Crescenzio Cardinal Sepe Crescenzio Cardinal Sepe
Function:
Archbishop of Napoli, Italy
Title:
Cardinal Deacon of Dio Padre misericordioso
Birthdate:
Jun 02, 1943
Country:
Italy
Elevated:
Feb 21, 2001
More information:
www.catholic-hierarchy.org
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Italian Contro la “laicizzazione della missione” è necessario tornare alla motivazione fondante
Jun 15, 2006
Commentando il messaggio del Papa per la Giornata Missionaria Mondiale 2006 sul tema: "La carità, anima della missione"

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 11 giugno 2006 (ZENIT.org).- “Di fronte al tentativo di laicizzazione della missione, il messaggio per la prossima Giornata Missionaria Mondiale richiama il Popolo di Dio a riandare alla fonte della missione: Dio-carità’”, sostiene il Cardinale Crescenzio Sepe, che da poco ha lasciato l’incarico di Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

I modi indicati dal porporato, neoeletto Arcivescovo di Napoli, affinché l’attività missionaria possa tornare continuamente alla sua motivazione fondante, alla sua “sorgente” sono: “la preghiera, la contemplazione e la imitazione di Cristo, le sole che permettono all’apostolo di abbeverarsi a quella prima originaria sorgente che è Gesù Cristo”.

In un articolo di commento al messaggio papale apparso sul quotidiano “L’Osservatore Romano” (4 giugno 2006), il Cardinale ha riflettuto sulle questioni affrontate da numerosi teologi e riguardanti “la relazione tra la salvezza integrale dell’uomo, offerta in Cristo, e l’azione di liberazione e promozione dell’uomo promossa dalla Chiesa, allo scopo di no ridurre la salvezza ad una concezione ‘secolarizzata’ o solo ‘spiritualizzata’”.

Al riguardo, ha spiegato, il Magistero si esprime con grande chiarezza sostenendo che “la proclamazione del Vangelo è un messaggio di liberazione sulla linea messianica di Cristo” che “non circoscrive ‘la propria missione al solo campo religioso, disinteressandosi dei problemi temporali dell’uomo’”, ha detto citando il n. 34 dell’Evangelium Vitae.

“Però resta fondamentale il primato della sua vocazione spirituale, che non le permette di ‘sostituire l’annuncio del Regno con la proclamazione della liberazione umana”. Questo perché, come afferma Benedetto XVI nella Deus Caritas est, “senza l’annuncio ella salvezza in Gesù Cristo, il suo contributo è incompleto (n. 34).

Il porporato ha quindi osservato che guardando sommariamente alle attività di evangelizzazione, ci si accorge che “la tensione tra annuncio di Cristo e promozione umana, tra Regno di Dio e Regno dell’uomo […] non è ricomposta sempre in una equilibrata sintesi cristiana”.

“Le chiese locali e le forze missionarie sono prevalentemente occupate e preoccupate di attività di promozione umana, in tutti i suoi aspetti”, ha osservato.

Il Cardinale ha quindi accennato alla loro opera in difesa dei diritti fondamentali dell’uomo e di “coscientizzazione” delle società segnate da situazioni di forte ingiustizia, affermando che si tratta di qualcosa di “giusto e doveroso”, tuttavia “ciò che è in questione non è l’impegno appassionato della promozione umana, ma la sua motivazione profonda che deve essere realizzata ‘nel rispetto del profilo specifico del servizio richiesto da Cristo ai suoi discepoli’”.

“La carità e sempre più che semplice attività”, ha scritto richiamando le parole del Papa, “è la Carità che rende evangelizzatrice la nostra azione’”.

“La Chiesa, nella sua missione di evangelizzare i poveri, non può che seguire la via di Cristo. Ogni altra via sarebbe solo un surrogato di quella vera e, anche se producesse dei frutti immediati, questi sarebbero apparenti, non duraturi, e non idonei ad instaurare il Regno di amore e di pace nell’umanità”.

“Le comunità cristiane devono somigliare sempre più alle comunità-chiese del Nuovo Testamento, quali quelle di Corinto, Efeso, Tessalonica, composte, come Paolo dice, dagli eletti di Dio”, ha indicato.

Esse apparivano delle “minoranze sparute, senza mezzi, malviste, disprezzate e perseguitate” ma comunque “detentrici di un messaggio salvifico nuovo, che impregna e trasforma mentalità, valori e culture”.

“Questo è quanto accade ancora oggi nelle piccole chiese della periferia, che vivono spesso nelle stesse situazioni delle comunità-chiese apostoliche e, come queste, spesso sono disprezzate e non rare volte perseguitate, fino a pagare con il sangue la coerenza e la fedeltà a Cristo”, ha detto.

“Attingendo alla fonte della carità, la missione diventa l’anima di tutta l’azione della Chiesa che sarà missionaria fino alla fine dei tempi”.

“Ciò che resta insostituibile nel servizio evangelizzante della carità è la familiarità col Dio personale e l’abbandono alla sua volontà”, ha infine concluso.
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