Crescenzio Cardinal Sepe Crescenzio Cardinal Sepe
Function:
Archbishop of Napoli, Italy
Title:
Cardinal Deacon of Dio Padre misericordioso
Birthdate:
Jun 02, 1943
Country:
Italy
Elevated:
Feb 21, 2001
More information:
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Italian Lettere immaginarie/ Gilles de Rais al cardinale Crescenzio Sepe
Mar 04, 2009

Roma, 3 mar (Velino) - Gentile e stimato arcivescovo di Napoli. – Ma lei lo ha mai visto un cane, un ciuco, un gorilla, o un qualsiasi altro animale, stuprare e accoppare un cucciolo della sua specie? No? Ne è sicuro? Me lo conferma? E allora perché mai l’altra mattina, nel suo ultimo sermone contro i pedofili della sua diocesi, li ha definiti appunto “animali”, e “animaleschi” i loro gusti e atti di violentatori e massacratori di piccini?

Lo so che usando quell’espressione come un’ingiuria, lei si è adeguato a un arbitrio linguistico santificato dall’uso. So anche che l’antico pregiudizio trasmesso da quell’uso ormai dalle vostre parti si confonde con un'altra credenza di natali più recenti ma altrettanto chimerica, ossia con l’idea che anche la ferocia dei vostri nuovi “orchi” cittadini, come ogni altro orrore del vostro mondo moderno, sia una forma di bestialità scaturita dal nichilismo del vostro tempo. Ma può un principe della chiesa collaborare al perpetuarsi di simili illusioni? (segue)

Gentile e stimato arcivescovo di Napoli. – Ma lei lo ha mai visto un cane, un ciuco, un gorilla, o un qualsiasi altro animale, stuprare e accoppare un cucciolo della sua specie? No? Ne è sicuro? Me lo conferma? E allora perché mai l’altra mattina, nel suo ultimo sermone contro i pedofili della sua diocesi, li ha definiti appunto “animali”, e “animaleschi” i loro gusti e atti di violentatori e massacratori di piccini?

Lo so che usando quell’espressione come un’ingiuria, lei si è adeguato a un arbitrio linguistico santificato dall’uso. So anche che l’antico pregiudizio trasmesso da quell’uso ormai dalle vostre parti si confonde con un'altra credenza di natali più recenti ma altrettanto chimerica, ossia con l’idea che anche la ferocia dei vostri nuovi “orchi” cittadini, come ogni altro orrore del vostro mondo moderno, sia una forma di bestialità scaturita dal nichilismo del vostro tempo. Ma può un principe della chiesa collaborare al perpetuarsi di simili illusioni?

Come se atti di atroce violenza contro i bambini non venissero commessi anche quando sulla faccia della terra non c’era ancora la minima traccia di capitalismo sacrilego, di benessere pervertitore, di consumismo depravatore, di scellerata irreligiosità, e persino quando l’intera civiltà europea era da cima a fondo plasmata dal cristianesimo, e la cultura del mio tempo insegnava a tutti, ricchi e poveri, signori e servi, nobili e contadini, a vedere in ogni bambino una figura terrestre del Bambinello celeste…

Come se stupratori e assassini del tipo, diffusissimo nel vostro antico mondo rurale, del povero Alessandro Serenelli, il giovane bifolco che un secolo fa, in una squallida plaga dell’agro pontino, violentò e ammazzò la dodicenne Maria Goretti, fossero figli di una società ricca, amorale, edonista, spendacciona e miscredente come la vostra di oggi, e non già disgraziatissimi ragazzi di campagna cresciuti all’ombra delle credenze e dei sentimenti dell’antica, umile Italia cristiana e contadina…

Come se lo sfruttamento anche sessuale dei bambini che durante il Medioevo venivano affidati dalle loro famiglie ai “maestri” delle botteghe artigiane con la tacita intesa che sarebbero stati iniziati non soltanto a un mestiere ma anche alle pratiche omoerotiche, fosse un segno dei gusti nichilistici e relativistici di quei tempi…

Infine come se io stesso, Gilles de Montmorency-Laval, barone di Rais – che esattamente sei secoli fa, benché fossi un rispettato gentiluomo che da giovanetto era stato educato da pattuglie di devoti pedagoghi in tonaca, per alcuni anni della mia vita non feci quasi altro che adocchiare, acciuffare, sequestrare, imprigionare, violentare e sgozzare i bambini dei miei contadini nelle segrete del mio castello, dimostrando in tal modo di essere, probabilmente, l’Orco più folle, insaziabile e sanguinario di tutti i tempi – fossi stato un bestiale profeta della cosiddetta “crisi dei valori” che oggi infuria dalle vostre parti e non invece un mostro, di esclusiva produzione umana, scaturito dall’autunno del Medioevo cristiano…

Perdoni, eminenza, il tono forse un po’ troppo confidenziale di questa letterina, e lo ascriva senz’altro alla tracotanza del valoroso guerriero che dimostrai di essere allorquando, prima di votarmi all’appagamento dei criminali desideri, nel 1429, indossando la divisa di Maresciallo di Francia, combattei eroicamente contro gli inglesi, al fianco della mia amica Giovanna d’Arco, nella celebre battaglia di Orléans.

Come se atti di atroce violenza contro i bambini non venissero commessi anche quando sulla faccia della terra non c’era ancora la minima traccia di capitalismo sacrilego, di benessere pervertitore, di consumismo depravatore, di scellerata irreligiosità, e persino quando l’intera civiltà europea era da cima a fondo plasmata dal cristianesimo, e la cultura del mio tempo insegnava a tutti, ricchi e poveri, signori e servi, nobili e contadini, a vedere in ogni bambino una figura terrestre del Bambinello celeste…

Come se stupratori e assassini del tipo, diffusissimo nel vostro antico mondo rurale, del povero Alessandro Serenelli, il giovane bifolco che un secolo fa, in una squallida plaga dell’agro pontino, violentò e ammazzò la dodicenne Maria Goretti, fossero figli di una società ricca, amorale, edonista, spendacciona e miscredente come la vostra di oggi, e non già disgraziatissimi ragazzi di campagna cresciuti all’ombra delle credenze e dei sentimenti dell’antica, umile Italia cristiana e contadina…

Come se lo sfruttamento anche sessuale dei bambini che durante il Medioevo venivano affidati dalle loro famiglie ai “maestri” delle botteghe artigiane con la tacita intesa che sarebbero stati iniziati non soltanto a un mestiere ma anche alle pratiche omoerotiche, fosse un segno dei gusti nichilistici e relativistici di quei tempi… (segue)

Infine come se io stesso, Gilles de Montmorency-Laval, barone di Rais – che esattamente sei secoli fa, benché fossi un rispettato gentiluomo che da giovanetto era stato educato da pattuglie di devoti pedagoghi in tonaca, per alcuni anni della mia vita non feci quasi altro che adocchiare, acciuffare, sequestrare, imprigionare, violentare e sgozzare i bambini dei miei contadini nelle segrete del mio castello, dimostrando in tal modo di essere, probabilmente, l’Orco più folle, insaziabile e sanguinario di tutti i tempi – fossi stato un bestiale profeta della cosiddetta “crisi dei valori” che oggi infuria dalle vostre parti e non invece un mostro, di esclusiva produzione umana, scaturito dall’autunno del Medioevo cristiano…

Perdoni, eminenza, il tono forse un po’ troppo confidenziale di questa letterina, e lo ascriva senz’altro alla tracotanza del valoroso guerriero che dimostrai di essere allorquando, prima di votarmi all’appagamento dei criminali desideri, nel 1429, indossando la divisa di Maresciallo di Francia, combattei eroicamente contro gli inglesi, al fianco della mia amica Giovanna d’Arco, nella celebre battaglia di Orléans.
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