"Cari preti, troppi no ai trasferimenti"
Nov 06, 2007
Nell´omelia in Duomo il cardinale avverte:
"Per il calo numerico e l´invecchiamento molte parrocchie rischiano di restare senza pastore".
(Espresso, (06 novembre 2007)) La strigliata di Tettamanzi: dovete andare dove la Chiesa vi chiama. Chi fa il difficile nella scelta della sede richiamato all´obbligo dell´obbedienza
"In un mondo che cambia dobbiamo raggiungere l´uomo là dove abita"
Per non smentire la sua fama di essere uno che parla schiettamente, ieri, il cardinale Dionigi Tettamanzi ha voluto tutti i preti milanesi attorno a sé, in Duomo. E approfittando della celebrazione per la solennità di San Carlo, gliele ha cantate sonoramente, come farebbe un dirigente d´azienda insoddisfatto dei suoi impiegati. La strigliata era rivolta a quei «sacerdoti, anche bravi e dediti al ministero, che davanti a una proposta di trasferimento, si bloccano e adducono diverse motivazioni, per concludere alla fine con un "no"».
Quella di ieri pomeriggio è un´omelia che resterà ben impressa nella memoria dei 2082 sacerdoti della Diocesi ambrosiana, soldati semplici di un "esercito" della fede che combatte a ranghi sempre più ridotti, e con armi a volte spuntate, contro la laicizzazione e la secolarizzazione della società. La lavata di capo del cardinale ai suoi uomini, come è stato spiegato ieri, nasce "dall´urgenza legata al calo numerico e all´invecchiamento dei preti" e dalla rivoluzione nell´organigramma della Diocesi che Tettamanzi ha avviato appena insediato a Milano, nel settembre di cinque anni fa.
Nella lunga predica - citando a man bassa gli insegnamenti che San Carlo, cinque secoli fa, con straordinaria preveggenza rivolgeva ai suoi sacerdoti - l´arcivescovo ha sottolineato le «nuove esigenze pastorali di una chiesa in un mondo che cambia a livello sociale, culturale e religioso, chiamata a raggiungere l´uomo là dove abita, nei suoi diversi ambienti di vita quotidiana, con tutto il peso della sua difficoltà». Considerazioni raccolte nel libretto "Disponibilità dei presbiteri al servizio della Chiesa", stampato in migliaia di copie e distribuito ai preti, affinché possano meditarle con calma, su esplicito invito del vescovo. Qui si legge che «il nostro sguardo e il nostro cuore devono essere aperti a tutta la diocesi nella sua ampiezza geografica».
E così, dopo aver elogiato la «generosità di tanti preti, luminoso esempio che mostrano profonda disponibilità a ripensare e riconvertire il proprio ministero», il cardinale ha parlato esplicitamente della sua delusione «per aver incontrato in altri confratelli qualche resistenza, comunque fatica e quasi paura a mettersi a disposizione per nuovi incarichi».
Proteste, malumori, difficoltà, rifiuti, che - spiega Tettamanzi - avrebbero potuto «non creare problemi in un contesto di abbondanza di preti e relativa staticità dell´organizzazione ecclesiale». Ma che stante la crisi di vocazioni dell´oggi «rischiano di lasciare molte parrocchie prive per molto tempo di un pastore o bloccare l´avvio di nuovi progetti». Il vescovo dice che è «legittimo per un presbitero chiedere una destinazione che tenga conto di particolari esigenze, come la vicinanza al proprio paese d´origine, o il desiderio di essere destinato a una situazione simile a quella che ha già sperimentato e che ritiene più congeniale alle proprie caratteristiche», ma ha anche stigmatizzato chi da «priorità alle proprie preferenze».
Tettamanzi ha ricordato ai suoi sacerdoti che un vescovo ha un sistema per risolvere ogni contenzioso: voi siete tenuti, ha sottolineato «all´obbedienza, alla fedeltà della promessa dell´ordinazione, che non contraddice ma conferma, concretizza e perfeziona la libertà del presbitero». E che non lo si consideri un atto di imperio, ma una possibilità per esprimere «l´amore non solo per il vescovo ma per la comunità cristiana. Accogliere una destinazione significa concorrere a un più efficace servizio evangelico».