Dionigi Cardinal Tettamanzi Dionigi Cardinal Tettamanzi
Function:
Archbishop of Milano, Italy
Title:
Cardinal Priest of Ss Ambrogio e Carlo
Birthdate:
Mar 14, 1934
Country:
Italy
Elevated:
Feb 21, 1998
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian Celebrazione in Duomo delle associazioni per Don Gnocchi
Mar 01, 2006
Gli alpini di Merate con un gruppo di Penne Nere e il portavoce Augusto Cogliati. I donatori dell`Aido col loro presidente, Fiore Milone, e molti volontari. Una bella rappresentanza del Gruppo Alpini di Paderno con bandiera e gagliardetto alzati da Antonio Bassani.

(merateonline.it, 27/2/2006) L`Aido padernese col suo presidente, Daniele Sorzi e altri iscritti all`associazione. Il sindaco di Besana comune che, nella frazione di Montesiro, aveva accolto il sacerdote durante la sua infanzia e per la sua prima messa. Allievi ed ex di Inverigo, dove don Carlo Gnocchi aveva aperto il suo primo istituto per i mutilatini, ovvero per i bambini orfani di guerra, spesso anche con grossi problemi di handicap. Volontari da Como, Lecco o altri comuni delle nostre province.



Erano davvero molti i brianzoli che, accanto ad altre migliaia di persone, ieri mattina, 25 febbraio 2006, nel Duomo di Milano, hanno voluto assistere, alla messa, celebrata dal cardinale Tettamanzi, con la quale è stato ricordato il 50° anniversario della morte di don Carlo Gnocchi.
Sabato sera, al cineteatro di Besana, si è tenuto invece un concerto del Coro Alpini Tridentina, mentre alle 20,30 di martedì 28 febbraio, ovvero nella giornata che aveva visto don Carlo spegnersi alla Colombus di Milano, nella parrocchiale di Montesiro verrà celebrata una messa commemorativa.
Ad aprire in Duomo la messa che avrebbe ricordato la figura del sacerdote, è stato don Angelo Bazzarri, direttore della Fondazione onlus che porta il nome di don Gnocchi. "Molti fra di noi ricordano gli alpini che mezzo secolo fa portavano i mutilatini sulle spalle, accompagnandoli nell`ultimo viaggio di quel prete che aveva fatto loro da padre premuroso, da grande educatore. Con gli alpini don Carlo aveva vissuto la grande tragedia russa e da loro riceverà sempre un grande aiuto. Dalla balconata di lassù dove ora ci sta guardando, come cinquant`anni fa ci sta dicendo "Amis, ve raccomandi la mia baracca". Come hai visto, don Carlo, in questo mezzo secolo abbiamo fatto quello che ci avevi chiesto. E continueremo a farlo con impegno sempre maggiore. Aiutati dai volontari e dagli alpini che tanto hai amato e oggi sono qui con noi per rivivere quel triste momento di mezzo secolo fa".



Il cardinale Tettamanzi ha prima ricordato il processo di canonizzazione già in corso. Ha detto il cardinale ai volontari e agli alpini. "Voi tutti eravate eroi, ma lui era un santo. Lo aveva già detto quel bambino che lasciando Inverigo per il funerale aveva usato queste parole. "Ciao don Carlo. Io ora non ti chiamerò più don Carlo, ma San Carlo". Noi oggi aspettiamo che si possa proclamare beato. Il sorriso era sempre sul volto di don Carlo, mentre sorreggeva un piccolo, un orfano, un mutilatino. Su letto di morte volle correggere le bozze del suo libro dal titolo significativo: "pedagogia del dolore innocente". Ma per capire ancora di più don Carlo e il suo amore ricorderò un episodio. Mentre visitava Marco, un bambino al quale, per lo scoppio di una mina, avevano dovuto amputare le gambe, don Carlo gli chiese: "Non credi che ci sarebbe qualcuno al quale potresti offrire il tuo dolore". Marco guardandolo con gli occhi attoniti rispose a Don Carlo: "Non capisco" e tornò a giocherellare col suo lenzuolo. "Fu in quel momento, - dirà don Carlo, -che compresi la tragedia di quello che stavo vivendo. Un bambino innocente aveva un bisogno enorme che la società non aveva saputo cogliere".
Il cardinale ha concluso l`omelia con le parole del testamento di don Carlo "Altri potrà servirli meglio ch`io non abbia saputo e potuto fare: nessun altro amarli più ch`io non abbia fatto".
Come aveva maturato durante la tremenda campagna di Russia, don Carlo Gnocchi costruirà, infatti, una grande rete di aiuto, la Fondazione che porta il suo nome, con strutture che dispongono ora di 3600 posti letto, decine di istituti e 5mila persone impegnate a gestirle.
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