Il '68 del cardinale Bertone: ''Un periodo tumultuoso"
Feb 07, 2008
Gli eventi di 40 anni fa al centro dell'attenzione. Nei giorni scorsi, polemiche sulle aperture di Gianfranco Fini. Ma non manca il punto di vista del cardinale segretario di Stato, in un'intervista al Messaggero di Sant'Antonio.
(korazym.com, 05/02/2008) Il '68? "Un periodo tumultuoso" ma prima "fortunatamente ho potuto vivere come studente il periodo bellissimo del Concilio Vaticano II". Ricordi di 40 anni fa del cardinale Tarcisio Bertone che in un'intervista al "Messaggero di Sant'Antonio", è inetervenuto nel dibattito sul significato di quegli eventi. Questione complessa che vede contrapposte numerose chiavi di lettura e anche riflessioni in controtendenza come quella di Gianfranco Fini che ha fatto autocritica sul ruolo della destra rispetto alle spinte del mondo giovanile. Il segretario di Stato, però, dà voce più che altro a ricordi personali.
"Nel '68 io ero all'Università Pontificia Salesiana - dice - come professore di teologia morale. Ho vissuto quel periodo - un periodo poi abbastanza tumultuoso anche a Roma - nelle varie Università romane. Potrei ricordare degli episodi, anche se non sempre belli, discussioni a non finire e dibattiti ma prima del '68 - prosegue - ho avuto la fortuna di vivere come studente il periodo bellissimo del Concilio Vaticano II, e quindi l'incontro con i padri conciliari. Ricordo alcuni padri polacchi come il cardinal Wyszynski, il giovane monsignor Wojtyla e l'arcivescovo Baraniak di Poznan, salesiano; l'incontro con questi padri, con questi eroi dell'Europa orientale che venivano dai regimi comunisti come coraggiosi testimoni della fede - sottolinea il porporato - è stato per me di grande importanza. La ricchezza di doni che tutti abbiamo ricevuto durante il Concilio è veramente incalcolabile".
Grandi entusiasmi, osserva Bertone, a cui seguirono anche "la prova e lo smarrimento", soprattutto "nei primi anni successivi al Concilio, anche a motivo della stessa interpretazione dei documenti conciliari". "Si sono purtroppo intraprese strade non coerenti con la tradizione - conclude il segretario di Stato - e questo non ha fatto bene alla Chiesa. Per dare un'idea della situazione altalenante di quegli anni, ricordo un fatto: mentre nei primi anni dopo il Concilio si era venuti a trattare la religiosità popolare con molto distacco e diffidenza, quasi con disprezzo, parlando apertamente di 'declino e superamento della religiosità popolare', già a partire dal '72 si cambiò rotta sottolineando la 'persistenza della religiosità popolare'".
Nell'intervista, il cardinale Bertone ha parlato anche del suo rapporto con Benedetto XVI. "Lo incontro regolarmente il lunedì pomeriggio - rivela al 'Messaggero di Sant'Antonio - perché il lunedì è il giorno in cui il papa riceve il Segretario di Stato, ma lo incontro o lo accompagno tante volte in varie manifestazioni. Facciamo diverse riunioni con gruppi di esponenti della Chiesa universale, partecipo alle principali celebrazioni liturgiche, discuto con lui i problemi della Chiesa, come le nomine più importanti, e le questioni politiche internazionali. Per cui oltre all'incontro, diciamo, di tabella settimanale - prosegue il porporato - sono numerose le occasioni in cui siamo fianco a fianco".
"A pranzo o a cena - afferma Bertone - parliamo più liberamente di esperienze vissute, e da parte mia ne approfitto per informarlo puntualmente di viaggi e di incontri, soprattutto per comunicargli il grande affetto che circonda la sua persona. Quando, per esempio, sono stato tra i terremotati del Perù, ho incontrato in una tendopoli centinaia di bambini contenti di vedere il rappresentante del papa; erano allegri nonostante la prova terribile che avevano subìto con le loro famiglie e tutti volevano darmi un bacio da portare al Papa. Quando sono tornato dal papa ho detto: 'Santo Padre, dovrà riservarmi un po' di tempo perché devo darle tanti baci, centinaia e centinaia di baci perché tutti mi hanno detto da un beso al papa'. Poi parliamo anche di sport, parliamo anche della mia famiglia o di attualità".
Per il segretario di Stato, Joseph Ratzinger è "un grande pensatore ricco di sapienza nel senso biblico e non solo di scienza. È un uomo dolcissimo, che comunica vicinanza, spiritualità e amicizia; uno - aggiunge - che sa essere amico e coltiva saldamente l'amicizia. Quando incontra qualcuno gli dà l'impressione di averlo già incontrato e ognuno si sente a suo agio". Ed ancora: "Il papa è un uomo che pensa, prega, continua a leggere, e ha con sé il bagaglio immenso, direi inesauribile, della sua scienza teologica e della sua esperienza di incontri con personalità di tutto il mondo, oltre alle attività pastorali".