La fede è portare Cristo a chi non lo conosce
Sept 12, 2006
"Testimoniare la fede significa, anzitutto e sempre, portare Cristo Signore a chi ancora non ha questo tesoro". E' il messaggio lanciato dal cardinale Dionigi Tettamanzi durante la celebrazione conclusiva della 57ma Settimana liturgica.
(korazym.org, 26/08/2006) "Testimoniare la fede significa, anzitutto e sempre, portare Cristo Signore a chi ancora non ha questo tesoro". E' il messaggio lanciato dal cardinale Dionigi Tettamanzi durante la celebrazione conclusiva della 57ma Settimana liturgica nazionale, svoltasi ieri mattina nel duomo di Varese. Parlando ai ministri straordinari della Comunione Eucaristica, i laici che somministrano il sacramento dell'eucarestia ai più deboli, come malati e anziani, il cardinale ha invitato ad assolvere il compito ''con competenza e tenera generosita'''. ''Testimoniare la fede cristiana non significa infatti - ha detto durante l'omelia - trasmettere parole e concetti astratti, non significa insegnare una dottrina o una regola di vita, non significa proporre un codice di norme morali''. Certo, questi aspetti non possono mancare, ''ma testimoniare la fede significa, anzitutto e sempre, portare Cristo Signore a chi ancora non ha questo tesoro, significa testimoniare una 'presenza', far vedere una 'persona' viva''.
Ma è stato nel finale dell'omelia che l'Arcivescovo ha espresso un vero ''senso di sgomento e angoscia'', riferendosi alla situazione mediorientale. '' La bellezza e la gioia di questa Settimana liturgica e di questa celebrazione - ha affermato - non ci possono far dimenticare i giorni cosi' tormentati che stiamo vivendo''. Prendendo spunto da un brano del profeta Isaia, ''che contempla il monte di Sion come luogo di giustizia e pace, come luogo in cui convergono i popoli trovandovi concordia e unita''', Tettamanzi ha rivolto un pensiero proprio a quelle terre di cui parla la Bibbia, dove ''oramai da tempo vediamo letteralmente capovolte le parole del profeta''. In Medio Oriente, oggi, infatti trionfano ''non la giustizia, ma l'odio e la vendetta, non la pace, ma la violenza e la guerra che sembrano non aver fine, non la concordia, ma la diffidenza e la divisione, non la vita e la speranza ma la morte e la disperazione!''.
''Eppure non possiamo, come cristiani - ha proseguito l'arcivescovo - venir meno alla virtù della speranza, quella speranza che abbiamo celebrato nella nostra settimana liturgica. Come cristiani siamo chiamati - come continuamente ci ricorda il Santo Padre - a pregare contro ogni speranza umana, perche' le parole del profeta - ha concluso Tettamanzi - possano veramente divenire realtà''.
Al termine della celebrazione, l'annuncio del luogo della prossima settimana liturgica, che si svolgerà nel 2007 a Spoleto.