Roger Marie Élie Cardinal Etchegaray Roger Marie Élie Cardinal Etchegaray
Function:
President Emeritus of Justice and Peace, Roman Curia
Title:
Cardinal Bishop of Suburbicarian See of Porto-Santa Rufina
Birthdate:
Sept 25, 1922
Country:
France
Elevated:
Jun 30, 1979
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian L'Onu in Libano entro dieci giorni. Il segno di speranza del papa
Sept 11, 2006
Le Nazioni Unite sono pronte a partire per il Libano. Intanto, il cardinale Roger Etchegaray è rientrato a Roma, dopo una missione come inviato del papa. "Benedetto XVI è vicino alle sofferenze della popolazione".

(korazym.org, 17/08/2006) Ore frenetiche per la diplomazia. Dopo il via libera alla missione delle Nazioni Unite nel sud del Libano, si stanno definendo sui dettagli tecnici, per capire quale sarà il mandato del contingente di pace. Il cessate il fuoco sembra reggere, ma la situazione è delicata, anche perché al di là degli accordi di pace della politica, quel che conta è il difficile cammino di riconciliazione dei cuori. Ferma restando la grave crisi umanitaria che continua ad essere grave. E' stata questa la realtà toccata con mano dall'inviato del papa, cardinale Roger Etchegaray, rientrato da poco da una delicata missione in Libano. Benedetto XVI gli aveva chiesto di raggiungere le città sconvolte del conflitto, proprio nei giorni più difficili in cui la tregua sembrava ancora lontana. Un'esperienza forte, quella del cardinale che ha voluto testimoniare la vicinanza del papa alle sofferenze della popolazione e "alle necessità tanto spirituali quanto materiali di tutti i libanesi".  

Durante una conferenza stampa alla Nunziatura apostolica di Beirut, il porporato francese ha espresso l’auspicio che gli aiuti internazionali non rallentino, ma anzi aumentino e ha rivolto un appello a tutti affinché la pace si consolidi. “Posso testimoniare – ha sottolineato l’inviato speciale al termine del suo breve viaggio in Libano – che cristiani e musulmani sono pronti ad impegnarsi con tutte le forze per ricostruire insieme i loro Paesi feriti". "Questa tregua - ha proseguito - deve permettere il dispiegamento di tutte le forze di pace. Dobbiamo ringraziare chi, sia a livello nazionale che internazionale, si è impegnato ad aprire con fermezza un cammino di pace, praticabile nella misura in cui tutti si impegnino fortemente". Infine, l'inviato di Benedetto XVI ha esortato "tutte le istituzioni governative e non governative a non rallentare, ma anzi ad intensificare, gli aiuti ancora necessari” alla popolazione.

Prima di rientrare ieri pomeriggio a Roma, il cardinale Etchegaray ha anche partecipato alla riunione straordinaria dei vescovi e dei superiori generali maroniti a Bkerke, sotto la presidenza del patriarca Nasrallah Sfeir per studiare le modalità e i mezzi per far uscire il Libano dalla crisi. Durante la sua breve permanenza, l'inviato del pontefice ha avuto anche incontri con il presidente Emile Lahoud, il premier Fouad Sinora e il presidente del parlamento Nabih Berri. Il cardinale ha anche visitato il gran Mufti del Libano, Sheikh Mouhammad Rachid Kobbani, e il vice presidente del Consiglio superiore sciita, Sheikh Abd El Amir Kabalan.

Due giorni fa, il porporato francese, durante la solenne messa per la giornata della pace, aveva rivolto l’appello affinché “nessuna religione” pretenda di “catturare Dio per metterlo nel proprio campo contro l'altro. In questo clima di odio che respiriamo troppo spesso – aveva scandito - capiamo che solo il perdono può condurci alla riconciliazione". Etchegaray non ha mancato di fare riferimento al conflitto israelo-palestinese, sottolineando che "si tratta di uno di quei drammi che se non si troverà rapidamente una soluzione equa, non lascerà alcuno Stato innocente, né indenne per il proprio avvenire”.

Contemporaneamente, anche a Nazareth, nella Basilica dell’Annunciazione, si è tenuta una solenne messa per la pace, alla quale hanno partecipato 2 mila persone. La celebrazione è stata “piena di fede e di sapore ecumenico”, ha dichiarato il Nunzio apostolico a Gerusalemme, l’arcivescovo Antonio Franco. E una dura condanna alla guerra è arrivata anche dal patriarca di Gerusalemme, monsignor Michael Sabbah. “Di fronte alle sofferenze dei palestinesi, dei libanesi e degli israeliani" e "a tutte le forme di distruzioni che abbiamo visto in questi giorni e in primo luogo la demolizione della persona umana, della sua vita e della sua dignità, condanniamo la demolizione e la morte in Sud Libano: è un crimine contro l'uomo e contro il suo Creatore". "Noi – ha aggiunto Sabbah - diciamo che l'esitazione, anno dopo anno, a stabilire la giustizia e la pace nella Terra Santa e il mantenimento dell'instabilità nella regione, è la colpa più grande dei responsabili dei nostri Paesi. La guerra non può essere la via per costruire la pace e la sicurezza".
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