La messa di Biffi
Jan 30, 2006
Il cardinale, ex arcivescovo di Bologna, celebra i 30 anni dell'ordinazione episcopale, ricorda così la 'chiamata': 'Il Signore, con la voce di Giovanni Paolo II, mi ha detto: 'Vieni con me a Bologna, perché quella città è mia, anche se qualche volta se ne dimentica'
(Il Resto del Carlino) Bologna, 16 dicembre 2006 - Una comunità ecclesiale capace 'con l’autorevolezza del patrimonio spirituale ricevuto dai Padri' e con la sua 'vitalità' e 'multiforme ricchezza pastorale', di guidare lei stessa l’opera del suo Pastore.
Così ha voluto descrivere la Chiesa di Bologna colui che per oltre vent’anni l’ha guidata, il cardinale Giacomo Biffi. Un vero e proprio 'canto d’amore', quello che l’arcivescovo emerito ha innalzato alla diocesi che considera 'sua' a tutti gli effetti, tanto da esservi rimasto a vivere anche dopo essersi ritirato dal ministero attivo.
Lo ha fatto ieri, nell’omelia della messa che ha presieduto nella Cattedrale di San Pietro ('questa cattedrale — ha sottolineato — che è sempre stata la gioia dei miei occhi e il mio vanto') in occasione del trentesimo anniversario della sua consacrazione a vescovo. Una messa estremamente solenne, concelebrata, oltre che con il suo successore come arcivescovo, monsignor Carlo Caffarra, e con il vescovo ausiliare monsignor Ernesto Vecchi, con altri sette fra vescovi e arcivescovi della regione e oltre un centinaio di sacerdoti della diocesi.
Davanti a tutti costoro, a una chiesa pienissima e a un gran numero di autorità, Biffi ha raccontato, con semplicità e schiettezza e non senza emozione, le sue due 'chiamate' episcopali: la prima, a divenire vescovo ausiliare di Milano, ma soprattutto la seconda, quella alla cattedra di San Petronio. Due chiamate tra loro molto diverse. Nel primo caso infatti 'si trattava di diventare vescovo ausiliare nella mia diocesi; e press’a poco sapevo quello che mi sarebbe capitato'; anche perché, ha aggiunto Biffi con il suo proverbiale umorismo, 'a Milano avevo davanti ai miei occhi una mezza dozzina di vescovi ausiliari, e nessuno mi pareva in pericolo di morire dalla fatica. Sicché si poteva sperare che non sarei morto nemmeno io'.
Un vescovo 'sfaticato', dunque? Così Biffi si è voluto descrivere, con una buona dose di autoironia: e a questa sua pigrizia ha attribuito anche i dubbi e le titubanze che lo hanno assalito quando, del tutto imprevista, gli è giunta la nomina ad Arcivescovo di Bologna ('C’era persino il rischio di dover cominciare a darmi da fare...').
Dubbi e titubanze che sono state subito spazzate via, prima dalle autorevoli parole di Giovanni Paolo II, ma poi soprattutto dal suo arrivo a Bologna. 'Ho visto subito che il mio Signore mi aveva fatto un regalo', ha sottolineato. 'Ho percepito fin dai primi giorni la vitalità della Chiesa di Bologna, la sua multiforme ricchezza pastorale, la sua capacità di accogliere nella fede un nuovo e diverso successore di San Petronio: nella fede, e dunque senza ‘se’ e senza ‘ma’ (come usano dire i politici di questi tempi). E all’istante mi sono trovato a mio agio'.
Insomma, gli è apparso subito chiaro che 'non c’era bisogno che inventassi niente: questa era una Chiesa che avrebbe dettato lei il mio cammino e la linea del mio governo'. Una piena conferma, dunque, di quanto il Signore gli aveva ripetuto 'con la voce di Giovanni Paolo II': 'quella città è mia, anche se qualche volta se ne dimentica'.
Bologna 'città di Dio': pare quasi una riabilitazione di quel 'sazia e disperata' che il cardinale attribuì all’Emilia-Romagna, e quindi anche al suo capoluogo. Ma qui si parla della Chiesa: di quella parte cioè di città che 'si ricorda' di essere 'del Signore': e grazie a ciò, può vantare una serie di grandi, preziosissimi 'tesori'. Biffi ha elencato i maggiori (scusandosi di non poterli citare tutti per mancanza di tempo) e i loro 'frutti' durante il suo episcopato. Ecco dunque anzitutto l’amore all’Eucaristia, 'che si esprime nelle Decennali'. Poi la Madonna di San Luca, che con la sua presenza e il suo 'pellegrinaggio' in diocesi, iniziato nel ’94, 'ha dato decisivo impulso al nostro slancio di nuova evangelizzazione'.
Infine, ma non meno importante, 'la memoria e il culto del martirio cristiano', richiamato in modo particolare nel 1993, nel sesto centenario 'dell’esaltazione dei nostri gloriosi santi Vitale e Agricola', i primi martiri bolognesi.