Dionigi Cardinal Tettamanzi Dionigi Cardinal Tettamanzi
Function:
Archbishop of Milano, Italy
Title:
Cardinal Priest of Ss Ambrogio e Carlo
Birthdate:
Mar 14, 1934
Country:
Italy
Elevated:
Feb 21, 1998
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Italian I cinque anni del Cardinale Dionigi Tettamanzi trascorsi nella arcidiocesi di Milano al servizio del bene comunie
Oct 04, 2007
Da Alberto Giannino, Presidente Ass. culturale docenti cattolici (Adc)

Sua Eminenza, monsignor Dionigi Tettamanzi, teologo di fama internazionale (esperto dei temi della bioetica),  73 anni, brianzolo, gia' Segretario generale della CEI, Arcivescovo di Ancona-Osimo ed Arcivescovo di Genova,  ha compiuto, il 29 settembre scorso,  cinque anni di permanenza alla guida della Diocesi piu' grande d'Europa: quella di  Milano in cui e' nato, ha studiato da prete, e' diventato Vescovo e poi Cardinale. Tettamanzi, somiglia moltissimo a Giovanni XXIII. E' sorridente, mite, umile, pacioso, bonario, buonista, diplomatico, e  prudente, ma ha  caratteristiche  che, i non addetti ai lavori,  non conoscono: la determinazione, la forza di volonta' e una  grinta fuori dal comune.  E', inoltre, versatile, intelligente, abile, colto, e fedele a Cristo, alla sua Chiesa e al successore di Pietro. Il coraggio non gli manca. Cosi come una sana ambizione  (che non è una  qualita' necessariamente negativa se viene  messa a disposizione del bene  comune e e della collettivita' ). Pur avendo fatto una tesi alla Gregoriana sui laici egli  non ha dato, in questi cinque anni,  molto spazio ad essi,  contrariamente a molti suoi confratelli Vescovi.  E', quindi, un po' clericale. Un difetto questo cardinale ce l'avra' pure, vi pare? Ma al Convegno ecclesiale di Verona ha dichiarato due cose: a) tradurre in italiano il Concilio. 2) attuare la politica del laicato come prassi ecclesiale  emersa a Roma durante il Concilio Vaticano II.  Due dichiarazioni significative ed importanti.
Nel suo insegnamento - caratterizzato da limpidità di pensiero, semplicità incisiva dell'esposizione, fedeltà gioiosa e convinta al Magistero della Chiesa e spiccato spirito pastorale - vasta è la gamma dei temi trattati, tra i quali risaltano le questioni di morale fondamentale accanto a quelle di morale speciale, con una preferenza per l'ambito del matrimonio, della famiglia, della sessualità e della bioetica. Non mancano interventi, benché in quantità assai minore, di sacramentaria, ecclesiologia e teologia pastorale. La sua produzione, inevitabilmente rarefattasi, non si è fermata neppure con i nuovi incarichi affidatigli. Basti ricordare, tra l'altro: «Verità e libertà. Temi e prospettive di morale cristiana» (Piemme, 1993); «Bioetica. Difendere le frontiere sulla vita» (Piemme, 1996); «Lo sguardo di Cristo» (Ed. San Paolo, 1996). Dell’ottobre 2000 è poi il volume "Nuova bioetica cristiana" (Piemme), anche in edizione di libro elettronico (e-book) e consultabile in Internet.
All'intensa attività accademica ha saputo unire sia la partecipazione ad incontri, convegni, corsi di aggiornamento teologico-pastorali per sacerdoti e laici in Italia e all'estero, sia la presenza a tavole rotonde e dibattiti televisivi, sia la produzione di frequenti contributi per «L'Osservatore Romano» e per «Avvenire». Tutto ciò non l'ha però distolto dall'attività pastorale diretta, da lui sempre amata ed esercitata sia svolgendo il servizio domenicale nelle parrocchie di Masnago, San Pietro martire a Seveso, Santo Stefano Arno, Turate, sia prestandosi per la predicazione, la conduzione di ritiri e di esercizi spirituali, la direzione spirituale, a vantaggio soprattutto delle famiglie e delle persone consacrate nell'Istituto secolare delle «Oblate di Cristo Re», cui è stato vicino per diversi anni.
Né vanno dimenticate la presenza e l'azione nella Confederazione Italiana dei Consultori familiari di ispirazione cristiana, di cui è stato consulente ecclesiastico dal 1979 al 1989; nell'Oari (movimento per una pastorale di comunione e di speranza per l'uomo che soffre) come responsabile dell'attività culturale prima e quale Presidente poi; nell'Associazione dei Medici cattolici italiani della sezione di Milano, quale Assistente ecclesiastico per circa vent'anni.
Tettamanzi si richiama molto e sovente al Concilio Vaticano II che e' tuttora valido al punto che sostiene che non ci sia bisogno di farne un altro come hanno fatto altri suoi colleghi cardinali.  Per Tettamanzi occorre, invece, portare a compimento il Vaticano II . Forse, questa, e' la differenza tra lui e l'amato cardinale Carlo Maria Martini, indimenticabile e instancabile vescovo di Milano per 22 anni che, invece, "sogna" un altro Concilio Ecumenico per affrontare le questioni piu' scottanti sul tappeto (celibato sacerdotale, temi etici, collegialità episcopale, ruolo della donna nella Chiesa, ecc.).  Tettamanzi, col Consiglio Pastorale, col Consiglio Presbiterale, con i suoi  sei  Vescovi Ausiliari (Carlo Redaelli, Erminio De Scalzi, Franco Brambilla, Luigi Stucchi, Mario  Delpini e Marco Ferrari) governa in quattro grosse Provincie (Milano, Lecco, Varese e Monza), 1.104 parrocchie,  2.113 preti diocesani, 898 preti dei vari Ordini religiosi, e  82 diaconi permanenti. Su una superficie di 4.217kmq e una popolazione di oltre 5 milioni e 200 mila abitanti. Se poi consideriamo che ha insegnato teologia per 20 anni in seminario, che e' stato Pastore nelle Marche e in Liguria e ha collaborato nella CEI in anni difficili, Tettamanzi certamente e' un Vescovo di livello,  di primo piano e di qualita'  per la sua grande esperienza pastorale e culturale. E'  per una "Chiesa non spadroneggiante", così ha dichiarato,  ma per una Chiesa al servizio di tutti.
C'e' chi dice che Giovanni Paolo II l'abbia inviato a Milano per farsi le ossa e diventare Papa, c'e' chi afferma che, dopo l'elezione al soglio pontificio di Benedetto XVI, volesse guidare i 250 vescovi italiani della CEI, ma ci sarebbe stato qualche veto per le sue aperture considerate troppo progressiste. Non ci pronunciamo, sospendiamo il giudizio, e  facciamo epoche' come gli antichi filosofi scettici, e piu' recentemente, come il grande filofoso prof. Husserl.
In questi cinque anni, abbiamo studiato bene Dionigi Tettamanzi, letto ogni suo discorso, ogni sua omelia, ogni suo intervento,   le due Lettere pastorali triennali , e i suoi cinque Discorsi alla citta' tenuti  alla Vigilia del santo Patrono di Milano.
E' un Vescovo che e' vicino agli ultimi: ai carcerati, ai rom, agli immigrati e alle famiglie povere, e ai disoccupati.  E' per favorire una vera "politica" (brutta parola)  dell'ecumenismo. Famosi i suoi viaggi in Romania, in Russia e in Israele. (Cristiani ortodossi ed ebrei). Famose le sue aperture all'Islam con cui abbiamo in comune il Dio unico ma non il monoteismo trinitario. Come Gran Cancelliere della Facolta' teologica dell'Italia settentrionale  ha cambiato il Preside con un docente interno. Dal laureato in economia, monsignor Angelini, ha nominato  mons. Brambilla docente in Cristologia, neo Vescovo Ausiliare  e grande organizzatore del Convegno di Verona del 2006. Brambilla  nel 1989 era in odore di eresia per le sue simpatie protestanti,  ma poi  fu riabitato alla grande e ora e' il teologo piu' ascoltato da Tettamanzi che lo mise sotto accusa in una lettera pubblica  ad Avvenire insieme ad altri preti del Seminario e della Facolta' Teologica che contestavano il romano Pontefice. Tettamanzi sbaglia, e' duro, ma poi perdona e si ravvede. E non serba rancore, il che non e' poco! Nella Facoltà teologica il neo vescovo  Brambilla è di casa, ma occorre ritornare all' ortodossia della fede cattolica che negli ultimi anni lasciava a desiderare. Vorrei pacatamente ricordare che negli anni passati, Famiglia Cristiana e' stata commissariata per molto meno! Quindi, una riflessionie sui contenuti che vengono proposti agli studenti di tale Facoltà e sulla libertà di apprendimento andrebbe fatta con grande umiltà. Invece, si parla sempre e soltanto del pluralismo religioso e della libertà di insegnamento dei docenti.
Tettamanzi e' per la cultura del dialogo, e' per la cultura della solidarieta', dell'accoglienza e del rispetto.  Pur essendo anch'egli affascinato dal pensiero dei  teologi protestanti (che non sappiamo fino a che punto possa condividere) tuttavia e ' un vescovo di rara onesta' intellettuale, e non e' certo un vescovo che sviluppa un magistero parallelo e un dissenso dottrinale. Non deflette dal Magistero, dalla Tradizione, e, ovviamente dalla Parola di Dio (la Sacra Scrittura). Quando l' Arciprete del Duomo di Milano, mons. Luigi  Manganini espresse un mese or sono perplessita' sul Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa in latino, ci sono state molte proteste dalla comunita' tradizionalista  della parrocchia milanese di  San Rocco al Gentilino. Ma e' davvero cosi difficile celebrare la Messa in latino nella città di Milano, caro Manganini che ricopre anche l'importante e fondamentale incarico di Vicario per l'evangelizzazione? oppure i giornalisti hanno travisato il suo pensiero? Se cosi fosse, ce lo chiarisca meglio, visto che, a Milano, la comunita' che vuole ascoltare la messa in latino e' numerosa.
Tettamanzi, nel suo magistero,  e' molto attento ai problemi della citta', della sua vivibilita', delle periferie abbandonate, degli anziali soli e degli  ammalati. In ogni sua visita pastorale c'e' sempre l'incontro con i preti, con i giovani, con i fedeli  e poi con i malati e i sofferenti.
Nel dicembre 2002 fece un bellissimo intervento sul discorso morale e, da buon teologo moralista, non abbiamo potuto non constatare le convergenze con il magistero di Benedetto XVI proprio su questo tema e il relativismo morale e religioso che domina nella nostra società. Tettamanzi nel 2002 a Milano  (dopo 13 anni assenza ) ha trovato una citta' ricca, opulenta, urbanizzata, ma fortemente scristianizzata,  secolarizzata  e neopagana.
Da qui il suo ministero episcopale in cui al centro ha messo l'evangelizzazione. Gli chiediamo di non dimenticare i lontani, gli agnostici e gli atei. Di non dimenticarsi dei 100 mila studenti e studentesse non avvalentisi alla scuola di religione (dalle materne alle Superiori),  ma di assumere come problema le loro ragioni e di farle proprie, e di rilanciare quest'ora cosi' gravente in crisi. In Italia sono 650 mila  coloro che a scuola non fanno religione (solo l'8%) ma 100 mila sono della Diocesi di Milano. Noi restiamo fermi al suo bellissimo discorso  al Collegio Leone XIII del 18 ottobre  2004 in cui mons. Tettamanzi fece delle proposte per rilanciare l'ora di religione cattolica in Diocesi che sono rimaste lettera morta a causa dell'immobilismo e della logica del tirare a campare che c'era in Curia. Speriamo che nell'anno di grazia 2007 non si dica ancora che tale diserzione di massa sia un dato ineluttabile davanti al quale asssitere impotenti senza approntare alcuna  strategia per contenere il fenomeno della diserzione di massa all'ora di Religione cattolica e arginare le dispersioni.  Se no ci troveremmo di fronte anche all'inerzia, e, allora, la cosa sarebbe grave.
Mons. Tettamanzi ha sempre una parola per tutti. Incontra personalmete, alla fine della Santa Messa tutti i parrocchiani anche impiegando due ore del suo tempo. Adesso che il Papa  gli ha dato i nuovi Vescovi Ausiliari che chiedeva,  e adesso che ha nominato il nuovo moderator curiae, mons, Gianni Zappa, speriamo che Milano ritorni  ad essere una citta'  in cui il  senso religioso sia  sviluppato, in cui la gente si accosti  ai Sacramenti, ricordi  il giorno del Signore, e preghi. E che crescano le nuove vocazioni sacerdotali davvero poche (solo 12 ordinazioni nel 2007 contro i  100 neo preti del 1953). Oppure che i giovani si dedichino al mondo composito e variegato del volontariato.
Ci sono, infine, le associazioni cattoliche, i gruppi diocesani, i movimeni ecclesiali, l' Azione cattolica, l'Agesci che da sempre sono al fianco del cardinale per lavorare per una Chiesa non "aggressiva", che non sia °arroccata sulle proprie posizioni, ma aperta al dialogo con la cultura contemporanea". In modo da colmare la distanza tra la fede cristiana e la mentalita' contemporanea. Per farlo, ammonisce Tettamanzi, "l'Italia custodisca il Dna cristiano".  Insomma, per monsignor Dionigi e'  "meglio essere cristiani senza dirlo che proclamarlo senza esserlo", Per i cristiani "la speranza è Gesù Cristo" e la sua risurrezione, perciò, all'inizio del terzo millennio, la scommessa "cruciale" consiste "nel mettere in luce la fondamentale e ineliminabile dimensione escatologica della fede cristiana". In effetti,  precisa il cardinale "la speranza cristiana entra, abita, plasma e trasforma l'esistenza quotidiana". Per il cardinale Tettamanzi, "la speranza in Cristo genera un rinnovato pensiero antropologico" perché "coinvolge l'uomo nella sua radicalità", avendo "un formidabile potere di trasformazione sulla visione, di più sull'esperienza odierna dell'uomo". Perciò, alla Chiesa italiana spetta "il compito di elaborare una rinnovata figura antropologica sotto il segno della speranza": esiste, infatti, "un'intelligenza della speranza da cui deriva un sapere della speranza che si ripercuote sulla questione antropologica". Un secondo cammino è "quello di una maturazione della coscienza e delle prassi della comunione ecclesiale", che sia "più ampia, più intensa, più responsabile" e perciò "più missionaria". Dalla comunione della Chiesa, che è "cattolica", chiamata cioè a "coinvolgere tutti", nasce la missio ad gentes e la "realizzazione della mondialità e della grande questione della giustizia e della pace".  Occorre, quindi, rinnovare il riconoscimento del diritto e insieme della responsabilità dei laici nella Chiesa di Milano.  Necessaria, anche "una più ampia e profonda opera formativa dei laici". Il  cardinale in questi cinque anni ha ricordato che la testimonianza di Gesù Risorto "è dono e compito di tutti i cristiani ed è questione di ogni giorno". In realtà, "la testimonianza è questione globale e unitaria di spiritualità, di pastorale e di cultura", ma presuppone anche "un umile e forte esame di coscienza e diviene il frutto di una vera e propria conversione: a Cristo e all'uomo". La forma specifica della testimonianza cristiana "è la coerenza con la grazia e le responsabilità che ci vengono dall'incontro vivo e personale con Gesù, dall'obbedienza alla sua parola, dalla sequela del suo stile di vita, di missione e di destino. Testimone - secondo  il cardinale - è chi vive nella logica delle beatitudini evangeliche", anche a prezzo "dei grandi e piccoli martiri della fede".
Infatti  "Quelli che fanno professione di appartenere a Cristo si riconosceranno dalle loro opere". Le parole della Lettera agli Efesini di Paolo citate dal cardinale sono un po' la sintesi del suo magistero episcopale qui a Milano come Arcivescovo in questi cinque anni. Da ultimo l' Arcivescovo Tettamanzi , crede molto  nella famiglia. Nel suo protagonismo ecclesiale e sociale. In una metropoli e in un territorio feriti da lacerazioni, sofferenze, solitudini, ingiustizie, che spesso attraversano proprio il cuore delle famiglie, la Chiesa di Milano crede «nelle potenzialità di bene che ci sono in ogni famiglia, anche nelle più fragili e problematiche». Famiglie - scandisce Dionigi Tettamanzi - che chiedono alla comunità credente di assumere nei loro confronti «lo stile dell'accoglienza, dell'ascolto, della condivisione, secondo la misura del cuore di Gesù». E che la Chiesa a sua volta chiama a essere «non oggetto ma soggetto della pastorale, protagoniste della comunicazione della fede e dell'educazione all'amore».
Proprio "Famiglia, comunica la tua fede" è il tema della seconda tappa del percorso pastorale diocesano triennale che Tettamanzi ha presentato nella festa della Natività di Maria: prima in Duomo, alla presenza di ottomila fedeli; poi nel consueto incontro con i giornalisti, occasione sempre preziosa per dialogare sulle questioni che interpellano la vita della Chiesa ambrosiana e della città.
Nel corso del solenne pontificale - nel giorno della patrona della Cattedrale -  sono stati ammessi al quadriennio teologico ventuno seminaristi; e sono stati ammessi sei uomini - quattro sposati - fra i candidati all'ordine del diaconato. Gesti che affermano l'apertura verso scelte di vita fatte «per sempre», com'è anche il matrimonio cristiano. Gesti in sintonia con uno dei passi dell'omelia di Tettamanzi  là dove traditio fidei e traditio amoris chiedono all'educazione all'amore di includere la prospettiva vocazionale.
Un tema che tornerà nel dialogo con i giornalisti: in tante famiglie, anche cristiane, la possibilità che i figli scelgano il sacerdozio o la vita religiosa non è presa in considerazione o, addirittura, osteggiata. «Ciascuno ha il diritto sacrosanto di essere immagine di Dio, secondo la sua chiamata, e non può essere costretto ad essere "immagine" dei suoi genitori», risponde con fermezza Tettamanzi.
«Sono angustiato dalle troppe cattive notizie che sentiamo, dall'enfasi data a vicende come il delitto di Garlasco. Non voglio fuggire dalla realtà ma calarmi nella realtà nella sua interezza», ha detto  accorato l'arcivescovo davanti agli operatori dei mass media. Ecco allora il «grazie» alle «tante famiglie cristiane» che senza fare notizia, lontane dalle luci dei riflettori, «continuano a trasmettere il patrimonio della fede pur nella loro fragilità, capaci di dare ai figli non solo la vita ma anche le ragioni della vita». Ogni famiglia, anche la più problematica, «deve avere fiducia nel proprio valore». E poi: «Ai nostri figli diamo meno cose e più tempo. Mi faccio portavoce delle loro richieste più autentiche: impariamo ad ascoltarli, ad accoglierli, a condividere il tempo con loro. E nelle nostre case, nelle nostre librerie, non manchi la Bibbia. Ma non resti sempre chiusa...».
Aprendo lo sguardo all'intero cammino triennale della Chiesa ambrosiana: «Una famiglia che accoglie la Parola di Dio, che sa comunicare la fede e sa educare all'amore, può essere qualcosa di nuovo e alternativo nella società d'oggi - ha affermato mons. Tettamanzi -. I credenti hanno una carta costituzionale che non muta mai: sono le Beatitudini».
In questo orizzonte si collocano le risposte dell'arcivescovo Tettamanzi ad altre questioni poste nel suo ultimo incontro con i giornalisti della Diocesi  come la sicurezza e la legalità, l'emergenza Rom, la «solitudine» delle periferie, la ricostruzione della solidarietà fra le generazioni. Sfide che interpellano - ha detto Tettamanzi  - «una mente purificata», capace di ascoltare le ragioni del cuore, di valorizzare non ciò che divide ma ciò che unisce.
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