Valori e confronto culturale. L'estate secondo il cardinale Tettamanzi
Jun 24, 2006
L'estate come tempo di gratuità “per costruire legami più vivi e intensi in famiglia, tra parenti e amici” e coltivare una vera "globalizzazione culturale". È la riflessione del cardinale Dionigi Tettamanzi, in un messaggio alla diocesi.
(Korazym.org, 21/06/2006) L'estate come tempo di gratuità “per costruire legami più vivi e intensi in famiglia, tra parenti e amici”. È la riflessione dell'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, che all'inizio della bella stagione ha voluto inviare un messaggio ai fedeli. Obiettivo: comunicare lo stile del cristiano, chiamato a non riempire l'estate “con l’evasione, il disimpegno o lo stordimento”, mettendo al centro “il rapporto con Dio, la famiglia e la comunità circostante”. “I cristiani devono essere disincantati di fronte ad alcune mode pagane, come il chiassoso svago notturno, - scrive il cardinale - per essere invece testimoni di uno stile di vita più essenziale, sobrio, modesto, interiore, responsabile, pronto a diffondere quella gioia pura e autentica che deriva dal vivere nella Grazia del Signore”. Da qui, la proposta generale dei ritiri spirituali o delle visite ai santuari, mentre i giovani “abbiamo la saggezza e il coraggio di qualche Campo Scuola formativo o dei Campi di Lavoro in Terra di Missione”.
È la logica della testimonianza cristiana che passa anche dal turismo e dall’incontro con le comunità locali. “Tramite il turismo e il pellegrinaggio – spiega l'arcivescovo di Milano - noi veniamo a conoscere taluni luoghi precisi, a cogliere i cammini della storia, a incontrare la cultura dei diversi popoli; anzi riusciamo persino a raggiungere quanto di più profondo e di più originale c’è nella cultura di un popolo, ossia la sua religiosità. E tutto questo non leggendo uno scritto, ma nel vivo, sia perché incontriamo le persone nel loro vissuto quotidiano, sia perché attraverso la testimonianza della cultura, dell’arte e della fede – che sono scolpite nei monumenti che ci è dato di visitare – vediamo come di fatto l’unico ed eterno Vangelo ha trovato nel tempo e nello spazio la sua “incarnazione” o traduzione nel segno di una quanto mai ricca varietà”.
Da non dimenticare poi una seconda prospettiva, che passa dall'evangelizzazione. “Infatti, - dice Tettamanzi - nel turismo e soprattutto nel pellegrinaggio abbiamo una serie di momenti di vera e propria evangelizzazione, come sono i momenti della preghiera, della riflessione religiosa, della celebrazione liturgica. E tutto questo da parte di un gruppo più o meno numeroso di persone, di una famiglia, di una singola persona che vengono visti da altri e che in questi suscitano interesse e curiosità e pongono domande”. Il turismo, poi, può essere letto in una dimensione mondiale, come occasione per aprire gli “orizzonti culturali” e “costruire ponti”, “imparando la tolleranza e il rispetto, integrando con senso critico valori e prospettive di genti diverse da noi, ma tutte unite nell’unica grande famiglia di Dio”. Un messaggio oltre steccati e incomprensioni, partendo dal presupposto che è “meglio condividere i nostri valori, anche viaggiando”. Eppure, la globalizzazione turistica in atto equivale anche ad una globalizzazione culturale, intesa come “reciproco arricchimento di valori”? “In clima o in sospetto di “scontro di civiltà”, - chiarisce Tettamanzi - questa globalizzazione diviene richiamo e chiarimento utile per tutti: per chi viaggia, per gli operatori e responsabili del turismo, per le comunità cristiane impegnate nell’accoglienza”.
L'arcivescovo conclude il suo messaggio con una riflessione sul ruolo delle parrocchie, chiamate a “favorire la specializzazione di laici che con il sacerdote sappiano curare un’adeguata formazione ai valori e alle esigenze da vivere nel turismo, segnalando anche le ambiguità di certe vacanze”. Si tratta di “un capitolo nuovo della pastorale, che chiede di essere sviluppato perché le parrocchie diventino sempre più missionarie in ogni ambito della vita sociale”. “Anche i “luoghi” e i “momenti” del tempo libero – conclude il cardinale - sono in attesa, più o meno consapevole, di ricevere l’annuncio della “buona e lieta notizia”, del Vangelo di Gesù Risorto, speranza del mondo e gioia di ogni cuore”.