Il cardinale Tettamanzi: riscoprire l'uomo interiore per una nuova responsabilità sociale
Dec 06, 2007
Salari, lavoro nero, consumismo, tasse, giustizia, immigrazione, droga, alcol. Nel discorso di Sant'Ambrogio, l'arcivescovo parla alla città di Milano, ma i suoi spunti di riflessione valgono per tutti. L'uomo interiore per superare l'individualismo.
(korazym.org, 07/12/2007) MILANO - Salari, lavoro nero, consumismo, tasse, giustizia, immigrazione, droga, alcol. Il cardinale Dionigi Tettamanzi parla alla città di Milano, ma i suoi spunti di riflessione valgono per tutti. L'arcivescovo ha presieduto la celebrazione vigilare della solennità di Sant'Ambrogio nell'omonima basilica, durante la quale ha pronunciato il tradizionale discorso alla città, sul tema “L’uomo del cuore” : anima e forza della città”. Al centro, i temi chiave della vita sociale e politica italiana, partendo però dalla dimensione di fede che deve aiutare l'uomo a riscoprire una “rinnovata responsabilità sociale”. La riflessione prende le mosse dalla costituzione conciliare “Gaudium et spes”, documento, spiega Tettamanzi, che “parla di sacralità degli obblighi sociali”. Dunque, il sacro “non ha un valore solo religioso, ma anche un profondo valore civile”. In questa prospettiva, “anche l'uomo moderno, così allergico all'idea di 'sacro' nel contesto di una societa' desacralizzata e, come si dice, secolarizzata o, addirittura, post-secolarizzata - continua il cardinale - non può non porsi, e con serietà, la domanda su quali scelte e su quali comportamenti orientare la propria vita, perché si possa assicurare la coesione sociale e costruire una società veramente civile”.
La responsabilità sociale diventa così la bussola per muoversi nel nostro tempo e soprattutto, per superare l'individualismo. “Abbiamo grande bisogno – dice - che in noi prevalga ‘l’uomo del cuore’, l’uomo interiore, libero e sapiente, per superare la deriva dell’individualismo e di quell’etica individualistica che purtroppo contraddistingue la moderna società”. Tettamanzi non usa troppi giri di parole e propone un elenco eloquente: “Non pagare le tasse, farsene un vanto, frodare nel commercio e nella produzione manifatturiera, guidare ubriachi o drogati, non rispettare gli elementari diritti dei lavoratori per ottenere profitti sempre maggiori, non sono solo comportamenti di singoli da censurare, sono dei veri e propri attentati alla società nel suo insieme''. Essere socialmente responsabili significa avere anche una particolare attenzione ai “bisogni e alle domande degli altri”, ai poveri, alla “dignità umana delle persone immigrate”, ai rom. “Non c’è dubbio – ha osservato il card. Tettamanzi – che per assolvere adeguatamente la responsabilità sociale è necessario saper armonizzare la difesa dei propri diritti e doveri con il riconoscimento dei diritti e dei doveri altrui”. Ciò è possibile, però, se si impara a sentire che “ogni uomo è una parte di me”.
Il discorso si estende poi ai temi del lavoro, con un accenno al precariato. “Esiste, da un lato, il problema di salari insufficienti che colpisce e crea preoccupazioni a molte famiglie, - dice l'arcivescovo - e dall'altro dobbiamo riconoscere che spesso c'è anche un'incapacità di amministrare il proprio denaro, quando ci si lascia travolgere dal richiamo di consumi inutili, che vanno ben oltre il legittimo desiderio di assicurare a sé ed ai propri cari una vita serena”.
In ogni caso, Tettamanzi chiede “politiche che rispondano alle difficoltà economiche delle famiglie”, così come “una decisa reazione culturale che contrasti il subdolo e insinuante richiamo a un consumo eccessivo, a quello che e' un vero e proprio sperpero e che, a lungo andare, si tradurrà in un depauperamento dei beni di tutti”. Spazio poi alla questione dell'immigrazione, nella convinzione che i proclami non siano sufficienti a garantire legalità né giustizia. “Le istituzioni hanno il compito di garantire la legalità, di far rispettare le leggi. E insieme hanno anche il compito di creare - ha detto Tettamanzi - le condizioni perché le leggi possano essere rispettate e perché questi uomini e queste donne non siano risucchiati dalla illegalità”. E ancora: “Il problema della sicurezza personale, così sentito di questi tempi, e giustamente, non potrebbe essere più facilmente risolto se per molti fosse possibile un percorso diverso dentro la legalità? Non bastano allora né i ripetuti proclami né alcune operazioni di forte impatto emotivo. È dove ci sono precarietà e miseria che si annidano i germi della illegalità e della violenza: bisogna operare per vincere la precarietà e la miseria”.
Infine, un auspicio: “Non ci manchi il coraggio di rovesciare la scala delle priorità: la città tutta ne trarrà un enorme vantaggio. Ripartiamo dalla città degli invisibili, ciascuno dei quali è persona: è dovere della politica saper fare delle scelte per il bene di tutti ed io sono convinto che le scelte secondo questa priorità faranno certamente il bene della città, orientandola ad un futuro non effimero”. Quanto ai giornalisti, la richiesta è quella di "un maggiore senso di responsabilità, evitando quelle forzature e quei sensazionalismi nel riportare fatti di cronaca. Forzature e senzazionalismi che generano allarme sociale, alimentano la paura, formano nella gente una sensibilità di chiusura e contrapposizione”.