Il settennato del cardinale Dionigi Tettamanzi
Jul 18, 2008
Il Cardinale Arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, 74 anni, brianzolo di Renate, una vita intera dedicata alla Chiesa (a soli 11 anni entrerà in seminario), una laurea in Sacra Teologia alla Gregoriana di Roma, professore di Teologia sacramentaria e di morale fondamentale a Venegono Inferiore per anni.
(imgpress.it, 17/07/2008) - Tettamanzi tra 8 mesi, (il 14 marzo 2009) al compimento dei 75 anni d'età, dovrà rassegnare le dimissioni da Arcivescovo di Milano (per raggiunti limiti d'età) nelle mani di Benedetto XVI. Dopo 7 anni alla guida della Arcidiocesi più popolosa d'Europa con i suoi 4.200 kmq, 5 milioni e 261 mila abitanti, 1.104 preti, 100 diaconi permanenti, 6 vescovi Ausiliari, monsignor Tettamanzi (a meno di una proroga del Papa che è consuetudine) lascerà il posto ad un altro vescovo. Si parla con insistenza del vescovo di Pavia, monsignor Giovanni Giudici, del vescovo di Novara mons. Renato Corti, 72 anni (come vescovo di transizione), del vescovo di Brescia mons. Luciano Monari, 66 anni, e del Vescovo ambizioso di Como, mons. Diego Coletti, 67 anni. La candidatura più accreditata, in Lombardia, però, è quella di monsignor Giudici, 68 anni, timido, discreto e riservato, e studioso di lingue e letterature straniere su cui c'è notevole consenso a Milano. Ma è molto probabile che il Papa scelga Monsignor Gianfranco Ravasi, 66 anni, licenziato in Sacra Scrittura, un esponente della Curia Romana, mons. Rino Fisichella o il teologo internazionale Bruno Forte attuale Arcivescovo di Chieti e Vasto. Comunque, una personalità di grande cultura, di rilievo nazionale, retto nella dottrina, fedele alla Bibbia, al Magistero, e alla Tradizione e, soprattutto, un vero Pastore come si attendono tutti i fedeli della Diocesi. Benedetto XVI potrebbe pensare a un outsider e attingere anche negli Ordini religiosi: un domenicano, un benedettino, un francescano, un salesiano, un gesuita, ecc. Che, forse, è la cosa migliore. Al momento mancano otto mesi, ma tra le segrete stanze, la successione a Tettamanzi è un problema che si pone seriamente per la difficoltà di trovare un successore all'altezza degli Arcivescovi di Milano, molti dei quali diventati Papi. Ma Papa Benedetto XVI sicuramente si consulterà con Il Segretario di Stato e con il Presidente della CEI, e poi deciderà in solitudine. Il settennato di Tettamanzi è passato velocemente e ha dovuto affrontare non pochi problemi (la crisi delle vocazioni sacerdotali, la scristianizzazione, il neopaganesimo e la secolarizzazione in atto. Ha dovuto affrontare l'emergenza immigrati, l'emergenza rom, i 100 mila studenti e studentesse che dalle materne alle Superiori non fanno religione a scuola, il caso della Facoltà teologica dell'Italia Settentrionale che è affascinata dalla teologia protestante (come se i teologi cattolici non avessero più nulla da dire!), la questione morale (o immorale) della città. E ancora: i giovani che non si accostano più ai sacramenti (lui che per anni ha insegnato teologia sacramentaria), che non festeggiano il giorno del Signore, le chiese semi vuote, l'indifferenza religiosa in questa società ricca e opulenta, che pensa agli affari e al benessere, l'invito ad accostarsi alla Bibbia e alla preghiera. Solo un uomo con una grande esperienza pastorale, colto, diplomatico e intelligente poteva far fronte a tutte queste emergenze, e l'ha fatto. Accontentando alcuni e scontentando altri. Ma Tettamanzi è stato anche il vescovo dei malati, dei detenuti, degli emarginati, degli immigrati, dei senza fissa dimora, dei giovani, e delle famiglie. Ha speso, infine, delle belle parole per le donne e per i divorziati, e per la scuola. Ha insistito per anni sul concetto di accoglienza e di solidarietà. Ha annunciato a tutti e a ciascuno il Vangelo come successore degli Apostoli. E' stato in corsa per diventare Pontefice e Presidente della CEI senza successo, nonostante la sua grande umanità, cultura ed esperienza pastorale. Gli hanno preferito sempre personaggi contrapposti cosiddetti conservati a lui che viene considerato progressista. Ma chi l'ha detto che lui è progressista e Benedetto XVI un conservatore? Solo perché uno è un buonista allora diventa ipso facto progressista, mentre se ribadisce con insistenza i quattro valori non negoziabili (vita, famiglia, libertà di educazione e promozione del bene comune) allora è un conservatore. No, sono categorie superate, specie nella Chiesa che ha il compito di proporre un umanesimo integrale come diceva Paolo VI. Invece "oggi si vive come se Dio non esistesse", basta l'umanesimo ateo, definito da De Lubac un dramma, e si tollera il dissenso dottrinale in nome di un malinteso pluralismo religioso. Tettamanzi è stato non diplomatico, ma super diplomatico, sui temi interni della Chiesa di Milano. Mentre ha bacchettato Sindaco e Giunta su Expo e, rom, sicurezza, esercito nelle strade e restando distante e distinto da Berlusconi e Forza Italia, dalla Lega Nord, da UDC e da Alleanza Nazionale. Ma per onestà intellettuale devo dire che ha richiamato severamente, sempre, tutti gli anni, gli amministratori pubblici a gestire la cosa pubblica nell'interesse esclusivo dei cittadini contrastando il degrado morale nella politica. E' stato un Pastore che ha fatto politica estera (e la politica estera nella Chiesa la fa solo il Papa!). La prenda, signor Cardinale, come critica costruttiva e non corrosiva di un cristiano fedele laico che la stima e l'apprezza e le parla chiaramente de visu. Concludiamo sulla Diocesi di Milano e sul Nord. E' falso dire che ce l'abbiamo con clandestini, rom, immigrati, gay, lesbiche. Noi siamo per la cultura della legalità e chiediamo venga rispettata. Noi siamo per la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna: non abbiamo nulla contro gay e lesbiche, ma non possono chiederci di avallare le loro unioni di fatto. Siamo contro l'aborto e l'eutanasia, perché siamo per la cultura della vita, e non della morte. Siamo per la libertà dei genitori di scegliere la scuola per i loro figli e per la libertà di apprendimento e non solo la libertà di insegnamento (e lei che è stato docente per anni sa cosa significhi questa distinzione). Infine vogliamo che in politica si promuova il bene di tutti. Vogliamo una società sana, giusta, con valori puliti, con dei sacerdoti e dei vescovi Ausiliari che siano d'esempio per la comunità ecclesiale, dei modelli, e delle guide. Ci vorranno anni perché a Milano i fedeli si avvicinino alla fede. Lei, Eminenza, ha seminato, ma il raccolto, i frutti, li vedremo dopo. Se Milano è una città agnostica, indifferente, credo, lo si debba al benessere, al materialismo, e al consumismo: tutti valori che cozzano con i valori spirituali. Se a Milano è diffuso l'edonismo e il libertinismo sessuale è perché non si parla più di peccato e di timor di Dio. Perché la morale cattolica è scomoda e alcuni preti e insegnanti si vergognano di propugnarla oppure per accattivarsi le simpatie dei giovani non ne parlano. Ma quest'ultimi fanno davvero il bene della Chiesa? Ecco allora che, come diceva bene Fedor Dostoevskij, "senza Dio tutto diventa lecito". Anche ammazzare, anche violentare, anche stuprare, anche rubare, anche dire falsa testimonianza (calunniando scientemente il prossimo per delegittimarlo). Noi vogliamo città sicure, dove i nostri giovani possano scegliere alla droga e al branco valori positivi, dove le donne alla sera possono uscire senza subire violenza, dove gli anziani nelle periferie non vengano derubati e abbandonati. In atto, c'è un'emergenza educativa che si manifesta anche con il bullismo fisico, verbale e psicologico purtroppo anche tra gli adulti e nella scuola. Vogliamo che docenti, genitori e sacerdoti ritornino a proporre modelli autorevoli e valori autentici per il progresso della società e per il bene della Chiesa e di tutti gli uomini e donne di questa civiltà post industriale, post moderna e post secolare. Non siamo contro l'uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, ma siamo per l'uomo che rispetta le regole e la convivenza civile. Non siamo intolleranti contro l'Islam ma pretendiamo il rispetto del cattolicesimo senza negoziati fasulli o un ecumenismo di facciata sostanzialmente politico. Non siamo contro la Curia di Milano, ( ci mancherebbe don Zappa, la nostra è sola lilbertà di critica e di manifestrae il proprio pensiero) ma vogliamo preti super partes che non si ingeriscano indebitamente e arbitrariamente nella politica parteggiando con uno schieramento politico piuttosto che un altro. Vogliamo, insomma, ministri di Dio o alter Christus che ritornino a parlare di Dio, di Gesù, dei miracoli, della Risurrezione, della Chiesa e della morale, la grande dimenticata a causa di quel relativismo morale e religioso di cui parla da anni Benedetto XVI. Una Chiesa, santa e immacolata senza macchia e senza ruga, come diceva san Paolo. Chi non se la sente, diceva il mio e il suo maestro cardinale Giovanni Colombo, abbia il coraggio di rassegnare il mandato nelle mani del Vescovo e fare altro, senza ferire e deturpare ulteriormente la Chiesa composta, si, da peccatori, ma non peccatrice come scrivono impropriamente laicisti anticlericali ignoranti da un punto di vista religioso che arrivano a dire che credono solo a Gesù e non alla chiesa quando invece essa è statta creata da Cristo. Tettamanzi in questi ultimi 8 mesi continui a rinnovare la Chiesa di Milano e a fare la missione inaugurata dal suo predeccessore card. giovanni Battista Montini per diffondere e far conoscere il il vangelo in tutti gli ambienti. Noi dobbiamo seguire e imitare Cristo attuando i suoi insegnamenti: dalle otto beatitudini, ai Comandamenti e alle parabole. Solo cosi la Chiesa di Milano potrà uscire da una crisi oggettivamente sotto gli occhi di tutti.
Prof. Alberto Giannino
Presidente naz. Ass. culturale docenti cattolici