Il cardinale Sepe a Korazym.org
May 08, 2007
Educazione, formazione e cultura contro la camorra.
(Korazym.org, 07/05/2007) La sensibilizzazione dei giovani sulla lotta alla criminalità, la testimonianza pubblica dei cattolici e la sfida dei linguaggi per la Chiesa. Ne parliamo con l'arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe.
Il 1 luglio dell'anno scorso, giorno dell'ingresso ufficiale in diocesi come arcivescovo, il cardinale Crescenzio Sepe decise di iniziare la sua missione a Napoli partendo dal quartiere di Scampia, tra i più caldi sul fronte della criminalità. Un segnale forte a cui ne sono seguiti molti altri, specie rivolti alle nuove generazioni, come la lettera pastorale ai giovani e l'invito in Quaresima a consegnare i coltelli in chiesa, rinunciando alla violenza. L'arcivescovo continua così la sua battaglia contro la camorra, nella convinzione che “la fede debba essere incarnata nel contesto sociale”, nonostante le difficoltà e i problemi. Lo ha ripetuto anche a Korazym.org, - a margine del Meeting dei giovani di Pompei - in un colloquio a 360 gradi sulla pastorale giovanile, l'impegno contro la criminalità, passando per la testimonianza pubblica dei cattolici in vista del Family Day e l'importanza per la Chiesa di migliorare la comunicazione.
Eminenza, nei suoi primi mesi alla guida della diocesi di Napoli ha lanciato numerose iniziative di sensibilizzazione rivolte ai giovani. Qual è il messaggio di fondo?
“Sono convinto che in nome della loro fede, i giovani non possano ignorare la realtà in cui vivono. Non è possibile chiudere gli occhi di fronte a certe situazioni di carattere culturale e sociale, perché è dalla realtà che nel bene e nel male prende forma anche la fede. Essere coscienti della propria identità cristiana significa conoscere la natura dei problemi e affrontarli: la fede deve essere incarnata e si deve essere pronti a rispondere”.
Sui temi della legalità, vede già dei frutti o comunque un'inversione di tendenza?
“Direi di sì. Prendo atto di una sensibilizzazione e una volontà forte a partecipare alla vita della Chiesa e della società. I giovani che incontro nelle zone pastorali esprimono questo desiderio forte: sono ragazzi maturi, ben formati, con una grande voglia di fare e la consapevolezza di essere una forza di rinnovamento. La Chiesa certamente si basa su questa speranza. Mi auguro che le istituzioni e la società in genere facciano altrettanto”.
Ancora non lo fanno?
“Tutti hanno capito che per avere dei risultati è necessario andare alla base dei problemi. Ci sono emergenze da risolvere, ma se si vuole contrastare lo sviluppo di certi fenomeni, bisogna andare a monte. In concreto, impegnarsi in un nuovo modello di educazione, di formazione e di cultura. A riguardo, forse a volte mancano le strutture adatte e in generale, un impegno deciso a spendere sulla cultura per una rifondazione della società: un obiettivo raggiungibile solo se tutte le forze in campo si uniscono e gettano nuove basi”.
La Chiesa di Napoli come si muoverà in futuro?
“Ho voluto che i giovani fossero inseriti come protagonisti nella dinamica pastorale. Ogni evento futuro, a cominciare dall'incontro internazionale delle religioni di ottobre (ndr. All'iniziativa potrebbe esserci anche il papa) riserverà ai giovani un ruolo centrale. Quanto al resto, stiamo cercando di creare dei centri permanenti di formazione giovanile. Nei prossimi giorni, per esempio, valuterò un progetto di ristrutturazione di alcuni locali per dare ai ragazzi occasioni concrete per esprimere le loro potenzialità”.
Insomma, una Chiesa che esprime a pieno la vicinanza ai problemi della gente. Eppure, parlando di temi etici, l'opzione positiva del cristianesimo, sottolineata più volte dal papa, viene spesso bollata come oscurantismo. È solo malafede degli interlocutori, oppure per la Chiesa esiste un problema di comunicazione?
“Guardi, la verità della Chiesa qualche volta può fare male. Nel Vangelo si racconta che alcuni discepoli se ne andarono perché ritenevano troppo dure le parole del Signore. La nostra missione però è quella di dire la verità e nessuno può cambiare la dottrina fondamentale. Certo, si devono usare metodi per fare conoscere meglio i contenuti, anche attraverso una comunicazione migliore. In questo campo c'è da fare molto. Vorrei però chiarire una cosa”.
Prego...
“Personalmente credo che indipendentemente dai linguaggi, ci sarà sempre uno zoccolo duro di chi ha orecchi ma non vuole intendere, occhi ma non vuole vedere. È un'opposizione che non si arrende perché vedrebbe toccati i propri interessi”.
Tra pochi giorni, si svolgerà il Family Day. Non vede un rischio di strumentalizzazioni?
“Come vescovi abbiamo chiarito con fermezza che l'incontro è un'iniziativa dei laici che si riconoscono in determinati valori e vogliono renderli presenti anche all'opinione pubblica. Le strumentalizzazioni politiche sono sempre possibili, ma il fatto che i vescovi non scendano in piazza dovrebbe far capire che il Family Day vuole essere una manifestazione senza connotazioni. Quando c'è chiarezza sulle finalità, il rischio di cui parla può benissimo essere evitato”.