di rigetto tra queste due nazioni. E il più grande rammarico di Giovanni Paolo II fù proprio quello di non riuscire in Russa, lo farà Benedetto XVI. La Russia oggi è preoccupata dei rapporti politici con le repubbliche ex sovietiche si pensi alla Cicenia. La Cina si sta aprendo al mondo occidentale e si aprirà anche ad un dialogo religioso, ci vuole tempo. Ed ancora qui ritorna ad essere importante il lavoro della chiesa. Il cardinale Cercherai due otre anni fa ha avuto una missione dal papa in Cina, alla domenica ha celebrato la messa con il rito cristiano.
E questo è un segnale straordinario che fa ben sperare per un dialogo tra le religioni.
8) Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, fa tremare il mondo per il nucleare e la possibilità di creare la bomba atomica nel 2010. Lo stesso presidente ha affermato che il popolo di istraele debba essere cancellato dalla faccia della terra. Il Futuro non ci riserva certo un buona novella, e a volte qualcuno può pensare dove sia Dio. Cosa ci può dire in merito?
Io stento a credere che useranno la bomba atomica. E’ senza dubbio uno strumento di minaccia ma non credo che la useranno. C’è una paura da parte di quei popoli, di essere contaminati dallo spirito liberale europeo. La paura cioè che la libertà politica sia una seduzione, una minaccia eccessiva per loro. Penso quindi che il loro parlare, il loro minacciare sia per infuocare gli animi solo per un patriottismo, ma nulla di più. Certo fa molto paura sentire che un popolo ha la possibilità di fare una bomba atomica e vanno guardati a vista, ma mi creda loro hanno molta piu’ paura di noi.
9) In Memoria e Identità si dice che in certe concrete situazioni dell’esistenza umana, il male si rilevi in qualche misura utile, in quanto crea occasioni per il bene. Come è possibile?
Si il papa lo dice proprio all’inizio del suo ultimo libro.
Il male non è mai la totale assenza di bene. La prova storica che abbiamo avuto è la nascita dell’ Europa. Non è mai accaduto che dopo cinque secoli di nazioni esaltate all’estremo da guerre, siamo poi arrivati ad un unione tra popoli. Senza Hitler non avremmo avuto questa possibilità, senza il male non si arrivava a questa situazione pacifica di bene. Senza Hitler avremo ancora nazioni che si mettono a fare gruppi contro altre nazioni, con i vari patti come nei secoli scorsi.
Alla fine della guerra, quando si aprirono i campi di concentramento, apparve al mondo intero l’epilogo di una storia europea piena di orgoglio e di male. Per fortuna il bene è ben più forte del male ed è sbocciato come sempre continuerà a fare. Il terrorismo che viviamo oggi, penso che porterà tutti i popoli a capire che bisognerà attenuare i poteri sovrani e arrivare ad un unità tra tutti i popoli, e proprio sotto questo male si avrà una rinascita del bene. Sono ottimista, perché dai miei incontri con i giovani mi accorgo che parallelamente al male sta nascendo tutto un mondo di bene, di ragazzi che voglio unire e non dividere. Le nuove generazioni mi fanno sperare in un futuro migliore. Tra male e bene Pascoli diceva : “Bene che nasce male che fù.”
La ringrazio molto eccellenza della sua disponibilità.
Ringrazio lei per le sue domande.
Sua Eminenza il Cardinale Ersilio Tonini nato in provincia di Piacenza, a Centovera di San Giorgio, il 20 luglio 1914, figlio di contadini, con cinque fratelli, ha conosciuto ben otto Pontefici: Pio X, che morì nell'anno in cui Tonini nasceva, Benedetto XV, Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. Ha insegnato latino, greco e filosofia, ha diretto il settimanale cattolico della sua diocesi Il nuovo giornale, ed è stato Presidente del Consiglio di Amministrazione del quotidiano cattolico Avvenire. Arcivescovo Emerito di Ravenna-Cervia, è stato nominato Cardinale nel 1994 da Giovanni Paolo II. Collabora attivamente con giornali e riviste. Figura carismatica del mondo cattolico, intellettuale, da sempre impegnato in prima persona per la lotta alla fame nel mondo e nelle azioni di solidarietà, è considerato un profeta dei nostri giorni e un grande uomo di comunicazione. Battutosi nel corso della vita contro la miseria, lo sfruttamento dei più deboli e degli oppressi e l'inquinamento ambientale, è impegnato nel sostegno e nell'assistenza dei sofferenti e degli handicappati in mezzo ai quali vive. Recentemente si è fatto promotore di una grande iniziativa internazionale: l'intervento in Amazzonia a favore degli Indios, per i quali ha raccolto ingenti risorse destinate all'acquisto di terreni.
"L'hanno ucciso. Dava fastidio e l'hanno cacciato."
Nov 09, 2007
Intervenuto ad Annozero, il cardinale che ha celebrato i funerali del giornalista: "La Rai si è derubata, c'era un tranello, una motivazione che non era degna. Ero suo amico e sono anche un uomo che conosce un po' la realtà".
(Quotidiano.net) Roma, 8 novembre 2007 - Il cardinale Ersilio Tonini, che oggi ha celebrato i funerali di Enzo Biagi, e' intervenuto stasera in collegamento nel programma di Michele Santoro 'Annozero', tutto dedicato a Biagi: ''Lo hanno ucciso. E' stato un ostracismo. Enzo Biagi dava fastidio, non era utile ed e' stato cacciato''.
Poi ha continuato: ''La Rai si e' derubata, c'era un tranello, una motivazione che non era degna. Ero suo amico e sono anche un uomo che conosce un po' la realta'. Biagi non e' stato solo un uomo della tv, ma anche una persona che ha combattuto per la giustizia e la liberta', un uomo di una schiettezza piena. Non si possono trattare gli uomini come pezzi da giocare. Allora si torna alla Grecia, all'ostracismo. Non e' una bella epoca''.
Tonini ha ricordato la ''coerenza, la sincerita' e la schiettezza'' di Biagi con il quale, ha ricordato, ''abbiamo girato l'Italia insieme. Biagi - ha aggiunto - ha lottato, aveva dei forti convincimenti ed era molto modesto. Non e' stato capito. Dava fastidio, non era utile ed e' stato buttato fuori''.
Scomparso a 86 anni Enzo Biagi
Nov 06, 2007
Firma tra le più prestigiose del giornalismo scritto e televisivo italiano. Il ricordo del cardinale Ersilio Tonini.
(Radio Vaticana, 06/11/2007) Il mondo del giornalismo italiano è in lutto, per la scomparsa di Enzo Biagi, “firma” tra le più prestigiose sia della carta stampata che della televisione nazionale. Ricoverato da alcuni giorni nella clinica milanese di Capitanio, il giornalista si è spento questa mattina verso le otto, all’età di 87 anni. Il mondo politico, culturale e mediatico italiano si è unito al cordoglio della famiglia, che ha confermato che i funerali di Biagi si svolgeranno dopodomani a Pienaccio, il paesino emiliano dove il cronista e autore di dozzine di saggi e romanzi di successo era nato il 9 agosto 1920. Alessandro De Carolis tratteggia il carattere umano e professionale di Biagi, con l’aiuto di un suo caro amico, il cardinale arcivescovo emerito di Ravenna, Ersilio Tonini:
Il suo modo di essere cronista è rimasto immune dalle mode, che hanno rivoluzionato la maniera di veicolare l’informazione dal dopoguerra a oggi. La sobrietà dello stile - costantemente ricercata anche nel suo caratteritico eloquio quasi sommesso davanti alle telecamere - è rimasta uguale a se stessa mentre attorno la notizia “urlata”, a “pugno nello stomaco”, si imponeva sempre più spesso come codice non scritto del giornalismo. Una sobrietà però unita inestricabilmente all’ironia, spinta talvolta fino al disincanto, quando il suo giudizio sui fatti si faceva stringente o caustico. Sempre sottovoce, però: nell’epoca attuale, della frenesia informativa, la calma dissonante del cronista Enzo Biagi resta probabilmente una delle eredità sulle quali riflettere per chi fa informazione nel concitato villaggio globale del 21.mo secolo e che rischia di non “pensarla” a sufficienza, di non riflettere cioè a fondo sulle cause che originano i fatti. Il suo giudizio sul giornalismo. Ecco un’opinione di Biagi resa ai microfoni della Radio Vaticana, una decina di anni fa:
“Il giornalismo esercita la funzione dello specchio; sarà più o meno deformato, ma in qualche modo descrive, riflette una società. E' una cosa assurda pretendere che ci siano dei giornalisti molto migliori dei giudici, della classe dirigente, dei militari. Non esistono isole felici e, quindi, non c’è neanche una categoria che sia completamente fatta da virtuosi, ma c’è tanta gente di buona volontà, che può avere come scusante per inevitabili difetti la buona fede”.
Difficile ripercorre le tappe di una carriera che coincide praticamente per intero con una vita lunga e ricca di soddisfazioni. Meglio affidarsi ai ricordi di un amico di vecchia data, conterraneo e insieme “collega”. Il cardinale Ersilio Tonini ricorda di quando, nel 1991, Biagi gli propose di realizzare insieme la trasmissione “I dieci comandamenti” e di come ciò gli valse l’apprezzamento di Giovanni Paolo II:
"Circa 25 anni fa ci fu una grande sciagura qui al porto di Ravenna: tredici ragazzi che morirono in una stiva di una nave. In quella circostanza, facemmo il funerale qui in cattedrale ed io tenni l’omelia dai toni forti. Biagi era presente e fu molto colpito, così mi telefonò e mi disse di voler realizzare una piccola intervista e dopo mi disse di ritenere che il mio fosse uno stile adatto alla televisione. Un’altra volta mi chiamò e mi fece una proposta, quella dei Dieci Comandamenti: io mi spaventai e quindi dissi immediatamente di no, ma poi capii che era una cosa opportuna e, in realtà, fu una grande cosa, perché si poté fare veramente tanto bene. A questo proposito, mi viene in mente l’incontro che avemmo con Papa Giovanni Paolo II, quando fui fatto cardinale. In quell’occasione, come si usa, presentai i miei parenti ed i miei amici al Papa e quando arrivai a lui dissi: 'Santo Padre, questo è Biagi, con il quale abbiamo fatto tante cose in TV'. Il Papa rispose dicendo: 'Speriamo che le abbiate fatte tutte buone'. Enzo Biagi rispose: 'Sì, Santo Padre abbiamo presentato i Dieci Comandamenti'. Allora il Papa osservò: 'Speriamo che li abbiate presentati tutti'. E Biagi, di nuovo: 'Sì, Santo Padre, proprio tutti!'. Il Papa allora disse: 'Vi ringrazio a nome di Mosè'. Per lui questo fu davvero un grande ricordo.
Il presidente della Repubblica italiana - tra i moltissimi esponenti del mondo politico e culturale che hanno voluto ricordare la figura di Biagi - ha scritto in un messaggio che "scompare con Biagi una grande voce di libertà". Ma com'era l'uomo sotto il professionista? Ancora il cardinale Tonini:
"Era un uomo di una umanità intensa, attenuata dal gusto dell’ironia. Aveva la capacità di cogliere gli aspetti ed i limiti della vita umana, ma sempre con senso di pietà. Una cosa non accettava ed era la prepotenza, così come l’uso della ricchezza come strumento di dominio. Il suo è stato un giornalismo realistico ed un poco ironico, caratterizzato cioè da quella ironia che un buon giornalista usa di fronte a coloro che nella vita fanno gli sbruffoni. In fondo, era rimasto il 'montanaro' delle montagne bolognesi, che andava sempre ed ancora alla ricerca di segni di umanità, di tenerezza familiare".
Il cardinal Tonini tra i malati improvvisa una ninna nanna in piacentino
Oct 28, 2007
Il cardinal Ersilio Tonini in visita all'ospedale di Codogno. Ieri mattina, in forma privata, il sacerdote piacentino ha fatto tappa al presidio, accogliendo l'invito del suo amico di lunga data, il primario del reparto di Medicina Luciano Fugazza.
Codogno - (LIBERTA', 26 ottobre 2007) Il 93enne cardinale si è intrattenuto con i degenti, andando stanza per stanza e salutando anche il personale medico ed infermieristico. «Il malato è una persona, non un numero e soprattutto deve essere un fine, mai un mezzo», ha ricordato il sacerdote piacentino. Poi ha aggiunto. «Qui in ospedale le differenze sociali si annullano. Nessuno potrà mai dire "lei non sa chi sono io", nemmeno il Papa», ha sottolineato con il solito spirito. Poi il cardinale ha elogiato l'ospedale, che stava visitando per la prima volta, dove ha riscontrato «ordine, pulizia, quiete e serenità». Con grande umanità, ad un certo punto, il presule si è interrotto mentre una barella di una persona anziana stava passando in corridoio: su richiesta della parente al seguito, ha pregato, impartendo la benedizione alla persona malata. Alla domanda sul motivo della visita in città, il cardinale ha sorpreso tutti canticchiando un ninna nanna in dialetto piacentino, ricordando che nella parole della nenia si cita anche Codogno: «Questo per far capire che il legame tra le due sponde del Po è sempre stato forte».
Poi sono emerse le sue radici contadine quando, in una occasione, ha rivolto una battuta in dialetto ad un deputato ribadendogli che potevano benissimo essere adottate come regole di un buon amministratore: «Un pezzo di pane, volersi bene e coscienza pulita». Fugazza ha sottolineato che anche quest'anno partirà l'esperienza di volontariato grazie alla disponibilità di una quarantina di studenti dell'Itis Cesaris di Casale che, dai primi di novembre, si alterneranno, durante la settimana, per far compagnia ai degenti.
Render unto Caesar ...
Aug 02, 2007
Most people would accept that tax-dodging is anti-social. But is it actually sinful or - if you prefer - immoral?
By John Hooper
(The Guardian, August 2, 2007)
Most people would accept that tax-dodging is anti-social. But is it actually sinful or - if you prefer - immoral?
The question was raised earlier this week by Italy's prime minister, Romano Prodi, whose compatriots have demonstrated an awe-inspring capacity to wriggle out of the taxman's grasp. Prodi's centre-left government is determined to put a stop to the twisting and has put a clampdown on tax evasion at the centre of its economic strategy.
In an interview with the weekly Famiglia Cristiana, Prodi, a practising Catholic, asked why it was that "when I go to mass, this subject is scarcely ever touched on in the sermons". And this, he added, despite the obvious moral implications of not paying taxes that then have to be recouped from those who do pay them.
The reactions from the Italian Catholic church have been varied, to say the least.
Several clerics argued Mr Prodi was just plain wrong: that the church had taken a clear position, known to all. "Paying taxes forms part of the teaching of the church," said Italy's "TV prelate", Cardinal Ersilio Tonini. "It seems to me out of place to tell it off as if it had failed to do its duty."
I suspect few Italians will see it that way. There is a widespread impression that the Catholic church, in Italy at least, views tax dodging as a distinctly minor venial sin.
Some clerics pretty much raised their hands in surrender. Father Antonio Mazzi, well known to the public for his work with drug addicts, said: "We priests ought to be more alert to the real problems of the country".
Others, though, stoutly maintained that the church was right. Father Gianni Baget Bozzo declared that "failing to pay taxes is not a sin". Small wonder he is also Silvio Berlusconi's favourite priest.
I 93 anni del cardinale Tonini: gli auguri del sindaco Matteucci
Jul 23, 2007
In occasione del 93° compleanno di Sua Eminenza Ersilio Tonini ,che ricorre domani, il sindaco del Comune di Ravenna, Fabrizio Matteucci, gli ha inviato il seguente messaggio d’auguri:
(romagnaoggi.it, 23 luglio 2007) RAVENNA - “Carissimo Cardinal Tonini, a nome mio e di tutta la comunità ravennate buon compleanno - scrive Matteucci -. Non sono certo il primo, e con ogni probabilità neppure l’ultimo, ma vorrei dirLe quanto mi piacerebbe arrivare alla Sua età così in forma e, soprattutto, con lo stesso desiderio di capire le cose del mondo. Ammiro quella Sua ricchezza di pensiero e di cultura che la porta, nello stesso tempo, qui e altrove, riservando a tutto e a tutti la stessa partecipe attenzione. Ogni qualvolta la nostra città ha attraversato un momento difficile, Lei Cardinale ci è sempre stato vicino. Per questo noi Le siamo infinitamente grati e non ci stancheremo mai di ringraziarLa".
"Quello che sta accadendo non solo nella nostra ma anche in altre città d’Italia ci pone di fronte, ancora una volta in modo tragico, ad un tema importante - prosegue la lettera del sindaco-: quello dei modelli culturali e di comportamento che offriamo, in primo luogo, ai nostri ragazzi. Lei non ha mai perso l’occasione di denunciare quel vuoto, quella mancanza di modelli di riferimento validi che rendono i nostri ragazzi sempre più fragili e noi adulti sempre più impotenti. Dolorosamente impotenti. Lei ha ragione Cardinale, servono regole e serve più severità per farle rispettare, anche se da sole le regole non bastano. Perché il fatto che le regole siano rispettate dipende in primo luogo da noi, da quanto siamo in grado di trasmettere il valore del rispetto della vita, della nostra e di quella degli altri, ai nostri figli. Proprio per questo Le chiediamo di rimanere al nostro fianco".
Il cardinale Ersilio Tonini più forte della Champions League
May 25, 2007
Nemmeno la finale televisiva della sfida calcistica di “Champions League” fra Milan e Liverpool, vista da un quinto della popolazione italiana, è riuscita a frenare la forza catalizzatrice del cardinal Esilio Tonini: mercoledì 23 maggio, alla conferenza tenuta dal principe della chiesa nella parrocchia forlivese di Santa Maria del Fiore su “I Giovani e le sfide del mondo d’oggi”, erano presenti almeno 200 persone.
(romagnaoggi.it, 24.05.2007) FORLI' - Ai numerosi giovani intervenuti nonostante la concomitanza del grande evento sportivo, Tonini, in gran forma a dispetto delle 93 primavere, ha lanciato la battuta d’esordio: “Evidentemente siete juventini come me”.
Il cardinale, da esperto comunicatore, ha poi affrontato il tema affidatogli dal responsabile del “Gruppo Preghiera di Padre Pio” Davide Marchetti promotore della serata, andando subito al nocciolo della questione: “La crisi d’identità dei giovani d’oggi coincide con quella della famiglia”. In Italia, paese travagliato, segnato dal “Family Day” e dal suo esatto contrario e che continua ad inanellare governi incapaci di dare alla famiglia il ruolo di agenzia privilegiata dell’educazione e formazione dell’uomo, i giovani non sanno più a chi affidarsi.
“E’ naturale crescere e chiedersi i perché della vita, ma c’è rimasto qualcuno all’orizzonte disposto ad ascoltare i nostri ragazzi?”. Tutto il problema dei giovani d’oggi, superficiali e disorientati, sta nella mancanza del dialogo in famiglia. “Genitori – invoca a più riprese il cardinale – parlate fra di voi, pregate insieme, confrontatevi, date fiducia ai vostri figli ed ascoltateli”. L’arcivescovo emerito di Ravenna riporta l’esempio dell’amata madre, scomparsa in età avanzata ma perfettamente lucida. Nel momento del trapasso, la donna chiama al capezzale i cinque figli, annunciando la morte imminente e dando ad ognuno le rispettive consegne. Ma su una cosa in particolare è chiara: “Vogliatevi bene e dialogate. E tu, Ersilio, curali tutti”. I genitori devono farsi vedere in famiglia intenti al dialogo, “perché i figli osservano, e poi giudicano”.
Un’incomprensione coniugale si ripercuote inevitabilmente sulla prole: “Se non gareggiate in stima reciproca, magari dopo aver parlato a lungo fra di voi, non trasmettete fiducia alcuna”. Al termine dell’incontro, Tonini risponde ad alcune domande specifiche: “Una figlia adolescente ha bisogno di parlare con i genitori, ma anche di una carezza, soprattutto del padre”. Non mancano critiche ad una parte delle forze politiche italiane, che propugnano l’aborto come conquista di civiltà: “Chiedetelo alle madri che hanno abortito: Uccidere una vita in grembo è un crimine nei confronti di un essere indifeso, ma è anche foriero di drammi irrisolvibili per tante donne”.
Tonini diventa un lughese
Apr 24, 2007
L'arcivescovo sarà intervistato da Sergio Zavoli.
(nuovodiario.com, 20/04/2007) Ersilio Tonini, arcivescovo di Ravenna, diventerà ufficialmente concittadino onorario lughese a partire da questa settimana. E’ in programma infatti, sabato 21 aprile al Rossini, la cerimonia per conferire al religioso questo riconoscimento. Tante le polemiche che ha suscitato la proposta, ma tante anche le manifestazioni di approvazione verso questa decisione votata dall’amministrazione comunale.
E’ curioso osservare che la cittadinanza a Tonini è stata votata quasi in concomitanza con l’avvio del "matrominio" con gli altri nove comuni dell’area lughese. Due atti importanti per la Bassa Romagna e che in qualche modo fanno di Tonini ormai non solo cittadino lughese, ma "Uno in più" delle 120mila persone dell’Unione dei comuni.
E le parole con cui il cardinale ha giudicato Lugo, "il cuore della Romagna", non si riferivano certo ad una piazza o ad una strada, ma ad un "popolo" ad una comunità, ad un territorio. Una comunità che Tonini conosce profondamente, come tutta quella del territorio della nostra provincia. La straordinaria fortuna di averlo qui, vicino a noi, di poterlo spesso incontrare (nella foto in una sua recente visita in occasione di una riunione del Rotary club), ascoltare, una delle persone più "popolari" d’Italia, merita ovviamente questa offerta. Siamo convinti che la delibera interpreti quindi il nostro pensiero, il pensiero della nostra gente, decisamente al di sopra delle appartenenze partitiche.
In momenti tanto complessi come quelli che stiamo vivendo la figura del cardinale Ersilio Tonini rappresenta certamente un faro. Poche e chiare idee di fondo, pochi, ma chiari valori cui ispirarsi senza cedimenti: la pace, la giustizia, la solidarietà, la mondializzazione. Il cardinale Ersilio Tonini, con i suoi oltre nonavant’anni "piace" ai giovani, cattolici e non, perchè su questi valori sa dire loro parole chiare.
Sabato 21 Aprile, alle 10, ovviamente al teatro Rossini, al cardinal Ersilio Tonini, aricivescovo emerito di Ravenna, verrà quindi conferita la cittadinanza onoraria in una seduta straordinaria del Consiglio Comunale. Nel corso della seduta il religioso sarà intervistato da un nome che piacerà a tutti, anche in questo caso, avere tra noi, Sergio Zavoli. Giornalista e deputato Zavoli prenderà parte anche al prossimo appuntamento di Caffè letterario in programma venerdì 20 aprile. In questa occasione presenterà il libro "Dalla prima pagina all’ultima - Diario in versi" di Goffredo Guerra.
Cardinal Tonini sui DICO: “Uno dei momenti più delicati della vita della Chiesa”
Feb 24, 2007
Opporsi ad essi rappresenta un gesto civile, prima che religioso.
ROMA, venerdì, 23 febbraio 2007 (ZENIT.org).- Opporsi alla legalizzazione delle unioni di fatto e alla loro equiparazione al matrimonio naturale tra un uomo e una donna rappresenta un gesto civile prima che religioso, ha detto il Cardinale Ersilio Tonini, Arcivescovo emerito di Ravenna-Cervia.
Così ha affermato il porporato in merito al disegno di legge sulle unioni di fatto, denominato DICO (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi), a margine della conferenza stampa di presentazione delle celebrazioni per il Centenario dello scoutismo, tenutasi il 21 febbraio a Roma presso la sede della “Radio Vaticana”.
Da subito il Cardinale ha tenuto a sottolineare che “siamo di fronte a un grosso equivoco, custodito e alimentato in tutti i modi” e che il progetto di legge presentato “è assai più grave del PACS francese”.
“La coppia, che sembra in realtà la parola più innocente del mondo, è la formula che copre il tutto. Ed è da qui che è nato anche l'equivoco”, ha sottolineato.
Tuttavia ha poi precisato: “Un conto è la coppia con marito e moglie e un conto è la coppia omosessuale o di conviventi. Non soltanto dal punto di vista etico ma anche dal punto di vista giuridico e del bene dello Stato è chiaro che sono due cose infinitamente diverse”.
A questo proposito, ha aggiunto “c'è un equivoco che va chiarito per sempre: il tema della famiglia non è nato con la Chiesa. Nell'Eneide, nell'Iliade, nell'Odissea c'è sempre il riferimento alla famiglia”.
“Qui il discorso è se il matrimonio sia un valore civile o no? Ma allo Stato interessa o non interessa che ci sia una famiglia, dove i bambini crescono e ricevono una educazione?”, si è chiesto.
Di seguito, ha quindi osservato che “non è vero per niente che una opposizione ai PACS o a questo nuovo ordinamento sia un gesto della fede. E non c'è bisogno che entri in crisi la Bindi o che entrino in crisi i vari cattolici”.
“Il problema non è di natura religiosa, ma di natura civile. Allo Stato interessa o non interessa che ci sia una famiglia?”, si è domandato ancora.
Più tardi il porporato ha fatto riferimento ad alcuni passaggi contenuti nelle “Lezioni di Etica” di Immanuel Kant, dove vengono trattati i crimina carnis, i reati contro il corpo.
Qui, ha continuato il Cardinale parafrasando le parole del filosofo, si sostiene che “il rapporto sessuale è più che legittimo tra uomo e donna nel matrimonio e non è più un rapporto soltanto di corpi, ma assume una sua dignità umana e spirituale, laddove accanto al rapporto fra i corpi c'è l'impegno a vivere insieme, dedicarsi alla vita e prepararsi un domani all'educazione dei figli”.
“La famiglia è la parte più essenziale di un popolo”, ha dichiarato il Cardinal Tonini.
“Questo è ben più grave del suicidio, diceva Kant. Parliamo di un'umiliazione. Abbiamo la sodomia. Nessuno ha avuto il coraggio di pronunciare quella parola. Ma allora perché si vuole coprire tutto all'improvviso'”, ha proseguito.
“Io dico una volta per tutte che ci si chieda che razza di famiglia noi vogliamo e se vogliamo una famiglia dove un uomo e una donna si mettono insieme per generare oppure no”, ha esclamato.
“Non voglio esagerare, ma dico che questo è uno dei momenti più delicati della vita della Chiesa perché qui si ferisce il punto centrale, laddove nasce la vita, laddove nasce l'adorazione, laddove nasce la meraviglia, lo stupore, dove l'uomo acquista di significato ”, ha poi concluso.
Il cardinale Tonini interviene sui delitti di vicinato lariani
Feb 07, 2007
«Chi uccide per un cane che abbaia è una creatura anomala, che adora se stessa per la quale essere disturbata diventa il delitto più grande del mondo».
(Corriere di Como, 07-02-2007) Ha gettato lo sguardo sui fatti più duri della cronaca lariana degli ultimi tempi. La strage di Erba, costata la vita a quattro persone l’11 dicembre 2006 e l’omicidio, venerdì scorso a Riccione, di Tamara Monti, di Olgiate Comasco, uccisa dal vicino di casa, appunto, per l’abbaiare dei suoi cani. È un giudizio severo e lucido quello del cardinale Ersilio Tonini. Il porporato era domenica ad Alzate Brianza per una giornata dedicata alla solidarietà per l’Africa, tema per il quale è da sempre in prima linea, per la ristrutturazione del reparto pediatrico dell'ospedale universitario a Ngozi, in Burundi. Un’iniziativa a sostegno dell’associazione Epsilon Onlus promossa con forza dalla Banca di Credito Cooperativo di Alzate Brianza. Una giornata fitta di appuntamenti per il monsignore, culminata con la messa delle 18 nella chiesa parrocchiale del paese, davanti a centinaia di fedeli. A fine funzione Tonini non si è risparmiato per nessuno. Con l’energia di un giovane, in barba a un fisico sorprendentemente minuto, e ai suoi 92 anni, ha scherzato coi bambini, ascoltato le parole di affetto dei presenti e posato volentieri davanti agli obiettivi dei fotografi. L’arcivescovo emerito di Ravenna e Cervia, guardando alle recenti tragedie del Comasco, ha invitato a non lasciarsi andare a paure eccessive. «Non vorrei che si pensasse - ha detto - che tutti vengano uccisi per questioni di vicinato. Gli squilibrati ci sono sempre stati». Ma non si può non inorridire di fronte a chi è in grado di uccidere con tanta violenza. «È gente che ha perso l’equilibrio – ha sottolineato l’alto prelato - l’egoismo li porta a pensare che di fronte a un disturbo si possa uccidere. È follia». Eppure non si può parlare di un’emergenza estesa, la fiducia nell’uomo c’è e resta. «Rifiuto di pensare – ha ribadito - che ci sia un rischio. Follie ce ne sono sempre state, quando ero giovane non era meglio». Ma si può riflettere sul tempo che cambia osservando anche gli sviluppi positivi della società. «È finito il tempo in cui a 11 anni i giovani erano analfabeti – ha detto Tonini - Oggi quasi tutti hanno un titolo di studio e l’occasione di crescere». Delitti come quelli di Erba e di Riccione invitano a una riflessione che affonda nelle radici dell’odio. «Questi fatti - evidenzia il cardinale - sono un’anomalia assoluta di cui è difficile capire le origini. Credo che gli artefici siano creature che adorano se stesse e per cui essere disturbate diventa il delitto più grande del mondo. Bisogna essere folli, quanto accaduto non è spiegabile altrimenti». L’abisso che si apre sull’orrore dell’omicidio e della strage segna «una sproporzione tra l’evento e la sua causa tale da non essere spiegabile, pensabile. La cattiveria non basta per spiegare queste cose. Si tratta, sì, di follia». Da qui un monito importante, per tutti. «Guai a noi se pensassimo di trovarci in un tempo in cui si uccide per via di un cane. No». Dal cardinale, poi, un pensiero intenso, rivolto a due amici che si sono appena avvicendati al vescovado di Como: monsignor Alessandro Maggiolini, presule uscente, e monsignor Diego Coletti, salito alla cattedra della diocesi lariana. «Sono amico di entrambi - racconta il porporato - in particolare di Maggiolini che conosco da tanto tempo. Conosco bene anche Coletti perché è stato rettore del Seminario Lombardo di Roma. Ho stima di entrambi. Hanno temperamenti e attitudini diversi». Una diversità che comunque non toglie la continuità apostolica ma che segna «la tempra che ogni uomo ha». «Maggiolini è certamente carico di energie - aggiunge Tonini - Coletti è più riflessivo e più ponderato». Differenze che arricchiscono. «Ciascuno agisce secondo la sua intimità – evidenzia il monsignore - e secondo se stesso. Non servono confronti, ciascuno ha le sue doti». Un pensiero speciale per monsignor Alessandro Maggiolini che da tempo combatte, come sempre in prima linea, con la malattia. «Gli auguro ogni bene. Ha attitudini e cultura eccezionali, ha collaborato alla stesura del catechismo universale. Un’intelligenza preziosa, i suoi doni li ha realizzati». Per entrambi un augurio sincero, quasi fraterno. «Che realizzino e investano tutte le loro energie, che realizzino i sogni che hanno da sempre». Infine uno sguardo alla diocesi nell’incontro con il neovescovo. «Quello che importa è che la comunità cristiana abbia il senso della famiglia e che si aspetti che il suo vescovo sia testimone dell’amore e dell’attenzione di Dio per loro e per la sorte dei loro figli».
Il cardinale Tonini racconta la "sua Africa"
Nov 23, 2006
Oggi a Milano verrà presentato il libro "Le ragioni del cuore"
(liberta.it, 24 novembre 2006) Questa mattina alle 11,30 a Milano, presso il Touring Club Italiano, in corso Italia 10, il cardinale piacentino Ersilio Tonini presenta il libro "Le ragioni del cuore" in cui racconta la "sua Africa" e lancia una campagna di sensibilizzazione, informazione e raccolta-fondi per i nuovi progetti della "Fondazione Pro-Africa". E' un viaggio nel cuore della vera Africa, una scossa alle coscienze, un invito all'azione. Alla presentazione oltre al cardinale, a Pierfranco Rossetti che ha raccolto le parole e i documenti, partecipa anche il direttore generale del TCI, Guido Venturini.
"Le ragioni del cuore - Intervista a monsignor Tonini" è un libro-intervista a cura di Pierfranco Rossetti ed è edito dal Touring Club Italiano. Un libro sui viaggi di missione del Cardinale in Africa (Burundi e Etiopia) e in Brasile (Foresta Amazzonica, regione di Roraima). Nella prima parte del libro viene ricostruita la biografia del Cardinale nella seconda si parla dell'emergenza Africa e del progetto dell'ospedale universitario in Burundi. Pubblichiamo l'intervista di Pierfranco Rossetti al cardinale Tonini
Un piacentino fermamente impegnato per l'Africa è il cardinale Ersilio Tonini. In prima linea da più di quindici anni nella lotta contro la povertà dello stato del Burundi, monsignor Tonini si prende cura di quelle genti come se fossero figli suoi. Il sogno del cardinale è infatti poter vedere il suo amato Burundi camminare con le proprie gambe e uscire dalla condizione di miseria in cui si trova. La sua testimonianza risulta quindi preziosissima al fine di inquadrare meglio le problematiche africane.
Il Burundi è stato ridotto in ginocchio da una guerra civile tra le sue etnie principali, gli hutu e i tutsi, che dura da circa quindici anni. Come ha avuto origine tutto ciò?
«Intorno ai primi anni 90 il Burundi ha chiesto all'Onu degli aiuti assistenziali. Le Nazioni Unite hanno accettato a condizione che si dotasse di forme democratiche e in primo luogo imposero le elezioni. Ciò che è stato sottovalutato però è che se in Europa lo stato è concepito come una moltitudine di singoli, in Africa la mentalità è ben diversa. Ciò di cui un individuo si sente parte è l'etnia. Com'era logico dunque in occasione delle prime elezioni hanno vinto gli hutu, che costituiscono l'85% della popolazione. I tutsi a quel punto non hanno voluto riconoscere il presidente dell'etnia contrapposta e hanno reagito con la violenza, arrivando ad abbattere in un attentato un aereo con a bordo il neo-presidente. La reazione hutu a quel punto è stata disastrosa: si parla di 300.000 morti, massacrati col macete, e un milione di sfollati».
Un'esperienza come questa rende sicuramente evidente la necessità di interpretare la democrazia secondo le esigenze del contesto locale. Quali adattamenti si sono resi necessari?
«Dopo anni di disordini e grazie anche all'intervento di mediazione di Nelson Mandela è stata infine redatta una carta costituzionale che dà pari opportunità di rappresentanza in parlamento a entrambe le etnie. Ora le elezioni si possono tenere in maniera regolare, ma non bisogna dimenticare che questa conquista ha avuto un costo altissimo in vite umane. E' evidente a questo punto che per operare in un paese straniero, come l'Africa nel nostro caso, non si può non tener conto della tradizione, del modo di pensare, dell'arte dello stare insieme e infine del modo di concepire la vita politica propri di quella popolazione».
In quale ambito bisogna intervenire con maggiore urgenza in Africa?
«La prima cosa di cui ha bisogno è un intervento massiccio da parte dell'Europa al fine di attenuare le distruzioni e le malattie stanno affliggendo quel continente. In un ambiente generale di sfacelo come solo le guerre possono originare, le condizioni sanitarie precipitano. E mi riferisco a malattie che da noi sono scomparse da tempo come la malaria, a cui ora si è aggiunto il colera, per non parlare della tubercolosi. Senza contare i mutilati di guerra, i poliomielitici o le persone affette da deformazioni e malattie congenite».
Attualmente come procede la partecipazione europea a questa causa?
«Purtroppo dobbiamo ammettere che c'è una lentezza enorme che in parte può essere attribuita al terrorismo che minaccia le sorti dell'Europa stessa, ma in parte va attribuita alla mancanza di consapevolezza. Quando si parla di globalizzazione del commercio e della cultura non si dovrebbe dimenticare che anche l'Africa fa parte di questo mondo. E la situazione era ancora peggiore quando della questione africana non si parlava affatto. La politica europea è sempre stata rivolta soltanto verso il proprio regime interno, senza rendersi conto che la sfida più grande che incontrerà in questo secolo deriverà direttamente dalla condizione dell'Africa. Non perché l'Africa potrà venire a far guerra a casa nostra. Tutt'altro: peserà su di noi perché è il nostro continente gemello. Per questo insisto a dire che non dobbiamo lasciare morire l'Africa».
Qual è il coinvolgimento del nostro paese invece?
«Avendo girato l'Italia posso dire che quasi ogni parrocchia ha un suo collegamento con l'Africa. Ci sono prima di tutto medici, ma anche operai, carpentieri o associazioni come i Lions e il Rotary Club che hanno rivolto il loro impegno in questa direzione. A proposito dei medici, si sono formati movimenti in tutta Europa a sostegno dei paesi del Terzo Mondo da parte di gruppi di loro; e anche in questo caso è una realtà che nessuno conosce. Soltanto in Italia ce n'è una moltitudine: ad esempio il gruppo Smile a Roma costituito da chirurghi del settore maxillofacciale. C'è un gruppo di medici anche a Ravenna e io stesso ne ho creato uno, chiamato Medici per l'Africa, formato da chirurghi che hanno cominciato facendo interventi negli ospedali del Burundi e ora si stanno spandendo nei paesi vicini, come il Congo per esempio; da notare che questi medici pagano di tasca loro gli interventi che compiono. Il mondo medico dunque è costituito da persone generose e appassionate che sentono il bisogno di accorrere in quei luoghi per soccorrere il loro prossimo. Ma, insisto, nessuno ne sa nulla».
Il Papa vuole dialogare con l’Islam
Sept 21, 2006
«Il viaggio in Turchia di fine novembre del Papa sarà risolutivo per calmare le acque e per fare vedere a tutti come a Benedetto XVI interessa sommamente il dialogo con i fedeli della religione islamica affinché nel mondo la pace prevalga sull'odio e sulla violenza. Ratzinger, infatti, si pone in piena continuità con Wojtyla laddove ravvisa la necessità del dialogo con l'islam e, insieme, la necessità di riconoscere che ogni violenza perpetrata in nome di Dio è assurda e contraria a tutto il messaggio biblico».
(Tempo, 19 settembre 2006) A parlare è il cardinale Ersilio Tonini, arcivescovo emerito di Ravenna-Cervia, pastore che da anni porta la testimonianza della sua esperienza sacerdotale e della sua saggezza pastorale in tante trasmissioni televisive, per le quali è diventato una delle figure più conosciute e popolari della Chiesa in Italia. Tonini, nel giorno in cui Al Qaeda ha pubblicato su un sito Internet un comunicato nel quale ha annunciato che «in reazione» alle parole di Benedetto XVI la guerra santa continuerà finché l'Occidente non sarà sconfitto, parla della scelta per il dialogo promossa a Ratisbona da Benedetto XVI. Eminenza, ritiene davvero che il viaggio in Turchia del Papa possa essere in qualche modo risolutivo? «Credo di sì. Certo, molto dipenderà dall'atteggiamento della stampa turca. Se i mezzi di informazione del Paese riusciranno ad accogliere positivamente la presenza del Papa, allora anche quei musulmani che oggi si dichiarano costernati per le parole del Papa potranno riflettere e l'opzione del Pontefice per il dialogo e la pace potrà prevalere. In ogni caso il Papa tiene particolarmente al viaggio in Turchia, perché credo comprenda che sia necessario continuare ad offrire gesti di distensione, così come ha fatto l'altro ieri quando ha voluto prendere personalmente la parola prima dell'Angelus a Castel Gandolfo e sottolineare il proprio rammarico per essere stato male interpretato». Come giudica queste ore seguite alla dichiarazione del segretario di Stato Tarcisio Bertone e alle parole del Papa a Castel Gandolfo? «Tutto sommato vedo in alcuni settori dell'islam una tendenza alla riflessione e alla comprensione. Tutti, anche nell'islam, devono comprendere il momento delicato e devono capire che interpretare in maniera arbitraria le parole del Pontefice significa tornare indietro di secoli. Credo spetti innanzitutto ai media islamici il compito di riflettere, anche perché altrimenti la situazione diviene insostenibile per tutti». Qual è a suo avviso il tema centrale del discorso del Papa a Ratisbona? «Il Papa ha invitato tutti ad usare la ragione. E dunque a rendersi conto che uccidere nel nome di Dio è un gesto senza ragioni, assurdo ed è pure contrario a tutto il messaggio biblico. Ratzinger è il Pontefice della "Deus caritas est", il Pontefice che ha riproposto la sottolineatura che Dio è innanzitutto amore e come tale contrario ad ogni tipo di violenza». A suo dire, vi è differenza tra Wojtyla e Ratzinger nel modo di porsi rispetto all'islam? «Nessuna differenza. Vorrei ricordare che Ratzinger, quando era prefetto della congregazione per la dottrina della fede, incontrava sovente Giovanni Paolo II e in qualche modo gli suggeriva i contenuti che egli poi andava ad esporre. E in questo senso tutti i discorsi promossi da Wojtyla con al centro la necessità del dialogo interreligioso ed interculturale erano condivisi da Ratzinger».
"Coltiviamo i valori di fondo"
Jul 25, 2006
La bellezza, la grandezza e l'essenza della vita. L'essere un figlio, un uomo, un genitore. Questi sono solo alcuni dei temi sui quali si è fondata la bella e commovente omelia tenuta dal cardinal Ersilio Tonini nella chiesa dell'istituto San Camillo al Lido, lo scorso 14 luglio.
(gvonline.it, 21 Luglio 2006) Giunto alla soglia dei 92 anni, il cardinale, il cui volto è stato reso familiare in tutta Italia grazie ai suoi interventi in trasmissioni e dibattiti televisivi, ha raccontato alcuni aneddoti della sua infanzia legati al valore della fede trasmessogli dalla madre e sulla consapevolezza di esser parte, come ogni altra persona, di un disegno divino.
Tonini si è più volte soffermato anche sul fatto che fin da giovane ha sentito di essere chiamato a far del bene. La necessità di rivolgere lo sguardo a chi è nel bisogno e nella sofferenza lo ha sempre guidato negli anni. E ha voluto confermare il suo attaccamento a questo valore con la sua presenza all'istituto camilliano nel giorno della festa dedicata al fondatore dell'ordine.
Molte volte il card. Tonini ha sottolineato l'importanza del lavoro svolto nell'istituto dai medici, dagli infermieri, dai volontari e da chiunque in un modo o nell'altro manifesti la propria vicinanza ai malati, e ha incitato a continuare sulla strada della ricerca medica tenendo però sempre ben conto dei valori cristiani e della dignità umana.
Sui volti dei ricoverati e delle numerose persone accorse per l'occasione da tutta l'isola, più volte si sono viste espressioni di gioia e di profonda emozione ma, in particolar modo, il momento più toccante della celebrazione è stato vissuto quando il card. Tonini, chiedendo scusa ai sacerdoti concelebranti per il "fuori programma", ha invitato ai piedi dell'altare cinque fratellini, la loro madre e il loro padre che si trova costretto su una sedia a rotelle in uno stato di seria immobilità fisica, e ha voluto che fossero loro a intonare la prima parte del Padre Nostro.
Con questo gesto il Cardinal Tonini ha voluto metter davanti agli occhi di tutti l'essenza della sua omelia: ognuno è figlio e ognuno, o anche chi vive nel celibato, può farsi genitore. Inoltre ha sottolineato come l'essere umano, al cospetto del dolore, ritrovi i veri valori della vita. Chi si trova nella salute invece, deve cercare di scoprirli e di non perderli mai di vista.
Al termine della Messa il cardinal Tonini ha ringraziato gli ammalati, i sacerdoti, gli operatori sanitari e tutte le altre persone presenti, e in particolar modo ha voluto ringraziare e ha chiesto per ben due volte un applauso per la straordinaria bravura con la quale il coro di S. Ignazio ha accompagnato i canti della celebrazione.
A Ersilio Tonini "ambasciatore" della nostra cultura il riconoscimento dei sei club rotariani di Piacenza
Jun 24, 2006
Una "Paul Harris" per il cardinale
(LIBERTA', 20 giugno 2006) «Premiano me, figlio di contadini: un buon segno»
.«Premiano me, un vescovo ma anche un figlio di contadini: è un buon segno». Il cardinale Ersilio Tonini ha ricevuto ieri, al Castello di Rivalta, il prestigioso riconoscimento della "Paul Harris Fellow" attribuitogli dai sei club piacentini del Rotary. Premiato all'unanimità come "esportatore" in tutto il mondo della piacentinità, eccellente comunicatore, uomo di pace e di solidarietà (è attualmente impegnato in una missione umanitaria nel nord del Burundi) Sua Eminenza ha alzato la targa, che, insieme alla pergamena e alla medaglia, costituisce il riconoscimento rotariano, ricevendo commosso gli applausi di una foltissima platea di autorità, ma senza smettere mai di essere quell'insigne figura di predicatore del nuovo millennio che tanto ascolto gli ha procurato ovunque.
«Premiano un vescovo, ma anche un figlio di contadini - dice Tonini all'arrivo a Rivalta da Salsomaggiore - uno che parla di gente semplice, che parla di sua madre, di suo padre, dei sentimenti cristiani, non un politico, non un illustre tecnico, dunque, questo è un buon segno».
E della terra che, 92 anni fa lo ha visto nascere, annota: «Da Piacenza ho ricevuto tanto, tanto gli devo restituire, i valori della mia gente sono coscienza e sentimenti, è la nostra eccellenza migliore». Ricorda i luoghi, a Centovera, che lo hanno visto «bambino proiettato sul futuro», rievocando gli insegnamenti di un padre contadino («i valori che mi ha trasmesso, le cose a cui dare importanza sono un pezzo di pane, volersi bene, una coscienza pulita», ripete in dialetto), di quei due genitori dalle umili origini che, vedendolo oggi, lì, a ricevere un premio così altisonante, un po' si stupirebbero, e dicendolo quasi si commuove. E non perde mai di vista l'attualità, soprattutto, il divenire, le nuove generazioni: «Dobbiamo aiutare i giovani a godere del nuovo mondo che hanno a disposizione - incalza i presenti, riuniti nel salone del Castello dei conti Zanardi Landi - dobbiamo aiutarli perché la stupidità non li ferisca prima che sia tardi, perché il mondo che gli si rappresenta davanti agli occhi non sia soltanto quello di un reality show».
Circa i panorami più recenti dell'Italia punta il dito «contro uno sbalordimento generale, un arruffo di pensieri». Sul referendum che ancora attende la coscienza politica dei suoi connazionali si limita a considerare: «Prenderò anch'io posizione. Quale? Credo che sarà facile immaginarlo». La "Paul Harris Fellow", tributata ieri sera al cardinal Tonini, era stata assegnata alcune settimane fa dai sei club rotariani ad un altro "campione", di piacentinità e non solo, il pattinatore medaglia d'oro ai giochi olimpici di Torino 2006 Ippolito Sanfratello. A consegnare ieri a Sua Eminenza il premio, l'assistente del governatore Giancarlo Baruffi per il Gruppo Po piacentino, insieme ai sei presidenti (uscenti): Giovanni Struzzola (Piacenza), Valter Cordani (Farnese), Giovanna Fanelli (Sant'Antonino), Vincenzo Coppola (Valtidone), Antonio Giustiniani (Fiorenzuola, di cui il cardinale Tonini è socio onorario), e Franco Zoni (Valli Nure e Trebbia).
Il cardinale Tonini: l'amore, la famiglia, i giovani
Jun 14, 2006
Un lungo percorso tematico, un itinerario spirituale che dalla famiglia porta all’amore e alla vocazione di cristiani: l’arcivescovo emerito di Ravenna, cardinale Ersilio Tonini, richiama i giovani al gusto e al sapore della vita, alla scoperta dei valori che salvano.
(korazym.org, 24/05/2006) “E' sempre molto bello incontrare i giovani, vedere le loro famiglie, e soprattutto i ragazzetti, per i quali i momenti d’incontro sono un gusto - spiega a Korazym.org, in un incontro a margine dell'ultimo Meeting dei giovani di Pompei - è il gusto d’anima, è la scoperta di quei valori, di quelle gioie che per primi si vivono in famiglia e che io porto con me da quando ero ragazzo, quando mia madre mi faceva gustare e capire la gioia per l’amorevolezza dei suoi abbracci. Oggi, quando mi trovo dinanzi a situazioni che mi toccano il cuore, sento quello stesso gusto, provo un senso di paternità che va alle radici, che ti domina e di cui non ti liberi più. E’ un dono grande, è una paternità più grande, quella del celibato nei sacerdoti, che consente di gustare il bene oltre il limite, oltre i limiti. Ecco, l’adolescenza e fanciullezza sono età decisive, sono le primizie. Ed ancora, un’altra cosa: la Chiesa deve insegnare a offrire a Dio le primizie”.
Eminenza, nel corso dell’ultimo incontro con gli universitari, il 6 aprile, Benedetto XVI ha parlato ai giovani rispondendo alle loro domande su amore, vocazione, scienza. Qual è la sua personale risposta a questi temi?
"Prima di parlare di amore fra uomo e donna, bisogna imparare un’altra cosa: provare da piccolo la gioia di sentirsi creato. Mia madre mi ha fatto gustare la gioia che aveva provato nel vedermi nascere, gioia perché ti accorgi che sei un dono, che sei amato, che c’è qualcuno che senza che tu lo chiedessi ti ha prevenuto. Non hai fatto niente, non eri al mondo, eppure ti ha chiamato e ti ha dato questo dono. Ancora oggi - avrò 92 anni tra un paio di mesi - al mattino mi viene di gridare la gioia, quando mi sveglio, quando mi lavo la testa e penso che qui dentro ci sono 40 miliardi di neuroni. Ecco perché il nostro Credo – diceva Sant’Agostino – non è l’elenco delle verità in cui credere, ma il programma della vita spirituale. “ Io Credo in Dio, Padre Onnipotente…” vuol dire che per fare me c’è voluto il Creatore del mondo, che il mondo universo è stato fatto per i miei occhi, i suoni per le mie orecchie, tutto quello che è stato fatto in passato, nelle generazioni passate, è stato preparato per me, il Verbo Incarnato è per me. Quando arrivava il Natale mia madre mi diceva “Ti è venuto a trovare Colui che ti ha fatto”. Bisogna aver provato questo amore radicale della tua vita per comprendere allora che le tue mani, i tuoi occhi, sono un bene che devi custodire. Ecco anche qui il mistero del Verbo Incarnato: perché venire fra noi? Perché siamo opere di Dio. Quando ti chiedi perché sei al mondo, ti viene la voglia di restituire quel che hai ricevuto e di far conoscere agli altri che la vita è un dono; e quando in qualcuno hai risvegliato questo gusto del dono, tu sei diventato suo padre, sua madre. Questa è una cosa molto bella. Io credo che quando compariremo dinanzi a Dio, scopriremo di essere padri e madri di una moltitudine di cui non sapevamo nulla".
A proposito di unicità dell’individuo, crede che la globalizzazione della cultura costituisca un pericolo per l’educazione delle giovani generazioni?
"Il rischio c’è, perché d’altra parte tu devi sapere che non sei uno strumento, tu hai uno scopo tuo personale. Anche il padre e la madre devono sapere che i figli non sono uno strumento per la loro gloria. Devono mettersi al loro servizio. Ora, il tesoro, il momento delicato è quando ti accorgi che tu sei per l’altro, e l’altro non è un essere aggiunto. Io ho avuto questa grande fortuna, posso confidarlo, bisogna esporsi ed essere testimoni: ricordo che tra i tredici e i quindici anni ho avuto molte difficoltà, prima di salute, poi di povertà, e trovandomi in questa condizione, quando studiavo, lo facevo in vista delle creature che avrei incontrato. In seminario, intorno al ’25, il ricordo della guerra era ancora molto vicino e un insegnante ci raccontò come i soldati austriaci non avessero potuto celebrare la Pasqua perché non c’era un sacerdote che parlasse la loro lingua. Al sentire questo racconto – avevo allora 12 anni – mi sono detto: “E se un giorno, ritrovandomi ad essere prete, mi capitasse di confessare una di queste creature?” Mi ripromisi allora che da grande avrei imparato la lingua tedesca. Anni dopo arrivo a Roma per lo studio della Giurisprudenza, e lì c’era proprio l’offerta della scuola di lingua tedesca. Nel 1944, in casa dei miei, preparavo un esame: ad un certo momento, mentre stavo studiando, verso le 4 di pomeriggio, sento bussare alla mia porta. Era un soldato tedesco, che mi si getta in ginocchio e mi chiede in tedesco: “padre, posso confessarmi?”. Mi venne in mente il ricordo di quando ero ragazzo. Questa cosa la racconto ai ragazzi per dire loro: “ragazzi, dovete saper che certe intuizioni, certi desideri del bambino, del ragazzetto, sono preannunci di futuro”.
Recentemente l’Espresso ha pubblicato le parole del cardinal Martini sui temi della profilassi e dell’eutanasia: Tra i risultati, il lancio di una polemica fatta di titoli sintetici e contenuti scarni. Cosa ne pensa a proposito? Esiste una responsabilità dei media nel senso di una banalizzazione di questi temi?
"E’ un tema delicatissimo, e quindi non oso neanche pronunciarmi, perché questo tema bisogna affrontarlo sempre guardandosi attorno e chiedendosi qual è l’effetto delle parole che io pronuncio, degli scritti, di quello che io dichiaro, come potrà essere capito e compreso: anche questo va tenuto presente quando si affrontano certi temi. in questi casi, oltre alla nostra preparazione in campo morale, occorre munirsi di una profonda conoscenza scientifica. Penso in particolare al tema dell’aborto, ma anche al tema dell’ingegneria genetica. Bisogna sapere una cosa, che stiamo vivendo momenti drammatici a questo proposito. La ricerca scientifica si prepara adesso ad entrare in una fase nuova, la fase del genoma, perché la tecnologia consente adesso finalmente di decifrare una parte dei geni, dopodiché si avrà la possibilità di vedere e di sapere quali sono nel genoma quei geni che determinano le proprietà del nascituro. Dico questo perché in Inghilterra c’è una corrente di pensiero che si è espresso attraverso un documento incredibile, che è la dichiarazione di gruppo di filosofi su questo tema dove si dice pressappoco così: “Visto che c’è questa possibilità, se un padre imprenditore vuole avere un figlio imprenditore e non gli serve un musico, non gli serve un letterato, e la scienza gli offre una possibilità, perché allora non accettarla?” Ci saranno allora delle cliniche che mettono a disposizione i geni per le singole proprietà, dopodiché accade che si potrà costruire l’uomo a proprio piacimento, si potrà modificare la specie umana. Veramente siamo di fronte ad un ardimento. Negli Stati uniti qualcuno ha prospettato la possibilità di creare, nei laboratori di domani, esseri nuovi. Ecco perché su questo tema bisogna avere una cautela estrema”.
La realtà dei movimenti, le responsabilità della Chiesa
Jun 05, 2006
Sono opera dello Spirito Santo, ma devono ascoltare e obbedire. A Korazym.org l’arcivescovo emerito di Ravenna racconta le sue esperienze con i gruppi ecclesiali. Divisioni e particolarismi: a papa e vescovi il dovere di intervenire, la Chiesa è una sola.
(Korazym.org, 03/06/2006) ROMA – Saranno pure opera dello Spirito Santo, ma devono ascoltare e obbedire. Avranno anche raggiunto un buon grado di conoscenza reciproca, ma essa va estesa a tutti gli appartenenti e in ogni singola parrocchia, e non ristretta alle élite dei vertici. Saranno anche strumento di avvicinamento alla fede, ma “non sono la Chiesa”: rappresentano una espressione della Chiesa, ma non sono la Chiesa. Che vive invece dell’unità, di tutti. Il cardinal Ersilio Tonini, classe 1914, sempre più vicino alla soglia dei 92 anni, con i movimenti e le nuove comunità ci è praticamente cresciuto: ha vissuto il periodo della loro formazione, della loro crescita, del loro inserimento nel tessuto sociale e ecclesiale. Ha assistito e partecipato attivamente alle discussioni riguardanti il loro ruolo all’interno della Chiesa, e ne conosce dunque aspetti positivi e aspetti negativi.
Ha le idee chiare, infatti, quando nel corso di una intervista rilasciata a Korazym.org riflette sulle realtà, varie e variegate, che Benedetto XVI ha chiamato a raccolta per la Pentecoste 2006. Afferma che senza dubbio la nascita e l’opera di questi movimenti è frutto “dello Spirito Santo”, ma sceglie di non soffermarsi su questo aspetto, per passare invece ai punti critici di quella che diventa sempre più, però, una presenza cruciale per la vitalità e la forza della Chiesa del futuro. “I movimenti” – dice senza mezzi termini – “devono ascoltare e obbedire”: tutto ciò che papa e vescovi decidono deve trovare cioè immediata corrispondenza nella realtà. Una misura – spiega – motivata dalla “responsabilità che la Chiesa nutre nei confronti di ogni fedele”, che deve essere certo di vivere un itinerario di formazione approvato e dunque conforme ai principi della dottrina. Ma una misura che deve valere anche sul versante della collaborazione e degli incontri reciproci, fino a materializzarsi non solo nei grandi appuntamenti, ma anche e soprattutto nell’ordinario, nella vita di parrocchia. No, insomma, alle “parrocchie divise” fra movimenti e loro appartenenti: la Chiesa, per quanto varia, è una sola. E Dio anche, è uno solo.
Nelle parole di Tonini le esperienze concrete da vescovo di Ravenna, le sue perplessità e i suoi dubbi, le sue idee. Spazio all'intervista.
A 92 anni, è ben possibile dire che il cardinal Tonini ha vissuto pienamente il tempo della nascita e della crescita dei movimenti ecclesiali. E’ vero che alcuni fra i principali gruppi sono sorti prima, ma è indubbio che il Concilio Vaticano II ha dato linfa vitale alla loro esistenza e alla loro importanza. Si può trarne un bilancio?
Penso che un ruolo fondamentale nella storia dei movimenti l’abbia giocata Paolo VI, nel momento in cui – preoccupato che il Concilio non rimanesse solo nelle biblioteche e nella memoria – ha voluto che ogni pochi anni si tenessero dei Sinodi per valutare e verificare fino a che punto gli obiettivi indicati dal Vaticano II venivano raggiunti. Ebbene, a cavallo fra gli anni ottanta e novanta del secolo scorso Giovanni Paolo II mi chiese di prendere parte ad un Sinodo dedicato al tema dei laici nella Chiesa di oggi, e in particolare al ruolo assunto dai movimenti all’interno di essa. Fu una grande fortuna.
Quale fu la sua esperienza e che conclusione ne trasse?
Anzitutto che senza dubbio occorre riconoscere che tutto l’universo dei movimenti è opera dello Spirito Santo. E’ lo Spirito Santo che ha fatto nascere queste nuove tendenze, questi nuovi modi di vivere insieme, di realizzare, di testimoniare la fede. Ciò detto, però, la responsabilità della Chiesa è enorme.
In che senso?
Non è affatto detto che un gruppo che si riunisca con qualche particolare obiettivo o con qualche specifica ispirazione abbia per ciò stesso diritto alla legittimazione da parte della Chiesa. Di movimenti eretici ne sono nati tanti, creando guai infiniti. Proprio perché il gran fiorire dei movimenti è opera dello Spirito Santo, la Chiesa ha la responsabilità di garantire ai fedeli tutti il rispetto delle regole, e di garantire poi a quanti vi entrano la sicurezza di essere pienamente inseriti nella Chiesa. La Chiesa deve proteggere il fedele: il papa e i singoli vescovi hanno il diritto e il sacrosanto dovere di controllare per davvero le attività di questi gruppi e – se necessario – di porre condizioni e limiti, e di suggerire correzioni.
La famosa obbedienza…
Certo. Si pensi – è storia di appena qualche mese fa - alle correzioni date dal papa ai neocatecumenali riguardo al loro modo di celebrare l’Eucaristia. Vedete, l’entusiasmo dei singoli, l’entusiasmo dei fondatori, per quanto positivo non può prevalere sul resto. I fondatori, gli iniziatori, possono anche essere dei santi, ma devono attenersi a quanto stabilito dalla Chiesa. Lo hanno fatto anche i grandi santi, uno su tutti San Francesco. Se la Chiesa non avesse impedito a Francesco di realizzare il suo programma in modo totale, il francescanesimo sarebbe scomparso, perché immerso in una rigidità che alla lunga lo avrebbe reso insopportabile. La Chiesa ha salvato il francescanesimo ponendo dei limiti al suo rigore, e di questo – fatte le debite proporzioni – devono essere consapevoli anche i movimenti.
Ascoltare i vescovi delle singole diocesi, dunque.
Ascoltare e obbedire. Bisogna che i movimenti ascoltino, ma occorre anche – sia chiaro – che i vescovi parlino, e parlino chiaramente, dicendo chiaro e tondo cosa può essere ammesso e cosa no. Insomma, ciò su cui non si possono avere dubbi è il fatto che i movimenti non sono una chiesa. Essi sono una espressione di Chiesa. Ma non sono “la” Chiesa. La Chiesa è una sola.
Quale è stata a riguardo la sua esperienza di vescovo?
Ricordo che quando arrivai nella diocesi di Ravenna – sono passati ormai trent’anni – disposi che il martedì di quaresima fosse dedicato nelle parrocchie ad incontri comuni fra gli appartenenti a tutti i gruppi, raccomandando di esigere sempre la presenza di tutti. Più avanti volli che alla vigilia delle grandi feste e solennità ci fossero delle veglie animate da alcuni gruppi ma vissute anche da tutti gli altri. Per capirsi: alla vigilia dell’Immacolata affidavo la veglia ai gruppi mariani, ma chiedevo la presenza anche di tutti gli altri movimenti. Il 1° maggio domandavo la stessa cosa con la festa di CL, a Pentecoste invitavo pressantemente tutti alla veglia animata dal Rinnovamento. Ebbene: succedeva che i movimenti non interessati direttamente inviavano solo delle “rappresentanze”. Si presentava una delegazione, e la gran parte degli aderenti a quel movimento ignorava la richiesta. Quanto penai allora per riuscire a far passare – e solo in parte - il messaggio dell’unità! Oggi, trent’anni dopo, passi avanti sono stati indubbiamente fatti, ma ce ne sono ancora tanti altri, da percorrere.
Per quanto mi pare di capire, non solo a livello centrale, ma soprattutto al livello delle singole parrocchie…
Infatti. Il fenomeno delle parrocchie date - come dire – “in mano” a questo o a quel movimento è pericoloso. Parrocchie che sono etichettate come appartenenti ad un gruppo specifico, dove si dà risalto sempre agli stessi aspetti, dove i canti sono sempre e solo quelli di quel tale gruppo… insomma, non è una realtà buona, questa. Occorre dire forte – ad ogni appartenente ai movimenti, ad ogni fedele - che pur conservando ognuno il suo specifico carisma, c’è una Chiesa tutta unita e tutta intera, ed è a questa che apparteniamo. Anche se sei legato a quel particolare stile, a quel particolare modo di espressione, vivi ugualmente con gioia quegli incontri che non seguono le modalità espressive che preferisci! La parrocchia deve essere il luogo di tutti, il luogo della moderazione. Alla fine, è il Signore, è il Signore che cerchiamo. E Lui è sempre lo stesso!
Qualche esempio e qualche esperienza diretta in questo senso?
Mah, in confidenza io proprio non riesco a capire perché il sabato santo, con la Veglia pasquale, il momento più importante per un cristiano, quello più bello per l’intera comunità parrocchiale, vi sia qualche gruppo che fa la Pasqua in solitudine, o che dopo averla celebrata in parrocchia la celebra ancora per conto proprio in disparte. Talvolta anche tre, quattro gruppi dello stesso movimento che celebrano la Pasqua separatamente, con liturgie di ore e ore. Ma la Pasqua è il momento massimo in cui occorre fare unità, nella gioia della Resurrezione! Spero si faccia strada la saggezza: è davvero arrivata l’ora di diventare maturi.
E però, al di là delle modalità di celebrazione, mi pare che l’aspetto cruciale sia soprattutto la presenza di responsabili che sappiamo vivere e agire con pieno senso della realtà.
E’ vero. E’ fondamentale che a guidare i singoli gruppi ci siano persone assennate. Altrimenti le anomalie fioccano, e le escandescenze si moltiplicano. Ricordo ad esempio – per fare un nome - che a Ravenna il Rinnovamento nello Spirito Santo non diede mai particolari problemi perché aveva persone equilibrate che avevano posto limiti e divieti. Senza questi, fra visioni e svenimenti si sarebbe finiti assai male, con cose che poco si addicono alla vita di fede. Per dirla tutta, insomma, si sarebbe rischiato di passare tutti per “psicopatici”. No, queste tendenze vanno tenute a bada. E’ questo il compito del vescovo: deve essere prudente, ma anche deciso. E soprattutto deve essere ascoltato.
Il cardinale sul palco: il messaggio del giovane Ersilio Tonini
May 07, 2006
L'intervento di Ersilio Tonini è il pezzo forte della mattinata del Meeting di Pompei. La saggezza e la simpatia del cardinale novantaduenne che conversa per i giovani per oltre mezz'ora.
(korazym.org, 01/05/2006) “Ragazzi fate festa ogni mattina perché siete al mondo!” Questo l’invito del cardinal Ersilio Tonini rivolto come un grido alla folla che lo attende a Pompei. “Anche se siete figli di povera gente ogni mattina il sole sorge anche per i vostri occhi”.
E’ un discorso a braccio, quello del novantaduenne cardinale romagnolo, che a vederlo sembra un ragazzino. Parla per oltre mezz’ora sotto il sole di Pompei, e i giovani ascoltano con attenzione le sue parole “Siate arditi nello sperare che il Signore possa fare di voi cose grandi”. “Sappiatevi difendere dalla stupidità del mondo. Custodite voi stessi!”. E esplodono gli applausi.
“Avete una vita sola, non due, tre o quattro. Non aspettate di avere i 90 anni, è adesso che si decide il tutto - E poi ancora un’esortazione - Amate il vostro mondo intimo: il luogo più importante del mondo è la coscienza di ognuno di voi”.