Terrorismo sempre anticristiano
Jul 15, 2005
«Il terrorismo è sempre anticristiano»: lo afferma il cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato, a spiegazione dell’aggettivo «anticristiani» con cui una prima bozza del telegramma papale del 7 luglio qualificava gli attentati di Londra.
(Il Corriere della Sera, 11/07/2005) Nel testo definitivo del telegramma, firmato dal cardinale Sodano, quell’espressione fu poi corretta in «atti barbarici contro l’umanità».
Essendo stata conosciuta per indiscrezione la prima bozza, ne è venuta una disputa, sui media, con ipotesi di un nuovo «atteggiamento» nei confronti del terrorismo islamista da parte del Vaticano di Papa Ratzinger, o di un contrasto di opinioni tra i collaboratori di Benedetto XVI.
Il cardinale firmatario del telegramma nega queste ipotesi, richiama l’attenzione sulla «fretta» e l’«emozione» con cui dovette essere redatta quella prima stesura, accenna a ragionevoli diversità d’opinione tra «chi userebbe una parola e chi no» - con riferimento implicito ai proclami della guerra santa islamista contro i «crociati» dell’Occidente - ma soprattutto difende l’aggettivo «anticristiano», facendo presente che esso è frequente nel «magistero» dei papi.
Abbiamo avuto questo scambio di battute nella sacrestia della Cattedrale suburbicaria di Ostia Antica, dove ieri mattina il cardinale prendeva possesso del «titolo» che gli spetta in quanto decano del Collegio cardinalizio, carica alla quale è stato eletto - prendendo il posto che fu del cardinale Ratzinger - alla fine di aprile.
Eminenza, che riflessione va conducendo sul terrorismo, dopo le esplosioni di Londra?
«Venendo a Ostia per celebrare in questa chiesa legata alla storia di Sant'Agostino e della sua conversione, pensavo a che cosa quel grande avrebbe detto sul rapporto tra Vangelo e terrorismo. Immaginai subito che avrebbe distinto come faceva sovente tra errore ed errante, tra peccato e peccatore, tra delitto e delinquente. Questo criterio gli era molto caro, fino a suggerirgli un’espressione davvero forte: combattere fino in fondo l’errore e amare l’errante. Anche oggi, per noi cristiani, questo potrebbe essere un buon criterio di giudizio».
Agostino avrebbe parlato di «atti anticristiani»?
«Avrebbe certo detto che il terrorismo è errore, peccato, delitto. E se è un delitto che offende la legge di Cristo, è certamente anticristiano. Anticristiano nel senso che va contro la legge dell’amore che è la legge di Cristo. Del resto questa è stata sempre la linea del magistero della Chiesa, che indica come anticristiani l’omicidio, il furto, ogni immoralità, ogni violazione della dignità e dei diritti dell’uomo. Non vedo dunque la necessità di tanto scandalo e di tante riserve su questo termine, a meno che non ci si voglia rifiutare di entrare nella logica del nostro modo di affrontare il problema».
Ma in questo caso «atti anticristiani» poteva venire a significare «atti compiuti contro i cristiani»...
«Comprendo che c’era una questione di opportunità, ma insisto a dire che il Papa e i vescovi hanno sempre qualificato come "anticristiano" il delitto antiumano del terrorismo, qualunque ne fosse l’autore e qualunque ne fosse la vittima. Lo hanno chiamato così in Irlanda, in Spagna, in America Latina, in Medio Oriente, nei diversi Paesi africani a partire dal Rwanda. Il magistero non può fare a meno di affermare che ogni atto di terrorismo è anticristiano, perché è contro la legge di Dio, che è legge d’amore universale».
Forse il terrorismo è sempre anticristiano, ma non sempre conviene dirlo...
«Sarebbe interessante rileggere i discorsi del compianto Papa Giovanni Paolo II, tenuti durante le visite nei vari Paesi tormentati dalla violenza terroristica e verificarne il linguaggio, da Drogheda in Irlanda a Loyola in Spagna, ad Ayacucho in Perù. Credo che una tale indagine bene illustrerebbe l’affermazione che facevo prima, che ogni terrorismo è anticristiano».