La globalizzazione chiama i cristiani ad evangelizzare
Jul 03, 2006
Per cinque anni Prefetto del dicastero missionario
JAVIER (Navarra, Spagna), mercoledì, 28 giugno 2006 (ZENIT.org).- “Dimensione fondamentale e costitutiva della fede cristiana”, la missione non può fermarsi per nessuna situazione attuale o futura, ma “le sfide moderne richiedono la sua rinnovata attuazione”, ha avvertito il Cardinale Crescenzio Sepe.
Fino alla sua recente nomina ad Arcivescovo di Napoli, il porporato è stato per cinque anni alla guida della Congregazione vaticana per l’Evangelizzazione dei Popoli.
“Della necessità e dell’urgenza della missione ad gentes nel mondo di oggi”, il porpoato ha avuto modo di parlare durante il suo soggiorno a Javier (nella provincia spagnola della Navarra), “culla” di San Francesco Saverio, in occasione del V Centenario della nascita del patrono delle missioni.
Nel contesto delle Giornate Nazionali di Delegati Diocesani di Missioni e Direttori delle Pontificie Opere Missionarie (20-22 giugno), il Cardinal Sepe ha tracciato “l’attuale situazione mondiale che evidenzia l’urgenza della missione”, caratterizzandola “con rapide e generali trasformazioni, la destrutturazione delle società tradizionali, il fenomeno della secolarizzazione e la rinascita di un vago sentimento religioso”.
Tra gli elementi che richiedono una nuova risposta missionaria, ha sottolineato “l’attuale processo di secolarizzazione e globalizzazione”, che si manifesta principalmente “in tre ambiti: economia, mezzi di comunicazione e movimenti migratori”.
Il modello economico globale “promuove una società basata su una competizione senza pietà” e conduce ad una cultura che “tende a negare la trascendenza e considera i valori religiosi strumentali” – quando non contrari – al benessere della persona, di modo che si stima “il cristianesimo nella misura in cui contribuisce a risolvere i problemi materiali dell’umanità e favorisce il suo ‘proresso’”, ha sottolineato.
Il porportato ritiene che questa situazione interpelli anche la missione: “Si tratta di assumere l’aspetto positivo della globalizzazione e di proporre la novità della fede dell’antropologia cristiana, per dare un’anima e un volto umano a questi cambiamenti”.
Quanto alle “possibilità quasi illimitate” che offrono le nuove tecnologie applicate ai mezzi di comunicazione, il Cardinal Sepe ha ammesso l’importanza di essere presenti “in questo aeropago moderno”.
“Dobbiamo tener presente che il mezzo più efficace e privilegiato per l’annuncio della fede è la testimonianza di vita e l’evangelizzazione immediata (senza mezzi), diretta, personale, a tu per tu”, ha continuato.
Contemplando i massicci flussi migratori dal punto di vista della missione ad gentes, secondo il Cardinal Sepe “la presenza nei nostri Paesi di una pluralità di popoli non cristiani rappresenta l’occasione privilegiata per offrire loro, nel pieno rispetto della loro libertà, il primo e miglior servizio che possiamo dare: la testimonianza del Vangelo e l’annuncio di Cristo e del Regno di Dio”.
La Chiesa è anche chiamata ad affrontare – come “una grande opportunità per un nuovo annuncio di fede” – “il vuoto di ideali e valori, e la crescita del relativismo morale e religioso nelle nostre società post-cristiane”, che, lungi dall’implicare “la scomparsa del religioso”, “aumenta l’interesse” “per l’esoterico, la magia, new age, sette”, ha elencato il porporato.
“Per questo – ha suggerito –, forse dovremo abbandonare schemi atrofizzati ed ispirarci di nuovo al primo modello apostolico, modello che serve da base ed è paradigmatico, che contempliamo nel Cenacolo: gli apostoli sono uniti e perseverano con Maria, in attesa di ricevere il dono dello Spirito”.
“Lasciarsi guidare dallo Spirito – ha spiegato – significa camminare sulla via della santità. Un rinnovato impulso verso la missione ad gentes esige missionari santi”.
“Il dialogo interreligioso non deve mai farci perdere di vista la necessità della missione ad gentes. Il nostro essere cristiani non si limita a credere, pregare e sperare, ma richiede di comunicare, diffondere e condividere con gli altri i beni sperimentati nell’incontro con Dio”.
“Questa nuova tappa storica dell’umanità esige da parte dei cristiani una fede adulta, spiritualmente matura, radicata nella sequela fedele di Cristo e della sua Chiesa”, ha sintetizzato.
E’ ciò di cui c’è bisogno per promuovere adeguatamente la “nuova primavera” della missione, con la consapevolezza che per il cristiano “la verità è la persona di Cristo”. “In nome della tolleranza – ha avvertito – non possiamo relativizzare l’identificazione di Gesù con la verità, perché siamo sempre chiamati a dare ragione della nostra speranza a chi ce la chiede”.
Il porporato ha insistito sul fatto che in questa “epoca di grandi cambiamenti culturali, e in un nuovo contesto spirituale”, le comunità cristiane sono chiamate in primo luogo “a vivere e manifestare la loro partecipazione al Corpo del Signore”, “ad essere eucaristiche”, perché è Gesù stesso che dichiara che se non si rimane uniti a Lui non si può fare nulla.
“La missione è, soprattutto, un’esperienza spirituale e non una strategia, un metodo o una tecnica, perché chi non ha vissuto e non vive una profonda esperienza di fede non potrà mai essere missionario”, ha riconosciuto.
[Il testo integrale dell’intervento del Cardinale Crescenzio Sepe è disponibole sulla pagina web del dicastero missionario: www.fides.org/spa/congregazione/sepe_spagna0606.html]