Il nuovo cardinale di Napoli: «'A Madonna c'accumpagna»
Jul 03, 2006
Parte da Scampia, dal rione della faida di camorra «che non è dominio del malaffare ma fortino di solidarietà e di condivisione» il cammino del cardinale Crescenzio Sepe
(La Gazetta del Mezzogiorno, 1/7/2006) NAPOLI - Parte da Scampia, dal rione della faida di camorra «che non è dominio del malaffare ma fortino di solidarietà e di condivisione» il cammino del nuovo arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe. Far precedere l’insediamento in Duomo da una sosta qui è una scelta dal chiaro valore simbolico: «Il male si può e si deve vincere. Nessuno, nessuno, nessuno potrà uccidere la speranza che è in voi», dice Sepe ai cittadini che, per primi, lo accolgono a Napoli, a pochi passi dalle famigerate «vele», simbolo di degrado e di sofferenza.
In queste strade volle fermarsi, nel 1990, anche Karol Wojtyla, durante la visita a Napoli. Ricordando Giovanni Paolo II, Sepe respinge l’immagine di Scampia «terra di nessuno o dominio riservato del malaffare e della violenza. Qui il bene è all’opera con altrettanta energia e determinazione: Scampia è anche un fortino, inespugnabile, di solidarietà e di condivisione. Qui esistono i mattoni più solidi per riaprire con fiducia il cantiere della nuova speranza di Napoli».
Campano di Carinaro (Aversa), 63 anni, Sepe torna nella sua regione approdando al posto del cardinale Michele Giordano - alla guida della diocesi dal 1987, ora in pensione per raggiunti limiti d’età - dopo una lunga esperienza in Vaticano che lo ha visto ricoprire incarichi chiave: prima in Segreteria di Stato, poi come regista della imponente macchina organizzativa del Giubileo del 2000, e infine come prefetto, per cinque anni, della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. In queste vesti si è occupato dell’attività missionaria della Santa Sede nel mondo, intessendo una fitta rete di rapporti internazionali.
Ad accogliere il nuovo arcivescovo ci sono i ministri campani Clemente Mastella, Alfonso Pecoraro Scanio e Luigi Nicolais, con il viceministro Sergio D’Antoni; per le istituzioni locali, il il sindaco Rosa Iervolino, il governatore Antonio Bassolino e il presidente della Provincia Dino Di Palma. In cattedrale anche il presidente del Consiglio regionale, Sandra Lonardo, alcuni ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, il segretario della Cei mons. Giuseppe Betori, il capo della protezione civile Guido Bertolaso.
Dai rappresentanti delle istituzioni l’apprezzamento per la scelta di cominciare da Scampia il ministero pastorale, e l’auspicio di collaborazione e dialogo con la Chiesa. Temi che il cardinale riprende, rispondendo al saluto di Iervolino, Bassolino e Di Palma: «Ognuno nel proprio ambito siamo posti al servizio della stessa comunità, e ciò non può che spingere a ricercare forme di collaborazione efficaci e cordiali». Sepe auspica per la Chiesa di Napoli «una vera e propria missione a largo raggio nella realtà cittadina», anzitutto spirituale ma anche «attenta a tutte le forme di impegno sociale e territoriale in grado di favorire lo sviluppo armonico».
C’è bisogno, insiste, «di fiducia e di coesione solidale per far emergere la grandezza di questa metropoli e di questa regione». Sepe cita le recenti parole del presidente Napolitano sulla città ("grande, generosa e travagliata") per delineare luci e ombre di Napoli, ricca di storia e di energie ma anche attraversata «da problemi che minacciano la pacifica convivenza e l’ordinato vivere civile». Nella preghiera finale c’è spazio per le famiglie ed i giovani, gli ammalati e gli anziani, per tutti coloro «che vivono nell’incertezza e nello scoraggiamento», a causa della disoccupazione, della carenza di alloggi o per la «diffusione della violenza».
Una messa solenne, in duomo, con oltre tremila persone, decine tra cardinali e vescovi concelebranti, sessanta operatori dell’informazione accreditati. Un’atmosfera intensa in cui c’è stato spazio anche per alcuni gesti fuori protocollo, scanditi lungo l’intera giornata: prima, a Scampia, Sepe indossa il berretto giallo con il quale una suora si difendeva dal caldo; poi, lungo via Duomo, abbraccia e scherza con un bimbo down che, intrufolatosi oltre le transenne, lo aveva strattonato per la veste rossa; infine, in cattedrale, la conclusione dell’omelia affidata a una napoletanissima esortazione, «’A Madonna c’accumpagna». Un abbraccio speciale anche per Tonia Accardo, la mamma che aveva rinunciato alla chemioterapia per consentire la nascita della sua bambina, invitata personalmente da Sepe alla cerimonia.