Angelo Cardinal Sodano Angelo Cardinal Sodano
Function:
Former Secretary of State, Roman Curia
Title:
Cardinal Bishop of Suburbicarian See of Ostia
Birthdate:
Nov 23, 1927
Country:
Italy
Elevated:
Jun 28, 1991
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian Intervento al Vertice dei Capi di Stato per i 60 anni delle Nazioni Unite
Sept 25, 2005
Pubblichiamo di seguito il testo integrale del discorso tenuto dal Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, tenuto il 16 settembre a New York, nel corso del Vertice di Capi di Stato e di Governo presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Signor Presidente,

Ho l’onore di portare i saluti più cordiali di Sua Santità Benedetto XVI a Lei e ai Capi di Stato e di Governo qui convenuti, così come agli altri Rappresentanti degli Stati membri dell’Organizzazione. La mia voce vuole anche essere l’eco di quella dei Cattolici di tutto il mondo, che guardano alle Nazioni Unite come ad un’istituzione sempre più necessaria per la pace ed il progresso dell’intera umanità. Sessant’anni sono passati dall’ormai lontano 26 giugno del 1945, quando è nata quest’Organizzazione, destinata ad attuare i quattro grandi fini enunciati nel preambolo del suo Statuto. Molto è stato fatto in questi anni al servizio dell’umanità. Tuttavia, quest’organismo, come ogni realtà umana, ha subito molti logoramenti nel corso di questi anni. Appare ora necessario a tutti un suo rinnovamento, per rispondere alle grandi sfide del presente.

1. L’attualità dell’ONU

Certo, l’ONU non e’ un supergoverno. Esso e’ piuttosto la risultante della volontà politica dei singoli Paesi membri. La gente comune, i miliardi di persone che compongono il “we the people” della Carta dell’ONU dicono però ai responsabili delle Nazioni: dateci una istituzione moderna, capace di prendere delle risoluzioni e poi di farle rispettare. È questo un appello che sale fino a noi da uomini e donne, avviliti da promesse fatte e non mantenute, da risoluzioni adottate e non fatte rispettare. Questo grido deve far sorgere in noi la determinazione necessaria per intraprendere una riforma istituzionale dell’ONU, una riforma che sia attenta alle reali esigenze dei nostri popoli più che agli equilibri di potere!

Si può dire che i meccanismi previsti nei capitoli VI e VII dello Statuto delle Nazioni Unite conservano tutto il loro valore e contengono i criteri necessari per prevenire le minacce contro la pace e per garantire la sicurezza collettiva. Oggi, però, tale cornice giuridica deve essere completata con i necessari strumenti giuridici internazionali per il disarmo e il controllo degli armamenti, per la lotta al terrorismo e al crimine internazionale e per l’effettiva cooperazione tra le Nazioni Unite e gli organismi regionali, allo scopo di risolvere le situazioni di conflitto.

2. Le responsabilità dell’ONU

La lunga storia delle operazioni di pace (peacekeeping), con i suoi successi e insuccessi, offre un tesoro di esperienze per sviluppare mezzi d’azione in grado, in futuro, di risolvere conflitti. Da questo punto di vista, la Santa Sede è favorevole alla creazione di un organismo per riportare la pace nei Paesi che sono provati da scontri armati. La Santa Sede è, cioè, favorevole alla Peacebuilding Commission, che potrebbe tracciare le linee di una ambiziosa strategia e la sua messa in opera, al fine di superare quei fattori di rivalità etniche che sono le cause dei conflitti e che possono riaccenderli in futuro.

Le tragedie verificatesi nei Balcani, in Medio Oriente ed in Africa ci devono far meditare. Importante è ora l’impegno che assumiamo per suscitare una cultura di prevenzione dei conflitti, ma occorrerà pure approfondire bene il problema dell’uso della forza per disarmare l’aggressore. La “Responsabilità di proteggere” nasce da un concetto politico e giuridico molto importante, sviluppato progressivamente nei 60 anni di esistenza dell’ONU. Esso rimanda, nel suo nucleo essenziale, alla preminenza della dignità di ogni singolo uomo o donna sullo Stato e ogni sistema ideologico.

Di fronte a tale riforma dell’ONU, la Santa Sede chiede agli Stati di avere il coraggio di continuare le discussioni sui modi di applicazione e sulle conseguenze pratiche del principio della “Responsabilità di proteggere”, allo scopo di porre rimedio nel modo opportuno, tramite il Consiglio di Sicurezza e seguendo le indicazioni del capitolo VII dello Statuto dell’ONU, a quelle situazioni in cui le autorità nazionali non vogliono o non possono proteggere le proprie popolazioni, di fronte a minacce interne ed esterne. Lo Statuto delle Nazioni Unite, nel suo proemio, precisa giustamente che le Nazioni Unite sono nate “al fine di salvare le future generazioni dal flagello della guerra”.

A tale scopo, il raggiungimento e persino il superamento dei Millennium Development Goals rimane un obbligo di giustizia al servizio della dignità umana e, nel contempo, una condizione indispensabile per la pace e per la sicurezza collettiva, inclusa in ciò che riguarda l’eliminazione o sostanziale diminuzione del pericolo del terrorismo e della criminalità internazionale.

3. L’impegno per lo sviluppo

Volendo considerare adesso il grande tema della sviluppo, dobbiamo riconoscere che negli ultimi anni sono stati compiuti vari gesti promettenti da parte dei governi. Ad esempio, la proposta di nuovi meccanismi per finanziare lo sviluppo (l’US Millennium Challenge Account, l’International Financial Facility, i Nouveaux mécanismes de taxation internationale recentemente proposti dal Governo Francese e da altri Stati, ecc.) e, in particolar modo, le ultime decisioni del G-8 prese a Gleneagles, sono molto apprezzate dalla Santa Sede. Però, c’è ancora molto da lavorare per una mobilitazione economica e finanziaria solidale. Essa non può non comprendere la soluzione del problema del debito dei Paesi più poveri e anche di quei Paesi di reddito medio con gravi difficoltà di indebitamento estero, unita al rilancio dell’aiuto pubblico allo sviluppo (ODA, Official Development Assistance) e ugualmente ad una generosa apertura dei mercati in favore di Paesi poveri.

Va da sé che tali azioni dei Paesi sviluppati devono essere accompagnate da una rinnovata assunzione di responsabilità da parte dei governi dei Paesi in via di sviluppo, che hanno il dovere di combattere la corruzione, garantire la legalità (rule of law) e soprattutto di impegnarsi per gli aspetti sociali dello sviluppo, come l’educazione, la sicurezza nell’impiego e l’assistenza sanitaria di base per tutti. All’umanità esposta alle attuali pandemie e ad altre che minacciano di svilupparsi, alle masse di esseri umani privi di accesso alla salute di base, all’aspirina e all’acqua potabile, non possiamo offrire una visione ambigua, riduttiva o addirittura ideologica della salute. Ad esempio, non sarebbe meglio parlare chiaramente di “salute delle donne e dei bambini” invece di usare il termine di “salute riproduttiva”? Forse che si vuole ritornare a parlare di un diritto all’aborto?

4. Il contributo della Santa Sede

Signor Presidente, la Santa Sede ha innanzitutto una missione spirituale, ed è precisamente da essa che deriva il suo dovere di essere presente nella vita delle Nazioni e il suo impegno per portare giustizia e solidarietà fra gli uomini. Con tale convinzione, la Santa Sede rinnova tutto il suo appoggio agli obiettivi di questo Vertice e si adopererà perché esso produca rapidamente i frutti sperati e possa sorgere presto un’era di pace e di giustizia sociale. Sempre attuale è una frase pronunciata dal compianto Papa Giovanni Paolo II in un suo celebre viaggio in Cile nel 1987: “Los pobres no pueden esperar”. I poveri non possono aspettare!

Grazie!
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