Limiti, risorse e opportunità nelle professioni sanitarie
Apr 05, 2005
Quasi mille persone tra medici, infermieri tecnici e infermieri hanno seguito i lavori del convegno. Ospite d’eccezione il cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi. «Emerge come decisivo criterio interpretativo e insieme risolutivo quello della centralità dell’uomo come persona»
(Tracce, luglio/agosto 2003) «Il punto di partenza è una sanità che non sia malata, ma che abbia essa stessa la sua buona salute». È la prima invocazione del cardinale Dionigi Tettamanzi, intervenuto al secondo convegno nazionale di Medicina e Persona dal titolo “Medico cura te stesso: limiti, risorse, nuove opportunità nelle professioni sanitarie”, tenutosi presso l’Aula Magna dell’Università Statale di Milano dal 12 al 14 giugno scorsi. «Il punto di arrivo - ha continuato il Cardinale - è la salute della persona. Emerge così, come decisivo criterio interpretativo e insieme risolutivo quello della centralità dell’uomo come persona».
Ricercatori della verità sull’uomo
La centralità della persona è decisiva anche per la mission culturale dell’Associazione Medicina e Persona, 2.000 associati in Italia, Spagna, Canada e Paraguay in quattro anni di vita. Medici e infermieri, tecnici e amministratori, quasi mille nelle tre giornate di lavoro, sono incollati alla poltrona per ascoltare il cardinale Tettamanzi, già guida illuminata sulle tematiche della bioetica di cui è un profondo conoscitore.
Si discute di limite nella medicina e di risposte di fronte al limite. Parlano ricercatori di fama mondiale e capo sala, professori universitari del livello di Luciano Gattinoni, primario di Rianimazione al Policlinico di Milano, e cardiochirurghi come Ettore Vitali, direttore del De Gasperis di Niguarda, che descrive il rischio di dimenticare il limite con una barzelletta: «Qual è la differenza tra Dio e un cardiochirurgo? Che Dio non si crede un cardiochirurgo!».
La lezione del Cardinale invita i presenti a essere degli autentici filosofi, amanti e ricercatori della verità sull’uomo: «Una linea culturale oggi assai diffusa fa coincidere il “diritto”, ossia ciò che è vero e giusto, con il proprio desiderio e con la propria volontà. Di qui l’inevitabile diffondersi di “bisogni” non affatto “reali”, ma generati dal capriccio o da quell’interpretazione così dilatata di “salute” che porta non pochi a rivendicare, ad esempio, un inesistente diritto a divenire geneticamente genitori non potendolo o a rifiutare di divenirlo quando già il dono della vita è in via di compiersi». Non manca un riferimento allo “scientismo tecnologico”: «Partendo dal presupposto che l’uomo è “manipolatore di tutto” giunge a concludere che ciò che è tecnicamente fattibile è per ciò stesso moralmente ammissibile».
Il medico che è posto così frequentemente di fronte alla sofferenza deve essere il primo a farsi provocare dalla domanda di senso. «Com’è possibile al medico non solo “guarire”, ma anche “curare” il malato, il sofferente, il morente, se non si fa realmente “compagno” nel cammino della vita? In definitiva è proprio questa compagnia a decidere della maturità e della perfezione umana, morale, spirituale e religiosa della professione del medico e della sua fatica quotidiana».
Prima risorsa: la professionalità
I relatori si chiedono se la sanità sia un costo o una risorsa per la società e rispondono che la professione deve essere considerata la prima risorsa con la trascinante testimonianza di Costantino Mangioni, ordinario di Ginecologia presso l’Università di Milano Bicocca. «Il valore della professione può essere trasmesso. Il gesto è sempre carico di un valore pedagogico: chi è con noi impara. Come sosteneva Ignazio di Loyola, “insegni con quello che dici, con quello che sei, ma soprattutto con quello che fai”».
Il Cardinale propone un’analisi realistica del problema economico, arricchita da citazioni del magistero di Giovanni Paolo II. «Fondare le politiche sanitarie sui soli dati demografici e amministrativi porta a conseguenze negative e inaccettabili. Il bisogno di salute non è monetizzabile. “Non è ammissibile che la limitatezza delle risorse economiche - sono parole del Papa - conduca a escludere dalle cure sanitarie (…) la vita nascente, la vecchiaia, la grave disabilità, le malattie terminali”. Questo difficile problema potrà trovare una soluzione più giusta solo se ci sarà collaborazione tra mondo medico, mondo economico e mondo politico. Si tratta di camminare insieme verso una solidarietà entro la quale sia veramente operante il principio di sussidiarietà, per cui le risorse sono distribuite in modo proporzionale ai bisogni e all’impossibilità di soddisfarli con le proprie forze». L’invito conclusivo del cardinale Tettamanzi sembra rivolto direttamente a Medicina e Persona. «Qualcuno deve pur iniziare, rimettersi in gioco, inventare o re-inventare nuove strutture o regolamenti».
« La grande anomalia e la grande ricchezza di un convegno come questo - ha concluso Felice Achilli, presidente di Medicina e Persona - sta nell’aver consentito l’incontro fra uomini che lavorano in ambulatorio e in ospedale come se fossero a casa propria, medici e infermieri che nel proprio reparto danno l’acqua ai fiori ed eseguono gli interventi più complicati di terapia intensiva e chirurgia con la stessa passione».