Non c’è identità senza dialogo
Sept 25, 2005
"Il dialogo non e' contrastante con l'individuazione dell'identita', ma una condizione. Cancellare il dialogo significa cancellare l'identita'. Questa non puo' prescindere dalla relazione con gli altri".
(AGI) - Milano, 8 set. 2005 - Cosi' il cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, a margine della presentazione del piano pastorale della Diocesi, risponde a chi gli chiedeva cosa ne pensasse dell'espulsione degli Imam di varie citta' italiane. Tettamanzi non risponde direttamente alla domanda, ma sottolinea piuttosto un atteggiamento che deve essere necessariamente "alto", e individua la "traettoria umana che deve essere seguita: incontro, dialogo e integrazione".
Tattamanzi, poi, ricorda il suo discorso alla citta' per le celebrazioni della festivita' di Sant'Ambrogio, a proposito del diritto di cittadinanza, che, in taluni casi sembra essere negato o che individua i cittadini di serie A e di serie B: "Va contro tutto il senso del discorso alla citta' che ho fatto nel 2004 e cioe': tutti devono sentirsi cittadini, non solo ospiti accolti, ma ospiti con onore". E a proposito del meticciato, il cardinale sottolinea che guai se non si parlasse di identita': "e' qualcosa di sostanziale, ognuno ha un suo io, ciascuno ha il proprio io che ha dentro il dna dell'incontro, del dialogo e della relazione con gli altri. Un io aperto al tu".
A chi gli chiedeva della scuola coranica di Via Quaranta a Milano, Tettamanzi ha risposto: "Arriviamo sempre troppo tardi.
Il problema non e' di oggi, ma di ieri. Ora siamo in una situazione di emergenza e si cerca di trovare la strada piu' giusta per affrontare il problema". E a tale proposito il cardinale di Milano torna sul concetto di dialogo: "Continuare ad alimentare il dialogo, una cultura dell'incontro, perche' dialogo significa, anche stare in ascolto, per arrivare ad una giusta integrazione. Il cammino e' lungo e faticoso e questi passi non si possono fare quando c'e' emergenza. Mi chiedo se sono state sufficientemente ascoltate le famiglie di questi ragazzi.". Ma Tettamanzi conclude ribadendo "la traettoria umana che deve essere seguita" per affrontare queste problematiche.