Crescenzio Cardinal Sepe Crescenzio Cardinal Sepe
Function:
Archbishop of Napoli, Italy
Title:
Cardinal Deacon of Dio Padre misericordioso
Birthdate:
Jun 02, 1943
Country:
Italy
Elevated:
Feb 21, 2001
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian Tra Cardinale Sepe e Rotary Club arriva una nuova alleanza
Oct 02, 2008
"Entro in una casa dove sento di trovarmi bene". Con queste parole, libero da ogni formalità di circostanza, il cardinale Crescenzio Sepe è entrato a far parte, come socio onorario, del Rotary Club Napoli ovest.

(denaro.it, 02-10-2008) L'invito gli era stato rivolto dal presidente Mario Mariano. A ingresso avvenuto, si può dire che non si è trattato di un atto di pura cortesia: né da parte del cardinale che ha accettato, né da parte di Mario Mariano che quell'invito gli ha rivolto. Si è compreso subito, infatti, che fra la Curia napoletana e il Rotary si è stretta una nuova alleanza. Il risveglio della città, ha sottolineato il cardinale, è senz'altro possibile, ma a patto che incominciamo da noi a coagulare le forze. Nessuno deve potersene sentire escluso. E il presidente del Rotary: abbiamo molto da imparare da lei.
A Napoli i cardinali hanno un destino preciso: la devozione religiosa e morale deve diventare progetto di rigenerazione sociale. Ognuno, ovviamente, secondo i problemi che trova e il contesto storico in cui ha il dovere di agire. Gli ultimi tre cardinali sono, da questo punto di vista, un significativo esempio di diversità pur nella continuità.
A Corrado Ursi, a partire dagli anni Sessanta, toccò di operare contro la povertà che assediava le fasce più deboli in molti quartieri popolari. Agì contro il Banco dei Pegni; si fece disegnare, nello studio privato, la "mappa della miseria". Ogni amministratore pubblico che andava a fargli visita, veniva portato davanti al grande pannello, costretto a una sia pur breve riflessione ma soprattutto a prendere impegni per migliorare le condizioni dei ceti più emarginati. A un sindaco un po' riottoso, non esitò a dire: "L'accoglierò col sorriso solo quando avrà compiuto gli atti che le spetta di compiere".
Il cardinale Michele Giordano è dovuto scendere in campo più volte, con energia, per "strigliare" la classe dirigente del Comune e della Regione. Ogni volta, nei palazzi del potere, qualcuno si faceva il sangue amaro. Avrebbero fatto carte false per allontanare Giordano da Napoli. Ma sul punto che toccava la piaga del non lavoro, il cardinale era irremovibile: tutte le volte che i disoccupati invadevano il Duomo, lui accorreva loro incontro e sollecitava ministri e presidenti della Repubblica ad avvalersi del proprio potere di intervento. Giordano divenne un cardinale scomodo.
Con Crescenzio Sepe è ancora troppo presto per fare un bilancio della sua azione, per dire se sia o no riuscito a scuotere gli animi addormentati degli amministratori pubblici, a risvegliare le "anime morte" dei palazzi che contano. Certo, è un personaggio che dà immediatamente l'idea di una volontà precisa, perfino dura. Non ama le circonlocuzioni verbali eleganti anche se un po' retoriche. L'ispirazione dei suoi toni e delle sue frasi viene direttamente dall'uomo che sa di non poter passare per la città con le mani davanti agli occhi. E' un cardinale d'azione che stimola a reagire con forza affinché il territorio sia più vivibile. Per territorio lui intende giustamente tutta la città, perché Napoli si salva tutta insieme o non si salva. Ai camorristi parla quasi con la voce di Giovanni Paolo secondo in Sicilia: arrendetevi, siete nulla; le armi con cui oggi uccidete, uccideranno voi domani.
Il nemico di tutti resta l'assuefazione. A Napoli – è il pensiero del cardinale Crescenzio Sepe – o si diventa martiri o vuol dire che ci si è arresi. Raccoglie la riflessione e la sfida Mario Mariano quando esprime l'impegno del Rotary ad agire perché si esca dal lungo sonno, a mettere in campo una forte volontà di cambiamento, a uscire dalla dolorosa filosofia dell'emergenza per approdare alla gestione ordinaria dei problemi.
Uomo di volontà, il cardinale Sepe è anche uomo di spirito. Alla domanda: "Poiché i due maggiori palazzi del potere (Comune e Regione) portano i nomi di due santi (San Giacomo e Santa Lucia) e dal momento che funzionano così male, non si potrebbero revocare le due sante intitolazioni?". Il cardinale ascolta un po' divertito. Ci pensa un momento e poi, con un leggero sorriso, risponde: "Perché no. La cosa si potrebbe anche fare…".
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