"E' l'amore la forza che fa camminare il mondo"
Feb 28, 2006
Ricordato in Duomo, nel corso di una solenne Celebrazione eucaristica, il cinquantesimo della morte di don Carlo Gnocchi. Per Tettamanzi l'auspicio che presto il sacerdote milanese possa essere proclamato beato
(www.vocedimilano.it, 27/2/2006) “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. Mentre veniva letto questo versetto del Vangelo di Giovanni nella mente di molti di quelli che gremivano il Duomo di Milano sabato mattina, in occasione della Messa in ricordo dei cinquant’anni dalla morte di Don Carlo Gnocchi, è subito corsa alla memoria la frase suggello dell’impegno di questo sacerdote: “Amis, ve raccomandi la mia baracca…”.
In queste poche, semplici parole in milanese è raccolto l’impegno, la dedizione, l’amore, l’opera che ha visto protagonista nel dopoguerra questo sacerdote, eroe di guerra durante la campagna di Russia. Opera e amore riversato sui più deboli e sui più puri: i tanti, piccoli mutilatini che ora sono uomini e donne che riempivano commossi le navate della Cattedrale ricordando il loro don Carlo; nelle parole di uno di loro, nella sua purezza rispondendo a una domanda che gli pose l’allora Cardinale Montini in occasione del funerale, la voce di tutti loro: “prima ti dicevo <ciao don Carlo> Adesso ti dico <Ciao, san Carlo>”.
Sempre a fianco di Don Gnocchi i suoi amati alpini; non lo hanno mai abbandonato, neanche sabato. Ecco i bocia con i loro cappelli con la piuma, i gagliardetti, i tricolori a riempire il Duomo e ad assistere i tanti piccoli e non più piccoli ospiti che erano presenti alla funzione.
Ed è proprio a loro, ai malati, è riservata la prima fila a fianco delle autorità convenute tra cui il Vicesindaco De Corato, l’Assessore regionale Piergianni Prosperini e il Prefetto di Milano Raffaele Lombardo.
L’opera di Don Gnocchi è ora una realtà mondiale portata avanti sulla scia del fondatore dall’attuale Presidente Monsignor Angelo Bazzarri; sono tanti i centri di eccellenza, i luoghi di ricerca e di accoglienza ove l’ammalato, il sofferente può trovare la sua dimensione e la sua dignità.
Il Cardinale Tettamanzi nel corso della sua omelia ha più volte richiamato le qualità che hanno contraddistinto la vita di Don Gnocchi, benemerito della Città di Milano. Ha ricordato l’amicizia, l’intenso rapporto che legava Don Gnocchi all’allora Cardinale di Milano Montini; non ha nascosto le lacrime di dolore dell’allora Arcivescovo ai piedi del letto di morte dell’amico.
Nella sua umiltà il fondatore della Pro Juventute disse: “E’ un vescovo che piange per un suo prete che muore”.
Tettamanzi ha ripreso le parole di quel mutilatino “Ciao san Carlo” ed ha indicato ai presenti come “quel fanciullo ed il Cardinale Montini furono profeti”. Su queste basi l’Arcivescovo ha rimarcato l’attesa perché il Santo Padre “dia il consenso a che si possa proclamare Beato proprio qui, in questo Duomo”.
Di Don Gnocchi Tettamanzi ha ricordato la particolare devozione alla Madonna alla quale dedicò per intero la sua vita; un altro tratto caratteristico di questo sacerdote fu il sorriso: non vi è fotografia ove questo segno non risalti. In ogni immagine Don Gnocchi è ritratto con in braccio uno dei suoi amati ospiti, le più innocenti vittime della guerra e del dopoguerra.
Ed è proprio da questa sofferenza straziante dei più deboli che Don Gnocchi elaborò la sua opera letteraria più celebre “Pedagogia del dolore innocente” perché proprio dal dolore innocente di un bimbo, sono sue parole, “ che cadeva nel vuoto soprannaturalmente perduto per lui e per l’umanità perché non diretto all’unica meta nella quale il dolore di un innocente può prendere valore e trovare giustificazione: Cristo Crocifisso”
Il Cardinale ha richiamato i presenti in Duomo a non solamente commemorare Don Gnocchi, ma “a meditare, imparare, imitare” questa figura di sacerdote straordinario.
In ultimo per Tettamanzi la lezione di Don Gnocchi è riassumibile in tre regole: la serena operosità, il non temere le cose grandi e impegnative oltre che la speranza e l’ottimismo. Per l’ex cappellano della Julia sul fronte russo “l’amore è la forza più benefica del mondo (poiché) Dio stesso è amore”. In queste parole il Cardinale ha trovato una naturale sintonia con l’Enciclica da poco pubblicata di Benedetto XVI “Deus Caritas est”. Il Sommo Pontefice ha idealmente partecipato a questa cerimonia attraverso un messaggio letto da Mons. Bazzarri firmato dal Cardinale Segretario di Stato Angelo Sodano.
In questa settimana, nel corso di due distinte cerimonie in Duomo, sono stati ricordate due figure di sacerdoti: Don Giussani e Don Gnocchi,. Ognuno di loro ha saputo donare a Milano un’anima e la forza per sapere guardare al futuro con fiducia e speranza.