Salvatore Cardinal Pappalardo † Salvatore Cardinal Pappalardo †
Function:
Archbishop Emeritus of Palermo, Italy
Title:
Cardinal Priest of S Maria Odigitria dei Siciliani
Birthdate:
Sept 23, 1918
Country:
Italy
Elevated:
Mar 05, 1973
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian Palermo piange il cardinale coraggio
Dec 13, 2006
Un fiume di gente in cattedrale, oggi l´ultimo saluto a Pappalardo.

(Espresso, 12 dicembre 2006) «Era buono e umile come Wojtyla», dice Luigi Dell´Acqua, libero professionista, in cattedrale con due amici per rendere l´ultimo omaggio a Salvatore Pappalardo, il cardinale rimasto nel ricordo di tutti per le sue omelie antimafia, morto domenica a 88 anni. «I suoi strali contro i corrotti e i mafiosi hanno lasciato il segno non solo in Sicilia ma anche da noi e nel resto d´Italia. Ero qui di passaggio e sono venuto. Era un grande uomo», è il giudizio del salernitano Agostino Odierna, 51 anni. Fuori dalla chiesa, ombrelli in mano sotto una pioggia battente, c´è grande attesa per il passaggio del feretro. Pietro Lipari, studente dell´Accademia di belle arti, è venuto da solo, per dovere morale: «Sì, perché è stato il primo a farci capire che la mafia si deve combattere. Io ero piccolo ai tempi delle sue prediche, ma se ne parlava molto in famiglia e la sua lezione mi è rimasta dentro».
Sfilano in migliaia per tutta la giornata, gente comune, suore, seminaristi, tra la camera ardente nel palazzo arcivescovile e la cattedrale, dove il feretro è stato traslato ieri alle 17,30. Le campane che suonano a morto, la marcia funebre e l´inno pontificio intonati dalla fanfara dei carabinieri, la folla che si raduna in silenzio per assistere all´ultimo ingresso del cardinale (figlio di un comandante dei carabinieri) nella "sua" cattedrale. Il trasferimento delle spoglie è accompagnato da una piccola processione, aperta dalla sorella ottantenne sorretta da due nipoti, e dal cardinale Salvatore De Giorgi. A seguire le autorità religiose, civili e militari. In chiesa fanno la fila per vederlo da vicino, per pregare davanti alla bara scoperta, dove Pappalardo riposa a mani congiunte, il grosso anello cardinalizio che spicca da lontano.
All´uomo che dal pulpito tuonò contro la mafia, arcivescovo per un quarto di secolo, è giunto ieri il saluto di Benedetto XVI. «Salvatore Pappalardo ha sempre voluto accompagnare con il suo illuminato magistero il cammino di crescita morale e culturale della società palermitana», ha scritto il Papa nel messaggio indirizzato a De Giorgi. Ratzinger ha espresso ammirazione per l´intensa attività apostolica svolta da Pappalardo, si è associato al coro di preghiere della comunità diocesana, ha inviato un messaggio di cordoglio alla sorella del "vescovo di Sagunto".
Per presiedere le esequie di Pappalardo, oggi alle 16 in cattedrale, in rappresentanza del Pontefice verrà il cardinale decano Angelo Sodano, ex segretario di Stato. L´omelia sarà pronunciata da De Giorgi. E per oggi il sindaco Diego Cammarata ha proclamato il lutto cittadino, con le bandiere a mezz´asta negli uffici comunali in segno di cordoglio per la scomparsa del pastore per 26 anni a capo della Chiesa di Palermo.
La veglia funebre in cattedrale è proseguita fino a mezzanotte, tra i colpi di piccone degli operai, al lavoro nella cappella di Santa Cristina, dove Pappalardo sarà sepolto di fronte al suo predecessore, il cardinale Francesco Carpino. «Oggi per noi è un lutto ma per lui è un giorno di gloria», si consola Antonio Giordano, impiegato. Paola Mazzola, 14 anni, domenica era a messa dalle suore del Bell´amore di Baida, quando è arrivata la notizia: «Ci siamo raccolti in preghiera, poi le sue condizioni si sono aggravate. Sono qui per dargli l´ultimo saluto».
Alla veglia in cattedrale c´è anche Agata Riva, sorella di Leoluca Orlando: «Ha lasciato dentro di noi un grande senso di speranza, la sua è stata una bellissima testimonianza». Da Mazara del Vallo è arrivato un gruppo di giovani seminaristi: «A venire ci ha spinti la forza di quest´uomo. Pappalardo fa parte della storia», osserva Giacomo Putaggio. In viaggio da Milazzo si è messo anche Enzo Napoli, docente: «Lo ammiravo come uomo, anzitutto, per il suo grande carisma - dice - Ha segnato una svolta non indifferente in una Palermo impelagata col malaffare, soprattutto nei suoi ambienti politici».
Intorno alla cattedrale, manifesti rossi con una grande foto annunciano che Salvatore Pappalardo «è ritornato alla Casa del Padre». «Nella sicura speranza - ha fatto scrivere De Giorgi - che il Dio della misericordia gli conceda il premio riservato ai suoi servi fedeli».
French Décès d'un cardinal qui avait publiquement dénoncé la Mafia
Dec 10, 2006
Le cardinal sicilien Salvatore Pappalardo, qui avait publiquement dénoncé la Mafia quand il était archevêque de Palerme, est mort, a annoncé l'archevêché. Il avait 88 ans.

(Associated Press, 10 décembre 2006) L'archevêché de Palerme n'a pas donné la cause de son décès, survenu dimanche matin.

Il avait passé 25 ans à Palerme, à partir de 1970, à une période où la Mafia était pratiquement toute puissante en Sicile. Les meurtres de deux procureurs anti-Mafia, en 1992, avait poussé Salvatore Pappalardo à dénoncer publiquement Cosa Nostra.
Italian Morte Pappalardo: Prodi, "Perdita colpisce l'Italia tutta"
Dec 10, 2006
"La scomparsa del cardinale Salvatore Pappalardo colpisce profondamente il Governo italiano e La prego, signor Segretario di Stato, di porgere al Santo Padre le espressioni della nostra filiale partecipazione al lutto della Chiesa".

(Corriere della Sera, 10 dic 2006) ROMA - Lo ha scritto il Presidente del Consiglio Romano Prodi in un telegramma inviato al Segretario di Stato Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone. ''E' con tali sentimenti di dolore e profonda partecipazione che Le rinnovo, Signor Segretario di Stato - conclude Prodi - la partecipazione del Governo e mia personale al lutto che ha colpito il Collegio Cardinalizio, la Chiesa Siciliana e quella Italiana. Una perdita che colpisce non solo la comunita' palermitana, ma l'Italia intera''.
Italian È morto il cardinale Salvatore Pappalardo
Dec 10, 2006
Fino alla seconda metà degli anni Novanta aveva retto la sede arcivescovile di Palermo. Orlando: «Un esempio umano ed etico»

(Corriere della Sera, 10 dicembre 2006) PALERMO - È morto a Palermo il cardinale emerito Salvatore Pappalardo. L'Alto prelato aveva 88 anni ed era originario di Villafranca Sicula (Agrigento). Fino alla seconda metà degli anni Novanta, e per quasi un ventennio, aveva retto la sede arcivescovile del capoluogo siciliano e dopo il pensionamento aveva scelto di risiedere nella cosidetta «oasi conventuale» della frazione palermitana di Baida. Del cardinale Pappalardo si ricordano le dure omelie in occasione di funerali di Stato per vittime eccellenti di mafia. Significativi i suoi interventi in occasione delle esequie del generale Carlo Alberto dalla Chiesa e del consigliere istruttore del Tribunale di Palermo, Rocco Chinnici, uccisi dalla mafia a Palermo nel 1982 e nel 1983. La salma del cardinale sarà esposta nel salone Filangeri di Palazzo Arcivescovile dalle 17 di domenica per l'omaggio dei sacerdoti e dalle 18 per i fedeli. I funerali, la cui data non è stata ancora stabilita, saranno celebrati nella cattedrale dal cardinale Salvatore De Giorgi, arcivescovo di Palermo.

ORLANDO - «Il cardinale Salvatore Pappalardo è stato per tanti un esempio umano ed etico - ha detto Leoluca Orlando, ex sindaco di Palermo -. È stato, nel suo essere uomo di Chiesa e pastore di fede, un esempio di laicità, di attento rispetto per le istituzioni e di grande sensibilità e attenzione nei rapporti fra Chiesa e Stato».
Italian E' scomparso il cardinal Pappalardo
Dec 10, 2006
Aveva 88 anni. Da sempre impegnato contro la Mafia.

(Leggo, 10-12-2006) Il cardinal Salvatore Pappalardo, 88 anni, è morto nell'oasi di Baida, dove risiedeva. I suoi funerali saranno celebrati nella Cattedrale di Palermo dal cardinale De Giorgi. Da sempre impegnato contro la mafia, l'arcivescovo emerito di Palermo, nato a Villafranca Sicula, diocesi di Agrigento, il 23 settembre 1918, per le sue benemerenze nell'impegno sociale e nella lotta alla criminalità mafiosa, era stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica. Fece scalpore pronunciando, durante l'omelia al funerale di Carlo Alberto Dalla Chiesa, la frase di Tito Livio «mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata». Portati a termine gli studi classici, Pappalardo maturò la sua vocazione e fu inviato dall'arcivescovo di Catania nel Seminario maggiore romano. A Roma seguì i corsi di filosofia e di teologia della Pontificia Università Lateranense; fu ordinato sacerdote il 12 aprile 1941 è incardinato alla diocesi di Catania. Giovane sacerdote entrò nella Pontificia Accademia Ecclesiastica, seguendo contemporaneamente i corsi della facoltà utriusque iuris della Lateranense, presso la quale si laureò in teologia ed in utroque iure. Nel 1947 fu chiamato in Segreteria di Stato dove fu Addetto alla sezione degli affari ecclesiastici straordinari, nella quale rimase fino al 1965.
Negli stessi anni il card. Pappalardo fu professore di diplomazia ecclesiastica nella Pontificia Accademia Ecclesiastica e di diritto nella Facoltà Lateranense, esercitando contemporaneamente il ministero sacerdotale nelle parrocchie romane di San Giovanni Battista dè Rossi e di Santa Lucia, dove s'occupò in particolare modo delle organizzazioni giovanili cattoliche. Durante il suo servizio in Segreteria di Stato, partecipò a numerosi congressi internazionali e nel 1962 compì visite nelle missioni negli allora territori coloniali portoghesi. Paolo VI lo nominò Pro-Nunzio apostolico in Indonesia il 7 dicembre 1965, assegnandogli la Chiesa titolare Arcivescovile di Mileto; venne consacrato il 16 gennaio 1966. A Jakarta - ove rimase per quattro anni - visitò e sostenne l'opera dei missionari operanti nell'arcipelago indo- nesiano. Al suo rientro a Roma -nel 1969- fu incaricato della direzione della Pontificia Accademia Ecclesiastica, nella quale pure riprese l'insegnamento.
Il 17 ottobre 1970 fu nominato arcivescovo di Palermo dove ha dedicato speciale attenzione alla pastorale degli emigranti, sia con iniziative intraprese localmente sia con frequenti visite ai lavoratori italiani residenti all'estero. Nuovo impulso ha poi impresso alla «Missione di Palermo», organizzazione sorta dalla base per il servizio e la pastorale fra gli emarginati. Ha inoltre riformato la curia vescovile, con la costituzione di cinque vicariati episcopali ed ha promosso la fondazione dell'istituto filosofico-teologico di San Giovanni Evangelista per una migliore preparazione teologica del clero e del laicato della Sicilia occidentale. Da Paolo VI creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 5 marzo 1973, del Titolo di S.Maria Odigitria dei Siciliani (Diaconia elevata pro hac vice a Titolo Presbiterale). Dal 4 aprile 1996 era Arcivescovo emerito di Palermo.
English Anti-Mafia cardinal dies
Dec 10, 2006
Cardinal Salvatore Pappalardo, former archbishop of the Sicilian capital, Palermo, who waged a public, risky campaign against the Mafia, died today.

(Reuters, December 10, 2006) He was 88.

Cardinal Pappalardo was archbishop for more than a quarter of a century before retiring in 1996, and friends said his speeches against organised crime still served as an inspiration on the southern Italian island.

"His efforts against the Mafia, made amid risks and hostility ... were of deep value to the church and to all civil society," Vatican spokesman Father Federico Lombardi told Italy's ANSA news agency.

Cardinal Pappalardo encouraged anti-Mafia priests to speak out and to put their lives on the line, if needed.

At the funeral of an anti-Mafia Palermo prefect killed in an ambush in 1982, Cardinal Pappalardo accused the central government in Rome of looking the other way while the Mafia dominated.

"His words against the Mafia are still alive and have compelled so many Sicilians," Cardinal Pio Laghi told ANSA. "It is a loss for us."

A spokesman at the archdiocese in Palermo said Cardinal Pappalardo died of natural causes, but declined to offer details.

Cardinal Pappalardo's straight talk had once forced him and others to live what Italians call "an armour-plated life" made up of police escorts and bulletproof cars.

Police in April captured Bernardo Provenzano, the undisputed chief of the Sicilian Mafia, after four decades on the run.

They had followed a package of clean laundry sent by his wife to a farmhouse outside his Sicilian hometown of Corleone, made famous by the Godfather films.

Cardinal Pappalardo, commenting about Provenzano's capture in an April newspaper interview, said it gave Sicilians a reason to be hopeful about the future. But it was also a reminder of how many people had knowingly helped him evade capture over the years.

"Evidently there were so many that supported him," Cardinal Pappalardo had told the newspaper, La Repubblica.

"At least for a little while that protection was slackened."
Italian Nell’ anniversario dell’assassinio del generale Dalla Chiesa...
Sept 11, 2006
Chiesa, politica, e ... "mammasantissima". Intervista al cardinale Pappalardo.

(lavocedifiore.org, 2 Febbraio 2006) [...] «Non basta osservare la legalità, se il senso del dovere morale e della giustizia non forma prima le coscienze. Tutto passa per la rottura d’equilibri di collusione tra politica e Cosa Nostra, ma purtroppo è sempre diffusa un’ idea letale: "Se le cose non possono esser cambiate vanno lasciate come sono". Così si accetta che la politica sia stata scissa dall’etica, se non peggio fusa talora al malaffare. Per i cristiani, la rottura d’equilibri perversi, è in mano all’uomo sin da quando Dio ci ha donato il libero arbitrio» [...]

L’INTERVISTA . L’ottantottenne cardinale parla del ruolo della Chiesa in Sicilia. «La nostra missione ci porta a essere schierati col popolo». «Il pizzo uccide l’economia». E su don Pino Puglisi: «Non faceva il poliziotto antimafia, ma la sua fede vissuta nel sociale era un affronto alla criminalità»

Pappalardo: col Vangelo sviluppo e lotta alla mafia

di ARIEL LEVI DI GUALDO (LA SICILIA, LUNEDÌ 22 MAGGIO 2006)

Nel 1981 Giovanni Paolo II si rivolse ai vescovi siciliani dicendo: «la struttura, o la cosiddetta mentalità mafiosa, crea misfatti nocivi al buon nome della Sicilia. Questa mentalità, protetta da omertà, pretende di fare a meno della Legge. So che la Chiesa locale ha sempre reagito cercando di aiutare i fedeli a maturare una coscienza etica».

Dopo un primo testo pubblicato nel 1952 la Conferenza Episcopale di Sicilia emanò un sunto dei precedenti atti nel 1994: «La Mafia fa parte del regno del peccato e fa dei suoi operatori operai del Maligno. Chi fa parte della Mafia è fuori dalla comunione ecclesiale».

Nell’ottobre 2005 il Metropolita di Messina, mons. Giovanni Marra, dichiara: «La Città è lasciata in mano alla mafia. Solo certi gruppi di potere possono portare voti, favorendo piccoli uomini e tenendo fuori le menti oneste".

Nel gennaio 2006 il Metropolita di Siracusa, mons. Giuseppe Costanzo, attacca il racket delle estorsioni e dichiara: "La condanna dei vescovi è ferma, ma la nostra rimane una missione socio-religiosa, il resto compete alla D.I.A».

Il tempo scorso non ha cancellato il manifesto della Curia Metropolitana di Siracusa, che da vari angoli recita sbiadito: «La Chiesa è con voi vittime del pizzo. Voi non siete soli a lottare!». Tutt’intorno una Terra dove piccolezza politica e accettazione del malaffare, uccidono spesso più crudeli della vecchia lupara.

Il Card. Salvatore Pappalardo, classe 1918, Arcivescovo Metropolita emerito di Palermo e protagonista di quest’intervista, è una figura che non richiede presentazioni.

Eminenza, il 15 gennaio di quest’anno l’arcivescovo di Siracusa definì "sanguisughe" i mafiosi in un manifesto di solidarietà alle vittime del pizzo che avevano affisso volantini anti-racket e ribadì la condanna della Chiesa alla mafia. Politici e leghe anti-racket non lo sostennero. Si possono eludere certi temi e poi lanciarsi accuse d’insensibilità sui problemi di mafia in campagna elettorale?

«Non avranno avuto la sensibilità di capire che si trattava di una condanna condivisibile. Non ci vedo malafede, solo superficialità. La nostra missione ci porta ad essere schierati col popolo che è nostro dovere servire, non carezzare all’occorrenza per poi tornare a deludere. Col popolo i vescovi sono abituati a condividere gioie e dolori, n’è prova quel manifesto di Mons. Giuseppe Costanzo».

Malgrado le recenti proteste a Palermo otto commercianti su dieci seguitano a pagare il pizzo. A quando il salto dal silenzio alle denunce?

«La Sicilia è fonte di ricchezza per tutto il Paese, che dal Mediterraneo potrebbe rilanciare l’economia nazionale. Il pizzo uccide l’economia e il mercato del lavoro. Chi impianterebbe imprese, sapendo che già prima di aprire busseranno alla porta gli estortori?»

Sei giovani siciliani su dieci lavorano in nero. In privato alcuni politici replicano: "Possiamo togliere ai giovani il lavoro che la piazza offre?". A chi produce occupazione così, ed a chi non applica la Legge perché troppo "sensibile" al problema della disoccupazione, che vorrebbe dire?

«L’illegalità genera illegalità, talora anziché combatterla si altera la realtà dando all’illecito una dignità salvifica. Lo sfruttamento si muta così nella perversa "bontà" del solo lavoro possibile. Dove arriverà in sviluppo un Paese in cui una gran fetta d’economia è sommersa? C’è poi un altro sommerso: quello della criminalità che produce anch’essa lavoro, consensi e favori da ricambiare. L’uomo non è uno strumento da sfruttare facendo leva sui suoi bisogni vitali, a partire dal lavoro, ma un patrimonio di dignità da rispettare e valorizzare. Un onesto lavoro dato, svolto e retribuito, genera una società etica e civile».

Alcuni amano citare il Card. Ruffini che disse: "La Mafia è un’invenzione dei comunisti". Perché la scomunica emanata nel 1994 dai Vescovi di Sicilia non estingue questa frase detta mezzo secolo fa da un vescovo appena giunto a Palermo da Mantova?

«A estrapolare sospiri da discorsi legati ad anni lontani chiunque finirebbe condannato. I Vescovi di Sicilia hanno emanato una scomunica contro gli autori di certi omicidi già nel 1952. Quando nel 1983 fu rivisto il Codice di Diritto Canonico, nella nota pastorale del 1994 replicammo che mafiosi e collusi dovevano ritenersi fuori dalla comunione della Chiesa. Senza mutar sostanza usammo un lessico più adeguato per ribadire una scomunica latæ sententiæ che opera in capo ai mafiosi ed a chi ne favorisce traffici e crimini. La lotta alla Mafia, la Chiesa deve farla con l’amore del Vangelo, senza i proclami oggi tanto di moda».

Altri accusano che Don Pino Puglisi fu ucciso "perché lasciato solo dalla Chiesa nella lotta contro la Mafia". Chi, meglio di lei, potrebbe smentirlo?

«Questa figura è stata spesso falsata. Don Pino faceva il suo dovere di parroco e di educatore in un quartiere dove si reclutava manovalanza mafiosa, non faceva il poliziotto antimafia. Il suo Vangelo vissuto nel sociale era un affronto alla criminalità. Quell’assassinio è stato anche un monito rivolto ai preti che svolgevano lo stesso lavoro in zone a rischio di Palermo, dove ancora operano.

Un’educatrice cattolica disse: "Ai giovani hanno rubato i sogni, resta da rubargli la vita". Nei salotti della politica siciliana ci si destreggia tra i delicati equilibri, nelle parrocchie si cerca di educare alla legalità giovani trascurati da chi è preso da delicati equilibri. La ricerca di consensi, potrebbe assopire la lotta a Cosa Nostra, alla quale bisognerebbe strappare la borsa di voti che ancora detiene?

«Non basta osservare la legalità, se il senso del dovere morale e della giustizia non forma prima le coscienze. Tutto passa per la rottura d’equilibri di collusione tra politica e Cosa Nostra, ma purtroppo è sempre diffusa un’ idea letale: "Se le cose non possono esser cambiate vanno lasciate come sono". Così si accetta che la politica sia stata scissa dall’etica, se non peggio fusa talora al malaffare. Per i cristiani, la rottura d’equilibri perversi, è in mano all’uomo sin da quando Dio ci ha donato il libero arbitrio».

È giusto continuare a far piovere pesci in questa Regione che per territorio e arte è la più ricca d’Italia, piuttosto che iniziare a fornire i siciliani di canne da pesca, strappandoli ad un serbatoio di voti che produce politici mediocri e manipolabili?

«I fondi piovuti nel tempo sono stati sprecati anche in modi assurdi, anche in opere illecite. In trentacinque anni di episcopato a Palermo ho lamentato spesso le devastazioni di un assistenzialismo che inibiva l’ingegno creativo dei cittadini e che li poneva in stato di asservita sudditanza. Questo ha rovinato la Sicilia, ed i frutti si vedono ancora. Spero che nessuno prosegua su questa falsariga».

Criticare un imam non è permesso, mentre si può usare la Santa Sede per il tiro al piccione. Invitare i rabbini a tacere farebbe urlare all’antisemita, mentre i vescovi sono esortati a tacere su temi che toccano nel vivo i cattolici. I preti dell’integralismo laico, giungeranno a togliervi il diritto di parola?

«Il termine "laico" usato oggi per indicare i non credenti, nasce dal lessico ecclesiale e indica i credenti che non sono ministri di culto. Magari ci fosse in Italia un sano laicismo capace a dibattere per lo sviluppo del Paese e la felicità dei cittadini! Pensiamo all’armonia della Costituzione, nata da uomini contrapposti per appartenenze politiche diverse, ma mossi da un fine comune: il bene dell’Italia e degli italiani. Il laicismo che oggi molti ostentano è una ricottura di vecchi vezzi non più proponibili. Non c’è bisogno d’agitare il laicismo contro una Chiesa che cerca solo d’aiutare lo Stato fornendogli buoni cittadini».

E i radicali anticlericali che hanno celebrato la presa di Porta Pia?

«La Chiesa li benedice! Papa Paolo VI disse che il 20 Settembre 1870 liberò il papato dalla zavorra dello Stato Pontificio, restituendo la Chiesa alla sua naturale missione pastorale. Basterebbe documentarsi, anziché fabbricarsi nemici, che peraltro ignorano d’esser tali».

La Casa del Grande Fratello e l’Isola dei Famosi non hanno ancora spento il cervello degli italiani, anche se siamo sulla buona strada. Molti ricordano le sue parole dal pulpito di Palermo, sotto il quale sono finite le bare dei servitori dello Stato. Oggi quale augurio rivolge agli italiani, in particolare a quelli di Sicilia?

«All’Italia auguro di rimanere unita, lasciando da parte certe idee federaliste che potrebbero creare altre divisioni e portare la ricchezza nazionale a infelici ripartizioni. Il nostro Paese ha costruito le cose migliori col tributo dei suoi cittadini meridionali, morti all’occorrenza per lasciare ai figli un’Italia libera e unita. Auguro ai siciliani di trovare in sé stessi la forza che non può cadere dall’alto. Basta dire che "manca lo Stato", lo Stato sono i cittadini. Se un boss come Provenzano è stato quarant’anni latitante, vuol dire che anziché volontà a isolare c’è un malcostume che protegge. Si ribellino e scendano in piazza a protestare affinché Cosa Nostra sia isolata, se vogliono sanno farlo».

Eminenza, grazie per l’intervista. Posso dire agli amici d’aver conosciuto un pezzo di storia d’Italia?

«Dica loro d’aver conosciuto un uomo che ha amato il popolo che Dio gli ha affidato ed un italiano che ogni giorno prega per l’Italia e gli italiani».
English Palermo celebrates 40 yrs of Cardinal Pappalardo
Jan 30, 2006
Palermo is celebrating 40 years under bishop Salvatore Pappalardo. The anniversary was marked by special mass in Palermo's cathedral and by the Pope's personal writing salute.

(AGI) - Palermo, Italy, Jan 16 2006 - "The Pope - reads Vatican communique' - is present in spirit to mark this 40th anniversary". The Pope also submitted Pappalardo his "best wishes and joins the entire church of Palermo in thanking the Lord for his bestowal on the city of such a zealous bishop". Ratzinger's address also solicited the bishop's "Divine consolation" and "imparted" his "special apostolic blessing, extended to bishops Salvatore De Giorgi, the church in Sicilya at large, parishioners and all those having received holy sacraments present at the ceremony". Bishop De Giorgi followed up on the Pope's special apostolic blessing and described Pappalardo's curriculum: "we should not forget that in forty years, after a stint of five in the Vatican, he served a subsequent 26 purely devoted to charity". Vatican Nuntio Paolo Romeo also attended the ceremony.
Italian L'arcivescovo di Palermo: "Il sacco è simbolo di purezza"
Apr 14, 2005
Il bianco del 'sacco' che i devoti di Sant' Agata indossano nei giorni della festa per la Patronà è «il desiderio di purificazione e di penitenza della città intera», espressione della «consapevolezza di tutte le ingiustizie, illegalità, falsità e violenze che si commettono nel territorio».

lasicilia.it, 5 Febbraio 2005) CATANIA - Lo afferma il cardinale Salvatore Pappalardo, arcivescovo emerito di Palermo, nel passaggio finale del suo intervento per il Santo Pontificale di Sant' Agata a Catania.

«Sono azioni - aggiunge il cardinale Pappalardo - che vengono diversamente denominate e qualificate, ma sempre in aperto contrasto tanto con l'antica tradizione cristiana di questa terra che con la vita stessa di Agata, così limpida nei ragionamenti della sua mente, così retta nei suoi comportamenti, così pura dai tanti interessi e ambizioni che scatenano le azioni dell'umana colpevolezza».

«Anche sotto questo profilo - sottolinea l'arcivescovo emerito di Palermo - l'odierna processione saprà essere condotta con saggezza, tanto nel lasciare il dovuto posto all' entusiasmo, quanto nel curare la sicurezza delle persone. L'osservanza delle norme saggiamente emanate a tal riguardo sia vista come un atto di necessaria prudenza e obbedienza, perchè la gioia di tutti non sia turbata da qualcosa che, come lo scorso anno, provocò tanta amarezza a tutta la città» Il cardinale Pappalardo conclude l'omelia del Solenne Pontificale «rivolgendo il pensiero alla giovane vittima, suffragandone la memoria con un sentimento di cristiana pietà e di civile ricordanza».
Italian Il ricordo del cardinale Pappalardo
Apr 14, 2005
«Un Papa che ha riempito il mondo non soltanto con la sua presenza fisica ma anche dei suoi insegnamenti, lottando per migliorare le condizioni dell' umanità e che nel suo cuore aveva soprattutto i giovani».

(lasicilia.it, 3 Aprile 2005) ACI CASTELLO (CATANIA) - Così il cardinale Salvatore Pappalardo, 85 anni, che fu arcivescovo di Palermo dal 1970 al 1996, ricorda Giovanni Paolo II. «A questo Papa - osserva il cardinale - può essere attribuito il titolo di 'Grandè, perchè ha lasciato tracce indelebili nella storia della Chiesa ma anche in quella delle società: ha saputo rispettare le aperture dei Concili rimanendo custode dei valori irrinunciabili della stessa Chiesa».

Giovanni Paolo II, per mons. Pappalardo, è stato «un missionario, un evangelizzatore» che ha «capito e amato i giovani incoraggiandoli a sempre a combattere contro le società senza valori e ideali». «Il suo 'non abbiate paura' - rileva il cardinale - ha cambiato il mondo, favorendo la libertà nel mondo».

Il cardinale, che per l' età non farà parte degli elettori del nuovo Pontefice, non andrà a Roma perchè, spiega, «le condizioni fisiche generali non lo consentono». Ma ricorda ancora «bene e con grande emozione» i due Conclavi ai quali ha partecipato nello stesso anno: «quello per l' elezione di Papa Luciani - aggiunge - e quello di Papa Wojtyla». Nel primo voto, che nel 1978 portò all' elezione di Giovanni Paolo I, il suo nome fu tra i «papabili». «Una ipotesi - spiega sorridendo - che non aveva alcun fondamento. Anche oggi si sentono molti nomi di possibili 'candidati', ma la verità è che ciascuno fa il nome di chi conosce personalmente. In linea generale più si parla di una persona, meno ha possibilità...».

«Quando fu eletto - sottolinea il cardinale Pappalardo - Giovanni Paolo II rimase sorpreso e anche noi lo fummo per come si giunse alla sua nomina, perchè nel Conclave si respirava un' aria di grande serenità tra tutti i presenti e di grande concordia. L' elezione di un Papa non avviene con delle candidature, ma c' è un fermento positivo e spirituale che ne porta alla nomina. Nella Chiesa non si vota per maggioranza o minoranza, o tra governo e opposizione. C' è soltanto il tentativo di ottenere la convergenza, di essere tutti d' accordo».

Il cardinale Pappalardo è conscio che «l' eredità del Papa sarà complessa». «Io credo - afferma - che bisogna pregare l' anima di Papa Giovanni Paolo II, ma anche per la Santa Chiesa di Dio perchè il prossimo Pontefice avrà un compito arduo: occorra che non spenga nessuno dei fuochi che sono accesi, per evitare che diventino incendi o che vengano spenti».
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