'Periferia chiede più ascolto'
Dec 10, 2006
L’appello del cardinale è a rilanciare attenzione e amore per ognuno, perché «anche un uomo "senza cuore" resta pur sempre un uomo. Non sarà un cittadino esemplare, ma non potrà cancellare il proprio essere uomo. Sembra quasi un "manifesto politico".
(Quotidiano.net) SANT'AMBROGIO Milano, 7 dicembre 2006 - UN VIAGGIO che dalla periferia giunga al cuore della metropoli, propone il cardinale arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi nell’annuale "Discorso alla città" tenuto ieri sera nella Basilica di Sant’Ambrogio.
Ma anche un viaggio dalla periferia della persona alla ricerca del proprio "cuore", perché la riscoperta dell’dentità non si giochi contro, bensì con gli altri, nella costruzione di un futuro che non sia una «ordinata ghettizzazione» ma una comunità civile aperta alla «reciproca stima e conoscenza».
Discorso impegnativo, dunque, pronunciato — come è nella tradizione — alla presenza delle autorità civili e politiche, partito dalla riaffermazione della attualità di un personaggio come Ambrogio, prefetto romano acclamato vescovo dal popolo. Fu lo stesso Giovanni Paolo II che nel 1996 (cadeva il XVI centenario della morte del patrono) disse:
«E’ proprio dei Santi restare misteriosamente "contemporanei" di ogni generazione: è la conseguenza del loro profondo radicarsi nell’eterno presente di Dio».
La periferia, dunque. Parola ambivalente, che se da una parte rimanda all’idea di perfezione, di accoglienza, quasi di abbraccio, di legami più stretti, dall’altra esprime distanza, marginalità rispetto al centro, che è il cuore, l’anima. Da qui la consapevolezza che se muore (o non si coltiva) quel centro, muore anche la città. Perché una città senz’anima non può esistere.
E QUANDO ciascuno di noi si chiude in sé, tronca le relazioni, non ha più sguardi per l’altro, allora smette di costruire il bene comune e anche inconsapevolmente favorisce il nascere della periferia nel senso di emarginazione e isolamento, in cui prevalgono solitudine, paura, violenza.
Ma non basta, perché la periferia non è solo un concetto fisico-spaziale, è anche una dimensione dello spirito: ci sono periferie etniche, di gruppi sociali, di categorie, in cui ognuno tende a rinchiudersi.
E ancora, uomini e donne rischiano di diventare periferia a se stessi, senza identità e senza radici, oppure con identità e radici utilizzate come elementi di rottura e contrapposizione. I fondamentalismi.
L’appello del cardinale è a rilanciare attenzione e amore per ognuno, perché «anche un uomo "senza cuore" resta pur sempre un uomo. Non sarà un cittadino esemplare, ma non potrà cancellare il proprio essere uomo. Sembra quasi un "manifesto politico" d’alto profilo: il ritorno a una "umanità" diversa, la misericordia che supera la pur necessaria giustizia, la valorizzazione dei segni di speranza.
PERCHÉ SE vincesse invece l’estraneità, la solitudine, il non-amore — ce lo insegna l’esperienza, oltre che la sapienza di Dio — si diventa "uomini contro". Non serve allora lamentarsi nei confronti di fenomeni come il bullismo, la violenza cieca del branco, l’aggressività verso i più deboli, i disabili, le donne, gli anziani.
Ci sono tanti che fuggono dalla periferia della grande città e cercano altrove una "normalità" di cui però non hanno le coordinate. E altri arrivano al loro posto e ripopolano luoghi e spazi che nessuno si è preoccupato di "bonificare" dalla alienazione.
E la periferia rischia di nuovo di inghiottire la persona, e la città. Si lavora, si spende, ci si diverte, ma si vive poco, «ci si muove insieme, ma isolati».
La proposta cristiana è: ritroviamo noi stessi nella interiorità, riscopriamo l’uomo che è in noi, per capire chi siamo e chi è Dio. E diventerà più chiaro anche il progetto di quale città vogliamo costruire.