Biffi torna a Bologna: 'Wojtyla mi volle qui'
Jan 30, 2006
Il cardinale, ex arcivescovo di Bologna, celebra i 30 anni dell'ordinazione episcopale, ricorda così la 'chiamata': 'Il Signore, con la voce di Giovanni Paolo II, mi ha detto: 'Vieni con me a Bologna, perché quella città è mia, anche se qualche volta se ne dimentica'.
(Il Resto del Carlino) Bologna, 15 Gennaio 2006 - L' ex arcivescovo di Bologna, il cardinale Giacomo Biffi, ha celebrato il trentesimo anniversario della sua consacrazione episcopale presiedendo la Messa solenne nella cattedrale di Bologna insieme all' attuale arcivescovo Carlo Caffarra e ad altri otto vescovi delle diocesi della regione.
''Ho visto subito che il Signore mi aveva fatto un regalo, ho percepito fin dai primi giorni la vitalita' della Chiesa di Bologna, la sua capacita' di accogliere nella fede un nuovo e diverso successore di san Petronio: nella fede e dunque senza 'se' e senza 'ma', come usano dire i politici di questi tempi''.
Ha usato una espressione mutuata dal gergo della politica, il cardinale Biffi, per spiegare l' intensita' dell' incontro con la Chiesa bolognese.
Prendendo spunto dal Vangelo di Giovanni, Biffi ha parlato nell' omelia della propria vocazione e della varie 'chiamate'. Trent' anni fa dunque, il primo sì alla chiamata a vescovo. ''Un sì pronunciato, per la verità, un po' spensieratamente - ha raccontato - ma in fondo la decisione non si presentava allora troppo difficile. Si trattava in effetti di diventare vescovo ausiliare nella mia diocesi e pressappoco sapevo quello che mi sarebbe capitato. A Milano avevo davanti ai miei occhi una mezza dozzina di vescovi ausiliari e nessuno mi pareva in pericolo di morire dalla fatica. Sicche' si poteva sperare che non sarei morto nemmeno io''.
Ma l' esperienza appariva più impegnativa quando, nel 1984, arrivò la 'chiamata' a Bologna. ''Il mio Signore non ha voluto sentire ragioni e mi ha ripetuto, con la voce di Giovanni Paolo II: 'Vieni con me a Bologna, perché quella città è mia, anche se qualche volta se ne dimentica. Vieni e vedrai''.
E davanti alla ''multiforme ricchezza pastorale'' della nuova sede, il futuro cardinale si trovo' a suo agio ''all' istante''. ''Non c'era bisogno che inventassi niente - ha spiegato - questa era una Chiesa che, con l' autorevolezza del patrimonio spirituale ricevuto dai Padri, avrebbe dettato lei il mio cammino e la linea del mio governo''.