Il Papa ricorda il Cardinale Gantin: “una vita spesa per la Chiesa”
May 25, 2008
Nel presiedere la Messa di suffragio per il porporato africano.
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 23 maggio 2008 (ZENIT.org).- “Una vita spesa per la Chiesa”: così Benedetto XVI ha definito l'esistenza terrena del Cardinale beninese Bernardin Gantin, decano emerito del Collegio cardinalizio, morto il 13 maggio scorso all'età di 86 anni.
Nell'omelia della Messa di suffragio che ha presieduto questo venerdì nella Basilica vaticana, il Papa ha affermato che “nulla e nessuno, nemmeno la morte, può resistere all’onnipotenza del suo amore fedele e misericordioso”, sottolineando che “è in questa prospettiva di fede e di speranza nella risurrezione” che si è fatta memoria del Cardinale Gantin, “fedele e devoto servitore della Chiesa per lunghi anni”.
Il Pontefice ha riconosciuto la difficoltà di sintetizzare le mansioni, i compiti e gli incarichi pastorali che hanno caratterizzato la vita del porporato, che “sino alla fine ha voluto dedicarsi con amabile disponibilità al servizio di Dio e dei fratelli, mantenendo fede al motto che si era scelto in occasione dell’Ordinazione episcopale: 'In tuo sancto servitio'”.
“La sua personalità, umana e sacerdotale, costituiva una sintesi meravigliosa delle caratteristiche dell’animo africano con quelle proprie dello spirito cristiano, della cultura e dell’identità africana e dei valori evangelici”, ha osservato.
Il Cardinale, ha ricordato, “è stato il primo ecclesiastico africano ad aver ricoperto ruoli di altissima responsabilità nella Curia Romana”, svolgendoli “sempre con quel suo tipico stile umile e semplice, il cui segreto va ricercato probabilmente nelle sagge parole che la mamma gli volle ripetere quando divenne Cardinale, il 27 giugno del 1977: 'Non dimenticarti mai del lontano e piccolo villaggio dal quale proveniamo'”.
Benedetto XVI ha riconosciuto che “non pochi ricordi personali” lo legano al Cardinale Gantin, a partire da quando ricevettero insieme la berretta cardinalizia dalle mani di Papa Paolo VI.
“Insieme abbiamo collaborato qui, nella Curia Romana, avendo frequenti contatti, che mi hanno permesso di apprezzare sempre più la sua prudente saggezza, come pure la sua solida fede e il suo sincero attaccamento a Cristo e al suo Vicario in terra, il Papa”, ha rivelato.
“Cinquantasette anni di sacerdozio, cinquantuno anni di Episcopato e trentuno di porpora cardinalizia: ecco la sintesi di una vita spesa per la Chiesa”.
Bernardin Gantin aveva solo 34 anni quando ricevette l’ordinazione episcopale, il 3 febbraio del 1957. Tre anni dopo divenne Arcivescovo di Cotonou, divenendo il primo Metropolita africano di tutta l’Africa.
“Questo nostro amico e fratello, al quale oggi rendiamo il nostro grato omaggio, fu permeato di amore a Cristo”, ha affermato il Vescovo di Roma.
“Amore che lo rendeva amabile e disponibile all’ascolto e al dialogo con tutti – ha aggiunto –; amore che lo spingeva a guardare sempre, come era solito ripetere, all’essenziale della vita che dura, senza perdersi nel contingente che invece passa rapidamente; amore che gli faceva sentire il suo ruolo nei vari Uffici della Curia come un servizio scevro di umane ambizioni”.
Nel ministero pastorale del Cardinale Gantin, ha affermato, “emerge un costante amore per l’Eucaristia, sorgente di santità personale e di solida comunione ecclesiale, che trova nel Successore di Pietro il suo visibile fondamento”.
Celebrando nella Basilica vaticana l'ultima Messa prima di lasciare Roma, il porporato del Benin sottolineò “l’unità che l’Eucaristia crea nella Chiesa”, ha ricordato il Papa.
“Nella sua omelia citò la celebre frase del Vescovo africano San Cipriano di Cartagine, incisa nella Cupola: 'Di qui l’unica fede rifulge per il mondo: di qui scaturisce l’unità del sacerdozio'”.
Secondo il Pontefice, può essere questo “il messaggio che noi raccogliamo dal venerato Cardinale Gantin come suo testamento spirituale”.
“Lo accompagni nell’ultima tappa del suo viaggio terreno la nostra preghiera alla Vergine Maria, Regina dell’Africa, della quale egli fu teneramente devoto”, ha aggiunto Benedetto XVI ricordando che il porporato è morto il 13 maggio, memoria di Nostra Signora di Fatima.
“Sia la Madonna a consegnarlo alle mani misericordiose del Padre celeste e ad introdurlo con gioia nella 'Casa del Signore', verso la quale siamo tutti incamminati – ha concluso –. Nell’incontro con Cristo questo nostro Fratello implori per noi, e specialmente per l’amata sua Africa, il dono della pace”.