Le memorie del Cardinal Biffi: “Da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI”
Oct 28, 2007
ROMA, venerdì, 26 ottobre 2007(ZENIT.org).- Per gentile concessione della casa editrice, pubblichiamo un estratto del volume autobiografico del Cardinale Giacomo Biffi, Arcivescovo emerito di Bologna, dal titolo: "Memorie e digressioni di un italiano cardinale" (Edizioni Cantagalli, Siena, 2007, pp. 640, Euro 23,90).
CAPITOLO QUINTO
DA GIOVANNI PAOLO II A BENEDETTO XVI
Ogni alternanza sulla sede di Pietro costituisce una svolta e di solito determina l’inizio di un’era nuova, non solo nella vita della cattolicità, ma anche nella vicenda umana. Da cardinale è ovvio che abbia potuto seguire l’ultima più da vicino e con maggior interesse, anche per una conoscenza abbastanza diretta dei protagonisti. Eppure, più che nelle altre occasioni, in quei giorni, collocati in questo mio “tempo di attesa” dominava in me il pensiero che le vicissitudini ecclesiali mettono in luce più che altro la permanenza rasserenante del Signore Gesù, unico Re e Salvatore di tutti, che colma di sé tanto l’e terno Regno di Dio, quanto le epoche della nostra sto ria di quaggiù. Nel ripetuto cambiare di coloro che sono successivamente chiamati a diventare tra noi i “vicari del l’a more di Cri sto” (come dice sant’Ambrogio), diventa ancora più evidente e consolante che «Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e nei secoli» (Eb 13,8).
La morte di Giovanni Paolo II
Papa Wojtyla concluse la sua splendida giornata terrena sabato 2 aprile 2005. Ne provai un dolore acutissimo, come avviene quando ci lascia una persona molto amata. Da lui mi sono sempre sentito compreso e considerato con stupefacente benevolenza. Fin dai primi giorni del suo pontificato ho avuto la gioia di una gratificante sintonia con i suoi pensieri e coi suoi insegnamenti. Mi ha ripetutamente aiutato nel mio ministero bolognese, e ha dimostrato quanto gli fosse cara la nostra città, visitandola per ben tre volte.
Nella prima parte del suo pontificato la sua grandezza si è rivelata segnatamente per la capacità di annunciare a tutti con forza Cristo, centro e senso di ogni esistenza e sola speranza dell’uomo, e di ridare vitalità e slancio alla Chiesa, senza curarsi troppo delle critiche e delle opposizioni circospette o palesi. Negli ultimi anni è stato ammirevole primariamente per la sua totale adesione alla “via della croce”, purificandosi e arricchendosi interiormente con un’esemplare accettazione della sofferenza e del decadimento fisico.
Prima del conclave
I giorni più faticosi per i cardinali sono quelli che precedono immediatamente il conclave. Il Sacro Collegio si raduna quotidianamente dalle ore 9,30 alle ore 13, in un’assemblea dove ciascuno dei presenti è libero di dire tutto ciò che crede. S’intuisce però che non si possa trattare pubblicamente l’argomento che più sta a cuore agli elettori del futuro vescovo di Roma: chi dobbiamo scegliere? E così va a finire che ogni cardinale è tentato di citare più che altro i suoi problemi e i suoi guai: o meglio, i problemi e i guai della sua cristianità, della sua nazione, del suo continente, del mondo intero. È senza dubbio molto utile questa generale, spontanea, incondizionata rassegna delle informazioni e dei giudizi. Ma senza dubbio il quadro che ne risulta non è fatto per incoraggiare.
Il mio intervento
Quale fosse nell’occasione il mio stato d’animo e quale la mia riflessione prevalente emerge dall’intervento che dopo molte perplessità mi sono deciso a pronunciare il venerdì 15 aprile. Eccone il testo:
1. «Dopo aver ascoltato tutti gli interventi – giusti opportuni appassionati – che qui sono risonati, vorrei esprimere al futuro papa (che mi sta ascoltando) tutta la mia solidarietà, la mia simpatia, la mia comprensione, e anche un po’ della mia fraterna compassione. Ma vorrei suggerirgli anche che non si preoccupi troppo di tutto quello che qui ha sentito e non si spaventi troppo. Il Signore Gesù non gli chiederà di risolvere tutti i problemi del mondo. Gli chiederà di volergli bene con un amore straordinario: “Mi ami tu più di costoro?” (cfr. Gv 21,15). In una “striscia” e “fumetto” che ci veniva dall’Argentina, quella di Mafalda, ho trovato diversi anni fa una frase che in questi giorni mi è venuta spesso alla mente: “Ho 614 capito; – diceva quella terribile e acuta ragazzina – il mondo è pieno di problemologi, ma scarseggiano i soluzionologi”.
2. «Vorrei dire al futuro papa che faccia attenzione a tutti i problemi. Ma prima e più ancora si renda conto dello stato di confusione, di disorientamento, di smarrimento che affligge in questi anni il popolo di Dio, e soprattutto affligge i “piccoli”.
3. «Qualche giorno fa ho ascoltato alla televisione una suora anziana e devota che così rispondeva all’intervistatore: “Questo papa, che è morto, è stato grande soprattutto perché ci ha insegnato che tutte le religioni sono uguali”. Non so se Giovanni Paolo II avrebbe molto gradito un elogio come questo.
4. «Infine vorrei segnalare al nuovo papa la vicenda incredibile della Dominus Iesus: un documento esplicitamente condiviso e pubblicamente approvato da Giovanni Paolo II; un documento per il quale mi piace esprimere al cardinal Ratzinger la mia vibrante gratitudine. Che Gesù sia l’unico necessario Salvatore di tutti è una verità che in venti secoli – a partire dal discorso di Pietro dopo Pentecoste – non si era mai sentito la necessità di richiamare. Questa verità è, per così dire, il grado minimo della fede; è la certezza primordiale, è tra i credenti il dato semplice e più essenziale. In duemila anni non è stata mai posta in dubbio, neppure durante la crisi ariana e neppure in occasione del deragliamento della Riforma. L’averla dovuta ricordare ai nostri giorni ci dà la misura della gravità della situazione odierna. Eppure questo documento, che richiama la certezza primordiale, più semplice, più essenziale, è stato con testato. È stato contestato a tutti i livelli: a tutti i livelli dell’azione pastorale, dell’insegnamento teologico, della gerarchia.
5. «Mi è stato raccontato di un buon cattolico che ha proposto al suo parroco di fare una presentazione della Dominus Iesus alla comunità parrocchiale. Il parroco (un sacerdote per altro eccellente e ben intenzionato) gli ha risposto: “Lascia perdere. Quello è un documento che divide”. “Un documento che divide”. Bella scoperta! Gesù stesso ha detto: “Io sono venuto a portare la divisione” (Lc 12,51: diamerismòn). Ma troppe parole di Gesù oggi risultano censurate dalla cristianità; almeno dalla cristianità nella sua pars loquacior».
Il conclave
È stata un’esperienza esaltante di comunione ecclesiale. Percepivamo di essere come avvolti dall’intensa e appassionata preghiera della moltitudine di coloro che amavano sinceramente la Chiesa. Tutto nel conclave è organizzato e predisposto al servizio della speditezza e di un garantismo assoluto; e ogni cosa per ciò è facilitata. I cardinali devono solo pensare a votare. Siamo entrati in clausura nel pomeriggio di lunedì 18 aprile e col primo scrutinio pomeridiano di martedì 19 aprile il quorum è stato raggiunto. In meno di ventiquattro ore si è avuto il nuovo papa nella persona di Joseph Ratzinger. La nostra gioia è stata grande, come è stata grande in tutta la cattolicità la gioia dei “piccoli”.
Il nostro divertimento si è poi accresciuto con la lettura delle analisi e delle previsioni dei “sapienti” e degli “intelligenti” che, in virtù della scienza infusa della loro impavida “ecclesiolalìa”, “sapevano” che noi eravamo irriducibilmente divisi e contrapposti. E non si sono ricreduti neppure dopo, neppure davanti all’evento indiscutibile di una elezione così rapida, conseguita nel rispetto di una normativa che ci imponeva di superare i due terzi dei votanti: hanno continuato a parlare di grande divisione tra i cardinali.
L’ideologia non si arrende mai, quale che sia l’evidenza della realtà effettuale che la smentisce. Il nuovo papa Benedetto XVI ha conquistato il popolo dei credenti fin dalla sua prima apparizione al balcone e dalle prime parole. E nei giorni successivi l’ammirazione e l’affetto si sono ampliati per la chiarezza e il mite vigore del suo annuncio evangelico, la gentilezza naturale del suo tratto, la straordinaria attitudine a farsi capire da ogni ascoltatore. Ancora una volta il Signore aveva provveduto doviziosamente alla sua Sposa; e tutti siamo stati consolati.