Il cardinale Tauran sull'incontro con al-Azhar: il dialogo con i musulmani continua
Feb 26, 2009
Si è conclusa ieri a Roma l’annuale riunione del Comitato Congiunto per il Dialogo, composto dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e dal Comitato Permanente di al-Azhar per il Dialogo tra le Religioni Monoteistiche, guidato dal prof. Cheikh Ali Abd al-Baqi Shahata, segretario generale dell'Academy for Islamic Research of al-Azhar; al centro dei lavori, il tema della promozione di una pedagogia e di una cultura di pace con particolare riferimento al ruolo delle religioni. Oggi è stata pubblicata la Dichiarazione finale della riunione, che tra l'altro ribadisce la necessità di proteggere la gioventù dal fanatismo e dalla violenza. Nel documento congiunto si sottolinea anche l'importanza di rivedere i testi scolastici in modo che non siano offensivi dei sentimenti religiosi di altri credenti, talvolta attraverso una presentazione erronea dei dogmi, della morale e della storia di altre religioni. Sul clima in cui si è svolto l’incontro ascoltiamo il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, al microfono di Hélène Destombes:
R. – L’atmosphère était particulièrement cordiale, due au fait que nous étions …
L’atmosfera è stata particolarmente cordiale, sostanzialmente per il fatto che eravamo un numero ristretto di partecipanti e questo ha fatto sì che nascessero conversazioni spontanee in un clima di grande fiducia vicendevole. In particolare, noi abbiamo insistito sul fatto che, in quando capi religiosi, è nostro compito educare i giovani all’incontro tra le culture e le persone; abbiamo sottolineato il fatto che i mezzi di comunicazione sociale dovrebbero rendere una visione positiva e rispettosa delle relazioni tra i fedeli delle diverse religioni; abbiamo anche insistito sul legame che esiste tra la pace e i diritti umani, nello specifico la difesa della dignità della persona umana e dei suoi diritti, soprattutto per quanto riguarda la libertà di coscienza e di religione e in particolare ci siamo riferiti alla questione del cambiamento di religione; e tutto questo lo abbiamo situato nel quadro della situazione internazionale, in particolare nel Medio Oriente, situazione che è sempre tesa a causa dell’irrisolto conflitto israelo-palestinese. Abbiamo chiesto ai responsabili politici di fare il possibile affinché attraverso il dialogo siano esplorate tutte le risorse del diritto internazionale al fine di risolvere questo problema, nella verità, nella giustizia e in maniera pacifica.
D. – Qual è il punto centrale della vostra dichiarazione finale?
R. – Je dirais que les bonnes relations entre chrétiens et musulmans sont un élément …
Direi che i buoni rapporti tra cristiani e musulmani sono un elemento particolarmente importante per la pace nel mondo.
D. – Dal vostro incontro precedente, l’anno scorso al Cairo, quali sono i segni incoraggianti per quanto riguarda i rapporti tra cristiani e musulmani?
R. – Il y a eu la réunion de novembre que nous avons eu ici. Ensuite, il y a là …
C’è stato l’incontro di novembre, che si è svolto qui; poi c’è stato l’incontro di Madrid, nello scorso luglio, e poi sono andato alle Nazioni Unite, sempre a novembre … vorrei dire che il dialogo continua …
D. – Quali sono invece i segnali meno positivi…
R. – Moi, ce qui m’a le plus frappé c’est le fait que, par example, la réunion de …
Quello che mi ha più colpito, personalmente, è il fatto che, per esempio, la riunione di novembre non ha avuto, da parte della stampa araba, uno spazio soddisfacente nell’informazione: questo fatto mi ha un po’ rattristato. Se ne è parlato più in Europa che nel mondo arabo. Per esempio, l’Indonesia, che è un Paese a grande maggioranza musulmana, non ne ha parlato affatto.
D. – Lei ha la sensazione che questa ricerca di dialogo sia percepita in maniera diversa a seconda che si tratti di cristiani o di musulmani?
R. – Ce qui est, à mon avis, le problème fondamental, c’est que l’amélioration …
Il problema fondamentale, secondo me, è che il miglioramento delle relazioni, l’atmosfera in cui si svolgono queste conversazioni ad alto livello, non riesce ancora ad avere un impatto sulle masse musulmane: questo, secondo me, è il grande problema. Come fare per raggiungere, dall’alto, la base.